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VII Commissione Camera (Istruzione e Cultura) - Resoconto della seduta del 18 dicembre 2003 (Nuovo Codice)
2003-12-18

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VII Commissione - Resoconto di giovedì 18 dicembre 2003 [1° esame]

Giovedì 18 dicembre 2003. - Presidenza del presidente Ferdinando ADORNATO.

La seduta comincia alle 12.35.
Sulla programmazione dei lavori.
Ferdinando ADORNATO, presidente, comunica che, a seguito della riunione dell'ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, testé svoltasi, è stato predisposto il seguente programma dei lavori della Commissione per il periodo gennaio-febbraio 2004.

PROGRAMMA DEI LAVORI DELLA COMMISSIONE PER IL PERIODO GENNAIO-FEBBRAIO 2004.
Gennaio 2004:
A. Nuovi argomenti da inserire in calendario:
Audizioni informali:
Audizioni informali nell'ambito dell'esame del progetto di legge recante riassetto del sistema radiotelevisivo (a Commissioni riunite VII e IX);
Audizioni nell'ambito dell'esame dello schema di decreto legislativo recante codice dei culturali e paesaggistici;
(…)

B. Seguito dell'esame di argomenti iscritti in precedenti calendari e non conclusi:
Atti del Governo:
Schema di decreto legislativo recante codice dei beni culturali e paesaggistici (atto n. 295);
(…)

Venerdì 9 gennaio 2004.
Ore 9.30
Audizioni informali:
Audizioni nell'ambito dell'esame dello schema di decreto legislativo recante codice dei beni culturali e paesaggistici.
Ore 14.30
Audizioni informali:
Audizioni nell'ambito dell'esame dello schema di decreto legislativo recante codice dei beni culturali e paesaggistici.
(…)

Martedì 13 gennaio 2004.
Ore 10
(…)
Atti del Governo:
Schema di decreto legislativo concernente la Scuola nazionale di cinema (seguito esame atto n. 297 - Rel. Carlucci);
Schema di decreto legislativo concernente l'Istituto nazionale per il dramma antico (seguito esame atto n. 298 - Rel. Carlucci);
Schema di decreto legislativo recante codice dei beni culturali e paesaggistici (seguito esame atto n. 295 - Rel. Orsini);
(…)

ATTI DEL GOVERNO
Giovedì 18 dicembre 2003. - Presidenza del presidente Ferdinando ADORNATO. - Interviene il ministro per i beni e le attività culturali Giuliano Urbani.
La seduta comincia alle 12.40.
(…)

ATTI DEL GOVERNO
Giovedì 18 dicembre 2003. - Presidenza del presidente Ferdinando ADORNATO. - Interviene il ministro per i beni e le attività culturali Giuliano Urbani.
La seduta comincia alle 12.40.
Sull'ordine dei lavori.
Ferdinando ADORNATO, presidente, ricorda che nella giornata di ieri è scaduto il termine regolamentare per l'espressione del prescritto parere sulla proposta di nomina del professor Mario Ciaccia a presidente della Società ARCUS Spa, senza che la Commissione potesse procedere all'esame della proposta stessa. Rileva inoltre che l'attivazione della procedura per la concessione della proroga regolamentare di dieci giorni, prevista dall'articolo 143, comma 4, del regolamento, non permetterebbe comunque l'espressione del parere, considerata l'imminente sospensione dei lavori parlamentari per le feste natalizie.
Chiede pertanto al rappresentante del Governo se ritenga possibile, in relazione alle esigenze di conclusione delle procedure, attendere che la Commissione si esprima nel periodo tra il 12 e il 15 gennaio 2004, prima di procedere alla formalizzazione della nomina in oggetto.
Il ministro Giuliano URBANI dichiara che il Governo considera della massima importanza l'acquisizione del parere della Commissione sulla proposta di nomina in titolo, ed è pertanto, in linea di massima, disponibile ad attendere la ripresa dei lavori parlamentari. Avverte peraltro che, prima di poter esprimere una posizione definitiva a tale proposito, dovrà procedere ad una verifica tecnica dei possibili riflessi che il rinvio della formalizzazione della nomina potrebbe avere sulle procedure per la definitiva costituzione e l'avvio delle attività della società ARCUS SpA, il cui completamento è quanto mai urgente.
Guglielmo ROSITANI (AN), relatore, ritiene che il rinvio della nomina al mese di gennaio non sembra poter costituire elemento ostativo al completamento delle altre procedure necessarie per l'avvio delle attività della società.
Il ministro Giuliano URBANI pur concordando con il rilievo del deputato Rositani, si riserva di comunicare formalmente, all'esito delle opportune verifiche e al più tardi nella giornata di domani, l'effettiva possibilità di attendere fino al 15 gennaio 2004 per l'acquisizione del parere della Commissione.
In conclusione, riconosce che con l'ultima finanziaria si è registrato un decremento delle risorse disponibili per i beni e le attività culturali ma sottolinea che, grazie a norme come quella relativa al 3 per cento e ad altri interventi precedenti, le risorse non sono complessivamente diminuite.
Andrea COLASIO (MARGH-U) esprime preliminarmente il proprio apprezzamento per il riconoscimento, da parte del ministro Urbani, del decremento delle risorse finanziarie destinate al settore dei beni e delle attività culturali.
Per quanto riguarda il 3 per cento delle risorse per le infrastrutture da destinare ai beni culturali, chiede al ministro di fornire chiarimenti in merito alla effettiva entità delle risorse finanziarie che deriveranno dalla applicazione di tale disposizione normativa al suddetto settore.
Con riferimento alla società ARCUS SpA, sottolinea l'esigenza di conoscere gli aspetti organizzativi relativi alla composizione del consiglio di amministrazione, nonché la tempistica prevista in tale ambito.
Il ministro Giuliano URBANI precisa che, allo stato attuale, è possibile indicare soltanto l'entità minima delle risorse garantite dalla applicazione della disposizione relativa al 3 per cento. Precisa, peraltro, che su tale questione è in corso una sorta di «contenzioso» tra i Ministeri per i beni e le attività culturali, delle infrastrutture e dei trasporti e dell'economia e delle finanze. Riguardo alla determinazione della tempistica, precisa che è in corso una trattativa per consentire ai soggetti interessati di poter predisporre la programmazione delle proprie attività in tempo utile.
In merito alla composizione del consiglio di amministrazione della società ARCUS SpA, precisa che sono stati già individuati i sei soggetti prescelti, indicati dai Ministeri dei beni e delle attività culturali, delle infrastrutture e dei trasporti e dell'economia e delle finanze.
Sempre con riferimento alla suddetta società ARCUS SpA, osserva che essa si inserisce in un contesto di sviluppo finanziario che non ha precedenti nel settore dei beni culturali e che essa funzionerà sulla base del meccanismo dei mutui, che potrebbe essere utilizzato anche per quel 3 per cento delle risorse da destinare ai beni culturali e per altri settori.
In considerazione del pericoloso decremento dell'entità del FUS e della opportunità di reperire risorse svincolate dal bilancio pubblico, fa presente che si intende utilizzare in maniera più flessibile i fondi derivanti dal Lotto, che verranno destinati anche al settore dello spettacolo. Preannuncia, quindi, l'intenzione di proporre al Parlamento un'iniziativa volta a prevedere misure per rendere disponibili delle risorse straordinarie per lo spettacolo, che potrebbero essere pari al 25 per cento dell'intero FUS.
Dopo aver realizzato tali iniziative, proporrà al Parlamento di dar vita ad una sorta di comitato permanente per lo spettacolo.
In conclusione, dopo aver evidenziato che la trasformazione degli enti lirici in fondazioni ha creato le premesse per un aumento dei costi, sottolinea l'esigenza di rivedere tali meccanismi.
Guglielmo ROSITANI (AN), relatore, osserva che i problemi testé richiamati riguardano anche il settore della musica.
(…)

Schema di decreto legislativo recante codice dei beni culturali e paesaggistici. Atto n. 295.
(Esame e rinvio).
La Commissione inizia l'esame.
Andrea Giorgio Felice Maria ORSINI (FI), relatore, in questa sede ritiene opportuno limitarsi ad illustrare le linee generali di un provvedimento ampio e complesso, cogliendone gli aspetti qualificanti, piuttosto che svolgere un esame specifico dell'articolato, già contenuto peraltro nella documentazione predisposta dal Servizio studi. D'altronde il compito al quale è chiamata la Commissione, è quello di esprimere un parere su un atto predisposto dal Governo in attuazione ad una delega (contenuta nella «legge Frattini); ciò rende, a giudizio del relatore, più utile svolgere una disamina di carattere generale, pur non escludendosi, ovviamente, la possibilità di suggerire al Governo variazioni specifiche dell'articolato.
Sottolinea che il codice dei beni culturali e paesaggistici rappresenta un intervento legislativo importante (anche nelle dimensioni: 184 articoli) e di portata storica in questo settore: esso realizza per la prima volta nel dopoguerra una sintesi organica della legislazione in materia, semplificando, raggruppando e coordinando la legislazione esistente, e introducendo nello stesso tempo significativi elementi di novità.
Rileva che nel codice vengono affrontate due categorie di beni: i beni culturali in senso stretto, vale a dire le realtà di interesse storico, artistico e archeologico, e i beni paesaggistici. Su queste materie l'ultimo tentativo di legislazione organico risale al 1939 (leggi Bottai), con la parziale eccezione, per quanto riguarda il solo aspetto paesaggistico, della legge Galasso.
Precisa che il presupposto del codice è rappresentato naturalmente dall'attuazione degli articoli 117 e 118 della Costituzione, e quindi dalla distinzione fra attività di tutela e valorizzazione dei beni. Si tratta di una distinzione che, anche a giudizio del relatore, comporta diversi elementi di problematicità, essendo i due aspetti, tutela e valorizzazione, per molti versi strettamente connessi e talora quasi sovrapponibili.
In questo ambito, nel decreto legislativo si privilegia opportunamente, per quanto riguarda la tutela, l'unitarietà dell'azione amministrativa, ritenuta prevalente ai sensi dell'articolo 18 Costituzione, in modo da garantire, in ambito nazionale, omogeneità negli interventi e nell'attribuzione delle risorse. Questo naturalmente non esclude la possibilità del coinvolgimento nell'attività di tutela, in applicazione del principio di sussidiarietà, di regioni ed enti locali, mediante il conferimento di specifiche attività.
L'attività di tutela, ferma restando la distinzione di competenze previste dalla Costituzione, è intesa come orientata alla fruizione del bene da parte del pubblico e degli studiosi, che è distinta, appunto in base al dettato costituzionale, dalla valorizzazione dei beni.
La valorizzazione - sulla quale naturalmente si ribadisce il concetto della potestà concorrente delle regioni - non può comunque non essere subordinata alle esigenze delle tutela. I compiti di valorizzazione vengono svolti di regola in forma diretta dalle pubbliche amministrazioni interessate: il codice consente tuttavia il ricorso alla «esternalizzazione» quando questo determina un migliore livello di fruizione.
Per quanto riguarda i beni culturali privati, due sono le novità importanti da segnalare: la revisione dei criteri di ricorso in merito alla dichiarazione di interesse culturale, nel senso di maggiore efficienza e migliori garanzie di equità; la modifica delle norme sull'affidamento temporaneo dei beni ai musei pubblici, introducendo lo strumento del comodato (che solleva il proprietario dagli oneri di conservazione), in luogo di quello del deposito.
Osserva che uno degli aspetti più significativi del nuovo codice riguarda la delicata materia dell'alienabilità dei beni. A giudizio del relatore, il testo fa giustizia di polemiche sul concetto di alienabilità, già previsto dalle leggi finanziarie 1999 e 2000 (varate da Governi precedenti all'attuale), privilegiando criteri di unitarietà e chiarezza, il primo del quali è la definizione del principio della assoluta inalienabilità dei beni culturali al di fuori delle modi previsti da questo codice. Ciò serve a spazzare il campo dai dubbi interpretativi sull'applicazione di altre normative spesso farraginose o contraddittorie. Il codice poi, sempre sulla strada della chiarezza, individua un nucleo di beni culturali demaniali sottratti in modo assoluto alla circolazione: immobili ed aree di interesse archeologico; immobili riconosciuti monumenti nazionali con atti aventi forza di legge; raccolte di musei, pinacoteche e biblioteche; gli archivi. In via provvisoria e cautelare, è stata anche disposta l'inalienabilità di tutte le cose mobili e immobili ultracinquantennali e di autore non più vivente, di appartenenza pubblica, fino a quando non sia intervenuta la prevista verifica del loro effettivo interesse culturale. Per il resto, osserva che sono state fissate le condizioni e i modi per l'alienazione di altri beni culturali pubblici, comunque soggetta ad autorizzazione del ministero. Per tutti vale la condizione che dall'alienazione non derivino danni alla conservazione, né una menomazione del pubblico godimento.
Per quanto riguarda poi i beni immobili demaniali, occorre, a suo avviso, anche il parere delle regioni e degli enti locali interessati, e comunque la garanzia, che si somma alle precedenti, che la destinazione d'uso non sia incompatibile con il carattere storico-artistico degli immobili.
A giudizio del relatore, tale quadro di garanzie è particolarmente significativo, e supera positivamente tutte le possibili riserve e preoccupazioni espresse da alcuni commentatori in ordine ad una presunta volontà del Governo di procedere ad estese e incontrollate privatizzazioni del patrimonio storico-artistico del paese.
Per quanto riguarda i beni paesaggistici, sottolinea che il codice si pone innanzitutto il problema di una corretta definizione del concetto di «paesaggio», utilizzando come parametro di riferimento la Convenzione europea del paesaggio, sottoscritta a Firenze nel 2000.
Anche in questa materia, il codice innova la legislazione precedente, dando pieno riconoscimento normativo al concetto di sviluppo sostenibile, e attraverso di esso alla possibilità di assicurare la localizzazione, di minimizzare gli impatti e di assicurare la qualità progettuale delle opere e degli interventi necessari da realizzare in aree di particolare valore.
Si mantiene la potestà, attribuita alle regioni, di imporre vincoli provvedimentali, considerati presupposto imprescindibile per la disciplina territoriale. Sottolinea che in questo campo vi sono peraltro diversi aspetti innovativi: il primo è rappresentato dal fatto che l'attività pianificatoria è estesa a tutto il territorio regionale; il secondo, ancora più importante, è che si individuano contenuti e finalità del piano paesaggistico, definendo modalità comuni e criteri omogenei per tutte le regioni.
Precisa che il territorio regionale viene diviso in aree omogenee, da quelle di pregio paesistico, a quelle degradate, con l'obbligo di definire, per ogni area, obiettivi di qualità paesistica da tutelare o da perseguire.
Rileva che l'attività conservativa, in materia paesistica, continua nel nuovo codice ad essere considerata prioritaria, ma ad essa viene affiancata l'elaborazione di linee di sviluppo compatibile (con il paesaggio e, in particolare, la tutela delle attività agricole). A questo scopo, si prevedono accordi fra il ministero e le regioni per l'elaborazione di piani paesaggistici, per attuare anche in questo campo quella collaborazione fra Stato e regioni che deve essere «leale e proficua» come chiesto anche da una nota sentenza della Corte costituzionale.
Il codice, infine, prevede la modifica della disciplina delle autorizzazioni paesaggistiche. Quella attuale (che viene conservata solo in via transitoria) fino ad ora ha funzionato male, vista la tendenza dei comuni a valutare la compatibilità solo in via tecnico-formale. Osserva che, a regime, si prevede la definizione di vincoli più chiari e meglio definiti, e ciò che più conta corredati da criteri di gestione.
Questi sono soltanto gli aspetti a suo avviso più innovativi e più qualificanti di un testo concettualmente coraggioso e di ampio respiro, che fa chiarezza in una materia delicata e controversa. Il seguito della discussione, e in particolare le numerose e qualificate audizioni previste, soprattutto su sollecitazione dei deputati dell'opposizione, saranno utili occasioni per approfondire sia il complesso della materia, che i singoli aspetti, e i singoli articoli, che la Commissione riterrà rilevanti.
Ferdinando ADORNATO, presidente, nessuno chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.
La seduta termina alle 13.30.


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