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VENEZIA - Archivio Arici in Francia Venezia non l'ha voluto
Macri Puricelli
Carriere del Veneto, mercoled 16 gennaio 2013

Brigitte Bardot gi ad Arles. Anche Paul Sartre e Simone de Beauvoir l'hanno seguita. Perfino Le Courbusier in gondola con Giuseppe Mazzariol ha preso casa fra la Camargue e la Provenza. Hanno gi passato le Alpi pure Orson Welles alle prese con l'Otello, Gabriel Maria Marquez e Sergio Leone rilassati all'Excelsior, Erza Pound ai funerali di Stravinskij e centinaia di migliaia di altri uomini e donne che hanno fatto la cultura del mondo nell'ultimo secolo e che per volere della sorte sono passati per Venezia. Patty Smith, sullo sfondo dell'isola di San Giorgio, ancora in lista di attesa. Resta appesa a un muro. Fra Luigi Nono alle prese con il Prometeo e Che Guevara pensoso. Dopo essere stata minacciata e covata per alcuni anni, la fuga diventata realt. Colui che forse il maggiore documentarista, fotografo e archivista della cultura in Italia - il veneziano Graziano Arici - sta portando il suo archivio in Francia. La prima parte partita a dicembre. La seconda passer il confine entro febbraio. Assieme al suo proprietario. Archivio e archivista staranno ad Arles. Immagini, negativi, dia-po e file faranno presto parte della Luma Foundation che nel paese provenzale sta realizzando, con la complicit architettonica di Frank O.Gehry, uno dei maggiori centri europei dedicato proprio agli archivi fotografici. Ho maturato questa scelta definitiva la scorsa estate, racconta Arici mentre si aggira pensoso fra gli ultimi scatoloni, i ricordi, le immagini di una vita che stanno per lasciare per sempre la casa di Cannaregio. Un tempo, quando comprai casa ad Arles, pensavo che sarei finito in Francia per la pensione. E invece, a 63 anni, ci vado con un gioioso senso di nuovo inizio. Per una nuova vita, umana e professionale. Via da Venezia. Via da questa citt che vivo come una gabbia, come un luogo in cui non mi riconosco pi e dove a nessuno interessa questo archivio. Per quanto lo voglia nascondere, c' amarezza in Arici. Che in qualche modo sconta un'esistenza da cane sciolto, da indipendente, da personaggio dal carattere inquieto che ha attraversato la vita veneziana cercando sempre e comunque una propria autonomia. La sua attivit di documentarista, iniziata nel 1979 con fotoreportage e proseguita negli anni anche con l'acquisizione di preziosi archivi, ha i numeri di un museo: 850mila immagini circa organizzate in 380mila file su database. Tutto digitalizzato in 15 anni di lavoro. 344mila fotografie sono in supporto diapositive. 4300 sono i negativi bianconero per almeno 150 mila fotografie. A questo si aggiungono circa 3oomila file ottenuti da macchina fotografica digitale; l'intimo racconto della vita e dell'arte di Emilio Vedova; la storia del teatro La Fenice, dove Arici stato il fotografo ufficiale per 21 anni; undici anni di foto aeree della laguna completate dalla documentazione rigorosa, anno dopo anno, della costruzione del Mose. E quelle immagini cos famose dell'archivio Cameraphoto, un'agenzia attiva Venezia dal 1946 al 1980, acquisito nel 2001 e che riportano agli anni d'oro della Mostra del Cinema e della Biennale. Fotografie e ritratti di attori, artisti, scrittori, musicisti del calibro di Braque, Capote, Green, Hemingway, Moore, Bergman, Bogart, Stravinskij, Rubinstein, Chaplin, Keaton, Taylor, Rossellini, Disney, Ford e tantissimi altri. Tutti ritratti con naturalezza e familiarit e spesso in modo non convenzionale. C' anche un fondo del fotografo dell'Ansa Corrado Marella che con i suoi 9mila negativi scattati tra gli anni '6o-'7o ripercorre la cronaca cittadina, dalla tromba d'aria a S.Elena, all'inizio del movimento studentesco del '68 fino alle alte maree eccezionali di quell'epoca. Tutto ad Arles. Perch nessuno qui a Venezia lo vuole questo archivio ribadisce. Sono sfumati nel nulla i lunghi anni di tentativi di accordo con i Musei Civici veneziani, ai quali tempo fa avrei ceduto tutto gratuitamente solo in cambio di uno spazio adeguato e della possibilit da parte del pubblico di poter consultare e utilizzare l'archivio. Naufragata anche una chance nata con la Fondazione Venezia. Prendo atto che qui per me non c' pi spazio. Proprio io che conservo un profondo senso di Venezia. Di cui conosco l'umidit e ogni pietra. Dove la mia famiglia, di origini turche, arrivata nel 160o. Me ne vado per salvare questo umile lavoro di documentarista. Per poterlo rendere accessibile a tutti. Perch per me non solo un archivio, ma un vero e proprio progetto culturale e di memoria.



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