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Interventi a Venezia. Un modello urbano a rischio di dismisura
Tiziana Plebani
Il Manifesto 16/11/2012

Nel dibattito sulla torre voluta da Pierre Cardin occorre tenere conto degli elementi simbolici che connotano la citt

Cos' una citt? E assai pi di un insediamento abitativo. Ed per questo che ci appassioniamo a discutere degli interventi che si vogliono realizzare, per questo ci interroghiamo sulle continue trasformazioni della forma urbana. Sappiamo infatti che la posta in gioco altissima: la citt rappresenta la sfida a realizzare la migliore qualit di vita per una comunit di diversi, coniugando l'attenzione al luogo che l'accoglie con la bellezza dell'opera umana. C' un profondo desiderio di citt in tutti noi ma spesso mortificato dalla povert del linguaggio e delle scelte degli amministratori che non sembrano cogliere che operare nel tessuto vivo della citt intervenire nelle forme e nei significati di questa convivenza. E cos non restituiscono ai cittadini la grandezza della questione, l'ordine simbolico che vi implicato. Guardiamo a quel che succede a Venezia. Non patrimonio solo degli studiosi di architettura o di urbanistica sapere che Venezia rappresenta un modello esemplare di citt: fa parte dell'esperienza comune percepire, pur nell'involgarimento causato dalla speculazione e dalla macchina turistica, un benessere che ha ragioni antiche e profonde. Le Corbusier colse con grande precisione il segreto dell'agio riposto in questa forma urbana e lo spieg nei suoi studi e lo ribad con forza nella lettera che scrisse al sindaco di Venezia nell'ottobre del 1962, cercando di richiamare la politica alla necessit di comprendere la cifra della citt e ancorarsi al suo genius loci per scegliere come e se intervenire in essa. Temeva infatti l'invasione della dismisura. Spiegava che ci che fa di Venezia uno straordinario modello urbano la sua scala umana, quel rapporto armonioso tra la figura umana e l'altezza degli edifici, che consente sempre di ritrovare la magica linea dell'acqua e dell'aria. Tuttavia per comprendere pi intimamente il potere di donare benessere che ha questa citt, la vocazione altissima di vivibilit che le riconosciamo e per chiarire l'ordine simbolico che la governa, dobbiamo andare oltre l'affermazione di Le Corbusier. Venezia non una citt a misura di un astratto corpo umano bens citt per gli uomini e per le donne poich sa rimandare ai corpi sessuati. Venezia restituisce e non oscura la dualit: gli elementi formali maschili e femminili vi sono mescolati con sapienza, sposati come nei tanti rituali nuziali presenti nella storia della citt, o alternati senza che uno prevalga sull'altro. E tra tutte le simbologie quella che meglio esprime la dualit proprio il rapporto di equilibrio tra verticalit (maschile) e orizzontalit (femminile). Del resto, questo sito naturale ha posto da subito un limite all'homo faber, l'ha costretto a modulare risposte originali, gli ha impedito di procedere per linee rette, rispettando la sinuosit dell'andamento acqueo; ha suggerito di accostare spazi aperti ad altri pi raccolti, sfumando le soglie tra dimensione pubblica e privata. Una grande studiosa della citt, Egle Trincanato, ci ha insegnato che la malia di Venezia risiede proprio nell'alternarsi del comune con il sublime, nell'accostamento dell'edificio di modeste dimensioni e pregio con il palazzo nobiliare, da cui non viene umiliato. Insieme hanno costruito un tessuto urbano differenziato eppur omogeneo, al servizio di una comunit. Tutto questo ne ha fatto una citt altra e unica. Chiediamoci ora se la grandezza della posta in gioco viene restituita nel dibattito che si svolge attorno ai numerosi interventi o progetti di intervento sul tessuto urbano di Venezia e del suo territorio. Sentiamo forse riferirsi all'ordine simbolico che la presiede quando si discute degli insediamenti ad alto tasso di cementificazione di Tessera city nella fragile area di gronda o dell'ampliamento dell'areoporto, della mobilit sublagunare, del raddoppio dell'Hotel Santa Chiara a Piazzale Roma e del suo parcheggio sotterraneo? Ci si ricorda della cifra della citt quando si auspica l'aumento del traffico crocieristico? No. Ascoltiamo discorsi che giustificano questi interventi in virt di un presunto sviluppo del territorio, secondo modelli economici privi ormai di qualsiasi valenza, che in questa area hanno provocato ferite ambientali e umane. Se il dibattito, specie dei decisori, non si nutre di una lettura simbolica, si corre il rischio di introdurre confusione e opacit negli elementi da valutare e di scegliere poi per il peggio. Un esempio il dibattito che si svolge intorno alla torre voluta da Pierre Cardin. indubbio che con quel progetto si ha a che fare con una verticalit estrema. Si discute se sia legittimo che la sua altezza vada a oscurare il campanile di S. Marco, modificando lo skyline. Ma tale confronto ha senso? La verticalit dei campanili aveva una funzione di riferimento per la comunit, serviva a indicare la strada a chi si muoveva a piedi; si collegava alla chiesa che conteneva quel suo ergersi sviluppandosi in orizzontalit; era ed un bene comune, non espressione di un'individualit. Talvolta, invece, si paragona la torre dello stilista a un faro. Sarebbe un faro per Marghera. Ma un faro un edificio che fa da riferimento alle imbarcazioni, indispensabile alla salvaguardia dei naviganti; individua un punto cruciale della linea di costa. I termini del confronto sono dunque confusi e si concentrano per lo pi sulle misure, quasi fosse un membro virile e non un segno/simbolo che si imprime nel paesaggio. Non se ne faccia pertanto questioni di misure bens di ordine simbolico. Ha ragione Salvatore Settis nell'indicare negli interventi sul corpo della citt antica e sul territorio che circonda Venezia un pericolo che non riguarda solo Venezia ma l'idea stessa di citt. Le Corbusier concludeva il suo appassionato messaggio agli amministratori di Venezia con un monito: Non avete il diritto di aprire la porta al disordine architettonico e urbanistico. Ma il rischio che abbiamo di fronte non si limita a un disordine di tal genere, bens sottende a una dismisura simbolica, a una ferita profonda nella radice di Venezia. C' da augurarsi che nelle menti di politici e amministratori avvenga la stessa esperienza di illuminazione e profondo riconoscimento della bellezza che nella Venezia salva di Simone Weil ha la forza di fermare il saccheggio della citt.



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