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VII Commissione Camera seduta dell8 febbraio 2006 (modifiche Codice beni culturali)
2006-02-08

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Schema di decreto legislativo recante correzioni e integrazioni al Codice di beni culturali e del paesaggio, in relazione ai beni culturali.
Atto n. 594.
La Commissione prosegue l'esame, rinviato il 1o febbraio 2006.
Ferdinando ADORNATO, presidente, dopo aver comunicato che stato formalmente trasmesso il parere della Conferenza unificata sul provvedimento in titolo, avverte che il relatore ha presentato una proposta di parere favorevole con condizioni e osservazione (vedi allegato 1). Peraltro, segnala che, poich la V Commissione non ha ancora trasmesso i prescritti rilievi sulle conseguenze di carattere finanziario del provvedimento, la Commissione non potr procedere alla votazione della proposta di parere nella seduta odierna.
Il ministro Rocco BUTTIGLIONE rileva che lo schema di decreto legislativo in titolo, adottato ai sensi dell'articolo 10, comma 4, della legge 6 luglio 2002, n. 137, facendo tesoro dell'esperienza maturata nei primi otto mesi di applicazione del Codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, procede, da un lato, alla riformulazione di alcune proposizioni normative, onde rendere pi intelligibile la volont del legislatore e favorirne l'efficace attuazione; dall'altro, all'espungimento dal testo previgente delle disposizioni abrogate, ovvero alla sua integrazione con le norme sopravvenute in materia.
Sottolinea che il Ministero attribuisce grande importanza al provvedimento, soprattutto in relazione alle modifiche apportate all'articolo 12 nonch alle rinnovate disposizioni in materia di restauro (articoli 29 e 182) e valorizzazione (articolo 112).
Relativamente all'articolo 12, sottolinea che l'intervento necessario per rendere il testo della norma pienamente coerente con i princpi generali dell'ordinamento in tema di procedure amministrative, e in particolare con la norma di cui all'articolo 20, comma 4, della legge n. 241 del 1990, che sancisce l'inapplicabilit ai procedimenti concernenti i beni culturali e paesaggistici del meccanismo del silenzio-assenso. In tal modo si spera di fare finalmente giustizia di tutte le polemiche che hanno accompagnato il Codice nel periodo di prima applicazione.
Per quello che riguarda il restauro, osserva che le modifiche apportate all'articolo 29 si propongono una duplice finalit: da un lato, il riconoscimento della tradizione italiana del restauro e del livello di eccellenza al quale si collocano gli operatori e le scuole del settore, attribuendo all'esame conclusivo dei corsi di restauro svolti presso le scuole di alta formazione e di studio il valore di esame di Stato e, al contempo, sancendo l'equiparazione del titolo rilasciato a seguito del superamento di detto esame al diploma universitario di secondo livello (laurea specialistica o magistrale); dall'altro, il coinvolgimento delle universit nella elaborazione e conclusione di accordi finalizzati alla creazione di centri di ricerca, sperimentazione, studio e attuazione di interventi in materia di restauro, riconoscendo, altres, alle medesime istituzioni un ruolo paritario, rispetto al Ministero per i beni e le attivit culturali e alle regioni, nella istituzione, presso i suddetti centri, di corsi di alta formazione nell'insegnamento del restauro. In attesa che la disciplina test rammentata vada a regime, con l'adozione dei previsti decreti attuativi, valgono le disposizioni transitorie di cui all'articolo 182 del Codice, nelle quali sono indicati in modo dettagliato i requisiti utili al conseguimento delle qualifiche di restauratore e collaboratore restauratore di beni culturali. Degna di nota, in tale articolo, anche la disposizione che consente l'avvio sperimentale di un corso di laurea in restauro, patrocinato dal Ministero e dall'universit, presso la prestigiosa sede di Venaria Reale, di recente riportata agli antichi splendori con fondi nazionali ed europei.
Quanto alla disciplina della valorizzazione, rileva che le innovazioni introdotte sono giustificate dall'esigenza di aggiornare e potenziare gli strumenti giuridici idonei a realizzare una pi efficace valorizzazione dei beni culturali di appartenenza pubblica, coinvolgendo idee e risorse pubbliche e private. In questo quadro, sottolinea l'introduzione nella legislazione di settore del riferimento ai distretti culturali, quali porzioni territoriali privilegiate nell'ottica della interrelazione tra istituzioni museali, infrastrutture e realt economiche e produttive, finalizzata allo sviluppo culturale e sociale delle aree medesime.
Ritiene utile rammentare altres che lo schema di decreto in titolo largamente condiviso dalle regioni e dagli enti locali, poich realizza un ulteriore passo avanti sulla strada della cooperazione tra Stato ed enti territoriali in materia di tutela e valorizzazione dei beni culturali, gi efficacemente percorsa dal Codice, come confermato dal fatto che quest'ultimo provvedimento non ha registrato a suo carico alcuna impugnazione regionale dinanzi alla Corte costituzionale.
Carlo CARLI (DS-U), dopo aver ringraziato il ministro per la sua partecipazione alla seduta odierna, sottolinea che il suo gruppo ribadisce la propria contrariet complessiva alla decisione, assunta a suo tempo, di procedere all'adozione di un nuovo codice dei beni culturali. Quanto allo schema in esame, pur manifestando apprezzamento per l'accordo raggiunto in sede di Conferenza unificata, il giudizio del suo gruppo rimane complessivamente negativo; presenta quindi una proposta di parere contrario, alternativa a quella del relatore (vedi allegato 2).
Nello specifico, osserva che le modifiche previste dallo schema in esame devono trovare fondamento in quanto stabilito dalla originaria norma di delega (articolo 10 della legge n. 137 del 2002, che prevedeva al comma 4 la possibilit per il Governo di adottare disposizioni correttive ed integrative nel rispetto degli stessi princpi e criteri direttivi e con le medesime procedure di cui al presente articolo, entro due anni dalla data della loro entrata in vigore). I princpi e i criteri direttivi in questione, ricorda, prevedono l'adeguamento agli articoli 117 e 118 della Costituzione e alla normativa comunitaria e internazionale, l'aggiornamento degli strumenti di gestione, individuazione, conservazione e protezione dei beni culturali, l'apertura alla partecipazione dei privati, il miglioramento dell'efficacia degli interventi anche allo scopo di ottimizzare le risorse a disposizione, l'indicazione delle politiche pubbliche di settore, lo snellimento e abbreviazione delle procedure amministrative, eccetera. Ricorda poi che il presente schema di decreto legislativo riguarda unicamente la materia dei beni culturali, dato che gli interventi in materia di paesaggio sono confluite in un distinto provvedimento che, peraltro, ha ricevuto una netta stroncatura in sede di Conferenza unificata.
Rileva quindi che, come noto, il Codice - dunque un testo che si dovrebbe distinguere da una legge ordinaria per compattezza e durevolezza - ha subito, fin dalla sua approvazione, modifiche, integrazioni e correzioni, spesso dovute all'esigenza di piegare la normativa di tutela del patrimonio culturale ai condoni edilizi o alle occasionali clientele della maggioranza di governo.
A due anni dall'approvazione dei decreto legislativo 42, rileva, viene presentato un nuovo decreto legislativo di modifica che apporta mutamenti formali (rimediando agli errori materiali dovuti alla sciatteria nella stesura del decreto legislativo del 2004), integrativi (inserendo, correggendo, coordinando il testo originario con norme successivamente approvate o che erano sfuggite al legislatore nel 2004 o cassando parti che si sono dimostrate inutili o dannose) e modificativi. Questi ultimi sembrano in molti casi modificare non solo il testo del decreto, ma lo stesso spirito e i princpi direttivi della delega. Ritiene infatti che sia indubitabile il fatto che gli ambiti di azione di regioni ed enti locali - gi piuttosto stretti a causa di una interpretazione assolutamente limitativa del Titolo V della Costituzione - sono fortemente compressi a vantaggio delle competenze statali.
Osserva che al primo gruppo - quello delle modifiche formali - appartengono una serie di modifiche con cui, ad esempio, si sostituiscono la congiunzione alla particella avversativa o la dizione ornamenti con quella elementi ornamentali.
Il secondo gruppo - quello degli interventi integrativi - certamente pi interessante e gravido di conseguenze pi spesso positive che negative. In questo ambito, infatti, segnala che viene innanzi tutto definitivamente eliminata la regola del silenzio-assenso e viene introdotto il termine dei centoventi giorni per la conclusione del procedimento (di fatto, peraltro, la non applicabilit della regola del silenzio-assenso ai procedimenti relativi al patrimonio culturale era stata stabilita dalla legge n. 241 del 1990 e ribadita nel pi recente decreto-legge n. 35 del 2005). Inoltre viene introdotto il ricorso amministrativo anche per la verifica dell'interesse culturale, laddove era prevista esclusivamente avverso alla dichiarazione di interesse (ovvero al vincolo sui beni dei privati). Al proposito, peraltro, ritiene che non risulti chiaro se il ricorso amministrativo alla verifica debba intendersi anche avverso alla verifica conclusasi con esito negativo (e quindi con previsione di sdemanializzazione del bene). Analogamente, giudica molto ambigua la nuova formulazione dell'articolo 21, comma 4, che prescrive che l'esecuzione di opere e lavori sui beni culturali subordinata all'autorizzazione del soprintendente e, al tempo stesso, stabilisce che il mutamento di destinazione d'uso dei beni sia semplicemente comunicato al soprintendente, che sembra essere cos escluso da qualunque funzione autorizzatoria. Ritiene che il testo dovrebbe essere modificato, prevedendo piuttosto che al soprintendente sia comunicata una proposta di mutamento di destinazione d'uso del bene, al fine di riceverne una eventuale autorizzazione.
Osserva che centrale appare la questione dell'insegnamento e dell'esercizio dell'attivit di restauro, unica tra le attivit sui beni culturali ad essere regolata per via legislativa. Al proposito, rileva che con le nuove disposizioni si stabilisce in primo luogo che l'esame finale presso le scuole di restauro valga come esame di Stato abilitante all'esercizio della professione. Inoltre, il medesimo esame viene equiparato al diploma di laurea specialistica o magistrale, rimettendo la definizione dei profili di competenza, dei criteri e dei livelli di qualit dei corsi, nonch della modalit di accreditamento e dei requisiti minimi organizzativi e di funzionamento saranno a successivi decreti del Ministro per i beni e le attivit culturali. In merito a tali disposizioni, rileva che in nessun caso nel nostro ordinamento (a parte le professioni sanitarie e la professione docente) l'esame finale equiparabile a un esame di Stato, e che non chiaro quali siano i requisiti che saranno necessari per accedere alle scuole di alta formazione e di studio. Fermo restando che attualmente richiesto unicamente il diploma di scuola media superiore, deve cio essere chiarito, a suo avviso, se la norma ha valore retroattivo e se il criterio richiesto per l'accesso alle scuole continuer ad essere il diploma di scuola superiore. Appare chiaro che si verrebbe a creare una incresciosa sperequazione tra gli studenti dei corsi di laurea normali, che acquisirebbero la laurea magistrale al termine di un percorso quinquennale, e quelli delle lauree in restauro, per le quali non prevista esplicitamente la durata dei corsi. Osserva infine che i corsi di alta formazione e di studio in oggetto, pur conferendo un titolo equiparato alla laurea magistrale, non sono sottoposti ad alcun controllo da parte dei competenti organi del Ministero dell'istruzione, dell'universit e della ricerca (Consiglio nazionale di valutazione del sistema universitario o Comitato di indirizzo per la valutazione della ricerca, nel caso di attivit di ricerca).
Si sofferma quindi sulla questione relativa agli articoli 106 e 115, che riguardano rispettivamente la concessione in uso dei beni culturali e la gestione delle attivit di valorizzazione. Rileva che nel primo caso si assiste a una modifica che appare positiva: si specifica infatti la necessit di un'autorizzazione del soprintendente competente sui beni dati in concessione, condizionata alla garanzia di conservazione e fruibilit pubblica dei beni e alla compatibilit della destinazione d'uso con il carattere dei bene. La nuova formulazione dell'articolo 115 modifica la norma relativa alla gestione diretta dei beni, ampliando il novero dei soggetti che possono accedervi e aggiungendo tra l'altro soggetti partecipati, non necessariamente in maggioranza, dal ministero). Al proposito osserva che, per quanto concerne la concessione a terzi, sono introdotte una serie di cautele nel contratto di servizio, ma non appare abbastanza solida la previsione di strumenti di controllo e valutazione (ed eventualmente di surroga) sull'operato dei concessionario.
Ritiene che un discorso a parte debba essere svolto in ordine all'articolo 112, concernente la valorizzazione dei beni culturali di appartenenza pubblica. Ritiene che la questione della valorizzazione avrebbe dovuto essere al centro del Codice; invece, esso la affronta in maniera a suo avviso superficiale e sostanzialmente inefficace. N le presenti proposte di modifica mutano i termini del discorso. Lungi dal prevedere luoghi di concertazione, programmazione e cooperazione degli interventi di valorizzazione tra i diversi livelli di governo e tra questi e i privati, ci si limita infatti, a suo giudizio, alla previsione di accordi random (e solo su base regionale, dimenticando che le logiche contestuali del patrimonio non seguono i principi del diritto amministrativo) tra il ministero, regioni ed enti territoriali, senza nulla dire circa la progettazione locale e nazionale degli interventi, l'ottimizzazione delle risorse destinate alla valorizzazione, gli accordi interregionali. Ritiene che cos si dimentichi che, se imprescindibile l'esercizio unitario della tutela, non meno importante, ai fini della crescita culturale dei cittadini, l'esercizio coerente e sintonico delle attivit di valorizzazione sul territorio.
Rileva quindi che il presente schema di decreto legislativo poteva anche essere l'occasione per rimediare a quella che egli giudica l'ennesima norma clientelare e inutile fatta ai danni dell'unitaria gestione e fruibilit del patrimonio, vale a dire la scriteriata creazione dell'archivio storico della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che rischia di deprivare altre istituzioni di documentazione fruibile agli studiosi (osserva che nulla viene stabilito circa i livelli di fruibilit del nuovo archivio storico), fermo restando che, come stato sottolineato da numerosi studiosi, gli archivi separati non sono stati modello di efficienza e disponibilit per il pubblico. Passa quindi ad illustrare alcune possibili incongruenze che emergerebbero in caso di recepimento delle modifiche concordate in sede di Conferenza unificata, incongruenze che - a suo avviso in alcuni casi sembrano mutare nella sostanza il senso e la sostanza che la Conferenza sembrava voler esprimere nel suo parere.
In merito alle modifiche richieste dalla Conferenza unificata, segnala in primo luogo che, all'articolo 6, si propone di inserire la promozione dello sviluppo della cultura, tra i fini della valorizzazione e, all'articolo 10, di espungere dal novero dei beni culturali le biblioteche popolari, le biblioteche contadine nelle zone di riforma e i centri bibliotecari di educazione permanente gi attribuiti alle competenze regionali. All'articolo 17 si propone di far in modo che i dati catalografici affluiscano ad ogni articolazione dei cataloghi nazionali (e quindi non solo all'Istituto centrale per il catalogo e la documentazione). L'osservazione pu sembrare ridondante, tuttavia ai fini della conoscenza della consistenza e della qualit del patrimonio catalogato e dello studio di esso bene che tutte le articolazioni del catalogo siano immediatamente arricchite dai dati che via via vengono accumulati. Ci anche in considerazione del fatto che le regioni concorrono attivamente alla formazione del catalogo stesso.
Quanto all'articolo 21, osserva che la Conferenza unificata include anche lo scarto dei materiali bibliografici delle biblioteche pubbliche o private dichiarate di interesse culturale tra le azioni soggette ad autorizzazione del Ministero. Ritiene che tale previsione sia molto ragionevole essendo le biblioteche universalit di beni alla stregua delle collezioni d'arte e, in quanto tali, portatrici di un valore che va molto oltre quello della somma dei singoli beni.
Con particolare attenzione, come era prevedibile, il parere della Conferenza unificata affronta la questione della valorizzazione dei beni di appartenenza pubblica, di cui all'articolo 112. Con le modifiche proposte, al comma 2 si specifica che la legislazione regionale definisce non gi la valorizzazione dei beni non statali, ma piuttosto le funzioni e le attivit di valorizzazione. Al comma 4, si propone la possibilit, per i diversi attori del sistema, di stipulare accordi al fine di coordinare, armonizzare ed integrare le attivit di valorizzazone dei beni culturali di appartenenza pubblica su base regionale o nell'ambito di sistemi territoriali definiti, comprendendo nel processo anche i beni di propriet privata. Ritiene che tale previsione vada nel senso di soddisfare la lettera del nuovo titolo V della Costituzione, ma rileva che il Codice non soddisfa in alcun modo la previsione dei terzo comma dell'articolo 118 della Costituzione (che prevede che la legge statale disciplini forme di coordinamento fra Stato e Regioni nelle materie di cui alle lettere b) e h) del secondo comma dell'articolo 117, e disciplini inoltre forme di intesa e coordinamento nella materia della tutela dei beni culturali). Osserva che nulla previsto rispetto a forme di coordinamento amministrativo rispetto alla tutela, dato che il Ministero si limitato a trasmettere alle regioni le funzioni di tutela relativamente ad alcuni beni, sicuramente di grande importanza, ma altrettanto certamente meno carismatici. Riconosce comunque che la formulazione dell'articolo 112 prospettata dalla Conferenza unificata assai pi soddisfacente di quella inizialmente presentata dal Governo.
Dichiara quindi di ritenere condivisibile la modifica proposta dalla Conferenza unificata all'articolo 114 rispetto alla fissazione di livelli minimi uniformi delle attivit di valorizzazione. Importante giudica anche la diversificazione proposta tra attivit e processi di valorizzazione, di cui al comma 1 dell'articolo 115. Al proposito, sottolinea, che il Codice, ai commi 4 e seguenti, determina quali debbano essere le forme di gestione dei beni di propriet pubblica, e che una sentenza della Corte costituzionale ha stabilito, relativamente al testo unico degli enti locali, che lo Stato non pu determinare quali possano essere le forme di gestione di servizi privi di rilevanza economica (per quello portatori di rilevanza economica vale la tutela della concorrenza che tra le materie la cui competenza legislativa statale). Ritiene al proposito discutibile che i servizi di gestione di beni culturali possano essere annoverati tra quelli di rilevanza economica. Rimane, quindi, il dubbio che la sentenza della Corte possa essere applicata anche all'articolo 115 del Codice.
In definitiva, ritiene che il provvedimento all'esame della Commissione, anche se pone rimedio ad alcune incongruenze formali del testo originario e corregge previsioni addirittura dannose per il patrimonio culturale, non intervenga sulle carenze del decreto legislativo del 2004. Rimane, quindi, irrisolto il sostanziale problema dell'attuazione del Titolo V della Costituzione in tema di valorizzazione (ma neanche si prende una posizione organica ed efficace circa le funzioni amministrative della tutela): le previsioni contenute nel Codice si sono fino ad oggi dimostrate inadeguate e non all'altezza dei problemi del patrimonio e del territorio. Al contrario, anzich chiarire e rendere il Codice un testo organizzato e in grado di regolare la vasta e variegata materia del patrimonio culturale, si introducono previsioni tendenti a frammentarne gli interventi. Conclusivamente esprime l'auspicio che nelle settimane che mancano alla chiusura delle legislatura, non siano introdotte ulteriori nuove previsioni occasionali e contingenti che portano con s confusione, incertezze interpretative per gli addetti e rischi per il patrimonio.
Ferdinando ADORNATO, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.


ALLEGATO 1
Schema di decreto legislativo recante correzioni e integrazioni al Codice di beni culturali e del paesaggio, in relazione ai beni culturali (atto n. 594).
PROPOSTA DI PARERE DEL RELATORE
La VII Commissione (Cultura, scienza e istruzione),
esaminato lo schema di decreto legislativo recante correzioni e integrazioni al Codice dei beni culturali e del paesaggio, in relazione ai beni culturali;
valutato positivamente, nel suo complesso, il provvedimento in oggetto, che - unitamente allo schema di decreto legislativo recante correzioni e integrazioni al Codice dei beni culturali e del paesaggio, in relazione al paesaggio - porta a compimento la procedura di riordino e codificazione della legislazione statale in materia di tutela e valorizzazione dei beni culturali e del paesaggio, avviato con il conferimento della delega conferita dall'articolo 10 della legge n. 137 del 2002;
ritenuto che il suddetto processo di riordino costituisca un passaggio di importanza storica per il settore dei beni culturali, costituendo il primo intervento di organica revisione della disciplina vigente in materia dopo le cosiddette leggi Bottai del 1939 e la normativa sugli archivi del 1963;
considerato che le correzioni e integrazioni proposte dallo schema in oggetto appaiono nel complesso condivisibili e necessarie, essendo essenzialmente volte, da una parte, alla riformulazione di alcune disposizioni per rendere pi intelligibile la volont del legislatore e per favorirne l'efficace attuazione, e, dall'altra, ad adeguare il Codice alle disposizioni norme sopravvenute successivamente alla sua entrata in vigore;
visto il parere favorevole espresso sul provvedimento in titolo dalla Conferenza unificata di cui all'articolo 8, comma 1, del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, nella seduta del 26 gennaio 2006;
ritenute condivisibili e opportune le modifiche e le integrazioni concordate in tale sede tra Governo, regioni ed enti locali e indicate nell'Allegato A al suddetto parere;
ritenuto altres necessario apportare alcune ulteriori modifiche al provvedimento, in particolare in relazione all'opportunit di:
fissare un termine massimo entro cui si debbono concludere i procedimenti di accreditamento delle istituzioni formative per restauratori, di cui all'articolo 29, comma 9, del Codice;
correggere la denominazione della Scuola europea di conservazione e restauro di beni librari di Spoleto, cui si fa riferimento all'articolo 182, comma 1, lettera d), del Codice, come sostituito dall'articolo 4, comma 1, lettera a), numero 1), dello schema in oggetto;
portare dalla fine del 2005 alla fine 2006, in considerazione del tempo trascorso successivamente alla predisposizione dello schema in esame, il termine entro il quale pu essere conseguito il diploma presso una scuola di restauro statale o regionale di durata non inferiore a due anni ai fini dell'acquisizione della qualifica di restauratore di beni culturali, ai sensi dell'articolo 182, comma 1-bis, lettera b), del Codice, introdotto dall'articolo 4, comma 1, lettera a), numero 1), dello schema in oggetto;
prevedere, in relazione alle medesime disposizioni di cui all'articolo 182, comma 1-bis, lettera b), del Codice, introdotto dall'articolo 4, comma 1, lettera a), numero 1), dello schema in oggetto, che sia estesa anche alla Accademie di belle arti che abbiano attivato corsi di formazione in restauro la possibilit di fruire della disciplina transitoria ivi prevista, consentendo a quanti si sono diplomati presso tali corsi entro il 2006 di acquisire la qualifica di restauratore di beni culturali, previo superamento di una apposita prova di idoneit;
procedere al coordinamento dei tempi previsti nell'ambito del procedimento per l'esercizio della prelazione, di cui all'articolo 62, da parte delle regioni e degli enti locali;
esprime:
PARERE FAVOREVOLE
con le seguenti condizioni:
1) siano apportate allo schema in esame le modifiche di cui all'allegato A del parere espresso dalla Conferenza unificata nella seduta del 26 gennaio 2006;
2) all'articolo 2, comma 1, lettera m), dopo il numero 1) sia aggiunto il seguente: 1-bis) al comma 9, aggiunto, in fine, il seguente periodo: "Il procedimento di accreditamento si conclude con provvedimento adottato entro novanta giorni dalla presentazione della domanda corredata dalla prescritta documentazione";
3) all'articolo 4, comma 1, lettera a):
al capoverso comma 1 - lettera d) le parole: Scuola europea in formazione specialistica dei beni librari di Spoleto siano sostituite dalle seguenti: Scuola europea di conservazione e restauro di beni librari di Spoleto;
al capoverso comma 1-bis - lettera b) la parola: 2005 sia sostituita dalla seguente: 2006;
al capoverso comma 1-bis dopo la lettera b), sia aggiunta la seguente: b-bis) colui che abbia conseguito o consegua entro il 2006 un diploma presso una accademia di belle arti ad indirizzo di restauro;
e con la seguente osservazione:
si valuti l'opportunit di procedere al coordinamento dei tempi previsti nell'ambito del procedimento per l'esercizio della prelazione, di cui all'articolo 62, quando essa sia attivata da parte delle regioni e degli enti locali.

ALLEGATO 2
Schema di decreto legislativo recante correzioni e integrazioni al Codice di beni culturali e del paesaggio, in relazione ai beni culturali (atto n. 594).
PROPOSTA DI PARERE PRESENTATA DAL DEPUTATO CARLI
La VII Commissione (Cultura, scienza e istruzione),
premesso che:
lo schema di decreto sottoposto al parere parlamentare attiene alle modifiche del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42. Tali modifiche discendono da quanto stabilito dalla legge di delega originaria n. 137 del 2002, che prevede, al comma 4 dell'articolo 10, la possibilit per il Governo di adottare disposizioni correttive ed integrative nel rispetto degli stessi principi e criteri direttivi e con le medesime procedure di cui al presente articolo, entro due anni dalla data della loro entrata in vigore;
il decreto legislativo n. 42 del 2004 attribuisce alla disciplina di tutela dei beni culturali e paesaggistici la natura giuridica di codice che, come noto, si distingue nella dottrina giuridica dalle leggi ordinarie per le particolari caratteristiche di compattezza e durevolezza. Il Codice dei beni culturali e paesaggistici risulta, invece, avere gi subito diverse modifiche, integrazioni e correzioni;
lo schema di decreto oggetto del presente parere parlamentare comporta modifiche del decreto legislativo n. 42 del 2004 di natura sia formale, sia integrativa, sia modificativa dei testo originario e, in diversi casi, dello spirito e dei princpi direttivi stabiliti nella richiamata legge di delega n. 137 del 2002;
in merito all'attuazione dei principi della ripartizione in materia di beni culturali delle competenze legislative ed amministrative tra lo Stato, le regioni e gli enti locali previsti dal titolo V della Costituzione, le modifiche del Codice dei beni culturali contenute nel nuovo schema di decreto non rispondono alla necessit di individuare le sedi e gli strumenti della leale collaborazione tra i diversi livelli di governo della Repubblica e di rendere possibile l'esercizio unitario delle funzioni di tutela e di valorizzazione dei patrimonio culturale italiano. Permane perci una oggettiva compressione delle competenze delle regioni e degli locali a favore delle competenze statali;
viene introdotto il ricorso amministrativo anche per la verifica dell'interesse culturale, laddove era previsto esclusivamente avverso la dichiarazione di interesse, ovvero la procedura di apposizione del vincolo sui beni culturali di appartenenza privata. Non risulta, altres, chiaro se il ricorso amministrativo sulla verifica dell'interesse culturale possa essere agito anche avverso la verifica dell'interesse con esito negativo e, quindi, alla conseguente sdemanializzazione del bene;
la nuova formulazione dell'articolo 21 come proposta dal presente schema di decreto legislativo risulta piuttosto ambigua. Al nuovo comma 4, infatti, si prescrive che l'esecuzione di opere e lavori sui beni culturali subordinata all'autorizzazione del soprintendente ma, al tempo stesso, si stabilisce che il cambiamento della destinazione d'uso dei beni semplicemente comunicato al soprintendente, il quale sembra cos escluso da qualunque funzione di autorizzazione;
le modifiche proposte dell'articolo 62 e dell'articolo 70 del Codice dei beni culturali, che riguardano rispettivamente l'esercizio della prelazione e l'acquisto coattivo di beni culturali da parte di soggetti pubblici, ristabiliscono un accentramento e un affidamento eccessivi alla discrezionalit dei Ministero per i beni e le attivit culturali. Questa scelta contiene il rischio di restringere inutilmente la capacit di intervento delle regioni su beni che appartengono ai propri territori;
sull'insegnamento e l'esercizio dell'attivit di restauro che, peraltro, risulta essere l'unica tra le attivit professionali, tecniche e scientifiche afferenti i beni culturali ad essere regolata per via legislativa, si stabilisce che l'esame finale compiuto presso le scuole di restauro, pubbliche o private purch accreditate presso il Ministero competente, valido come esame di Stato, abilitante all'esercizio della professione. Il medesimo esame viene equiparato al diploma di laurea specialistica o magistrale, ma i profili della competenza, i criteri e livelli di qualit dei corsi e la loro durata, le modalit di accreditamento ed requisiti minimi organizzativi e di funzionamento delle scuole suddette saranno stabiliti solo successivamente con decreti del Ministro per i beni e le attivit culturali. Si deve rilevare che in nessun caso nell'ordinamento giuridico italiano, con l'unica eccezione delle professioni sanitarie e docenti, l'esame finale sostenuto presso le scuole equiparato ad un esame di Stato abilitante all'esercizio di una professione. Non chiaro, altres, quali siano i requisiti necessari agli studenti per accedere alle scuole di alta formazione e di studio. Fermo restando che attualmente richiesto unicamente il diploma di scuola media superiore, deve essere chiarito se la norma qui prevista abbia valore retroattivo e se il requisito richiesto per l'accesso a queste scuole continuer ad essere quello del possesso del diploma di scuola superiore di secondo grado. Si creerebbe cos una evidente sperequazione con gli studenti dei corsi di laurea che, come noto, acquisiscono la laurea magistrale al termine di un percorso quinquennale di formazione. Peraltro, tali corsi di alta formazione e di studio, pur conducendo al conseguimento di un titolo equiparato alla laurea magistrale, non sono sottoposti ad alcun controllo da parte dei competenti organi del Ministero dell'istruzione, dell'universit e della ricerca;
le proposte di modifica all'articolo 115 del decreto legislativo n. 42 del 2004 sulla gestione diretta dei beni culturali, ampliando il novero dei soggetti concessionari e introducendo una serie di cautele nel contratto di servizi, non appaiono comunque abbastanza solide sugli strumenti di controllo, di valutazione e di eventuale surroga a disposizione del Ministero sull'operato del concessionario;
la questione della valorizzazione (articolo 112 del decreto legislativo n. 42 del 2004) sarebbe dovuta essere al centro delle modifiche contenute nello schema di decreto all'esame. Al contrario, ancora una volta si affronta il problema in maniera superficiale e sostanzialmente inefficace. Infatti, si trascura la previsioni di luoghi di concertazione, programmazione e cooperazione degli interventi di valorizzazione tra i diversi livelli di governo e tra questi ed i soggetti privati, limitandosi alla previsione di accordi disorganici e solo su base regionale, dimenticando che le logiche contestuali dei patrimonio non coincidono con i confini amministrativi regionali. Non si interviene, inoltre, per favorire la progettazione locale e nazionale degli interventi, l'ottimizzazione delle risorse destinate alla valorizzazione, la promozione di accordi gli accordi interregionali. Si dimentica che se imprescindibile l'esercizio unitario della tutela, non meno importante ai fini della crescita culturale dei cittadini, l'esercizio coerente e sintonico delle attivit di valorizzazione sul territorio; con l'occasione fornita dal presente schema di decreto di modifica del Codice dei beni culturali si poteva rimediare alla dannosa istituzione dell'Archivio storico della Presidenza dei Consiglio dei Ministri, che rischia di deprivare altre istituzioni di documentazione fruibile ai ricercatori, fermo restando che, come stato sottolineato da numerosi studiosi, gli archivi separati non sono stati modello di efficienza e disponibilit per il pubblico;
tutto ci considerato,
esprime
PARERE CONTRARIO



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06-08-2017
L'appello al Presidente Mattarella: i beni culturali non sono commerciali. Come aderire

04-08-2017
Istat: mappa rischi naturali in Italia

03-08-2017
APPELLO - COSA SI NASCONDE NELLA LEGGE ANNUALE PER IL MERCATO E LA CONCORRENZA

31-07-2017
Su eddyburg intervento di Maria Pia Guermandi sulle sentenze del Consiglio di Stato e su Bagnoli- Stadio di Roma

31-07-2017
Comunicato EC Il Colosseo senza tutela: sulle recenti sentenze del Consiglio di Stato

30-07-2017
Dal blog di Giuliano Volpe: alcuni interventi recenti

27-07-2017
MiBACT, presto protocollo di collaborazione con le citt darte per gestione flussi turistici

26-07-2017
Franceschini in audizione alla Commissione Cultura del Senato

25-07-2017
Franceschini domani in audizione alla Commissione Cultura del Senato

25-07-2017
Franceschini: Musei italiani verso il record di 50 milioni di ingressi

25-07-2017
COLOSSEO, oggi conferenza stampa di Franceschini

20-07-2017
Questa legge contro i parchi e le aree protette, fermatela: appello di Italia Nostra alla Commissione Ambiente del Senato

18-07-2017
CAMERA DEI DEPUTATI - COMMISSIONE PERIFERIE - Audizione esperti (Bovini e Settis)

15-07-2017
Ricordo di Giovanni Pieraccini, di Vittorio Emiliani

12-07-2017
Comunicato di API-MIBACT sui Responsbili d'Area nelle Soprintendenze Archeologia, Belle Arti, Paesaggio

11-07-2017
Rassegna Stampa di TERRITORIALMENTE sul patrimonio territoriale della Toscana

10-07-2017
Il tradimento della Regione Toscana nella politica sui fiumi

06-07-2017
Per aderire all'appello sul Parco delle Alpi Apuane

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