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Stati generali cultura. Napolitano: pi cultura e ricerca, meno burocrazia
Dino Pesole
Il Sole 24 ore 16/11/2012

Il presidente: servono scelte, priorit a beni artistici e innovazione Consensi sull'agenzia - Dalla platea critiche ai ministri
stato un richiamo veemente quello di Giorgio Napolitano, ieri a Roma agli Stati generali della cultura. Il Capo dello Stato ha invocato, tra gli applausi, il coraggio di tagli non lineari sul patrimonio e sulla ricerca e meno spazio alla burocrazia. Gli interventi dei ministri Ornaghi, Profumo e Barca, invece, sono stati pi volte interrotti dalle proteste della platea. Primi consensi all'agenzia per esportare i beni culturali.
LA PLATEA PLAUDE Il capo dello Stato si rivolge a chi contesta i ministri: proteste legittime, ma serve razionalit. Alla fine standing ovation

ROMA. Non possiamo, non dobbiamo rassegnarci alla logica dei tagli lineari e a rigidi formalismi. Il compito della politica proprio quello di operare delle scelte e la colpevole assenza, la clamorosa e persistente sottovalutazione dell'enorme potenziale che la cultura pu offrire allo sviluppo del Paese non pu essere sottaciuta. Un settore trascurato per un lungo arco di tempo dalle istituzioni, un problema che non nasce certo con questo Governo ed la conseguenza di perduranti incrostazioni burocratiche, della foresta di norme e autorizzazioni che frenano le scelte governative. II presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, prende la parola al termine dell'animata sessione mattutina agli Stati Generali della cultura, e prova anche in qualche modo a farsi interprete dei malumori che aleggiano in sala, sfociati anche nelle contestazioni ai ministri presenti al dibattito. Le proteste sono legittime, ma serve razionalit. Prima di tutto vanno chiariti i veri confini della questione. Non corretto parlare di emergenza cultura. Siamo in presenza di una ben pi grave ed evidente trascuratezza che si protrae da un lungo arco di tempo. Una scelta di fondo perpetrata con miope sottovalutazione, che va anche oltre l'attuale, grave congiuntura. I margini di intervento sono strettissimi, non lo si pu negare. Napolitano richiama con decisione la necessit di finanziamento del nostro debito pubblico, che impone di impegnare ben 80 miliardi l'anno solo per interessi passivi (non possiamo giocare con il rischio fallimento). E tuttavia pur nelle ristrettezze di bilancio, non tutte le spese possono essere collocate sullo stesso piano. Occorrono investimenti pubblici e privati. La cultura la nostra risorsa naturale. Ed qui che Napolitano coglie i limiti e l'inadeguatezza delle scelte operate negli ultimi anni. Occorre sapere dire molti no, ma di certo alla cultura bisogna dire molti s. II presidente della Repubblica fa suo il contenuto del Manifesto per la cultura lanciato dal Sole-24 Ore e ribadisce che l'investimento in questo settore strategico resta il motore moltiplicatore dello sviluppo. Napolitano parla di vero assillo, di preoccupazione costante: come rilanciare la crescita e l'occupazione. Le responsabilit vanno individuate a tutti i livelli, dal governo nazionale e locale ai diversi soggetti della societ civile. Spicca la scarsa consapevolezza del nostro patrimonio. Basta rileggere quel che c' scritto all'articolo 9 della Costituzione, uno dei principi fondamentali della Carta. Una scelta meditata, lungimirante che abbraccia in due righe tutti gli aspetti che affrontiamo. Dobbiamo rendere omaggio a questi signori. E come valutare quell'oscuro estensore di norme che in uno degli ultimi provvedimenti anti-crisi aveva soppresso d'un colpo ben dodici istituti di ricerca? Tentativo poi finito in un cassetto, ma che rappresenta la spia di cosa possa essere la peggiore mentalit burocratica nelle scelte del governo, che devono essere libere da queste incrostazioni. L'appello forte, appassionato. Dobbiamo salvaguardare una quota consistente di risorse per la cultura, la ricerca e la tutela del patrimonio e del paesaggio. E anche, certo non solo, questione di risorse: abbiamo una tradizione ed un prestigio nella ricerca che molti ci invidiano. Occorrono capacit progettuali e operative. Certo non tutto difendibile: nelle nostre istituzioni, in tutti i settori occorrono scelte non conservative per le strutture e le realt che sono venute incrostandosi. Guai se dovessero prevalere atteggiamenti difensivi in termini di categorie. In un quadro assai poco incoraggiante, Napolitano coglie comunque segni di evoluzione nuova: diminuiscono le spese per consumi diretti ma non diminuisce la spesa culturale. Al governo Monti va il riconoscimento per aver contribuito a ripristinare la perduta credibilit internazionale del nostro Paese. Ma troppo poco stato fatto per questo fondamentale settore in funzione dell'indispensabile sostegno alla crescita.

DAL MANIFESTO ALLA COSTITUENTE
BOOM DI ADESIONI. La musica d il la
Si accende il dibattito ed boom di adesioni. In una settimana hanno superato quota mille le persone che si sono unite all'appello del Sole-24 Ore. Il mondo della musica risponde all'appello con i maestri Abbado, Barenboim, Lissner e Pollini.
IL MONDO DEL CINEMA. Dietro la cinepresa
Anche il mondo del cinema risponde all'appello. Nei giorni subito successivi alla pubblicazione del Manifesto, aderiscono personalit come Ermanno Olmi, i fratelli Taviani, Gabriele Salvatorese Toni Servillo.
IL GOVERNO. Tempi difficili, mezzi scarsi
Con una lunga lettera al Sole 24 Ore, il 24 febbraio sottoscrivono l'appello i ministri Lorenzo Ornaghi, Corrado Passera e Francesco Profumo: 15 punti offrono elementi di riflessione non convenzionali. Certo i tempi sono difficili e i mezzi scarsi.



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