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Agenda Monti. La cultura del Gatto e la Volpe
Il Sole 24 ore - Domenica 6/1/2013

Pubblichiamo alcune risposte al Graffio di Domenica 30 dicembre, Agenda Monti. E la cultura?, in cui si chiedeva ironicamente: Se non stato Ichino, chi ha ispirato la parte culturale dell'agenda Monti?
Durante il governo Berlusconi il programma culturale sembrava saldamente in mano a Lucignolo, che prometteva il Paese dei balocchi e la grande cuccagna e invece ha reso tutti un po' pi asini. Significativi in questo senso gli ultimi dati rea, che segnalano per il quinquennio 2006-2011 un sensibile ridimensionamento delle competenze in lettura e in matematica degli alunni della scuola primaria italiana rispetto ai loro coetanei di altri Paesi europei. Nell'agenda Monti la parte culturale sembra invece curata dal Gatto e dalla Volpe che sotterrano il denaro dei cittadini nel Campo del miracolo dell'abbassamento dello spread, senza contare che una ritrovata centralit dell'istruzione porterebbe a miracoli altrettanto necessari nel nostro Paese. Ci resta da sperare nell'arrivo della Fata turchina o forse pi seriamente dovremmo ascoltare il nostro Grillo parlante e avere pi rispetto di chi, come Geppetto, lavora sodo tutto l'anno e almeno vorrebbe mandare i propri figli in una scuola che li aiuti a scoprire il mondo e se stessi.
Roberto Marri, Verona

In relazione a Il Graffio apparso nel domenicale del 30 dicembre, mi sembra superfluo sottolineare che la cultura ampiamente negletta nell'agenda Monti, come da voi opportunamente ricordato e come tradizione dei governi della Repubblica succedutisi negli ultimi decenni. Tuttavia questa verit non basta a spiegare la condizione attuale della cultura in Italia, almeno considerando le universit come un'espressione fondamentale della cultura medesima. mio fermo convincimento che i professori universitari (non tutti ovviamente, ma la maggioranza di essi s) hanno gravissime responsabilit nell'aver portato progressivamente l'universit italiana a cos bassi livelli. L'aver truccato la grande maggioranza dei concorsi universitari, l'aver trasformato un gran numero di facolt in succursali familiari (le cosiddette "parentopoli"), la cattiva abitudine assai diffusa in Italia di appiccicare il proprio cognome su lavori scientifici peri quali non si fatto nulla (questo mal costume negli Stati Uniti considerato un reato poich essenzialmente una frode scientifica), e la inveterata abitudine di ridistribuire i fondi perla ricerca sempre agli stessi gruppi rappresentano difetti perniciosi non addebitabili ai governi della Repubblica ma esclusivamente a quei professori che li hanno prima introdotti e poi pervicacemente ripetuti. Pertanto penso che nessun miglioramento culturale sar possibile senza una severa autocritica da parte dei professori universitari italiani, con il conseguente abbandono delle suddette cattive abitudini. Del resto, la recente nomina da parte del ministro Ornaghi (anch'egli un professore universitario e per di pi Magnifico Rettore) dei componenti del Consiglio superiore dei beni culturali supporta la mia tesi. inutile qui ricordare la polemica che apparsa su molti quotidiani in merito alla scarsissima rappresentanza di storici dell'arte tra i componenti del suddetto Consiglio superiore.
Giuseppe Scalabrino Professore ordinario di Patologia generale; Facolt di Medicina e Chirurgia, Universit degli Studi di Milano

Non so chi abbia ispirato a Monti la parte culturale della sua agenda, so solo che da un premier fotografato, alla vigilia del suo incarico, mentre usciva da una mostra alle Scuderie del Quirinale mi sarei aspettato di pi. l suo silenzio sui fatti (sui problemi) della cultura assordante, condiviso peraltro dai programmi di tutti i partiti, che non ne fanno parola. Che in un governo dei tecnici Monti non si sia accorto dell'esistenza di "tecnici" nell'ambito dei Bb. Cc. frustrante. Mi sarei aspettato che nominasse un Settis, o che a Settis (o a un qualche suo omologo) avesse pensato il Pd, o il Sei per una candidatura alle prossime elezioni. Niente. Viene quasi da rimpiangere De Michelis che, pur con i danni conseguenti alla pura economicit del suo progetto sui Bb. Cc., aveva almeno rivolto attenzione alla centralit della questione. Forse la risposta alla vostra domanda sta nella pura e semplice constatazione che chi pensa alle sorti economiche del Paese non pensa all'ovviet, pi volte ripetuta e da voi sottolineata con il Manifesto per la cultura, che il ritorno in termini di ricchezza del Paese sia conseguente a una sana gestione dei Bb. Cc., al funzionamento delle universit, delle istituzioni di ricerca, delle biblioteche, delle soprintendenze e della necessit che qui si investa. Auguriamoci che i prossimi ministri, della Cultura e dell'Istruzione, siano scelti con attenzione. Dalla loro scelta si potr capire altrettanto bene che da altri' espliciti" segnali politici, quale futuro immediato attende il nostro Paese. Mi permetto tuttavia di essere amaramente scettico.
Valentino Pace Dipartimento di Storia e Tutela dei Beni Culturali, Universit di Udine



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