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Salvare la cultura si deve: c' scritto nella Costituzione
MARCO FILONI
IL PUBBLICO - 27 novembre 2012

Se c' una sensazione per descrivere un incontro o un dialogo con Salvatore Settis certamente la felicit. Ma non nel senso letterale, o almeno non solo: bens nel senso greco, antico, di eudaimona, soddisfacimento. Gi, perch ogni volta che parli con lui impari un sacco di cose. Ricordo la prima volta che l'ho incontrato, una sera a tavola: lo tartassai di domande sulla Normale di Pisa, curioso di sapere di Arnaldo Momigliano, Luigi Russo, Eric Well e altri grandi intellettuali di cui mi aveva raccontato Livio Sichirollo, un maestro indimenticato. E ricordo soprattutto l'affabilit con la quale Settis rispondeva, sopportandomi. Da allora ho avuto la fortuna di dialogare con lui: un'esperienza, oltre che un piacere, sempre istruttiva. Come istruttivo il suo libro Azione popolare. Cittadini per il bene comune (Einaudi). Quasi un invito affinch ogni cittadino, si riappropri della politica sotto l'egida della Costituzione. Insomma, un libro politico? S, certo, ma non nel senso che intendo darmi alla politica o presentarmi alle elezioni. Se qualcuno mai me lo chiedesse rifiuterei senza pensarci. Ritengo che il solo e vero significato della politica, quello a cui dovremmo ritornare, quello di un discorso fra cittadini, dentro la polis, che miri al beneficio dei cittadini stessi. Finora ti eri occupato, con altri due libri sempre da Einaudi, della tutela e della difesa del patrimonio artistico e culturale... Il primo libro, Italia Spa. L'assalto del patrimonio culturale, si riferiva alla "Patrimonio dello Stato S.p.A." che Tremonti aveva inventato per vendere i beni dello Stato. Il secondo, Paesaggio, Costituzione, Cemento, aveva come punto centrale il paesaggio, garantito come il patrimonio dall'articolo 9 della Costituzione. In quest'ultimo ho deciso di allargare il discorso perch tanto il patrimonio quanto il paesaggio fanno parte, insieme alla cultura, di un orizzonte di diritti garantito dalla Costituzione. La ricerca, l'universit, i musei, la musica, il teatro, non sono tanti atomi separati anni luce l'uno dall'altro, per cui ci occupiamo ora dell'uno ora dell'altro. Ricadono entro un orizzonte unico, che quello dei diritti del cittadino. Mi pare che ce ne stiamo dimenticando. E pi di tutti se ne stanno dimenticando i partiti. Parli di orizzonte di diritti. Quando reclamiamo pi cultura, pi scuola, pi salute e ospedali, facciamo sempre lo stesso discorso. Ed un discorso che, a differenza di altri paesi, scritto nella Costituzione. Un francese pu desiderare maggiore tutela dei beni culturali, ma nella sua Costituzione questa cosa non c'. Un americano pu richiamare maggiore tutela per la salute, ma la sua Costituzione non lo prevede. Noi nella nostra abbiamo l'una e l'altra. Abbiamo un'arma potentissima da utilizzare per proteggerci nei momenti come questo, in cui i nostri diritti vengono continuamente messi in forse. Calamandrei parlava della Costituzione come della "Grande incompiuta". Ultimamente di moda parlare della Costituzione come d'un oggetto invecchiato su cui bisogna intervenire per migliorarlo. Per esempio sugli articoli dedicati al diritto di propriet. La Costituzione afferma questo diritto in relazione all'utilit sociale della propriet. Invece chi vuole cambiarla, oggi, vuol affermare l'assoluto valore della propriet privata contro il bene comune. Cio, questi signori che dicono che la Costituzione del 1948 invecchiata vorrebbero tornare allo Statuto Albertino del 1848. In nome della cos detta modernizzazione vogliono tornare indietro di cento anni. Hai richiamato l'espressione "bene comune" che nel tuo libro compare spesso. Oggi la formula "bene comune" usata di frequente. Addirittura uno slogan con cui sono state lanciate le primarie recitava "Italia bene comune". L'uso della formula va benissimo, a patto per di sapere cosa voglia dire. Altrimenti si produce una sorta di inflazione che porta poi in direzione opposta rispetto al suo reale significato. E qual ? Anzitutto importante distinguere il bene comune come un orizzonte di valori, ovvero ci che gli Illuministi chiamavano "interesse generale" o ancor prima publica utilitas: questo il bene comune come principio. Poi ci sono i singoli beni comuni, che sono l'aria, l'acqua, ma anche le propriet del demanio, i musei, gli edifici pubblici. A me interessa questa distinzione: il bene comune come principio e i beni comuni come articolazione di questo principio. Chiaro che c' una dialettica continua, ma le due cose vanno tenute distinte. Il principio del bene comune in tutta la storia della normativa italiana fino alla Costituzione ci che ha consentito di tutelare fiumi, boschi, montagne, scuole, ecc. E c' sempre stato lo scontro fra l'interesse generale e gli interessi dei privati. Si tratta perci di stabilire una priorit: nello Statuto Albertino la priorit era data ai privati; nella Costituzione Italiana prevale il bene comune. Visto che la Costituzione ci dice allora che il fine pi alto il bene comune, cio quello dei cittadini, allora possiamo cominciare a capire anche come proteggere i singoli beni comuni quando un qualche ministro delle finanze, che si chiami Tremonti o in un altro modo, li voglia vendere per far cassa. Ti sei fortemente battuto contro quel decreto e il suo spirito, tanto che nel 2009 ti sei dimesso da presidente del Consiglio superiore dei beni culturali in polemica con l'allora ministro Bondi e la linea di tagli del governo. In realt non mi sono mai occupato di queste tematiche se non di sfuggita. Sino a quando mi capitato di andare a lavorare all'estero: ho diretto un istituto di ricerca al Getty di Los Angeles, per circa sei anni, ed era un lavoro molto impegnativo. Quando son tornato, nel 1999, c'era un governo di centrosinistra. Ero convinto, avendo votato per quel governo, di trovare un'Italia molto diversa da quella che avevo lasciato. E invece mi resi conto che nonostante il governo di centrosinistra stava avvenendo un cambiamento dei costumi. Valori come la cultura o la tutela del paesaggio, il patrimonio e la Costituzione pi in generale venivano lentamente accantonati. Dal governo? Non solo: con una violenza inaudita da parte della destra. Ma un buon pezzo della sinistra stava a guardare con blanda indifferenza. Quando poi il governo Berlusconi ha cominciato a fare leggi come quella Tremonti che citavo prima, cio una legge che permetteva di svendere l'intero patrimonio dello Stato, ho pensato che potesse esser utile capire com'era avvenuto questo degrado civile del paese. E qual la situazione? Da allora a oggi vedo una grandissima crescita della coscienza civile. Sia chiaro: non penso sia merito dei miei libri. Piuttosto i cittadini si stanno svegliando. Oggi i partiti sono distanti dalla politica come la intendo, cio come un ritorno alla polis e all'uso della Costituzione come bandiera e manifesto del futuro. Al contrario il numero dei cittadini che vogliono riprendersi in mano la politica sta crescendo. Non so cosa accadr alle prossime elezioni, ma ho fiducia che se non ora, comunque abbastanza presto la coscienza civile dei cittadini s'imporr ai partiti. Hai citato il tuo incarico a Los Angeles. Prima e dopo la Normale di Pisa: l'hai diretta dal 1999 al 2010, e sei stato studente negli anni Sessanta. Com'era allora? Entrai in Normale nel 1959: era molto pi piccola di adesso. E come oggi era selettiva, formando a una disciplina intellettuale molto severa. Credo che insegnasse, ieri come oggi, un certo senso dello Stato. Lo ricordava Carlo Azeglio Ciampi in un discorso pubblicato qualche anno fa dalla rivista "Belfagor". S, lui fu normalista, vent'anni prima di me. Quando fui eletto direttore della Normale m'invit al Quirinale: dopo soltanto qualche minuto avevamo instaurato una sorta di strana familiarit fra normalisti. Nonostante la differenza d'et e l'infinito distacco fra un professore qualsiasi come me e il Presidente della Repubblica. Chi sono stati i tuoi maestri in Normale? Fra i professori che mi sono stati pi cari ricordo Eduard Fraenkel, grandissimo filologo ebreo tedesco emigrato a Oxford, che ogni anno teneva corsi meravigliosi. Poi fu molto importante per me Augusto Campana, che insegnava filologia umanistica. Come anche Arsenio Frugoni, storico medievale, ed Emilio Gabba, storico antico. E dei tuoi compagni? Ricordo con piacere Adriano Sofri, arrivato un anno dopo, e Carlo Ginzburg, che era in Normale prima di me. Eravamo molto amici allora come oggi. Ricordo le discussioni appassionate di allora, che ancora continuano in un dialogo intellettuale mai interrotto. Torniamo a oggi. Hai detto che, di ritorno da Los Angeles, hai votato per il centrosinistra. A dire il vero tornai appositamente dagli Stati Uniti. Si usciva dall'esperienza farsesca del primo governo Berlusconi, e consideravo cos importante votare da fare un viaggio intercontinentale. E sei andato a votare alle primarie? No. Non so nemmeno per chi voter alle elezioni. Sono profondamente deluso dal Pd. Mi hanno chiesto di firmare la lettera per Bersani ma non l'ho fatto perch mi sembrava di straordinaria debolezza e senza prospettiva. Puntava solo sulla contrapposizione con Renzi. A dover scegliere fra i due non avrei esitazione, sceglierei Bersani. Ma il problema dell'Italia non scegliere fra Bersani e Renzi. Si tratta di capire cosa si far, quali sono le prospettive di questo paese nel futuro. I documenti e i programmi del Pd sono assai vaghi e deboli: le tematiche dei diritti, la garanzia e la necessit di rispettare la Costituzione anche nei suoi punti pi difficili (come il diritto al lavoro, come vuole l'articolo 4). Ecco, non vi sono risposte a tutto ci. Alcuni miei amici vicini al Pd mi dicono che dopo le primarie il vincitore, specie se Ber-sani, tirer fuori dal cappello a cilindro un progetto migliore. Non capisco cosa aspettino: spero che sia cos. Spero di riuscire a votare: sono ben deciso, voglio andarci, ma in questo momento non ho una scelta che mi convinca. Sei davvero deluso... Un po' da tutti. Certo non dalla destra, che non m'interessa proprio. Ma dalla sinistra s. Stufo dal fatto che vogliano seguire a tutti i costi (costi sociali molto pesanti) la cos detta Agenda Monti. E il fenomeno Grillo lo trovi interessante? Difficile dire che non lo sia visto quanti cittadini coinvolge. Certo, non ho alcuna tentazione di votare per Grillo, nemmeno lontanamente. Se nel Pd manca la chiarezza, in Grillo regna la confusione. Per l'idea che un fenomeno di massa come il suo debba esser liquidato come antipolitica mi preoccupa. E cos' allora l'antipolitica? la cosa pi antipolitica che c' oggi? I mercati. Non c' nulla di pi antidemocratico. Eppure davanti a loro ci genuflettiamo quotidianamente, e questa genuflessione si chiama rispetto per l'Agenda Monti. Grillo non c'entra: fa le sue urlate, ogni tanto ne dice una giusta ogni tanto una sbagliata. Certo non la soluzione. la sua una forma di politica confusionaria, ma che nasce da una confusione che affligge profondamente come una peste tutta la sinistra italiana di oggi. Che ruolo ha oggi l'intellettuale di sinistra? Forse nessuno. Negli ultimi decenni l'intellettuale ha drammaticamente perso d'importanza. Ti racconto un aneddoto: una rivista americana qualche anno fa mi ha chiesto un articolo sul tramonto dell'intellettuale impegnato in Italia. Vedi, se ne sono accorti pure Oltreoceano... E quali sono le conseguenze? Prima di tutto gli intellettuali impegnati non hanno pi un ruolo: un tempo il Parlamento ne era pieno. Oggi non ce n' quasi nessuno. Con le liste bloccate non servono a nulla. Eppure questo "tramonto" lo considero un fatto positivo: all'intellettuale si sta sostituendo il cittadino. Non c' pi una gerarchia fra l'uno e l'altro: si parlano alla pari, sviluppano un dialogo dal quale nascono idee. E le idee innescano meccanismi che obbligano i partiti, che si tappano gli occhi, a guardare quali sono i problemi di oggi. Quali sono? Ritorno sulla cieca obbedienza ai mercati, considerata un dogma che nessuno mette in dubbio n a destra n a sinistra. Credo che oggi in Italia ci sia da un lato una compressione continua dei diritti (cultura, salute e lavoro) e dall'altro lato un alto orizzonte di principi che la Costituzione. Ecco, nessun partito, nemmeno il Pd, sta costruendo un ponte fra una cosa e l'altra. Le nostre priorit non possono non includere il lavoro, la salute, la spesa sociale. Nel libro citi Seneca: Nessun vento favorevole se il marinaio non sa dove andare. Non ti pare una bella immagine per illustrare la sinistra italiana? C' pi di una sinistra. Ma pensiamo al Pd, che mi augurerei prendesse un'iniziativa pi decisa. Credo sia un partito con molta tattica e poca strategia. Cos non funziona. Pu anche vincere le elezioni. Ma poi sar proprio come il marinaio di Seneca: una volta preso il vento favorevole, una volta in mare aperto, non sapr pi dove andare.



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