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INTERVISTA - Con i Tecnici siamo rimasti al livello Bondi
a Salvatore Settis di Tomaso Montanari
"Il Fatto Quotidiano", 12 nov. 2012

Salvatore Settis a Valparaiso, Cile, per un ciclo di lezioni e di incontri, anche sulla politica di tutela del bene artistico italiano.

Professore, qual il nemico principale del patrimonio?
Oggi l'idea perversa che pretese norme universali del mercato (cio una forza potente, ma antipolitica e completamente fuori, anzi contro la democrazia) debbano essere l'unica forza regolatrice, e che la cultura sia un ornamento superfluo. Questa non una caratteristica necessaria della destra: la Francia di Sarkozy e la Germania di Merkel hanno continuato a investire in cultura. l'Italia di Berlusconi che non lo ha fatto. Si illuso chi credeva (lo credevo anch'io) che il governo Monti avrebbe segnato una svolta. La perfetta continuit Gelmini-Profumo e Bondi-Ornaghi, la perversa persistenza nella marginalizzazione della cultura stanno diventando una peste italiana. E non vedo fino ad ora nessuno dei partiti che timidamente usano la logora etichetta di sinistra che proponga organiche strategie alternative.

Qual , in questo momento, il caso pi emblematico dello stato di emergenza per il patrimonio, in Italia?
Sceglierei un bel palazzo del centro di Roma. Si chiama Collegio Romano, la sede del Ministero dei Beni Culturali. Vi lavorano quotidianamente moltissimi funzionari, la gran maggioranza di alta esperienza e competenza, ottimi servitori dello Stato (cio della comunit dei cittadini). Vi vengono spesso altri funzionari, i Soprintendenti che operano nel territorio: anche loro per la pi gran parte di livello buono, o anche ottimo. Ma da quel Palazzo non viene da troppo tempo nessuna direttiva generale, nessuna strategia, nessun orgoglio della missione importantissima che esso dovrebbe assolvere, secondo la Costituzione. La continua mortificazione a cui gli ultimi tre ministri hanno costretto il loro staff una importante concausa di un degrado della tutela che ha raggiunto ormai dimensioni intollerabili. E Ornaghi semplicemente non c'. Ci si chiede come mai egli accetti di stare in una posizione che palesemente al di fuori non solo delle sue competenze, ma di qualsivoglia sua curiosit intellettuale.

Le prime cose che andrebbero fatte...
Ci sono cose che pu fare un ministro e cose che deve fare il governo, che deve garantire tre cose essenziali: un sostanzioso aumento delle risorse economiche (e non mi si dica che impossibile, a fronte del 147 miliardi di evasione fiscale del 2011), una nuova assunzione di funzionari (anche stranieri) sulla base di concorsi fondati esclusivamente sul merito, e infine la necessaria fusione del Ministero con quello dell'Ambiente. Quel che il Ministro, dopo, potrebbe fare una riforma strutturale che desse amplissima autonomia alle Soprintendenze territoriali, con un sistema di riconoscimento dei loro meriti e di valutazione dei risultati.


La salvezza del patrimonio sta nella ricchezza privata (sponsor, mecenati, fondazioni) o nel rilancio della tutela pubblica?

Pensare che un patrimonio come quello italiano possa essere interamente gestito dai privati non solo stupido, delittuoso. L'arrivo di fondi privati (purch non vengano dati per secondi fini, e non ci si aspetti un ritorno economico) dev'essere il benvenuto, ma innestandosi su un solido finanziamento pubblico. Ma in Italia impossibile defiscalizzare le donazioni, perch l'evasione fiscale troppo alta per consentirlo: quello che mi disse un Ministro competente e onesto come Padoa Schioppa.

Il suo ultimo libro, appena uscito, si intitola Azione popolare. Cittadini per il bene comune: cosa possono fare i cittadini per il loro patrimonio, e perch dovrebbero farlo?

importante comprendere che la tutela del patrimonio non un fiore all'occhiello, ma dice la Costituzione essenziale in un orizzonte di diritti che include il diritto alla salute, alla scuola, alla cultura. Che include l'eguaglianza e la democrazia. In questo libro ho tentato di spiegare perch. Se riusciremo a capire questo, e a farlo capire alle forze politiche, la svolta che attendiamo potrebbe e dovrebbe avvenire molto presto. Le numerosissime associazioni su questi temi che gi esistono e che vanno formandosi ogni giorno (oggi sono almeno 30.000) non devono coalizzarsi in un nuovo partito, ma spingere i partiti a mettere questo tema al centro della politica: il movimento per l'acqua e il relativo referendum stato in tal senso un'esperienza cruciale.



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