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L'agenda dei cittadini
Stefano Rodot
DOMENICA, 24 FEBBRAIO 2013 LA REPUBBLICA - COMMENTI



In una campagna elettorale quasi completamente appaltata alla scienza triste (leconomia, cos definita da Thomas Carlyle), e percorsa da agende talora improponibili, si in questi giorni concretamente manifestata unaltra proposta programmatica, segno tangibile di una societ vitale, capace di indicare con precisione e rigore i modi per affrontare questioni che altrimenti rischiano di rimanere sullo sfondo. Quel che va segnalato, tuttavia, non soltanto lesistenza di molte proposte, ma il modo in cui sono state elaborate.

Migliaia di persone, centinaia di associazioni si sono impegnate nella preparazione di specifiche proposte di legge, intorno alle quali sono state poi sollecitate lattenzione e la partecipazione dei cittadini. Pi di cinquantamila firme accompagnano una proposta di legge diniziativa popolare sul reddito minimo garantito, pi di un milione di firme sono state gi raccolte in Europa perch laccesso allacqua sia riconosciuto come diritto fondamentale della persona.

Non siamo di fronte allimprovvisa emersione di una cittadinanza attiva. Scopriamo piuttosto che non scomparso quel risveglio della societ suscitato, tra la fine del 2010 e la prima parte del 2011, da grandi manifestazioni pubbliche che hanno creato le condizioni propizie ai successi della sinistra nelle elezioni amministrative della primavera del 2011 e al risultato strepitoso del referendum del giugno di quellanno, quando ventisette milioni di persone dissero no al profitto nella gestione dei servizi idrici. Quello spirito ancora vitale. Ignorato dalle forze politiche ufficiali, produce nuovi frutti e si rivolge fiduciosamente al nuovo Parlamento, mettendo a sua disposizione disegni di legge definiti in ogni dettaglio, che possono essere immediatamente presentati e che possono alimentare discussioni diverse da quelle monocordi e approssimative che ci hanno afflitto negli ultimi anni.

Lo spettro delle proposte largo, come lo il mondo dal quale provengono. Non hanno la pretesa della completezza, ma identificano temi ineludibili quando si vogliono affrontare le grandi questioni che abbiamo di fronte. Non nascono da un lavoro coordinato, ma dalloperosa iniziativa di molte reti informali che hanno via via trovato punti di convergenza. Presentate in una conferenza stampa, hanno rivelato un grado sorprendente di coerenza, che nasce dalla consapevolezza che stiamo vivendo un mutamento strutturale profondo, che esige un rinnovamento altrettanto profondo delle categorie politiche e giuridiche. Ed importante sottolineare che questo lavoro stato possibile grazie ad una collaborazione stretta tra studiosi e movimenti, che hanno riaperto lindispensabile canale di comunicazione tra politica e cultura.

Si manifestano cos i nessi nuovi tra lavoro e vita, tra diritti delle persone e beni che li rendono effettivi. Si scopre la dimensione del comune, che obbliga a ripensare il rapporto tra pubblico e privato. Si guarda a Internet non solo come a una opportunit tecnologica.

Non un caso che il tema ormai drammatico del lavoro sia affrontato dal punto di vista del reddito minimo garantito. Di questo si parla in modo assai fumoso in alcune tra le agende in circolazione. Ora disponibile una proposta di legge realistica, attenta ai dettagli, frutto di un lavoro che ha coinvolto 170 associazioni e che stato coordinato dal Bin Italia (
Basic economic network).

Vale la pena di aggiungere che lItalia, in questa come in troppe altre materie, inadempiente rispetto ad una direttiva europea del 1992, che prevedeva appunto che i paesi dellUnione si dotassero di meccanismi idonei ad offrire garanzie a chi si trovi in situazioni di disoccupazione o di estrema precariet. Un principio, questo, ribadito dallarticolo 34 della Carta europea dei diritti fondamentali, dove si parla della necessit di garantire una esistenza dignitosa. Ce lo chiede lEuropa, dunque. Una espressione, questa, che assume forza normativa quando si tratta di vincoli economici, ma che viene del tutto ignorata quando si tratta di diritti. Si sta consolidando una vera schizofrenia istituzionale, che fa crescere uno spread di civilt che ormai affligge il nostro paese.
Sono proprio i diritti il cuore delle proposte appena illustrate. E dalla loro considerazione si muove per individuare i beni necessari perch lesistenza, nel suo complesso, sia davvero dignitosa. Lesistenza materiale ci porta allacqua, alluso non predatorio del territorio, alla tutela del paesaggio; la costruzione libera della personalit evoca la conoscenza. Si stabilisce cos una connessione profonda tra la condizione umana e i diritti fondamentali, che poi un tratto essenziale della stessa democrazia. Il diritto allesistenza libera e dignitosa tutto questo. Reddito, certamente. Ma, insieme e talora soprattutto, condizioni del vivere, dove limmateriale d il tono a tutto il resto, determina la qualit stessa della vita.
Si d cos la giusta prospettiva ad una elaborazione che deve uscire dalle strettoie del breve periodo, dalle grettezze culturali. Ma non si perde la concretezza. Per la ricostruzione complessiva del sistema della propriet articolato intorno a pubblico, privato, comune disponibile un disegno di legge preparato da una Commissione ministeriale, gi presentato senza fortuna al Senato nella passata legislatura, ma che ha dato lavvio a nuove pratiche sociali nelluso dei beni. E sempre al Senato era presente la proposta di affrontare la questione del rapporto tra diritti e nuove tecnologie, integrando larticolo 21 della Costituzione con le parole tutti hanno eguale diritto di accedere alla rete Internet, in condizioni di parit, con modalit tecnologicamente adeguate e che rimuovano ogni ostacolo di ordine economico e sociale, ponendo cos la premessa per regolare la conoscenza in rete come bene comune. Una linea, questa, gi seguita da molti Paesi e adottata in diversi documenti internazionali. A queste si aggiunge unaltra proposta analitica sul testamento biologico, che consentirebbe di affrontare un tema eticamente sensibile al riparo da furori ideologici e sgrammaticature giuridiche. Inoltre, subito dopo il voto verr diffusa una ipotesi di nuova disciplina delliniziativa legislativa popolare, che prevede lobbligo delle Camere di prendere in considerazione le proposte dei cittadini, consentendo a rappresentanti dei firmatari di essere presenti ai lavori nelle commissioni parlamentari.
Volendo azzardare una battuta, o dare un suggerimento, si potrebbe dire che i futuri parlamentari dispongono gi di una dote programmatica, o di un pacchetto di proposte chiavi in mano, da sfruttare immediatamente. E infatti i promotori delliniziativa, simbolicamente riuniti nel Teatro Valle occupato, hanno deciso di inviare per posta elettronica ai nuovi eletti tutti i documenti disponibili.
Ma avvenuto qualcosa di pi. Non vi stato solo il sommarsi di iniziative diverse. Si sono poste le premesse per continuare un lavoro comune di elaborazione che possa colmare molti vuoti aperti dalla crisi della rappresentanza e dalla perdita di legittimazione derivante dal fatto che stiamo andando a votare con una legge la cui incostituzionalit era stata segnalata dai giudici della Consulta senza che i parlamentari seguissero una indicazione cos importante. Sta nascendo una rete delle reti, una struttura sociale capace non solo di produrre proposte, ma di scoprire le strade che possono renderle effettive



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