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II Commissione Senato (Giustizia) - Osservazioni sul Nuovo Codice - 18 dicembre 2003
2003-12-18

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OSSERVAZIONI DELLA 2a COMMISSIONE PERMANENTE
(GIUSTIZIA)
(Estensore: Bucciero)

Roma, 18 dicembre 2003


Sullo Schema di decreto legislativo recante: "Codice dei beni culturali e paesaggistici" (295)

"Con riferimento allo schema di decreto legislativo in titolo, la Commissione, per quanto di competenza formula, a maggioranza, osservazioni con rilievi ed una condizione.
1) I rilievi.

a) Lo schema, come noto, stato predisposto in attuazione della delega di cui alla legge 6 luglio 2002, n. 137, che all'articolo 10, al comma 1, attribuisce al Governo il potere di adottare, tra l'altro, "la codificazione delle disposizioni legislative" in materia di beni culturali e ambientali con l'osservanza di specifici principi e criteri direttivi posti, in particolare, al comma 2, lettera d) della citata disposizione. Si osserva che la delega non contiene alcuna previsione che possa consentire l'introduzione, con l'emanazione del codice, di una regolamentazione delle sanzioni amministrative e penali diversa da quella vigente in materia.
In considerazione di ci, stante il richiamato limite della delega, nell'emanando codice le sanzioni non potranno che essere quelle oggi esistenti, che sono al momento disciplinate dal decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490 - testo unico in materia di beni culturali e ambientali - fatta salva, come si legge anche nella relazione illustrativa dello schema, solo la possibilit di introdurre quelle modifiche di coordinamento necessarie per aggiornare i riferimenti normativi in correlazione alla nuova sistemazione delle norme prospettata dal codice e per operare la conversione delle pene pecuniarie dalle lire all'euro. Dall'esame dell'articolato in cui si sostanzia lo schema in esame, si rileva peraltro che, relativamente agli articoli 162 e 168 del codice, risulta parzialmente difforme da quella vigente la disciplina prevista per i casi di violazione dei divieti di collocamento o di affissione di cartelli o altri mezzi pubblicitari, sanciti rispettivamente dall'articolo 49, per gli edifici e le aree tutelati come beni culturali, e dall'articolo 153, per i beni paesaggistici. Per entrambe le fattispecie i citati articoli 162 e 168 dell'emanando codice si limitano a disporre che il trasgressore punito con le sanzioni previste dall'articolo 23 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 e successive modificazioni (il c.d. nuovo codice della strada), senza operare alcuna distinzione tra le diverse situazioni che possono venire in rilievo, e ci diversamente da quanto si legge nel testo unico n. 490 del 1999. Si osserva infatti che il rinvio all'articolo 23 del nuovo codice della strada contenuto anche nelle corrispondenti disposizioni del Testo unico n. 490 del 1999, ma relativamente ai soli casi di collocamento, in assenza di autorizzazione, di cartelli o altri mezzi pubblicitari lungo le strade site nell'ambito ed in prossimit dei beni ambientali (art.165 del testo unico) ovvero di edifici o di luoghi di interesse storico e artistico (art. 133 del testo unico), laddove invece l'inosservanza del generale divieto di collocamento o di affissione - che pure continua ad essere previsto nello schema in esame agli articoli 49 e 153 del codice - nel testo unico n. 490 del 1999 sanzionato, rispettivamente, agli articoli 133 e 165, specificatamente e per entrambe le fattispecie con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da lire 250.000 a lire 5.000.000. In altri termini nello schema in esame, diversamente da quanto dispone il testo unico, tutti gli illeciti richiamati sono sanzionati con il rinvio all'articolo 23 del nuovo codice della strada e questo non sembra corretto alla luce dei limiti posti dalla legge delega, sopra ricordati. Al tempo stesso la genericit del richiamo all'articolo 23 citato potrebbe suscitare incertezze applicative in quanto l'articolo contiene disposizioni, in particolare ai commi 11, 12 e 13 bis, e, per taluni aspetti, anche al comma 13 ter, che potrebbero risultare astrattamente interessati dal rinvio. Se da un lato appare quindi preferibile operare un richiamo puntuale alle disposizioni da applicare, dall'altro, si rileva che i limiti edittali previsti per le sanzioni di cui all'articolo 23 del codice della strada sono ben diversi da quelli, sopra ricordati, indicati dal testo unico n. 490 del 1999, agli articoli 133 e 165.
b) Con riferimento all'articolo 59, occorrerebbe chiarire se la denuncia debba essere effettuata dall'erede anche nei casi di apertura della successione legittima. Il testo non appare offrire indicazioni univoche al riguardo. Se da un lato infatti il primo comma dell'articolo 59, parlando di "atti" che trasferiscono,.., la propriet o la detenzione di beni culturali", dovrebbe indurre ad attribuire rilievo ai soli casi di successione testamentaria, di contro la lettera c) indica quali soggetti obbligati "l'erede,..., in caso di successione a causa di morte". Appare opportuno chiarire il punto verificando se una esigenza di denuncia non si debba porre anche nei casi di successione per legge. Quanto poi al comma 4, lettera d) dell'articolo 59, non appare puntuale il riferimento al "contratto" dovendosi preferire il riferimento ad "atti" perch idoneo a comprendere anche il caso di titolo testamentario.
c) Con riferimento agli articoli 60, 61 e 62 non appare appropriato parlare di "acquisto in via di prelazione" o comunque di "prelazione" in quanto nella fattispecie in esame il diritto del Ministero o dell'ente pubblico territoriale interessato - che esercitato rispetto ad un atto di alienazione gi perfezionato, ancorch sospensivamente condizionato - non riconducibile all'istituto della civilistico della prelazione, come peraltro affermato dalla stessa giurisprudenza amministrativa. Il problema della corretta qualificazione del diritto di acquisto coattivo in esame ben presente al legislatore delegato che ne d conto nella relazione illustrativa anche se non sembra poi che la soluzione prescelta risolva efficacemente il problema. Si raccomanda quindi, stante la non assimilabilit del diritto in oggetto alla prelazione, presentando invece una maggiore vicinanza con il diritto di riscatto, l'utilizzo di una diversa qualificazione.
d) L'articolo 64 pone a carico di chi commercia opere di cultura, di scultura ovvero oggetti di antichit ed altri oggetti indicati dalla norma citata l'obbligo di consegnare all'acquirente la documentazione attestante l'autenticit e la provenienza o, in mancanza, una dichiarazione recante tutte le informazioni disponibili in proposito. Al riguardo si osserva che la disposizione, per la sua attuale formulazione, potrebbe apparire eccessivamente rigorosa per le esigenze proprie dell'attivit commerciale dei beni in esame che sono comunque meritevoli di tutela e che vanno considerate alla luce della difficolt, o in molti casi dell'impossibilit, di dimostrare l'autenticit del bene. Le finalit sottese all'adempimento in esame, pur condivisibili in termini generali, dovrebbero essere contemperate con l'interesse sopra ricordato. In considerazione di ci non sono chiare le ragioni dell'obbligo di consegna di documentazione attestante non solo l'autenticit ma anche la provenienza, potendosi ad esempio prevedere una mera alternativa in proposito. Al tempo stesso si osserva che in molti casi possibile parlare non gi di autenticit, ma di mera attribuzione o di probabile riferibilit dell'opera ad un certo autore; aspetti questi che dovrebbero essere tenuti presenti nella auspicata riformulazione della disposizione.

2) La condizione.
a) L'articolo 178 (contraffazione di opere d'arte), al primo comma, alla lettera b) punisce con la reclusione da tre mesi fino a quattro anni e con la multa da euro 103 a euro 3.099, chiunque, anche senza aver concorso nella contraffazione, alterazione o riproduzione, pone in commercio, o detiene per farne commercio, o introduce a questo fine nel territorio dello stato, o comunque pone in circolazione, come autentici, esemplari contraffatti, alterati o riprodotti di opere di pittura, scultura, grafica o di oggetti di antichit o di oggetti di interesse storico od archeologico. La previsione va raffrontata con le altre fattispecie per le quali trova applicazione la medesima pena, in particolare alle lettere c) e d) del medesimo articolo. In detti casi infatti si richiede per la configurabilit del reato "la conoscenza della falsit", elemento questo che consente di circoscrivere ulteriormente le ipotesi di responsabilit e che si ritiene necessario introdurre anche per la previsione di cui alla lettera b) sopra ricordata ad integrazione della stessa in modo da evitare che il commerciante possa essere soggetto ad una disciplina sanzionatoria pi rigorosa di quella prevista per i soggetti indicati alle lettere c) e d) della medesima disposizione.

La Commissione chiede che le presenti osservazioni siano allegate al parere che sar reso dalla 7a Commissione".


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