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VII Commissione Senato – seduta del 7 febbraio 2006 (modifiche Codice beni culturali)
2006-02-07

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Interviene il ministro per i beni e le attività culturali Buttiglione.
La seduta inizia alle ore 14,45.

IN SEDE CONSULTIVA
Schema di decreto legislativo recante: "Disposizioni correttive ed integrative del Codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, in relazione al paesaggio (n. 595)
(Osservazioni alla 13a Commissione. Seguito e conclusione dell'esame. Osservazioni favorevoli con rilievi)

Riprende l'esame, sospeso nella seduta del 1° febbraio scorso, nel corso della quale - ricorda il PRESIDENTE - si era conclusa la discussione generale. Avverte indi che il Ministro per i rapporti con il Parlamento ha formalmente trasmesso alle Camere il testo del parere espresso dalla Conferenza unificata sul provvedimento e che pertanto il Presidente del Senato ha comunicato che si intende caduta la riserva con la quale l'atto era stato assegnato. Sarà quindi possibile concluderne l'esame nella seduta di oggi. Invita infine il relatore ad intervenire in sede di replica.
Il relatore FAVARO (FI) illustra uno schema di osservazioni favorevoli con rilievi (allegato al presente resoconto), nel quale dichiara di recepire i principali spunti emersi nel corso della discussione generale.
Il ministro BUTTIGLIONE, intervenendo a sua volta in sede di replica, esprime vivo compiacimento per lo schema testé illustrato, che coglie a suo avviso i punti qualificanti dell’intervento correttivo e le relative motivazioni.
Riguardo all'osservazione n. 1, relativa al riparto di competenze fra organi politici e organi amministrativi nei procedimenti di tutela, egli fa peraltro presente che le disposizioni correttive non introducono modifiche e, coerentemente all’impostazione del Codice, si mantengono sostanzialmente neutrali rispetto all’assetto organizzativo dell’Amministrazione. Al riguardo, prosegue il Ministro, la disciplina organizzativa è infatti contenuta nel decreto del Presidente della Repubblica n. 173 del 2004, al quale, dopo il primo periodo di vigenza, potranno senz'altro essere introdotte le modifiche eventualmente opportune onde superare dubbi interpretativi o disfunzionalità operative.
Quanto all'osservazione n. 2, egli giudica condivisibile l'esplicito riferimento alle varianti nella prospettiva di rafforzare gli strumenti di tutela. Fa tuttavia presente che già l’articolo 145 prevede la partecipazione dell’Amministrazione centrale all'approvazione dei piani regolatori, che dovrebbe comprendere anche i procedimenti di variante.
Infine, relativamente all'osservazione n. 3, il Ministro afferma che la tutela degli immobili vincolati sotto il profilo degli assetti distributivi interni delle unità edilizie potrà discendere dalla predisposizione di vincoli ed autorizzazioni paesaggistiche più puntualmente motivati con riferimento alle caratteristiche del bene, come del resto sancito da diverse disposizioni del Codice (articoli 138, 141, 143, 146).
Poiché nessun senatore chiede di intervenire in dichiarazione di voto, previa verifica del numero legale ai sensi dell'articolo 30, comma 2, del Regolamento, il PRESIDENTE pone ai voti lo schema di osservazioni favorevoli con rilievi illustrato dal relatore Favaro, che risulta approvato.

IN SEDE CONSULTIVA SU ATTI DEL GOVERNO
Schema di decreto legislativo recante: "Disposizioni correttive ed integrative del Codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, in relazione ai beni culturali" (n. 594)
(Parere al Ministro per i rapporti con il Parlamento, ai sensi dell'articolo 10, commi 3 e 4, della legge 6 luglio 2002, n. 137. Seguito dell'esame e rinvio)
Riprende l'esame, sospeso nella seduta del 2 febbraio scorso.
Il presidente relatore ASCIUTTI (FI) comunica anzitutto che anche in questo caso il Ministro per i rapporti con il Parlamento ha formalmente trasmesso alle Camere il testo del parere espresso dalla Conferenza unificata sull'atto in titolo. Il Presidente del Senato ha conseguentemente comunicato che, con tale integrazione, si intende caduta la riserva con la quale l'atto era stato deferito per l'espressione del parere parlamentare.
Egli passa pertanto alla replica sulle osservazioni emerse nella discussione generale, nonché nel corso delle audizioni svolte dall'Ufficio di Presidenza della Commissione, dichiarando preliminarmente di condividerne molte. Chiarisce tuttavia che alcune non possono essere accolte in quanto l'atto in titolo non appare la sede più idonea.
In primo luogo, ritiene condivisibile il riconoscimento della specificità dei prodotti audiovisivi, per i quali il contenuto, e non il supporto (caratterizzato da rapida obsolescenza), costituisce il bene culturale.
Quanto ai beni di interesse numismatico, esprime anzitutto apprezzamento per la scelta di equilibrio compiuta dall'atto in esame, che concilia opposte esigenze provenienti dal mondo del collezionismo. Ciò, prosegue, non esclude peraltro che il Governo possa compiere un ulteriore sforzo, nel senso di riconoscere le caratteristiche di bene culturale alle monete che presentino valenza storica, archeologica e/o artistica in rapporto all'epoca, alle tecniche e ai materiali, nonché al contesto di riferimento.
Ritiene altresì condivisibile sancire l'obbligo per lo Stato e gli enti territoriali di richiedere, in sede di definizione di bandi concorsuali, il possesso di requisiti uniformi da parte degli operatori nel settore della conservazione dei beni culturali. Qualora ciò non fosse possibile nella sede del Codice in quanto inidonea, giudica comunque utile segnalare al Governo questa esigenza affinché ne faccia tesoro in un diverso provvedimento.
Passando alla richiesta avanzata di riformulare l'articolo 115 integrando il progetto di valorizzazione, fa presente che detto articolo si riferisce agli istituti e luoghi della cultura, vale a dire essenzialmente ai musei. Alcune delle integrazioni proposte, come ad esempio l'indicazione della nuova destinazione d'uso del bene, le misure di conservazione e le modalità di fruizione, non appaiono quindi pertinenti. Condivide invece il suggerimento di integrare il progetto di valorizzazione con la clausola risolutiva espressa prevista dal Codice civile, i livelli di qualità e di professionalità degli addetti e la clausola penale di cui all'articolo 1382 del Codice civile.
Sempre con riferimento all'articolo 115 (e al connesso 112), ritiene inoltre opportuno operare una distinzione fra processi e attività di valorizzazione,riferendo il termine "processi" alle decisioni strategiche in tema di valorizzazione (le quali pertengono ovviamente all’ente pubblico, che può esercitarle sia direttamente che tramite soggetti giuridici appositamente costituiti) e il termine "attività" alle singole, concrete operazioni di valorizzazione (che l’ente pubblico può esercitare direttamente o, previa selezione mediante procedure di evidenza pubblica, tramite terzi).
Il Presidente relatore afferma altresì che sarebbe stato favorevole ad introdurre nel Codice un apposito articolo diretto a riconoscere il ruolo centrale del deposito legale al fine di conservare la memoria della comunità nazionale. Osserva tuttavia che questa non è la sede idonea, atteso che si tratta di uno schema correttivo di un Codice già esistente. Ribadisce comunque il suo pieno sostegno all'istituto del deposito legale, che del resto è stato riformato proprio in questa legislatura.
Ritiene altresì utile, come già anticipato nella relazione introduttiva, prevedere che la possibilità di fruire della disciplina transitoria dettata dall'articolo 182 sia estesa anche alle Accademie di belle arti che abbiano attivato corsi di formazione in restauro. Peraltro, occorre tenere presente, ai fini della determinazione del periodo di vigenza della predetta disciplina transitoria, che i decreti integrativi entreranno in vigore nel corso del 2006.
Infine, attesi i problemi che l'applicazione pratica ha determinato, occorre che all'Amministrazione competente sia demandato il compito di coordinare i tempi previsti dalla procedura per l'esercizio della prelazione, così come disciplinata dall'articolo 62, quando essa sia attivata dalle regioni o dalle autonomie locali.
Presenta conseguentemente uno schema di parere favorevole con osservazioni, pubblicato in allegato al presente resoconto.

Intervenendo a sua volta in sede di replica, il ministro BUTTIGLIONE sottolinea che l'atto in titolo, sulla base dell’esperienza maturata nei primi diciotto mesi di applicazione del Codice dei beni culturali e del paesaggio, procede, da un lato, alla riformulazione di alcune proposizioni normative, onde rendere più intelligibile la volontà del legislatore e favorirne l’efficace attuazione; dall’altro, alla soppressione dal testo previgente delle disposizioni abrogate, ovvero alla sua integrazione con le norme sopravvenute in materia.
In particolare, dichiara di attribuire particolare rilevanza soprattutto alle modifiche apportate all’articolo 12 nonché alle rinnovate disposizioni in materia di restauro (articoli 29 e 182) e valorizzazione (articoli 112 e seguenti).
Relativamente all’articolo12, l’intervento è a suo avviso necessario per rendere il testo della norma pienamente coerente con i principi generali dell’ordinamento in tema di procedure amministrative ed in particolare con l’articolo 20, comma 4, della legge n. 241 del 1990, che sancisce l’inapplicabilità ai procedimenti concernenti i beni culturali e paesaggistici del meccanismo del silenzio-assenso. Al riguardo, esprime gratitudine per l'impegno profuso dalla Commissione con riferimento a tale tematica, che del resto conferma una spiccata attenzione alle esigenze di tutela del patrimonio nazionale, e ribadisce di aver sempre ritenuta inopportuna l'applicazione di tale strumento - pur condivisibile in linea generale - nel settore dei beni culturali. Con la richiamata modifica, egli si augura che sia fatta finalmente giustizia delle polemiche che hanno accompagnato il Codice nel periodo di prima applicazione.
Per quanto riguarda le modifiche apportate all’articolo 29, il Ministro giudica importante il riconoscimento della tradizione italiana del restauro e del livello di eccellenza al quale si collocano gli operatori e le scuole del settore, attraverso l'attribuzione all’esame conclusivo dei corsi di restauro svolti presso le scuole di alta formazione e di studio del valore di esame di Stato e, al contempo, l’equiparazione del titolo rilasciato a seguito del superamento di detto esame alla laurea specialistica o magistrale. In proposito, coglie l'occasione per ribadire la superiorità italiana nel settore, come confermano gli impegni internazionali, fra cui il recupero della cittadella di Bam (in Iran), nonché di un tratto della Grande Muraglia e del Padiglione della Suprema Armonia (in Cina).
Inoltre, ritiene altrettanto importante il coinvolgimento delle università nella elaborazione e conclusione di accordi finalizzati alla creazione di centri di ricerca, sperimentazione, studio e attuazione di interventi in materia di restauro, riconoscendo, altresì, alle medesime istituzioni un ruolo paritario, rispetto al Ministero ed alle regioni, nella istituzione, presso i suddetti centri, di corsi di alta formazione per l’insegnamento del restauro.
In attesa che detta disciplina vada a "regime" con l’adozione dei previsti decreti attuativi, si fa riferimento alle norme transitorie di cui all’articolo182 del Codice, nelle quali sono indicati in modo dettagliato i requisiti utili al conseguimento delle qualifiche di restauratore e collaboratore restauratore di beni culturali.
Degna di nota, prosegue il Ministro, è anche la disposizione che consente l’avvio sperimentale di un corso di laurea in restauro, patrocinato dal Ministero e dall’università, presso la prestigiosa sede di Venaria Reale di recente riportata agli antichi splendori con fondi nazionali ed europei.
Quanto alla disciplina recata agli articoli 112 e 115, le innovazioni introdotte sono a suo avviso giustificate dall’esigenza di aggiornare e potenziare gli strumenti giuridici idonei a realizzare una più efficace valorizzazione dei beni culturali di appartenenza pubblica, coinvolgendo idee e risorse sia pubbliche che private. In questo quadro, egli sottolinea il riferimento ai "distretti culturali" quali porzioni territoriali privilegiate, nell’ottica della interrelazione tra istituzioni museali, infrastrutture, nonché realtà economiche e produttive, finalizzata allo sviluppo culturale e sociale delle aree medesime.
Rammenta infine che l'atto in titolo è largamente condiviso dalle regioni e dagli enti locali, atteso che esso realizza un ulteriore passo avanti sulla strada della cooperazione fra Stato ed enti territoriali in materia di tutela e valorizzazione dei beni culturali, del resto già efficacemente percorsa dal Codice, come conferma l'assenza di impugnative regionali dinanzi alla Corte costituzionale.

La senatrice ACCIARINI (DS-U), intervenendo sui lavori della Commissione, chiede di rinviare alla seduta di domani la votazione della proposta illustrata dal Presidente relatore onde consentire un più attento esame del parere reso dalla Conferenza unificata sul provvedimento in titolo. Coglie peraltro l'occasione, richiamandosi alle considerazioni positive del Ministro con riferimento all'assenza di contenzioso costituzionale sull'attuazione del Codice, per sottolineare che i rapporti fra Stato e regioni non dovrebbero essere valutati solo nell'ottica della conflittualità, bensì anche della concertazione.

Il presidente relatore ASCIUTTI (FI) dichiara la propria disponibilità a rinviare la votazione dello schema di parere, nel presupposto che nella seduta di domani si tenga conto anche dell'esigenza di procedere alla prevista approvazione del documento conclusivo riferito all'indagine conoscitiva sulla ricerca scientifica. Invita peraltro i senatori che lo desiderino ad anticipare sin d'ora gli interventi in dichiarazione di voto.

Il senatore COMPAGNA (UDC) preannuncia il voto favorevole del suo Gruppo allo schema di parere del Presidente relatore, sottolineando anzitutto che il Codice rappresenta una delle innovazioni più significative che hanno caratterizzato la politica dei beni culturali negli ultimi anni. In particolare, giudica significative le assicurazioni rese dal Ministro con riferimento allo schema di decreto legislativo recante disposizioni correttive ed integrative del Codice in materia di paesaggio (atto del Governo n. 595) e che sono tuttavia a suo avviso estensibili al provvedimento in esame, secondo cui le modifiche non alterano il riparto di competenze fra organi politici e organi amministrativi nei procedimenti di tutela.
Quanto alla riformulazione dell'articolo 12 diretta a sancire l'inapplicabilità del meccanismo del silenzio-assenso, egli sottolinea che in questo modo si fa finalmente giustizia di interpretazioni tendenziose.
Giudica poi estremamente opportuno il riconoscimento del ministro Buttiglione nei confronti del ruolo svolto dall'Istituto centrale del restauro che, oltre ad aver contribuito significativamente all'importante tradizione italiana nel settore, assieme all'Istituto del catalogo svolge una preziosa attività, che del resto rappresenta una delle principali ragioni della stessa istituzione del Ministero dei beni culturali.

Il senatore BRIGNONE (LP), nel preannunciare il voto favorevole del suo Gruppo allo schema di parere, chiede che sia inserita una specifica osservazione sull'opportunità di integrare l'articolo 1, comma 2, del Codice con l'esplicito inserimento dell'identità della comunità nazionale fra le finalità della tutela e valorizzazione.
Quanto all'articolo 12, egli critica la previsione secondo cui, per essere sottoposte alle disposizioni di tutela e valorizzazione, i beni culturali debbano non solo essere opera di autore non più vivente, ma essere stati eseguiti da oltre cinquant'anni.
Relativamente all'articolo 119, egli giudica insufficiente che la diffusione della conoscenza del patrimonio culturale nelle scuole sia demandata esclusivamente a convenzioni fra gli istituti scolastici e i luoghi della cultura. Al riguardo, ritiene invece indispensabile che la diffusione di detta conoscenza sia inserita fra gli insegnamenti obbligatori nelle scuole.

Il senatore DELOGU (AN) dichiara a sua volta, a nome del proprio Gruppo, un convinto voto favorevole sullo schema illustrato dal Presidente relatore.

Il senatore FAVARO (FI) preannuncia la piena adesione del proprio Gruppo allo schema di parere favorevole con osservazioni, che ben riassume i principali spunti emersi nel dibattito.
Al riguardo, giudica condivisibili le modifiche in materia di verifica dell'interesse culturale ed in particolare la soppressione del meccanismo del silenzio-assenso, che aveva suscitato molte preoccupazioni.
Quanto alle norme in materia di formazione dei restauratori, egli ritiene importante la valorizzazione di esperienze significative, come del resto la Commissione ha avuto modo di appurare nel corso dei sopralluoghi svolti nell'ambito dell'indagine conoscitiva sui beni culturali.
Infine, esprime apprezzamento per la scelta di valorizzare i siti culturali, nell'ottica di assicurare uno sviluppo integrato che ponga a sistema il patrimonio culturale, l'arte e le risorse paesaggistiche, a suo avviso indispensabile soprattutto nelle realtà periferiche.

Il presidente relatore ASCIUTTI (FI) dichiara di accogliere la richiesta del senatore Brignone in merito all'opportunità di riformulare l'articolo 1, comma 2, del Codice e modifica pertanto lo schema di parere favorevole con osservazioni già illustrato.

Il seguito dell'esame è quindi rinviato.


SCHEMA DI PARERE PROPOSTO DAL RELATORE SULL'ATTO N. 594















"La Commissione,



esaminato, per quanto di competenza, lo schema di decreto in titolo,



premesso che:

il Codice dei beni culturali e del paesaggio, approvato con decreto legislativo n. 42 del 2004, è stato emanato in base alla legge di delega 6 luglio 2002, n. 137, la quale prevedeva altresì che entro due anni dall’entrata in vigore dei decreti delegati potessero essere adottate, nel rispetto degli stessi principi e criteri direttivi e con le medesime procedure, disposizioni correttive ed integrative,

il Governo, facendo tesoro dell’esperienza maturata nei primi diciotto mesi di applicazione del Codice, ha pertanto presentato alle Camere il presente schema di decreto legislativo, volto a correggere talune difficoltà interpretative incontrate dagli operatori, nonché a tener conto delle disposizioni successivamente intervenute nella materia,



espresso apprezzamento, in generale, per le modifiche apportate e in particolare per quelle:

all'articolo 12, comma 10, con cui viene soppresso il rinvio alle disposizioni di cui all’articolo 27, commi 8, 10, 12, 13 e 13-bis, del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 226 (che avevano introdotto una procedura transitoria per la verifica dell’interesse culturale sugli immobili pubblici) confermando così il divieto di ricorrere al meccanismo del silenzio-assenso nei procedimenti concernenti i beni culturali e paesaggistici già sancito dall’articolo 3, comma 6-ter, del decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 maggio 2005, n. 80,

all’articolo 115, comma 3, finalizzate a sgombrare il campo da equivoci ed incertezze circa la volontà dell’Amministrazione - allorché il perseguimento diretto dell’interesse pubblico alla migliore valorizzazione dei beni culturali di appartenenza pubblica non risulti possibile per carenza di strutture o di risorse adeguate - di affidarsi agli strumenti ed alle logiche di tipo privatistico e, in particolare, ad evitare ibridi difficilmente gestibili e scarsamente attraenti per i potenziali investitori,

all'articolo 115, comma 8, dirette ad arricchire i contenuti del contratto di servizio,

agli articoli 29 e 182, in tema di formazione professionale dei restauratori e dei loro collaboratori, con cui - onde riconoscere la tradizione italiana del restauro e il livello di eccellenza al quale si collocano gli operatori e le scuole del settore - si attribuisce all’esame conclusivo dei corsi di restauro svolti presso le scuole di alta formazione e di studio il valore di esame di Stato e, al contempo, si sancisce l’equiparazione del titolo rilasciato a seguito del superamento di detto esame al diploma universitario di secondo livello,



giudicando altresì con favore la disponibilità del Ministero ad accogliere molte delle proposte di modifica sollevate in sede di Conferenza unificata, ed in particolare:

all'articolo 6, l’impegno a sottolineare che la valorizzazione costituisce una funzione pubblica di rilievo costituzionale, attesa la sua finalizzazione allo sviluppo della cultura, e che pertanto il suo esercizio si sottrae ad ogni valutazione di opportunità formulata in base ad esclusivi criteri di redditività economica,

all'articolo 10, il superamento della lacuna attualmente recata nel Codice che, in sede di indicazione delle raccolte librarie sottoposte a tutela ipso iure, non tiene conto che nelle biblioteche degli enti locali o di interesse locale sono presenti fondi non destinati alla conservazione (in quanto privi di valore culturale),

all'articolo 21, la specificazione che è sottoposto a controllo autorizzatorio anche lo scarto del materiale bibliografico delle biblioteche pubbliche e di quelle private vincolate, tenendo conto dell’eccezione introdotta al comma 2, lettera c), dell’articolo 10,

all'articolo 112, comma 2, la precisazione che, fatta salva la facoltà statale di regolare la valorizzazione dei propri beni, la potestà di normazione regionale si estende non solo alle attività ma anche alle funzioni di valorizzazione, il cui esercizio può essere peraltro rimesso, in base al principio di sussidiarietà, anche agli altri enti territoriali,

articolo 112, comma 4, la riformulazione diretta, da un lato, a dare rilievo normativo alla possibilità che i siti culturali, adeguatamente valorizzati, costituiscano il volano di uno sviluppo economico coinvolgente sia i settori produttivi suscettibili di interagire più direttamente con essi, sia le infrastrutture destinate a veicolare i crescenti flussi turistici richiamati dalle realtà culturali e, dall’altro, a sancire che tale possibilità debba essere valutata in riferimento ad un determinato territorio, in ragione delle sue omogeneità culturali e della sua vocazione economica, non necessariamente coincidente con una specifica circoscrizione amministrativa,

all'articolo 114, la specificazione che gli standard qualitativi delle attività di valorizzazione costituiscono le soglie minime di qualità (suscettibili, evidentemente, di essere ritoccati verso l’alto dalla legislazione regionale) e riguardano i soli beni di pertinenza pubblica,

all'articolo 115, comma 3, in tema di gestione indiretta delle attività di valorizzazione dei beni culturali, la modifica volta a chiarire che i soggetti giuridici cui l’Amministrazione dà vita o partecipa per finalità di valorizzazione del patrimonio culturale sono caratterizzati dall’assenza di scopo di lucro, senza tuttavia escludere che le attività gestionali strumentali alla valorizzazione possano presentare rilievo economico e, quindi, essere affidate in concessione ad imprese commerciali in senso proprio,

all’articolo 115, comma 4, l’affermazione della necessaria propedeuticità, rispetto al procedimento di scelta tra le due forme della valorizzazione indiretta (costituzione di appositi soggetti giuridici o affidamento in concessione a soggetti terzi), della definizione degli obiettivi programmatici che si intendono in tal modo perseguire,

all'articolo 116, la previsione che l’esercizio dei poteri di tutela nei confronti di soggetti giuridici costituiti o partecipati dal Ministero secondo le disposizioni degli articoli 112 e 115 assuma le forme stabilite dal contratto di servizio stipulato dai soggetti medesimi con le amministrazioni titolari della funzione di valorizzazione,



esprime, per quanto di competenza, parere favorevole con le seguenti osservazioni.



1) All’articolo 10, appare opportuno riconoscere la specificità dei prodotti audiovisivi, per i quali il contenuto, e non il supporto (caratterizzato peraltro da rapida obsolescenza), costituisce il bene culturale.

2) Sempre all'articolo 10, con particolare riferimento al comma 4, lettera b),si esprime apprezzamento per l'equilibrio della soluzione individuata, volta a conciliare due opposte esigenze, provenienti entrambe dal mondo del collezionismo: da un lato, conferire alle cose di interesse numismatico una maggiore visibilità nell’ambito degli oggetti da collezione meritevoli di tutela; dall’altro, arginare le spinte verso un arretramento delle ragioni della tutela rispetto a quelle del mercato delle cose medesime, significativamente rappresentato dalla recente norma di cui all’articolo 2-decies del decreto-legge 26 aprile 2005, n. 63, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 2005, n. 109. In tal senso si valuta positivamente la scelta di ammettere, da un lato, tra i criteri di valutazione circa la valenza culturale delle collezioni, accanto a quelli ereditati dalla legge fondamentale del 1939 (tradizione, fama e particolari caratteristiche ambientali), la rilevanza artistica, storica, archeologica, numismatica o etnoantropologica; dall’altro, di evidenziare come l’interesse numismatico debba essere rinvenuto nella rarità o nel pregio delle cose e che tali elementi vadano valutati in rapporto all’epoca, alle tecniche e ai materiali di produzione. Peraltro, si invita il Governo a valutare l'opportunità di riconsiderare ulteriormente la formulazione dell'articolo 10, comma 4, lettera b), nella direzione di riconoscere le caratteristiche di bene culturale ai beni di interesse numismatico che presentino valenza storica, archeologica e/o artistica in rapporto all’epoca, alle tecniche e ai materiali, nonché ai contesti di riferimento.

3) Si suggerisce di sancire l'obbligo per lo Stato e gli enti territoriali di richiedere, in sede di definizione di bandi concorsuali, il possesso di requisiti uniformi da parte degli operatori nel settore della conservazione dei beni culturali.

4) Sarebbe opportuno che, ai fini della determinazione del periodo di vigenza della disciplina dettata in via transitoria dall’articolo 182 del Codice, si tenesse conto del fatto che i decreti integrativi entreranno un vigore nel corso del 2006. Inoltre, la possibilità di fruire della disciplina transitoria dovrebbe essere estesa anche alle Accademie di belle arti che abbiano attivato corsi di formazione in restauro e che i procedimenti di accreditamento disciplinati dall’articolo 29, comma 9, fossero assoggettati ad un termine massimo di conclusione, onde dare certezza del diritto ai richiedenti.

5) Attesi i problemi che la applicazione pratica ha determinato, si suggerisce di demandare all’Amministrazione competente il compito di provvedere al coordinamento dei tempi previsti dalla procedura per l’esercizio della prelazione, così come disciplinata dall’articolo 62, quando essa sia attivata dalle regioni o dalle autonomie locali.

6) Sembra opportuno che, nell’ambito degli articoli 112 e 115, sia più chiaramente delineata la distinzione tra processi e attività di valorizzazione, riferendo il termine "processi" alle decisioni strategiche in tema di valorizzazione (le quali pertengono ovviamente all’ente pubblico, sia che le eserciti direttamente o tramite soggetti giuridici appositamente costituiti) e il termine "attività" alle singole, concrete operazioni di valorizzazione (che l’ente pubblico può esercitare direttamente o, previa selezione mediante procedure di evidenza pubblica, tramite terzi).

7) Con specifico riguardo all'articolo 115, si suggerisce che il progetto di valorizzazione indichi fra l'altro: la clausola risolutiva espressa prevista dal codice civile; i livelli di qualità e professionali degli addetti; la clausola penale di cui all'articolo 1382 del codice civile.






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