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Unesco, patrimonio che (non sempre) conosco
Clelia Arduini
Toruing 1/11/2012

Si festeggiano i primi 40 anni dei siti protetti dall'Onu come Patrimonio dell'umanit. Attirano visitatori e hanno grandi ritorni economici. Tranne che in Italia, numero uno al mondo della classifica, dove spesso sono lasciati al degrado. Ma ora si cambia...

GUARDI SUI FIANCHI DELLA MAIELLA, l si nascondono gli eremi di Pietro da Morrone, poi papa Celestino V, presto Patrimonio dell'umanit. Lo storico Licio Di Biase si emoziona. stato lui a proporre di custodire questi luoghi nella casa di tutti i beni culturali del mondo: il Partenone, l'emblema con cui l'Unesco (organizzazione dell'Onu per l'educazione, la scienza e la cultura) da 40 anni marchia le eccellenze del mondo. In Italia, secondo una ricerca dello Iulm di Milano, lo conosce il 98 per cento dei cittadini, il 77 per cento sa indicare la sua missione e, ancora pi importante, il 66 per cento ne ha piena fiducia. Di questi tempi un primato. Quarant'anni fa, nel novembre 1972, erano 153 gli Stati che, sotto l'egida dell'Unesco, sottoscrissero la convenzione per dare vita alla World heritage list: un'arca di No dell'epoca moderna dove custodire le bellezze rappresentative del cammino della civilt umana e dell'evoluzione del pianeta, da salvaguardare per le generazioni future. Oggi gli Stati membri sono 189 e il patrimonio da tutelare ammonta a 962 siti. Sono aumentate anche le guerre, i disastri naturali, le violenze al paesaggio e all'arte, eppure la corazzata Unesco, in direzione ostinata e contraria, prosegue nella sua "mission impossible": salvare tutto il bello nel mondo.
I TECNICI UNESCO PREVEDONO UNO STOP O almeno un rallentamento. Arrivati quasi a quota mille, i siti incominciano a diventare troppi. Attualmente nella tentative list - una sorta di panchina dove si aspetta di essere chiamati - ci sono 1.544 nomi, ma il dato in continua evoluzione. C' pure l'elenco dei beni immateriali creato nel 2003, che racchiude finora 166 tradizioni, ovvero la conoscenza delle comunit mondiali riconosciuto come parte del loro patrimonio culturale.
E NOI ITALIANI COME SIAMO MESSI? Bene e male. Vale a dire che abbiamo tantissime eccellenze, ma non le sappiamo valorizzare. L'Italia, infatti, in vetta alla classifica mondiale con 47 luoghi d'eccellenza di cui tre naturali. Vediamo come stanno le cose partendo da una breve cronistoria. La prima a meritarsi il gallone per le incisioni rupestri stata la Valcamonica, nel 1979, gli ultimi, nel 2011, la rete di sette fortezze, chiese e monasteri - sparsi per la Penisola - che rappresenta il potere longobardo in Italia e i siti palafitticoli dell'arco alpino: 19 aree archeologiche tra Lombardia, Veneto, Piemonte, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige. Anche tra i beni immateriali ci sono eccellenze made in Italy: il canto a tenore sardo, l'opera dei pupi siciliani, la dieta mediterranea e (in predicato) l'arte liutaia di Cremona.
E NON FINITA QUI. IN PANCHINA 41 candidati italiani sognano il bollino Unesco. In pole position l'Etna e le ville medicee nei dintorni di Firenze; poi i Paesaggi vitivinicoli del Piemonte, Langhe-Roero e Monferrato e, ancora, Perugia con l'arco e le mura etrusche, Ivrea e il suo centro, Ostuni e la piana degli ulivi secolari, la ferrovia Porrettana, le colline di Valdobbiadene e Prosecco, le isole Tremiti, i tratturi foggiani della transumanza. Una lista d'attesa che ha buon motivo di essere.
GRAZIE AL BRAND UNESCO - spiega Claudio Ricci, presidente dell'Associazione siti e citt dell'Unesco e sindaco di Assisi - in 5-10 anni un luogo registra in media un incremento di turismo di circa il 15-20 per cento. Entrare tra le eccellenze non per una cosa facile. La candidatura alla lista spiega Gianni Bonazzi responsabile dell'ufficio Unesco del Mibac, il ministero per i Beni e le Attivit culturali un processo complesso. C' una commissione nazionale italiana, ci sono poi i ministeri competenti. Il Mibac le esamina e valuta, tenendo presente che l'Unesco tende a essere restrittiva verso i Paesi con molti siti, privilegiando quelli poco rappresentati. Quindi si procede alla candidatura. Sono infine necessari un dossier di presentazione e un piano di gestione. E devono essere indicate le azioni di tutela e valorizzazione, il costo, i finanziamenti e i misuratori. Si tratta dunque di un marchio impegnativo e di una grande responsabilit che, come ha affermato di recente il ministro del Turismo Piero Gnudi, obbliga tutti, amministratori e operatori, a una efficace valorizzazione e a un investimento mirato alla conservazione.
E QUI VIENE IL DIFFICILE PER NOI ITALIANI. Da quando nata la Repubblica, la cultura non mai stata vista come uno strumento per lo sviluppo del Paese (i finanziamenti dello Stato si sono ridotti anno dopo anno: da 1 miliardo e 649 milioni nel 2008 a 579 milioni quest'anno) e anche i siti Unesco non sfuggono a questa realt. Siamo il bengodi delle eccellenze, ma non siamo capaci di promuoverle.
UNA RECENTE RICERCA DI PRICEWATERHOUSE COOPERS RILEVA che i 47 luoghi firmati Unesco del nostro Paese - pari al 4,8 per cento del Patrimonio dell'umanit nel mondo - godono di uno scarso ritorno commerciale: 16 volte inferiore a quello dei siti americani (che sono la met), sette di meno di quello dei beni inglesi e quattro di quello dei francesi. Per questo nato tre anni fa ad Assisi il Wte World Heritage Tourism Expo, un'occasione per promuovere le eccellenze dell'umanit.
MA C' TANTO ANCORA DA FARE. Gli studiosi dicono che l'immobilismo del sistema culturale frutto di una visione della conservazione del patrimonio artistico che ha messo in secondo piano la valorizzazione e il rapporto con il suo uso per la crescita economica. E, come ha detto di recente l'archeologo Andrea Carandini, anche la conservazione pura e semplice non funziona pi. Troppi i casi di incuria e di degrado, anche tra i siti Patrimonio dell'umanit. Tra questi, i centri del Val di Noto, l'area etrusca di Cerveteri saccheggiata dai tombaroli, la reggia di Caserta divenuta rifugio di extracomunitari e venditori ambulanti, la villa di Poppea, nel sito archeologico di Oplontis a Torre Annunziata, con i pavimenti e gli affreschi gonfi per le infiltrazioni.
POMPEI, TESORO UNICO AL MONDO, talmente degradata che se ne sono accorti anche i visitatori: ad agosto hanno fatto registrare un calo del 5,6 per cento (del 6,4 sugli incassi). la prima flessione dopo oltre un decennio di successi internazionali. E dovrebbe far squillare un campanello d'allarme. L'unica cosa positiva che, per ora, il sito pi amato del pianeta non sar espulso dalla lista Unesco: al Mibac sono tranquilli per la prossima verifica del luglio 2013.
MA NON E ANCORA FINITO IL CATALOGO del nostro paradossale autolesionismo: l'area archeologica di Paestum ha subito una flessione del 25,4 per cento per i visitatori e del 45 per cento sugli introiti; male pure il circuito vanvitelliano della reggia di Caserta con una flessione del 9,3 per cento sui visitatori e del 16,3 sui biglietti staccati, cos come Villa Adriana, il complesso della residenza imperiale di Tivoli, con il 7,9 in meno sul fronte dei turisti e una diminuzione del 43,9 su quello degli incassi. E la crisi economica ha poi dato la mazzata finale. evidente dice Nicola Bono, presidente dell'Associazione delle province Unesco del Sud Italia quanto nel nostro Paese ci sia molto da lavorare per sviluppare un rapporto pi stretto fra industria turistica e patrimonio artistico e culturale. Ricominciamo dal Codice dei beni culturali per regolare finalmente l'intervento dei privati nel pubblico.
NON C' DUBBIO, LO STATO HA BISOGNO DI AIUTO. Se fosse possibile mi farei carico della gestione della reggia di Caserta dice Stefano Sgueglia, l'imprenditore campano che qualche anno fa ha rilevato da un privato il castello di Limatola in provincia di Benevento, in completo stato di abbandono, trasformandolo dopo un attento restauro in un luogo di storia e di sogno che d lavoro a 40 persone. Vorrei ora impegnarmi per qualche altro bene culturale. Vedere il complesso della reggia di Vanvitelli cos trascurato mi fa male al cuore.
MA C' CHI OTTIMISTA. Francesco Bandarin, autorevole vicedirettore generale del settore cultura dell'Unesco. Non buttiamoci troppo gi. L'Italia resta sempre in testa per l'importanza e l'interesse per la cultura e il patrimonio. Certo, la crisi conta, ma sono convinto che un'azione intelligente di sinergia tra governo, istituzioni locali e privati salver il nostro patrimonio.

ora di cambiare: i siti candidati sono troppi
GIOVANNI PUGLISI presidente della Commissione nazionale italiana per l'Unesco
COME PROCEDONO LE NUOVE CANDIDATURE ITALIANE? Attualmente sono 54: 41 per la lista dei beni culturali, naturali e misti, 13 per quella dei beni immateriali. Finora ogni Stato poteva segnalare due siti all'anno, ma presto si decider per un solo sito a Paese. Cos l'Italia impiegher 41 anni per suggellare il patrimonio storico, artistico e paesaggistico, e 13 per iscrivere le tradizioni pi significative. Dunque bisogna mutare strategia. Intanto si punti alla qualit: molte candidature non hanno i requisiti per divenire Patrimonio dell'umanit, molte altre con la crisi forse hanno rinunciato. Inoltre venuto il momento in cui deve essere il governo a proporre all'Unesco le sue eccellenze, non per sotto forma di singoli beni, ma di distretti culturali su cui far convergere l'interesse di enti locali, imprese e collettivit.
QUALI LE STRATEGIE PER RILANCIARE I BENI ITALIANI INSERITI NELLA LISTA? L'iscrizione alla lista un accordo internazionale che vincola le due parti: lo Stato firmatario si impegna a conservare il bene Patrimonio dell'umanit cos come stato "fotografato" al momento dell'iscrizione, l'Unesco si impegna a diffondere nel mondo l'immagine di quel bene. E questo rappresenta quel valore aggiunto su cui l'Italia deve puntare. Non basta per a rendere attrattivi certi luoghi: servono infrastrutture che ne garantiscano una facile fruibilit. Ci sono beni meravigliosi, ma incredibilmente complicati da raggiungere. Chi arriva, per esempio, alla Villa del Casale a Piazza Armerina o al museo di Aidone, in provincia di Enna, per ammirare la Venere di Morgantina, un eroe.
SI PU ESSERE CANCELLATI DALLA LISTA? Se il luogo si modifica, vengono meno le condizioni per cui il bene stato iscritto. In questo senso l'Unesco raccoglie segnalazioni e, se lo ritiene, pu richiamare il Paese responsabile chiedendogli di ripristinare le condizioni iniziali del suo bene o iscriverlo nella lista di quelli in pericolo. Se non accade nulla l'Unesco pu cancellarlo.
CHI IN ITALIA GESTISCE MEGLIO I SUOI TESORI? La provincia di Bolzano ha creato una rete di intelligente solidariet istituzionale nel tessuto produttivo del territorio, un modello da imitare. Ma tutta l'Italia Patrimonio dell'umanit, a prescindere dall'Unesco. Anche se risultiamo quinti nell'elenco dei Paesi pi visitati del mondo, moralmente siamo i primi.

I sorvegliati speciali
Dalle Eolie a Venezia, i dossier di richiamo per l'Italia si accumulano sul tavolo dei commissari. Ma anche all'estero non va meglio...
NON C' SOLO POMPEI TRA I SITI NEL MIRINO DELL'UNESCO. Negli ultimi dieci anni, infatti. le azioni di richiamo oltre al degrado dei celebri scavi hanno riguardato lesole Eolie e il centro storico di Napoli. Per l'arcipelago, da 12 anni nella lista, l'Unesco ha pi volte minacciato di depennarlo dall'elenco se non fossero cessate le violazioni delle leggi urbanistiche e sul paesaggio e l'estrazione abusiva di pomice a Lipari. Sempre in Sicilia, un'altra spina nel fianco la costruzione del rigassificatore di Porto Empedocle vicinissimo alla Valle dei templi ai Agrigento. E da anni un grande allarme, ma per ora i lavori sono fermi. Napoli con il suo centro storico ha comportato negli anni, 17 dall'iscrizione, lettere e ispezioni sollecitate da decine di segnalazioni all'Unesco da parte di associazioni ambientaliste. Nell'ultimo incontro (a settembre) si deciso di rendere operativo il piano di gestione. iniziare il restauro dei monumenti, migliorare il decoro urbano e istituire il Dipartimento centro storico. Da qualche tempo sotto controllo pure Venezia sia per la presenza delle navi da crociera nel bacino di S. Marco sia per un altro gigante, per fortuna ancora ipotetico: il grattacielo che lo stilista Pierre Cardin vorrebbe realizzare appena in terraferma. Sul fronte internazionale l'ammonizione pi recente l'ha o ricevuta il Cremlino a Mosca. Se l'amministrazione russa non fornisce una relazione sullo stato di salute del monumento simbolo della citt, nel 2013 si decider se farlo fuori.

A rischio di espulsione
SONO IN PERICOLO QUASI TUTTI PER COLPA DELL'UOMO.
Sono 38 i siti inseriti nella List of World Heritage in danger, l'elenco di beni mondiali. culturali e naturali a rischio (whc.unesco.org). Nel 2012 sono stati aggiunti altri cinque nominativi, ma non presente nessun sito italiano. Ecco l'elenco, per continenti, dei tesori minacciati (tra parentesi l'anno d'ingresso nella lista Unesco).
Europa: la cattedrale di Bagrati e il monastero di Gelati (2010), i monumenti di Mtskheta (2009) in Georgia; il quartiere dei dock di Liverpool in Gran Bretagna (2012); i monumenti medievali in Kosovo (2006).
Americhe: la barriera corallina in Belize (2009); le raffinerie di salnitro di Humberstone e Santa Laura in Cile (2005); il Los Kation national park in Colombia (2009); la biosfera di Rio Platano in Honduras (2011); le fortificazioni di Portobelo-San Lorenzo a Panama (2012); il sito archeologico di Chan Chan in Per (1986); l'Everglades national park negli Stati Uniti (2010); Coro e II suo porto in Venezuela (2005).
Africa: il Como national park (2003) e la riserva del monte Nimba (1992) in Costa d'Avorio; II sito di Abu Mena in Egitto (2001); il Semien national park in Etiopia (1996); la riserva del monte Nimba in Guinea (1992); la foresta pluviale di Atsinanana in Madagascar (2010); Timbuktu e la tomba di Askia in Mali (2012); la riserva naturale di Air e Tnr in Niger (1992); iI Manovo-Gounda St. Floris national park nella Repubblica Centrafricana (1997); il Garamba national park (1996); il Kahuzi-Biega national park (1997); la riserva Okapi (1997), il Salonga national park (1999); il Virunga national park (1994) nella Repubblica democratica del Congo; il Niokolo-Koba national park in Senegal (2007); le rovine di Kilwa Kisiwani e di Songo Mnara in Tanzania (2004); le tombe dei re Buganda a Kasubi in Uganda (2010).
Asia: il paesaggio culturale e il sito archeologico della valle di Bamiyan (2003) e i minareti e i siti archeologici di Jam in Afghanistan (2002); le foreste tropicali di Sumatra in Indonesia (2011); Barn e il suo paesaggio culturale in Iran (2004); il sito di Ashur (2003) e l'area archeologica di Samarra (2007) in Iraq; il centro storico di Gerusalemme e le sue mura (1982); i luoghi natali di Ges Cristo in Palestina (2012); la citt storica di Zabid nello Yemen (2000).


Il decalogo dell'eccellenza Per essere inseriti nella World heritage list dell'Unesco i beni culturali devono rispondere ad almeno uno di questi dieci requisiti
1. Costituire una testimonianza straordinaria dei principali periodi dell'evoluzione della terra, comprese testimonianze di vita, di processi geologici in atto nello sviluppo delle caratteristiche fisiche della superficie terrestre odi caratteristiche geomorflehe o fisiografiche significative.
2. Mostrare un importante interscambio di valori umani in un lungo arco temporale o all'interno di un'area culturale del mondo, negli sviluppi dell'architettura o della tecnologia, delle arti monumentali, della pianificazione urbana e del disegno del paesaggio.
3. Costituire un esempio straordinario di una tipologia edilizia, di un insieme architettonico o tecnologico odi un paesaggio che illustri uno o pi importanti fasi nella storia umana.
4. Essere testimonianza unica o eccezionale di una tradizione culturale o di una civilt, vivente o scomparsa.
5. Rappresentare un capolavoro del genio creativo.
6. Presentare gli habitat naturali pi importanti e significativi, adatti per la conservazione In situ della diversit biologica, compresi quelli in cui sopravvivono specie minacciate di eccezionale valore universale dal punto di vista della scienza o della conservazione.
7. Essere un esempio eccezionale di un insediamento umano tradizionale, dell'utilizzo di risorse territoriali o marine, rappresentativo dl una cultura (o pi culture) o dell'interazione dell'uomo con l'ambiente, soprattutto quando lo stesso divenuto vulnerabile per effetto dl trasformazioni Irreversibili.
8. Costituire esempi significativi di importanti processi ecologici e biologici in atto nell'evoluzione e nello sviluppo di ecosistemi e dl ambienti vegetali e animali terrestri, di acqua dolce, costieri e marini.
9. Presentare fenomeni naturali eccezionali o aree di eccezionale bellezza naturale o importanza estetica.
10. Essere direttamente o materialmente associati con avvenimenti o tradizioni viventi, idee o credenze, opere artistiche o letterarie dotate di un significato universale eccezionale.

Ma io esco dall'Unesco
CHE COS'HANNO IN COMUNE il santuario dell'orice d'Arabia in Oman e Dresda in Germania? L'essere stati cancellati dalla lista dell'Unesco, l'uno nel 2007 e l'altra nel 2009. Ma nel primo caso a rinunciare al prestigioso bollino stato il monarca, nel secondo i protagonisti sono stati i cittadini. La riserva dell'Oman un ecosistema desertico che ospita un animale in via d'estinzione, l'orice d'Arabia. Nel 1994 fu inserito nella lista anche per l'impegno del sultano del Paese, il monarca assoluto Qabus ibn Said, che con l'aiuto di un gruppo di ricerca americano era riuscito a ripopolare l'area. Dopo 13 anni per lo stesso sultano decide di ridurre la riserva del 90 per cento per consentire le escavazioni petrolifere e Iestrazione del gas naturale di cui abbonda il sottosuolo, con buona pace dell'ambiente naturale tutelato come Patrimonio dell'umanit. E l'Unesco non pu fare altro che cancellare il sito dalla World heritage list. A Dresda l'iscrizione tra i beni sottoposti a tutela Unesco stata scaricata dagli stessi cittadini con un referendum. II quesito era, in pratica: volete un nuovo ponte sul fiume che alleggerisca il traffico, giudicato dall'agenzia Onu inaccettabilmente invasivo per il paesaggio della valle dell'Elba, o preferite continuare a essere una (congestionata) citt gioiello? II 57 per cento ha votato a favore del viadotto sul fiume. E Dresda andata per la sua strada, anzi, per il suo ponte, uscendo dalla lista in cui era entrata nel 2004, e battendo il record di Patrimonio mondiale con la vita pi breve della storia. La vicenda ha fatto il giro del mondo, ma una lezione di democrazia. Oggi il ponte Waldschlsschen, prossimo all'apertura, dimostra che c' anche chi preferisce vivere senza il marchio Unesco



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