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Cultura, il fiasco di Ornaghi. E il nostro patrimonio muore
Christian Raimo
Pubblico 16/11/2012

Sottoponiamo otto domande al ministro. Ripartiamo da qui

Come andata la giornata organizzata ieri dal Sole24ore a un anno dalla pubblicazione del Manifesto della cultura al Teatro Eliseo? Bene, pare. A parte il teatro pieno, il successo era quello di esser riusciti a mettere intorno a un tavolo a discutere di questo manifesto Profumo e Ornaghi, Barca e Giuliano Amato (in qualit di presidente della Fondazione Treccani), Andrea Carandini e Carlo Ossola... ma soprattutto Giorgio Napolitano, che avrebbe dovuto avere semplicemente il ruolo di imprimatur istituzionale. Quello che accaduto che il presidente non stato a questo ruolo. Che successo? Dopo l'inno nazionale suonato da un orchestra di ragazzi, Giuliano Amato ha fatto una lunga prolusione sul primato italiano nella tutela del patrimonio culturale: un bel discorso, in realt una sintesi quasi tutta ricavata dal libro di Salvatore Settis, Paesaggio, costituzione, cemento (pubblicato da Einaudi due anni fa). Il fantasma di Settis, di quell'idea di "patrimonio culturale" non ristretto solo alle opere d'arte tornato a manifestarsi quando Roberto Napoletano e il ministro Ornaghi hanno cercato di piegarlo a un concetto di "made in Italy", alle retoriche sempre vive della cultura "petrolio d'Italia" (fu in epoca craxiana che si inaugurarono). Ci sono voluti prima Fabrizio Barca e poi Giorgio Napolitano a assumersi il compito di fare il ministro della Cultura e quello dell'Istruzione, essendo palese l'inadeguatezza di Ornaghi e Profumo. Barca ha prima spiegato cosa vuol dire usare le risorse pubbliche per la tutela dei beni culturali, conti alla mano. Giorgio Napolitano ha usato il consenso che gli veniva dalla platea per lanciare piccole critiche al governo per la mancanza di visione e per la mancanza di capacit di mettere la questione della formazione e della ricerca scientifica al primo posto. Fare i ragionieri e ragionare non la stessa cosa, ha detto, dopo aver poco prima riconosciuta ai tecnici una buona attitudine a far quadrare meglio i conti. Ma quello che uscito con le ossa rotte da questo confronto pubblico Ornaghi: contestato dalla platea, riusciva a balbettare soltanto di voler domande serie. Se lo vogliamo ancora prendere sul serio, pu cominciare a rispondere a queste: 1. Perch nel Decreto Sviluppo varato dal ministro Corrado Passera il 26 giugno 2012, si parla dei destini della Pinacoteca di Brera che forse finir con l'essere gestita da una fondazione privata? 2. E giusto pensare che a gestire la cultura a Roma siano in pratica due monopoli, Civita e Zetema, che assommano 1600 dipendenti, con il risultato di affidare tutti gli incarichi 'in house', cio senza gara? 3. Perch a Siena, la citt che ha visto nascere gi dal Basso Medioevo quel senso di cittadinanza moderno di cui parlava Amato, un'istituzione pubblica con 850 anni di et come l'Opera Metropolitana viene svenduta per 42mila euro sempre a Civita, togliendole di fatto la centralit degli enti cittadini nella gestione del proprio patrimonio culturale e diminuendo attivit e prestigio di una delle pi antiche istituzioni italiane ed europee? 4. Difende ancora la presidenza per il Maxxi di una persona come Giovanna Melandri che assume come credenziali quella di essere un ex-ministro? Non fa il paio di quella dello scrittore laureato in giurisprudenza Alain Elkann al Museo Egizio di Torino? 5. Perch come diceva Leo Longanesi, alla manutenzione l'Italia preferisce l'inaugurazione? Cos per esempio, mentre tutta l'Italia colta parla, per qualche mese, della grande (e inutile) mostra sul Ritorno al Barocco, il vero Barocco di San Carlo alle Mortelle a Napoli se ne va per sempre, nell'indifferenza generale? Non sarebbe meglio fare opera di manutenzione delle opere d'arte in loco invece di spostare i Caravaggio e i Michelangelo da una mostra all'altra? 6. Perch, negli stessi giorni in cui l'Istituto per gli studi filosofici imballava i suoi libri per stiparli in un magazzino a Casoria, a dire una parola per fermare uno spreco del Forum delle culture, per cui Comune e Regione hanno acquistato per 4 milioni di euro il format e il brand da una fondazione di Barcellona dovuto intervenire un sottosegretario agli esteri, Staffan De Mistura? 7. Cosa diventata Venezia a suon di valorizzazione e privatizzazione? Una Benettown? La Punta della Dogana stata, per esempio, trasformata da, multimilionario francese Franois Pinault, che l'ha trasformata in una supervetrina della sua collezione, Miuccia Prada ha appena comprato Ca' Corner della Regina dal Comune, e il Comune c'ha risanato il bilancio ordinario... La malgestione comporta un nuovo feudalesimo? 8. Perch insomma il valore civico dei monumenti stato negato a favore della loro rendita economica, e cio del loro potenziale turistico?



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