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VII Commissione Senato (Istruzione e Cultura) - Resoconto della 255a seduta - 17 dicembre 2003 (Nuovo Codice)
2003-12-17

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SENATO
ISTRUZIONE PUBBLICA, BENI CULTURALI (7a)

MERCOLED 17 DICEMBRE 2003
255a Seduta

Presidenza del Presidente
ASCIUTTI


Interviene il sottosegretario di Stato per i beni e le attivit culturali Bono.

La seduta inizia alle ore 15.


IN SEDE CONSULTIVA SU ATTI DEL GOVERNO

Schema di decreto legislativo recante: "Codice dei beni culturali e paesaggistici" (n. 295)
(Parere al Ministro per i rapporti con il Parlamento, ai sensi dell'articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137. Seguito dell'esame e rinvio)

Riprende l'esame, sospeso nella seduta del 10 dicembre scorso.

Intervenendo sull'ordine dei lavori, il senatore TURRONI (Verdi-U) dichiara di aver avuto assicurazioni dal Governo sulla proroga dei termini contemplati dall'articolo 10 della legge n. 137 del 2002, entro cui il Governo chiamato ad esercitare le prescritte deleghe fra cui quella per l'emanazione dell'atto in titolo. Esprime al riguardo vivo apprezzamento, atteso che ci consentirebbe un esame pi approfondito sull'emanando codice, che riveste estremo rilievo.

Il presidente relatore ASCIUTTI (FI) conferma che il Governo ha presentato ieri al Senato un disegno di legge volto a prorogare detti termini, il quale non risulta tuttavia ancora assegnato alla Commissione di merito. Egli si dichiara dunque perplesso sull'effettiva possibilit che tale disegno di legge possa essere approvato dai due rami del Parlamento in tempo utile, visto che allo stato il termine per l'esercizio delle deleghe scade il 23 gennaio prossimo.

La senatrice ACCIARINI (DS-U) esprime anzitutto perplessit in ordine ai ristretti tempi entro cui la Commissione chiamata ad esprimere il parere sul provvedimento in titolo, cos come del resto sugli altri schemi di decreto legislativo in corso d'esame, e chiede che il dibattito sul codice non si concluda nella seduta odierna.
Ella chiede altres chiarimenti al Governo circa la supposta discrepanza tra il testo del provvedimento ufficialmente trasmesso alle Camere e quello su cui si espressa la Conferenza unificata Stato-regioni-citt ed autonomie locali.
Tutto ci, osserva, non consente alla Commissione un'organizzazione dei lavori proficua.
In merito poi alla ventilata possibilit di una proroga legislativa dei termini d'esercizio della delega, ella preannuncia sin d'ora il proprio orientamento favorevole, attesa la piena disponibilit del suo Gruppo ad un esame pi approfondito degli schemi di decreto presentati dal Governo. Chiede tuttavia precisi chiarimenti al Governo.

Il sottosegretario BONO, nell'assicurare la senatrice che svolger le opportune verifiche sull'uniformit dei testi trasmessi al Parlamento e alla Conferenza Stato-regioni, avverte che il testo in esame presso la Commissione senz'altro da considerarsi quello ufficiale. Quanto alla lamentata ristrettezza del dibattito, egli ritiene che vi sia senz'altro tempo per concludere l'esame del provvedimento dopo la pausa natalizia.

Il presidente relatore ASCIUTTI (FI), pur condividendo i limiti derivanti dalla ristretta tempistica per l'adozione del parere, non ritiene invece che vi siano i tempi per concludere l'esame dopo le imminenti festivit, anche in considerazione dell'organizzazione dei lavori parlamentari, disposta dalla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari.

Nel dibattito interviene dunque il senatore TESSITORE (DS-U), il quale lamenta anzitutto la scarsa sistematicit delle disposizioni recate dal provvedimento, di cui comunque condivide in gran parte le finalit.
Egli critica in particolare l'inadeguata definizione di bene culturale, che privilegia l'aspetto gestionale ed aziendalistico a scapito della tutela e della fruibilit dello stesso. Egli osserva inoltre che in questo modo si disattende anche la giurisprudenza del Consiglio di Stato, che ha in pi occasioni sottolineato la prevalenza del principio della fruibilit del bene sulla dimensione privatistica dello stesso.
Entrando poi nel merito delle singole disposizioni, egli si sofferma preliminarmente sull'articolo 76, relativo all'assistenza e collaborazione a favore degli Stati dell'Unione europea in ordine al ritrovamento e alla restituzione dei beni culturali appartenenti al patrimonio di un altro Stato membro, rilevando la discrepanza fra il termine previsto (tre mesi) entro cui il Ministero tenuto a svolgere le opportune verifiche e quello (di due mesi) previsto invece dalla normativa europea.
Quanto all'articolo 77, concernente l'azione di restituzione dei beni culturali usciti illecitamente dal territorio di uno Stato dell'Unione europea, egli lamenta la mancata definizione del soggetto passivo su cui esercitare detta azione.
Con riferimento poi all'articolo 79, che disciplina l'indennizzo derivante dalla restituzione del bene acquisito in buona fede dal possessore, egli esprime perplessit in ordine all'effettiva corrispondenza fra il concetto civilistico di buona fede, contemplato dalla disposizione, e quello di diligenza, previsto dalla normativa europea.
Egli si augura conclusivamente che la Commissione tenga adeguatamente conto dei rilievi appena svolti al fine della redazione del parere sul provvedimento.

Il senatore D'ANDREA (Mar-DL-U) lamenta anzitutto il mancato coinvolgimento da parte del Governo, nella fase di definizione dello schema di decreto legislativo in titolo, delle associazioni operanti nel settore. Si tratta, a suo avviso, di una grave mancanza nei confronti di organizzazioni che hanno contribuito alla diffusione della consapevolezza del patrimonio culturale nazionale e della necessit di un'effettiva tutela dello stesso, svolgendo spesso persino un ruolo di supplenza nei confronti delle istituzioni.
Auspica quindi che il Governo intenda coinvolgere le associazioni quantomeno ai fini della stesura definitiva del codice.
In ordine alla questione relativa alle diverse versioni dello schema di decreto, dopo aver preliminarmente osservato che il testo trasmesso alle Camere comunque preferibile rispetto a quello ufficiosamente diffuso in precedenza, egli non considererebbe negativamente la circostanza che l'Esecutivo stia effettivamente procedendo ad apportare ulteriori modifiche, anche al fine di tener conto dei rilievi emersi nel dibattito.
Quanto invece alla possibile divergenza fra il testo trasmesso al Parlamento e quello trasmesso alla Conferenza Stato-regioni, si tratta di questione assai differente.
Egli osserva inoltre che, per prassi consolidata, le Commissioni di merito si esprimono solo successivamente alla conclusione dell'iter consultivo presso altre sedi mentre, con riferimento allo schema in titolo, la Commissione chiamata ad esprimere un parere su un testo che risulta superato rispetto a quello riformulato in sede di Conferenza unificata, che oltretutto il Governo ha dichiarato di accogliere. Pertanto, la Commissione dovrebbe tener conto di tale nuova versione.

In una breve interruzione, il presidente relatore ASCIUTTI (FI) avverte che la Commissione tenuta ad esprimersi sul testo del provvedimento formalmente trasmesso dal Governo alla Presidenza del Senato, e non su eventuali nuove formulazioni dello stesso, ancorch accolte dal Ministro. Nel caso di specie, la Commissione potr peraltro non tener conto, in sede di parere, delle modifiche avanzate dalla Conferenza unificata.

Riprendendo il suo intervento, il senatore D'ANDREA (Mar-DL-U) sottolinea che non si tratta di una questione di forma, sollevata per spirito polemico; osserva infatti che la nuova formulazione predisposta in sede di Conferenza Stato-regioni ed accolta dal Governo coinvolge profili sostanziali, che vanno ben oltre gli ambiti strettamente afferenti le attribuzioni regionali in materia, in ordine alle quali, ricorda, il Servizio Studi del Senato ha peraltro elaborato una pregevole documentazione.
Coglie inoltre l'occasione per ribadire la contrariet alla legge n. 137 del 2002, che autorizza il Governo ad apportare modifiche sostanziali ai provvedimenti legislativi gi adottati dall'Esecutivo senza nel contempo dettare nuovi principi e criteri direttivi. Infatti, l'operazione in corso non si configura come disposizione correttiva e integrativa al decreto legislativo adottato in base alla legge n. 59 del 1997, ma come intervento del tutto innovativo, privo tuttavia di specifici criteri, cui vincolare le modifiche legislative, assai consistenti, che il Governo intende apportare al testo unico di natura meramente compilativa.
Il senatore passa indi ad illustrare i principali elementi di criticit dello schema in titolo, soffermandosi anzitutto sui procedimenti di dichiarazione dell'interesse culturale, relativo ai beni culturali posseduti da privati (articolo 13), e di verifica dell'interesse culturale, riferita al patrimonio culturale pubblico (articolo 12).
Quanto al patrimonio privato, egli ritiene che la procedura recata dall'articolo 14 non potr che essere circoscritta ai beni attualmente non sottoposti a vincolo.
Con riferimento invece alla verifica dell'interesse culturale, peraltro disciplinata in modo in parte difforme dall'articolo 24 del decreto-legge n. 269, egli esprime il timore che il procedimento investa anche il patrimonio gi soggetto a vincolo, con il rischio di assoggettare le politiche di valorizzazione e tutela ai mutevoli gusti del tempo. Al riguardo, egli manifesta la sua pi netta contrariet a tale ipotesi, tranne che nei casi in cui il vincolo abbia presupposti generici (quali la mera vetust del bene).
Quanto infine alle disposizioni riferite ai beni paesaggistici, egli critica il mancato richiamo alla "legge Galasso".

Il senatore EUFEMI (UDC), dichiarando di intervenire anche a nome del senatore Falcier, ricorda di aver presentato un disegno di legge (atto Senato n. 2153) relativo al regime di tutela dei beni di interesse numismatico, volto a modificare il testo unico del 1999, che - riprendendo la normativa del 1939 e annoverando quindi le "cose di interesse numismatico" fra i beni culturali oggetto di tutela da parte dello Stato - non teneva nella giusta considerazione la natura delle monete e la loro "riproducibilit". Le monete nascono infatti con una ben precisa finalit commerciale, a carattere non "unico" ma "molteplice", e sono destinate alla circolazione anzich alla conservazione.
Assicurata dunque la conservazione degli esemplari rari, nonch delle collezioni nelle quali l'universitas rerum conferisce valore aggiunto all'insieme, osserva l'oratore, nulla vieta che il nuovo codice dei beni culturali colga l'occasione per assicurare una maggiore circolazione alle monete di non splendida conservazione, nonch a quelle appartenenti a serie gi conosciute, catalogate, conservate e tutelate.
In tal modo, si consentirebbe ai commercianti e ai collezionisti onesti di superare le molte difficolt che attualmente incontrano anche a seguito di sentenze della magistratura penale che hanno dichiarato la presunzione di illegittimo possesso di tutti i beni di interesse numismatico, salva la possibilit per il proprietario di dimostrare che la loro scoperta avvenuta prima dell'entrata in vigore della legge n. 364 del 1909. Si tratta tuttavia di un onere eccessivo posto a carico dei possessori di beni di interesse numismatico, le cui collezioni hanno spesso origini antichissime ma ben difficili da provare.
Egli sollecita quindi un intervento che, a livello legislativo, neghi la presunzione di illegittimo possesso e il conseguente sequestro probatorio, quanto meno per i beni di minore valore e interesse storico.
A tal fine, raccomanda al relatore di inserire un'osservazione nel parere al Governo che escluda l'obbligo di denuncia di cui all'articolo 59, nonch ogni altro obbligo di notifica alle autorit competenti, per le monete antiche e moderne di modesto valore o ripetitive, ovvero conosciute in molti esemplari e non considerate rarissime. Analogamente, suggerisce di elevare il valore delle collezioni per le quali sono previsti obblighi autorizzativi al commercio, di cui alla Tabella A allegata al codice.
In tal modo, sottolinea, non solo si libererebbe una gran quantit di energie e di risorse economiche e umane, che potrebbe dedicarsi alla tutela dei beni davvero unici e irripetibili, ma si eviterebbe altres che gran parte del commercio si svolgesse comunque all'estero, dove la legislazione assai meno restrittiva che in Italia.
Conclude rilevando che tali modifiche sono state condivise anche da esponenti di vertice della magistratura.

Il senatore MODICA (DS-U) manifesta profonde perplessit per le modalit di esame dell'atto in titolo. Bench lo stesso Presidente del Senato, nella sua lettera di assegnazione, avesse sottolineato il rilievo del parere che la Conferenza unificata Stato-regioni-citt ed autonomie locali avrebbe espresso sul provvedimento, solo ieri detto parere stato portato a conoscenza della Commissione. Risulta pertanto improponibile voler concludere l'esame dell'atto entro la settimana in corso, anche in considerazione delle sostanziose richieste di modifiche avanzate dalla Conferenza e accolte dal Ministro, che impongono un serio approfondimento. Non solo, ma l'accoglimento da parte del Ministro delle predette modifiche rende sostanzialmente superato il testo all'esame della Commissione, sicch il lavoro di approfondimento finora svolto deve ripartire ex novo.
Egli chiede quindi formalmente al Presidente di modificare il calendario previsto, per consentire un dibattito serio su un argomento fondamentale per la coscienza civile e morale del Paese.
Entrando poi nel merito del provvedimento, egli registra con rammarico che esso non contiene alcun riferimento alla scienza, se non all'articolo 11, comma 1, lettera h), che annovera i beni e gli strumenti di interesse per la storia della scienza e della tecnica fra i beni a cui viene assicurata una tutela di secondo livello. Rileva peraltro l'incongruenza di tutelare detti beni solo ove aventi pi di cinquant'anni, atteso che tale termine, se pu essere idoneo ai fini della tutela di beni immobili, certamente non lo per la tutela di beni cos deperibili. Sollecita pertanto un intervento che protegga gli strumenti della memoria, a segnare la differenza fra le culture e le civilt.
Egli giudica poi eccessivamente centralistica l'impostazione del provvedimento nel suo complesso, come dimostra fra l'altro la previsione, all'articolo 24, di un'autorizzazione nell'ambito di accordi fra Ministero ed enti pubblici per qualunque intervento su beni culturali pubblici. Analogamente, risulta eccessivamente restrittiva la riserva ad alcune scuole dei compiti di formazione dei restauratori.
Passando al parere della Conferenza unificata, rileva che la disciplina della valorizzazione e della fruizione stata completamente modificata, ampliando significativamente la sfera di competenza regionale. Altrettanto avvenuto per i compiti di gestione, di cui all'articolo 121 (ora divenuto articolo 115).
Pesanti interventi modificativi sono stati altres apportati all'articolo 146, relativo al procedimento di autorizzazione per interventi su immobili e aree sottoposti al piano paesaggistico, che rischiano di esautorare le sovrintendenze.
Pur apprezzando la stringatezza e la pulizia organizzativa del testo, egli invoca conclusivamente tempi adeguati per un esame sufficientemente approfondito, oltre che una maggiore chiarezza sul testo effettivamente all'esame della Commissione.

Il seguito dell'esame quindi rinviato.

La seduta termina alle ore 16,05.



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