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TOSCANA - Un toscano su cinque vive in zone a rischio di frane o allagamenti
MARTED, 13 NOVEMBRE 2012 IL TIRRENO - Cronaca


Ma anche venerd scorso a Roma slittata lapprovazione del piano per la messa in sicurezza del bacino del Serchio

La legge del 1967 scaten il cemento senza le licenze




La legge ponte del 1967. Per Raffaello Nardi segretario dellAutorit di Bacino del Serchio, fino al 2000 anche segretario dellAutorit di bacino dellArno, nasce da l - da quella legge che porta il nome di Cossiga e Mancini - almeno il 50% dei dissesti idrogeologici dItalia. Pu sembrare una contraddizione visto che questa legge sullurbanistica rimandava di un anno lentrata in vigore dei piani regolatori. E istituiva, di fatto, un anno di moratoria durante il quale la gente ebbe la possibilit di costruire senza concessione edilizia: doveva solo depositare una domanda in municipio. Neppure la commissione parlamentare De Marchi, nata sempre nel 1967 - prosegue Nardi - che per prima introduce il concetto di bacino idrogeologico nellanalisi delle frane e delle situazioni di criticit blocca gli effetti della legge ponte. Poi c stata la legge 183/89 che ha fatto nascere le Autorit di Bacino e che ha stanziato i primi 2.723 miliardi di lire per gli interventi iniziali, ma nel frattempo cera gi stato il primo condono.
di Ilaria Bonuccelli Il movimento della frana - nel bacino del torrente Lima - negli anni ha gravemente lesionato molti edifici del centro di Cutigliano, tra cui la chiesa, parte della viabilit comunale, comprese alcune arcate dei ponti. A Castelnuovo Garfagnana, dove il fiume Serchio fa una curva stretta, la frana (da maltempo) ha lesionato la statale, un distributore, unofficina e alcune case a schiera. Ancora oggi quelle frane, con altre 90mila, in Toscana rappresentano un pericolo per 700mila persone (il 18% della popolazione), nonostante la Regione negli ultimi 10 anni abbia investito 350 milioni nella difesa del suolo, dove pure ci sono migliaia di edifici in zone a rischio idraulico. Pericolo frane. Questi soldi non sono bastati a restituire la tranquillit ai toscani. N basteranno gli altri 250-300 milioni, che la Regione investir, per mettere in sicurezza il Serchio (che nel 2009 ha alluvionato la piana di Lucca e di Pisa) e lArno, entro il 2016, 50 anniversario dellalluvione di Firenze. Per lordine dei geologi della Toscana, infatti, delle 90mila frane censite nella regione, 30mila sono attive, si sono mosse in anni recenti, e di queste 5.000 sono in prossimit dei centri abitati. Minacciati da corsi dacqua gravati da due fenomeni: la cementificazione e un cambiamento climatico che negli ultimi venti anni ha intensificato le bombe dacqua, le precipitazioni violente, concentrate in poche ore, causa di piene difficili da smaltire. Si tratta di elementi che richiedono una pianificazione diversa. Le leggi non bastano. Su questo, la Regione non distratta. Pochi mesi fa ha approvato una legge che impedisce nuove costruzioni lungo i corsi dacqua se non a distanza di 10 metri dagli argini e gi nel 1996, subito dopo lalluvione della Versilia - 16 morti, il paese di Cardoso spazzato via, Seravezza in ginocchio, Pietrasanta allagata approv la prima legge in Italia (poi adottata su tutto il territorio nazionale) - ricorda Maria Sargentini, responsabile della pianificazione regionale - che imponeva la perimetrazione idrogeologica delle aree a rischio, quelle comprese nel bacino del fiume interessate dallalluvione. Un primo passo importante, ma non risolutivo, visto che si continuato a costruire a ridosso dei fiumi, contando anche sui condoni. Tanto che - ammette Maria Teresa Fagioli, presidente dellordine regionale dei geologi - oggi ci sono700mila persone che vivono in situazioni di rischio idrogeologico per case, immobili produttivi e fabbricati sensibili (scuole e ospedali) realizzati a ridosso dei corsi dacqua o di frane. La soluzione, quindi, sarebbe la delocalizzazione, soprattutto se non possibile la messa in sicurezza, a costi sostenibili. Fra laltro - prosegue - la Regione ad Aulla con la ricostruzione ha sperimentato la delocalizzazione, spostando la scuola e le case popolari, ma non basta. E ovvio che una scuola si sposti perch il rischio deve essere zero, ma anche un privato deve domandarsi che percentuale di pericolo disposto ad accettare per restare in una zona non sicura. La delocalizzazione. La questione - ammette Maria Sargentini - delicata perch se il vincolo di rischio idraulico sopraggiunto dopo la costruzione autorizzata di un fabbricato non si pu obbligare il privato neppure alla messa in sicurezza. La Regione non pu obbligare nessuno a demolire e ricostruire un fabbricato, soprattutto se autorizzato. Oltretutto non abbiamo i mezzi n per risarcire n per ricostruire. Lipotesi - aggiunte la dirigente regionale - studiare ipotesi per alcuni casi ma non possibile agire per interi quartieri o per aree industriali. Tanto pi che le aree fragili in Toscana dal punto di vista idrogeologico sono 2.709 km quadrati (l11,8% del territorio). Piano del Serchio rinviato. Fra le aree a rischio c il bacino del Serchio per il quale dal 2010 stato adottato un piano di assetto idrogeologico che tiene conto delle criticit emerse dopo lalluvione del 2009, ma venerd a Roma slittata lapprovazione definitiva di questo strumento (poco gradito) che avrebbe impedito ledificazione lungo largine del fiume. E che prevede un investimento di ulteriori 100 milioni - rispetto ai 30 gi spesi fra Lucca e Pisa (con interventi ancora in corso nella zona di Nodica) - per la messa in sicurezza del bacino. Gli ulteriori 100 milioni - spiega il professor Raffaello Nardi, segretario dellAutorit di Bacino del Serchio - serviranno per abbassare le golene del fiume da Ponte a Moriano a Migliarino pisano, per alzare gli argini e renderli impermeabili (attraverso riporti di terra), soprattutto nelle zone pi a rischio come Migliarino, dove il corso strozzato, a Pontasserchio, Ripafratta. Inoltre - dice il geologo - a Ponte S. Pietro - la golena del fiume, lato Lucca, dovrebbe essere riaperta. Ma forse non sar possibile. Perch dentro ci sono le case.



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