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VII Commissione Senato (Istruzione e Cultura) - Resoconto della seduta del 13 gennaio 2004 (Nuovo Codice)
2004-01-13

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Schema di decreto legislativo recante codice dei beni culturali e paesaggistici.
Atto n. 295.
(Seguito dell'esame e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame, rinviato il 18 dicembre 2003.

Ferdinando ADORNATO, presidente, avverte che, con lettera del 19 dicembre 2003, il Ministro per i rapporti con il Parlamento ha trasmesso il parere della Conferenza unificata Stato-Regioni-Citt e Autonomie locali sullo schema di provvedimento in titolo. Ricorda inoltre che la Commissione ha svolto, nelle giornate di venerd 9 e luned 12 gennaio 2004, una serie di audizioni informali volte ad approfondire i temi oggetto del provvedimento.

Andrea Giorgio Felice Maria ORSINI (FI), relatore, dopo aver riferito sui principali rilievi emersi nel corso delle audizioni informali, che si sono rivelate utili e proficue, preannuncia che molte di tali indicazioni saranno accolte nella sua proposta di parere, che richieder in primo luogo il pieno accoglimento di tutte le proposte di modifica formulate dalle regioni e dagli enti locali in sede di Conferenza unificata. Per quanto riguarda, poi, la questione della verifica dell'interesse culturale dei beni soggetti a tutela, intende sottolineare fin da ora che il testo del codice in esame appare sicuramente preferibile rispetto a quello dell'articolo 27 del decreto-legge n. 269 del 2003.
Si riserva quindi di presentare formalmente e mettere a disposizione dei componenti della Commissione la propria proposta di parere, prima della seduta di questa sera.

Franca CHIAROMONTE (DS-U) ribadisce la necessit che la proposta di parere sia formalizzata al pi presto.

Andrea COLASIO (MARGH-U) stigmatizza il fatto che la Commissione sia costretta ad esaminare provvedimenti di tale importanza in tempi del tutto inadeguati e manifesta la convinzione che tale modo di procedere, imputabile unicamente al Governo, umili in primo luogo i gruppi di maggioranza.

Ferdinando ADORNATO, presidente, sottolinea che le modalit di esame di questo e degli altri provvedimenti all'ordine del giorno sono determinate da una situazione congiunturale di carattere del tutto eccezionale.
Sospende quindi la seduta, che sar ripresa al termine delle votazioni pomeridiane dell'Assemblea.

La seduta, sospesa alle 14.45, ripresa alle 19.45.

Ferdinando ADORNATO, presidente, avverte che il relatore ha presentato una proposta di parere favorevole con condizioni e osservazioni (vedi allegato 3). I deputati Chiaromonte ed altri hanno presentato una proposta alternativa di parere contrario (vedi allegato 4).

Andrea Giorgio Felice Maria ORSINI (FI), relatore, illustra la propria proposta di parere, sottolineando in particolare la necessit che il Governo accolga tutte le modifiche proposte dalle regioni e dagli enti locali in sede di Conferenza unificata, l'opportunit che le disposizioni del codice in materia di verifica dell'interesse culturale siano considerate prevalenti rispetto a quelle dell'articolo 27 del decreto-legge n. 269 del 2003 e di assicurare il riconoscimento e la valorizzazione del ruolo degli istituti culturali, nonch di includere un espresso riferimento alle opere d'arte digitali e alle banche dati tra i beni culturali oggetto di tutela. Richiama quindi pi brevemente le ulteriori condizioni e osservazioni contenute nella proposta di parere, auspicando che su di essa si registri la pi ampia convergenza tra le forze politiche.

Carlo CARLI (DS-U) ricorda che i gruppi di opposizione sono stati fortemente contrari al conferimento della delega di cui all'articolo 10 della legge n. 137 del 2002, la cui ampiezza subito apparsa del tutto ingiustificata, anche in considerazione dell'efficace azione riformatrice condotta nella precedente legislatura. La delega stessa e il provvedimento oggi in esame, adottato in base ad essa, si confermano non necessarie e criticabili sotto pi aspetti.
In particolare stigmatizza le modalit procedurali con cui il Governo ha sottoposto ai soggetti coinvolti nella riforma e alle stesse Commissioni parlamentari il testo del provvedimento nel corso degli ultimi mesi, sottolineando che ancora oggi si costretti ad esaminare un testo non corrispondente alle reali intenzioni del Governo, considerate le ampie modificazioni preannunciate ai fini dell'accoglimento del parere della Conferenza unificata. L'ampiezza di tali modifica testimonia d'altra parte la debolezza e l'incongruenza del testo originario.
Dopo aver sottolineato che il provvedimento non raccoglie compiutamente l'insieme delle disposizioni vigenti nella materia sottoposta a modifica e che il testo trasmesso risulta privo di alcuni importanti documenti informativi (analisi tecnico-normativa e impatto della regolamentazione e relazione tecnica sugli aspetti finanziari), passa ad evidenziare le principali carenze del provvedimento stesso.

In primo luogo, manca un adeguamento della normativa alle nuove tecnologie informatiche e non vi traccia di un effettiva riorganizzazione delle strutture amministrative e degli organi consultivi del Ministero, elementi peraltro espressamente richiesti nei criteri direttivi della legge delega.
Il provvedimento determina inoltre un forte abbassamento dei livelli di tutela dei beni culturali. In particolare le nuove disposizioni sul riconoscimento dell'interesse culturale e la netta distinzione tra i regimi applicabili ai beni di propriet pubblica e a quelli di propriet privata contraddicono il principio cardine della legislazione vigente in materia fin dalla legge Bottai del 1939, secondo il quale il bene culturale tale oggettivamente e per natura. Su questo punto ritiene che la proposta di parere del relatore risulti poco chiara e insufficiente e propone di introdurre una condizione che richieda l'espressa abrogazione dell'articolo 27 del decreto-legge n. 269 del 2003.
Altrettanto grave l'abrogazione di alcuni dei principali provvedimenti di tutela dei beni paesaggistici, come la legge Galasso e le norme sulla tutela dei centri storici. Ritiene infine necessario che il parere chieda di integrare il testo con espressi riferimenti alle principali nuove categorie di beni culturali che hanno trovato riconoscimento nella pi recente normativa.
Concludendo, ribadisce la propria assoluta contrariet al provvedimento.

Andrea COLASIO (MARGH-U) sottolinea che l'andamento dei lavori su questo importante provvedimento ha fatto emergere ancora una volta le difficolt del Governo nell'instaurare un rapporto di aperto confronto e di efficace collaborazione con i soggetti implicati negli interventi da esso proposti e con le forze politiche di opposizione. Il processo che ha condotto alla elaborazione del testo in esame appare infatti confuso, frammentario e poco trasparente.
In tal modo, a suo avviso, il Governo si precluso l'opportunit di attivare un efficace confronto che avrebbe consentito l'emersione di significativi momenti di convergenza tra maggioranza e opposizione, almeno sulle questioni fondamentali, che possono essere individuate nel rapporto tra centro e periferia, con particolare riferimento ai temi della tutela e della valorizzazione, e in quello tra soggetti pubblici e soggetti privati.
Il complesso tema della ripartizione dei compiti tra Stato e regioni nelle materie strettamente interconnesse della tutela e della valorizzazione affrontato in modo inadeguato. Nella stessa proposta di parere del relatore, la condizione di cui alla lettera c), che affronta tale questione, potrebbe aumentare piuttosto che diminuire le incertezze in tale materia.
Quanto al rapporto tra le disposizioni del codice e quelle dell'articolo 27 del decreto-legge n. 269 del 2003, che costituisce uno dei punti nodali del provvedimento, ricorda in primo luogo che l'Assemblea ha approvato un suo ordine del giorno volto a limitare le conseguenze negative delle disposizioni in materia di silenzio-assenso, e sottolinea che stata da pi parti lamentata l'assoluta inadeguatezza delle strutture amministrative preposte alle procedure di verifica. Appare perci assolutamente necessario giungere all'espressa abrogazione delle disposizioni del citato decreto-legge in materia di silenzio-assenso, che si pongono in diretto contrasto con il principio della natura meramente dichiarativa del riconoscimento dell'interesse culturale.
Tornando al tema della ripartizione di competenze tra Stato e regioni, ricorda un documento ufficiale della Conferenza dei presidenti delle regioni in cui si prospettava una valida alternativa rispetto ad una rigida disciplina legislativa, prevedendo la possibilit che molte questioni fossero affrontate mediante appositi atti di intesa.
Concludendo, espresso apprezzamento per la parte della proposta di parere volta alla valorizzazione degli istituti culturali, ribadisce la necessit di un forte segnale politico sul tema del silenzio-assenso.

Franca CHIAROMONTE (DS-U) condivide i rilievi espressi nei precedenti interventi. Sottolinea in particolare l'iter travagliato e non trasparente del provvedimento, elemento su cui hanno insistito tutti i soggetti auditi. L'elaborazione del provvedimento sembra tra l'altro non aver tenuto alcun conto dell'ampio dibattito suscitato nell'intero paese dai numerosi interventi che il Governo stesso andato adottando nel corso degli ultimi anni.
D'altronde, evidenzia che il principale obiettivo della riforma avrebbe dovuto essere l'adeguamento della disciplina vigente ai nuovi principi del titolo V della Costituzione: proprio su questo tema, peraltro, le soluzione proposte dal testo risultano insufficienti e poco chiare. Per inciso, segnala la gravit della mancanza di chiari ed omogenei principi in relazione ai requisiti delle figure professionali che operano nel settore.
Ritiene preoccupante, inoltre, l'espressa abrogazione del decreto del Presidente della Repubblica 7 settembre 2000, n. 283, i cui contenuti sono solo in parte ripresi dal testo in esame, e si sofferma sulla cattiva formulazione dell'articolo 54, comma 2, lettera d), che costituisce solo un esempio della fretta e dell'approssimazione con cui il provvedimento stato redatto.
Rinvia quindi alla proposta di parere contrario di cui prima firmataria per la compiuta illustrazione della posizione del suo gruppo.

Titti DE SIMONE (RC), nel condividere le considerazioni gi svolte, sottolinea in particolare l'insufficiente coinvolgimento dei soggetti operanti nel settore nella predisposizione del testo.
In via generale, ritiene che il provvedimento non rispetti scrupolosamente i principi e i criteri direttivi della delega, la cui finalit era esclusivamente quella di garantire il riordino delle disposizioni vigenti. Il provvedimento interviene invece con nuove norme sostanziali e abrogazioni di ampia portata che giustificano le pi gravi preoccupazioni.
Tra gli aspetti pi negativi segnala l'abrogazione del citato decreto del Presidente della Repubblica n. 283 del 2000, le cui limitazioni certe e inderogabili in materia di alienazione di beni demaniali sono sostituite da una normativa molto pi generica e permissiva.
Un ulteriore elemento di preoccupazione costituito dalle disposizioni dell'articolo 16 che, prevedendo la possibilit di ricorso amministrativo avverso la dichiarazione di interesse culturale dei beni, ostacola la definitivit dei provvedimenti di tutela ed umilia la professionalit dei sovrintendenti preposti alla dichiarazione stessa.
Appare inoltre del tutto inadeguata alle esigenze di tutela del nostro patrimonio la Parte Terza del provvedimento relativa ai beni paesaggistici, soprattutto nella parte in cui abroga la legge Galasso e sopprime gli strumenti di controllo dello Stato sugli enti locali.
Nel preannunciare la contrariet del suo gruppo sul provvedimento in oggetto, auspica che i propri rilievi trovino accoglienza nella proposta di parere del relatore.

Il ministro Giuliano URBANI, dopo aver ringraziato tutti gli intervenuti per il loro apporto, sottolinea che su numerose questioni dovr esprimere un punto di vista esattamente opposto rispetto alle considerazioni sin qui svolte.
In primo luogo sottolinea che, da un punto di vista generale, non intenzione del codice raccogliere in un unico atto tutte le disposizioni vigenti in materia; esso piuttosto volto all'individuazione degli elementi fondamentali di una disciplina organica della materia.
Sottolinea, quindi, come le nuove disposizioni volte a permettere la catalogazione e il censimento dei beni culturali del paese forniscano uno strumento indispensabile e innovativo per definire in modo chiaro ed esauriente il confine tra beni alienabili e inalienabili, rafforzando di fatto i livelli di tutela rispetto a quelli attualmente vigenti.
Anche in relazione al tema delle ripartizioni dei compiti tra Stato e regioni alla luce del nuovo titolo V della Costituzione, ritiene che il testo uscito dalla Conferenza unificata rappresenti un significativo passo in avanti rispetto alla situazione attuale. Al proposito sottolinea con particolare soddisfazione l'unanimit raggiunta in sede di Conferenza unificata.
Analoghe considerazioni possono essere svolte per quanto riguarda il tema dei beni paesaggistici, visto che - al di l delle differenti valutazioni che si possono dare su questioni specifiche - la codificazione delle norme vigenti getta le basi per un'azione di tutela ben pi efficace di quella finora accordata da una normativa stratificata e complessa come quella vigente.
Ritiene pertanto che il provvedimento giustifichi conclusioni esattamente opposte rispetto a quelle tratte dai gruppi di minoranza, e sottolinea comunque che il termine di due anni per l'adozione di provvedimenti correttivi permetter di apportare le modifiche che la concreta applicazione delle nuove norme dimostrer necessaria.
In conclusione, si sofferma sul tema della verifica dell'interesse culturale e del silenzio-assenso. Al proposito, ritiene che le preoccupazioni da pi parti espresse siano del tutto eccessive. Ricorda infatti che i tempi e le modalit procedurali definiti dal testo definitivo del decreto legge n. 269 del 2003, come modificato a seguito dell'esame parlamentare, anche per sua personale iniziativa, appaiono idonei a consentire una valutazione adeguatamente approfondita dei beni per i quali vengono avviate le procedure di alienazione. La stessa norma sul silenzio-assenso pu svolgere, paradossalmente, un ruolo di rafforzamento dei livelli di tutela, costituendo uno stimolo per l'implementazione delle procedure di catalogazione e censimento dei beni culturali pubblici che costituisce una precondizione essenziale per garantirne la tutela. Sottolinea inoltre che le strutture del Ministero sono pienamente idonee ad espletare tutte le necessarie procedure in materia adeguatamente approfondita, anche in considerazione della fattiva collaborazione che si instaurata con l'Agenzia del demanio per la predisposizione degli elenchi dei beni da alienare.
Peraltro, dopo aver ricordato che le norme sul silenzio-assenso sono state introdotte per ragioni di carattere prevalentemente finanziario, annuncia che in corso un confronto con il Ministero dell'economia in relazione alla possibilit di giungere a una loro formale abrogazione, ipotesi sulla cui praticabilit sono ancora in corso i necessari approfondimenti di carattere giuridico e tecnico.

Ferdinando ADORNATO, presidente, rinvia il seguito dell'esame alla seduta di domani.

La seduta termina alle 21.10.



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