LEGGI
BENI IN PERICOLO
INTERVENTI E RECENSIONI
RASSEGNA STAMPA
COMUNICATI DELLE ASSOCIAZIONI
EVENTI
BIBLIOGRAFIA
STORIA e FORMAZIONE del CODICE DEI BENI CULTURALI E DEL PAESAGGIO
LINK
CHI SIAMO: REDAZIONE DI PATRIMONIOSOS
BACHECA DELLE TESI
per ricevere aggiornamenti sul sito inserisci il tuo indirizzo e-mail
patrimonio sos
in difesa dei beni culturali e ambientali

stampa Versione stampabile

Beni Ambientali. Legittimit diniego parco eolico per incompatibilit con il vincolo paesistico.

22 Febbraio 2013 Beni Ambientali - Consiglio di Stato

Consiglio di Stato, Sez. VI, n. 220, del 15 gennaio 2013
Beni Ambientali. Legittimit diniego parco eolico per incompatibilit con il vincolo paesistico.

E legittimo il diniego per incompatibilit con il vincolo paesistico, di autorizzazione alla realizzazione di un parco eolico, allesito di un procedimento svoltosi prima in conferenza di servizi e poi, ai sensi del combinato disposto dellart. 12 d.lgs. 387/2003, e dellart. 14-quater, comma 3, della l. 241/1990, con la deliberazione del Consiglio dei ministri. Infatti, da un punto di vista paesaggistico limpatto del parco eolico, pur a seguito della riduzione a diciannove del numero degli aerogeneratori, sia comunque notevole e che, anche avuto riguardo alla necessit di realizzare, per ogni generatore, un plinto in calcestruzzo armato emergente fuori terra per una superficie di sedici metri quadrati e una piazzola antistante, le opere risultano visibili e di impatto panoramico negativo. Inoltre la Soprintendenza, prima di concludere che le opere in progetto comprometterebbero in modo irreversibile unampia area omogenea ed integra sotto il profilo paesaggistico, valuta la negativa incidenza delle consistenti opere infrastrutturali, quali soprattutto le strade necessarie al passaggio dei mezzi pesanti e la sottostazione Enel con cabina di trasformazione, che a sua volta necessita di unampia area in piano a servizio, la cui realizzazione si rivela ulteriormente sacrificativa dellassetto morfologico dei luoghi. (Segnalazione e massima a cura di F. Albanese)



N. 00220/2013REG.PROV.COLL.

N. 07646/2012 REG.RIC.

N. 07866/2012 REG.RIC.



REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Consiglio di Stato

in sede giurisdizionale (Sezione Sesta)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

ex artt. 38 e 60 Cod. proc. amm.
sul ricorso numero di registro generale 7646 del 2012, proposto da:
Presidenza del Consiglio dei Ministri e Ministero per i beni e le attivit culturali, in persona dei rispettivi rappresentanti legali, rappresentati e difesi per legge dall'Avvocatura generale dello Stato, presso i cui uffici domiciliano in Roma, via dei Portoghesi, 12;

contro

Garessio Viola Eolica s.r.l., in persona del legale rappresentante, rappresentata e difesa dagli avvocati Simona Viola, Mario Bucello e Giovanni Battista Conte, con domicilio eletto presso Giovanni Battista Conte in Roma, via E.Q. Visconti, 99;
Regione Piemonte, Provincia di Cuneo;



sul ricorso numero di registro generale 7866 del 2012, proposto da:
Regione Piemonte, in persona del presidente della Giunta regionale, rappresentata e difesa dagli avvocati Eugenia Salsotto e Massimo Colarizi, con domicilio eletto presso Massimo Colarizi in Roma, via Panama, 12;

contro

Garessio Viola Eolica s.r.l., in persona del legale rappresentante, rappresentata e difesa dagli avvocati Mario Bucello, Giovanni Battista Conte e Simona Viola, con domicilio eletto presso Giovanni Battista Conte in Roma, via E.Q.Visconti, 99;

nei confronti di

Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero per i beni e le attivit culturali, in persona dei rispettivi rappresentanti legali, rappresentati e difesi per legge dall'Avvocatura generale dello Stato, presso i cui uffici domiciliano in Roma, via dei Portoghesi, 12; Provincia di Cuneo;

per la riforma

in entrambi i ricorsi:

della sentenza del T.a.r. Piemonte - Torino: Sezione I n. 952/2012, resa tra le parti, concernente la determinazione negativa sulla autorizzazione in merito alla realizzazione di un impianto eolico in localit Prato rotondo

quanto al ricorso n. 7866 del 2012:

della sentenza del T.a.r. Piemonte - Torino: Sezione I n. 952/2012, resa tra le parti, concernente determinazione negativa in merito alla realizzazione di un impianto eolico in localit Prato Rotondo



Visti i ricorsi e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio della Garessio Viola Eolica s.r.l., della Presidenza del Consiglio dei Ministri e del Ministero per i beni e le attivit culturali;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 4 dicembre 2012 il consigliere di Stato Giulio Castriota Scanderbeg e uditi per le parti gli avvocati Viola, Colarizi, Salsotto e lavvocato dello Stato Aiello;

Sentite le stesse parti ai sensi dell'art. 60 Cod. proc. amm.;



1.- La Presidenza del Consiglio dei ministri e la Regione Piemonte impugnano con distinti appelli la sentenza del Tribunale amministrativo regionale del Piemonte 27 luglio 2012, n. 952 che ha accolto i ricorsi e i motivi aggiunti proposti dalla Garessio Viola Eolica s.r.l. avverso gli atti, meglio descritti nellepigrafe della sentenza impugnata, sostanzialmente ostativi al rilascio in favore della ricorrente di primo grado dellautorizzazione alla realizzazione di un parco eolico da insediare in localit Prato Rotondo, nelle aree montane dei comuni piemontesi di Garessio, Viola e Pamparato (CN).

Le appellanti Presidenza del Consiglio dei ministri e Regione Piemonte lamentano lerroneit della gravata sentenza che, assumendo la carenza della motivazione degli atti impugnati e lillegittimit degli stessi per erronea interpretazione della disciplina paesaggistica dellarea, ha annullato tali atti di diniego di autorizzazione alla realizzazione dellimpianto, allesito di un procedimento svoltosi dapprima in conferenza di servizi e poi - ai sensi del combinato disposto dellart. 12 d.lgs. 29 dicembre 2003, n. 387 e dellart. 14-quater, comma 3, della l. 7 agosto 1990, n. 241 - con la deliberazione del Consiglio dei ministri del 9 febbraio 2011 (negativa riguardo allassentibilit del progetto di parco eolico presentato dalla Garessio Viola Eolica s.r.l.) e con il pedissequo provvedimento negativo del 21 giugno 2011 assunto, quale autorit procedente, dalla Provincia di Cuneo.

Le Amministrazioni appellanti contestano la sentenza e deducono la legittimit degli atti in primo grado impugnati, assunti al massimo livello di governo degli interessi pubblici coinvolti, evidenziando il corretto esercizio dei poteri di tutela del territorio e di salvaguardia dellinteresse paesaggistico da parte delle autorit, sia periferiche sia governative, preposte alla tutela del preminente bene del paesaggio, e affermano che ampiamente motivato e ragionevole il giudizio di incompatibilit del progetto presentato dalloriginaria ricorrente con le previsioni di tutela e quelle del Piano paesaggistico regionale (avuto riguardo, in particolare, allart. 13 delle Norme tecniche di attuazione).

Si costituita in entrambi i giudizi la societ appellata per resistere ai ricorsi e per chiederne la reiezione.

Allodierna udienza camerale, fissata per la decisione sullistanza di sospensione dellesecutivit della sentenza impugnata, i ricorsi sono stati trattenuti per la decisione che, previo avviso ai difensori, viene resa in forma di sentenza semplificata ai sensi dellart. 60 Cod.proc.amm..

2.- Ritiene preliminarmente il Collegio che i ricorsi in appello in esame, da riunire in quanto proposti avverso la stessa sentenza (art.96 Cod. proc. amm.), possono essere definiti con sentenza resa in forma semplificata, stante la manifesta fondatezza delle censure proposte in via principale dalla Presidenza del Consiglio e dalla Regione Piemonte.

Va rilevato che la interessata Garessio Viola Eolica s.r.l. ha impugnato con successo, in primo grado, sia gli atti di base ostativi della Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici per le province di Torino, Asti, Cuneo, Biella e Vercelli (in data 5 ottobre 2010 e 24 gennaio 2011) che della Regione Piemonte (in data 6 ottobre 2010); la valutazione negativa di compatibilit ambientale della Provincia di Cuneo in data 21 giugno 2011; la deliberazione del Consiglio di Ministri del 9 febbraio 2011 che conclude negativamente il procedimento dellart. 14-quater, comma 3, l. n. 241 del 1990.

Nel merito dellappello, va qui ricordato ai fini della collocazione nel giusto quadro procedimentale, che quello in concreto seguito nella vicenda che qui occupa - che la semplificata e concentrata disciplina procedimentale ad hocper lautorizzazione unica regionale per la realizzazione di impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili definita dallart. 12 del d.lgs. 29 dicembre 2003, n. 387 (Attuazione della direttiva 2001/77/CE relativa alla promozione dell'energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell'elettricit), che comma 3 - individua nella conferenza di servizi (detta decisoria) il modulo procedimentale ordinario essenziale alla formazione del successivo titolo abilitativo funzionale alla costruzione e allesercizio di tali impianti.. Ai sensi di questo stesso comma 3, lautorizzazione va rilasciata nel rispetto delle normative vigenti in materia di tutela dell'ambiente, di tutela del paesaggio e del patrimonio storico-artistico; e ai sensi del comma 4 a questo procedimento trovano applicazione, per quanto non diversamente previsto, le disposizioni generali sul procedimento amministrativo di cui alla l. 7 agosto 1990, n. 241.

Per quanto riguarda i lavori della conferenza di servizi, ai sensi della stessa l. n. 241 del 1990, lautorit procedente cui spetta liniziativa di indire la conferenza di servizi, assume la determinazione conclusiva tenendo conto delle posizioni prevalenti espresse in sede di conferenza (art. 14-ter,comma 6-bis)).

Tanto per non si verifica, come appunto avvenuto nel caso di specie (procedente la Provincia di Cuneo), ove in sede di conferenza sia espresso il dissenso da parte di un'amministrazione preposta alla tutela ambientale, paesaggistico-territoriale, del patrimonio storico-artistico o alla tutela della salute e della pubblica incolumit. In tal caso leventuale superamento del dissenso deve avvenire seguendo le specifiche vie procedimentali appositamente stabilite dallart. 14-quater (cfr. Cons. giust. amm. sic., 11 aprile 2008, n. 295; Cons. Stato, VI, 22 febbraio 2010, n. 1020; 23 febbraio 2011, n. 1132; 23 maggio 2012, n. 3039): il che dalla legge (art. 14-quater, comma 3) previsto in attuazione e nel rispetto del principio di leale collaborazione e dell'articolo 120 della Costituzione.

Perci, ove lamministrazione procedente intenda perseguire il superamento di un tale dissenso, il Consiglio dei ministri chiamato a pronunciarsi o sulleventuale intesa (in attuazione del principio procedimentale di leale collaborazione) con la Regione o le amministrazioni locali interessate, ove i diversi interessi evidenziati trovino una sintesi; ovvero in ultimo come nel presente caso -, scaduto il termine per leventuale intesa, attraverso una sua propria deliberazione, che comporta la decisione definitiva.

Ci rammentato circa lo schema procedimentale complessivo, va anzitutto evidenziato che, in virt della richiamata, consolidata giurisprudenza, la tesi della societ ricorrente in primo grado per cui in tema di questa autorizzazione unica non si applicherebbe lart. 14-quater non ha fondamento, stante anche lespresso richiamo allo strumento della conferenza di servizi nella sua disciplina unitariamente intesa contenuto nell art. 12 del d.lgs. n. 387 del 2003. Correttamente ha dunque agito lAmministrazione seguendo quel percorso.

poi anzitutto il caso di rimarcare che nella specie linteresse paesaggistico in rilievo assume una connotazione bisognevole di tutela per effetto di vincoli specifici, che derivano in particolare: a) dal decreto ministeriale 1 agosto 1985 che aveva dichiarato larea di notevole interesse pubblico; b) dai vincoli ex lege propri delle aree boscate e delle aree di montagna oggi previsti allart. 142, lettere d) e g) del d.lgs. 22 gennaio 2004, n.42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio); c) dalla presenza in loco del castello di Casotto (dapprima sede dei Certosini, poi residenza dei Savoia), il cui valore architettonico unitamente al contesto naturale in cui inserito costituiscono un insieme di riconosciuto, notevole valore paesaggistico.

Si debbono a questo punto esaminare partitamente gli oggetti di impugnazione, accolti dal primo giudice e contestati con gli appelli

a) Prima di passare allesame delle questioni incentrate sullart. 14-quater, comma 3 (vale a dire, investenti la deliberazione del Consiglio di Ministri), che forma oggetto precipuo dellaccoglimento del ricorso di primo grado n. 488/2011 da parte dellappellata sentenza, occorre esaminare la medesima nella parte in cui accoglie quel ricorso n. 1514/10, contro gli atti negativi di base della Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici per le province di Torino, Asti, Cuneo, Biella e Vercelli e della Regione Piemonte.

La sentenza, considera il Collegio, erronea nella parte in cui, circa quel ricorso n. 1514/10, assume lillegittimit degli atti negativi di base, vale a dire gli atti della Soprintendenza 5 ottobre 2010 e 24 gennaio 2011 e della Regione Piemonte 6 ottobre 2010, precipuamente per essersi appuntati sulle previsioni del Piano paesaggistico regionale del Piemonte (adottato, ai sensi della l.r. 5 dicembre 1977, n. 56, con delibera di Giunta regionale 4 agosto 2009, n. 53-11975) e comunque per non aver ponderato, o bilanciato, linteresse alla tutela del paesaggio con linteresse alla realizzazione degli impianti in questione, anche in relazione alla programmazione energetica regionale.

Gli assunti recepiti dalla sentenza sono erronei sotto diversi profili.

Anzitutto, come si torner qui a precisare, nessuna previsione dellart. 12 d.lgs. n. 387 del 2003 o dellart. 14-quater, comma 1, l. n. 241 del 1990 vale a dire, di un dispositivo che di semplificazione procedimentale - trasforma quello che e deve essere un giudizio di ordine tecnico, che compete con i rispettivi atti (o manifestazioni in conferenza di servizi) alle amministrazioni preposte alla tutela ambientale [] paesaggistico-territoriale, del patrimonio storico-artistico o alla tutela della salute e della pubblica incolumit, in un giudizio di discrezionalit amministrativa, con il quale si debba pretermettere la cura del rispettivo interesse per autolimitarlo in via discrezionale in favore dellinteresse in ipotesi configgente. Ciascuna di queste amministrazioni, invece, ha il dovere di curare tecnicamente il suo interesse istituzionale e di sottoporre questa cura al confronto dialettico, vagliando cos se gli assunti che le stanno a base sono senzaltro corretti o possono corretti e modificati pur senza venir meno alla cura di quel medesimo interesse pubblico.

Un tale quadro normativo si incentra sulla concentrazione procedimentale in ragione del confronto richiesto dallapprovvigionamento energetico mediante tecnologie che non immettano in atmosfera sostanze nocive, e sul valore aggiunto intrinseco allo stesso confronto dialettico delle amministrazioni interessate. Dal valore aggiunto dato da questo confronto, favorito e accelerato dalla contestualit della conferenza, possono emergere utilit necessarie alla pi sollecita e comunque pi approfondita valutazione di quanto di rispettiva competenza. Attraverso questa favorita valutazione, ove gli ostacoli si dimostrino inconsistenti, vengono meno gli impedimenti alla realizzazione degli impianti. Ma per ci che riguarda la valutazione sostanziale da parte delle amministrazioni da riunire in conferenza, lo stesso art. 12, comma 3, a sottolineare come ricordato che lautorizzazione va rilasciata nel rispetto delle normative vigenti in materia di tutela dell'ambiente, di tutela del paesaggio e del patrimonio storico-artistico.

In secondo luogo, lassunto recepito dalla gravata sentenza appare erroneo per erronea interpretazione delle Norme di attuazione del detto Piano paesistico regionale.

Di queste, la prescrizione dellart. 13 (Aree di montagna), comma 9, riguarda un vincolo di in edificabilit (Nelle aree di montagna sono vietati interventi di nuova edificazione o sistemazione del terreno ricadenti in un intorno di 50 m per lato dai sistemi di vette e crinali montani e pedemontani individuato nella Tavola P4, fatti salvi gli interventi strettamente necessari per la difesa del suolo e la protezione civile) che da parte della societ interessata si assume non riferibile agli interventi per la produzione e la distribuzione di energia.

Rileva qui il Collegio che la questione se la previsione di una tale inedificabilit assoluta che in s in linea con la possibilit che un piano paesaggistico possa introdurre ulteriori vincoli paesaggistici, detti del terzo genere (art. 134, comma 1, lett. c) d.lgs. n. 42 del 2004; cfr. Cons. Stato, VI, 3 marzo 2011, n. 1366) rispetto a quelli amministrativi e legali - sia in s ostativa anche agli impianti eolici appare nel caso presente corretta posto che la suaratio (tutela del paesaggio) facilmente conduce, per la finalit della norma, allassimilazione di questi impianti alle costruzioni vere e proprie, dato che si verte di impatto visivo e non essendo quello delle torri eoliche inferiore a quello ordinario dei manufatti. comunque qui il caso di rilevare che questa assimilazione, poi, per sua natura esclude ogni discriminazione rispetto ad altri manufatti: il che toglie qualsiasi assimilabilit con i divieti generalizzati di soli impianti eolici indebitamente altrove previsti a livello regionale, quali evocati dalle ultime memorie dellimpresa.

Ma anche indipendentemente da ogni considerazione del genere sulla ricomprensione delle torri eoliche e relative opere in quei concetti di nuova edificazione o di sistemazione del terreno, sta nella specie di fatto che, prima ancora, appare risolutivo il precedente comma 8, lett. b), che prescrive che questi impianti debbano in ogni caso garantire il rispetto dei fattori caratterizzanti la componente montagna quali crinali e vette di elevato valore scenico e panoramico.

Va qui considerato, diversamente dalla valutazione del primo giudice, che questa una prescrizione non speciale, n senzaltro legittimante detti impianti (tale cio per cui questi, se non espressamente vietati, sarebbero comunque da ammettere e indipendentemente dallesito negativo di un giudizio di compatibilit paesaggistica). Una tale interpretazione, invero, negherebbe alla radice gli effetti del vincolo e in ultimo lo stesso giudizio di compatibilit in concreto, senza che ci sia consentito dalla legge. Del resto, al giurisprudenza di questo Consiglio di Stato gi da tempo ha messo in luce che il piano paesistico [] non pu mai derogare, [] per categorie di opere, alla necessit dellautorizzazione, perch la valutazione di compatibilit che presiede allautorizzazione costituisce leffetto legale tipico del vincolo, ed escluderla significherebbe derogare al vincolo stesso affrancandone ambiti o interventi: cosa questa che solo la legge statale pu fare. [] Pertanto [] il piano deve anzitutto [] individuare, in negativo, gli interventi che, per la loro inconciliabilit con il contesto, si pongono in posizione di incompatibilit assoluta con i valori salvaguardati dal vincolo: per questi il piano introduce un regime di immodificabilit per determinate zone, o per categorie di opere che sono reputate comunque incompatibili con i valori protetti, e dunque non sono realizzabili: per queste [] il giudizio di incompatibilit viene effettuato una volta per tutte, s che poi non pu esservi pi nemmeno luogo allautorizzazione. [] Invece, per le restanti zone, come per le restanti opere, dove non essendovi ragione di introdurre questa presunzione di incompatibilit la compatibilit continua a dover essere valutata in concreto, rimane necessario per leffetto proprio del vincolo il giudizio tecnico-discrezionale rispetto alla conservazione dei valori espressi da quelle localit, da compiersi con la singola autorizzazione [](Cons. Stato, II, n. 548/98 del 20 maggio 1998).

Piuttosto va considerato che come non vietato a un piano paesaggistico la previsione in questione patentemente riassuntiva, e dunque giuridicamente ripetitiva, del concetto di valutazione concreta di compatibilit paesaggistica. A questa solo aggiunge alcune ipotesi di presunzione di incompatibilit (es. quando c contrasto conla programmazione settoriale di livello provinciale o regionale, ove vigente, o con gli indirizzi approvati dalla Giunta regionale).

Il relativo apprezzamento di incompatibilit, qui fatto dalla Soprintendenza e dalla Regione, rientra nellinsindacabile discrezionalit tecnica di quelle amministrazioni. Questo apprezzamento (che per le ragioni sostanziali che qui si ripetono non comporta affatto il dovere di un bilanciamento tra linteresse paesaggistico e gli altri interessi concorrenti) risulta non irragionevolmente o incongruamente svolto da entrambe, Soprintendenza e Regione Piemonte. Di quellapprezzamento, in sede di giudizio di rispettiva competenza di base, hanno fatto corretto uso le due amministrazioni, anche perch non comunque irragionevole considerare che linedificabilit assoluta che, per difesa del paesaggio, colpisce a norma di Piano paesaggistico gli edifici, non sia comunque un parametro incongruo per apprezzare in concreto negativamente limpatto sul medesimo paesaggio di torri eoliche, la cui visibilit non certo minore di quella di veri e propri manufatti edili.

Del resto, dagli atti negativi di base impugnati vengono anche additate ragioni sostanziali di impatto sul paesaggio.

Gi nel parere negativo del 3 dicembre 2007 la Soprintendenza per i beni architettonici e per il paesaggio del Piemonte, dopo aver esaminato lintervento programmato nella sua effettiva consistenza (anche in relazione alle connesse opere infrastrutturali), rileva che i generatori eolici per le loro dimensioni, quantit e posizione risultano parzialmente visibili anche dal castello di Casotto e dalla Correria, beni di particolare interesse storico, artistico e architettonico, tutelati ai sensi della parte II del d.lgs n. 42 del 2004, su cui la Regione Piemonte in collaborazione con la Soprintendenza scrivente ha elaborato di recente un progetto di restauro e recupero funzionale recupero. In altra parte dello stesso parere si osserva come da un punto di vista paesaggistico limpatto del parco eolico, pur a seguito della riduzione a diciannove del numero degli aerogeneratori, sia comunque notevole e che, anche avuto riguardo alla necessit di realizzare, per ogni generatore, un plinto in calcestruzzo armato emergente fuori terra per una superficie di sedici metri quadrati e una piazzola antistante, le opere risultano visibili e di impatto panoramico negativo anche dalla vetta del Bric Mindino. Inoltre la Soprintendenza, prima di concludere che le opere in progetto comprometterebbero in modo irreversibile unampia area omogenea ed integra sotto il profilo paesaggistico, valuta la negativa incidenza delle consistenti opere infrastrutturali, quali soprattutto le strade necessarie al passaggio dei mezzi pesanti e la sottostazione enel con cabina di trasformazione, che a sua volta necessita di unampia area in piano a servizio, la cui realizzazione si rivela ulteriormente sacrificativa dellassetto morfologico dei luoghi. Analoghe considerazioni negative la Soprintendenza ha espresso nei pareri del 21 gennaio 2010 e del 5 ottobre 2010 in occasione della terza e della quarta conferenza di servizi convocate dalla Provincia di Cuneo a seguito della necessit di acquisire nuovi elementi conoscitivi ed approfondimenti istruttori e, da ultimo nella nota del 24 gennaio 2011 n.1466, con la quale a conferma dei precedenti pareri negativi, ribadisce la contrariet dellintervento con le esigenze di tutela di un sito di elevata naturalit, variet ed estensione di vegetazione, con la presenza di alte vette, componenti tutte di un paesaggio di notevole qualit di interesse pubblico.

Anche la Regione Piemonte ha chiaramente evidenziato la contrariet al progetto, come si desume in particolare dai contenuti del parere del 25 gennaio 2010 e del 6 ottobre 2010, in cui motivava la contrariet allintervento, pur dopo le modifiche progettuali in quanto il progetto in questione da una parte risolve il problema della intervisibilit prevedendo leliminazione delle torri originariamente collocate sulle pendici del Monte Mindino e visibili dal Castello Reale di Casotto, della Cerosa e della cosiddetta Correri, ma per la quasi totalit delle restanti dodici torri contrasta con quanto previsto dal Piano paesaggistico della Regione Piemonte adottato con DGR n.53-11975 del 4/8/2009, che allart. 13 per quanto riguarda gli aspetti prescrittivi delle aree montane afferma che sono vietati interventi di nuova edificazione o di sistemazione del terreno ricadenti in un intorno di 50 metri dai sistemi di vette e crinali montani e pedemontani individuati dalla TAV.P4 del Piano.

Quanto test richiamato non poi negato dalle linee guida nazionali del sopravvenuto d.m. 10 settembre 2010, di cui allart. 12, comma 10, d.lgs. 29 dicembre 2003, n. 387, che piuttosto sono funzionali al rispetto delle normative vigenti in materia di tutela dell'ambiente, di tutela del paesaggio e del patrimonio storico-artistico, di cui al comma 3: e che possono riguardare - Allegato 3 (paragrafo 17) lindividuazione di aree non idonee a siffatti impianti, ma che non eliminano affatto per tutte le restanti lordinario giudizio di compatibilit paesaggistica in quanto vincolate.

Quanto infine alle ripetute evocazioni, da parte della gravata sentenza, di atti di programmazione o pianificazione energetica, appena il caso di rilevare che si tratta di richiami inidonei a incidere sulla tutela degli interessi sensibili dellart. 14-quater, comma 1 (anche in ragione del rammentato dovere legale, ex art. 12 d.lgs. n. 387 del 2003, di assicurare il rispetto delle normative vigenti in materia di tutela dell'ambiente, di tutela del paesaggio e del patrimonio storico-artistico) e che dunque qui non restringono n menomano lintegrit del giudizio di compatibilit paesaggistica. Diversamente opinare, del resto, sarebbe come assumere che un piano di sviluppo industriale ha di tali effetti circa un vincolo paesaggistico: del che evidente lirragionevolezza. Perci il richiamo contenuto nel rammentato comma 8, lett. b) ha la sola funzione di limite negativo, vale a dire di irrimediabile impedimento alla legittimazione paesaggistica qualora si tratti di un intervento non previsto dalla programmazione settoriale di livello regionale o provinciale.

Erroneo dunque quanto ritenuto dal primo giudice circa quel ricorso n. 1514/10 e, per conseguenza, anche circa quel ricorso n. 1041/2011 sul giudizio negativo di compatibilit ambientale da parte dellUfficio V.I.A. della Provincia di Cuneo del 21 giugno 2011, che concludeva negativamente sulla base dellatto negativo 5 ottobre 2010 della Soprintendenza.

b) - Si deve cos passare al tratto procedimentale regolato dallart. 14-quater, comma 3, l. n. 241 del 1990. Si pone a questo punto in riferimento allaccoglimento, da parte del primo giudice, di quel ricorso n. 488/2011 - il tema delloggetto e della motivazione della deliberazione del Consiglio dei Ministri nel caso in cui lintesa non sia stata raggiunta.

Vale a questo proposito rammentare in via generale che il meccanismo delineato allart. 14-quater della legge n. 241 del 1990 (recante la disciplina degli effetti del dissenso espresso nella conferenza di servizi) funzionale, in una logica semplificatoria e di superamento dellarresto procedimentale conseguente al dissenso qualificato manifestato in conferenza di servizi da unamministrazione preposta alla tutela di un bene giuridico sensibile, al coinvolgimento ad altra, pi alta e ben diversa istanza: cio il Consiglio dei Ministri. Come la Sezione ha avuto modo di sottolineare,in tal modo, come evidenziato dalla dottrina, la decisione devoluta ad un altro e superiore livello di governo e con altre modalit procedimentali. Leffetto di un tale dissenso qualificato espresso a tutela di un interesse sensibile (cio di particolare eco generale, di incidenza non riparabile o facilmente riparabile, e per di pi qui riferito a un valore costituzionale primario) dunque di spogliare in toto la conferenza di servizi della capacit di ulteriormente procedere o meglio, di spogliare in termini assoluti lamministrazione procedente della sua competenza a procedere e sulla base del modulo della conferenza di servizi e di rendere senzaltro dovuta, ove lamministrazione procedente stessa intenda perseguire il superamento del dissenso, la sua rimessione degli atti a diversa autorit, vale a dire al menzionato livello, a differenza del precedente impegnativo di responsabilit di ordine costituzionale. In questi casi dunque la manifestazione del dissenso qualificato in conferenza di servizi provoca senzaltro la sostituzione della formula e del livello del confronto degli interessi, fa cessare il titolo dellamministrazione procedente a trattare nella sostanza il procedimento salvo, in conformit al dissenso, rinunciare essa stessa allo sviluppo procedimentale e disporre negativamente sulliniziativa che gli ha dato origine (Cons. Stato, VI, n. 3039 del 2012, cit.).

Si impongono, a questo riguardo, alcune considerazioni generali.

La questione infatti va posta in relazione allatto di dissenso qualificato a suo tempo manifestato nella conferenza di servizi, dissenso che la legge stessa vuole congruamente motivato (comma 1), ovvero motivato (comma 3).

Su queste basi, appare anzitutto evidente che, ove la deliberazione del Consiglio dei Ministri contrasti, anche in parte, latto di dissenso qualificato, deve fondarsi su una motivazione evidentemente divergente rispetto a quella, che dia adeguato e congruo conto delle ragioni specifiche per cui gli elementi del giudizio di compatibilit assunti dallamministrazione dissenziente vanno, in quel concreto caso, diversamente valutati. Si tratta, il caso di sottolineare, di una valutazione che non pu disapplicare i parametri del giudizio tecnico (ad es. il vincolo, che non pu per loccasione essere messo nel nulla), che perci non pu prescindere dalla medesima natura tecnica di quella di base confutata; ma che nemmeno si esaurisce in un giudizio tecnico com per latto di base, perch comporta in ragione dellorgano costituzionale chiamato alla decisione e della sua funzione di massima sintesi amministrativa ladozione, in deroga a quel dissenso, di un apprezzamento che, nei termini che si diranno, di alta amministrazione (per quanto debba tenere in considerazione, in questa sua comparazione di interessi, lincidenza concreta sul principio fondamentale di tutela del paesaggio da parte della Repubblica, posto dallart. 9 della Costituzione). La deliberazione sulla questione da parte del Consiglio dei Ministri sintetizza cio non un procedimento di riesame del dissenso qualificato, che resta comunque legittimamente (v. supra) espresso, ma uneventuale e dominante riconsiderazione dei suoi effetti, che possono essere cos impediti. In questo si realizza una manifestazione di potere governativo riferibile, se del caso, a quello sostitutivo ordinario e al rammentato art. 120 Cost..

Ove invece la deliberazione del Consiglio dei Ministri (come nel caso presente) non contrasti latto di dissenso qualificato, non v ragione di una particolare esternazione di ragioni ulteriori di una decisione che, a sufficienza, intenda essere conforme a quel dissenso legittimamente espresso e che voglia lasciar permanere intatto negli effetti.

Quel dissenso, va sottolineato, non era un semplice, vero e proprio parere (cio un atto consultivo), ma un giudizio che di suo, fuori dello schema procedimentale della conferenza di servizi, sarebbe stato comunque ostativo allapprovazione del progetto. La sua contestualizzazione nella conferenza causava, prima di chiudere definitivamente in quella sede il procedimento, leffetto di devolvere la questione al massimo livello amministrativo, con ivi - cio nel quadro dellattivit di governo - leventualit di una riconsiderazione dei suoi effetti, o su intesa o su decisione autonoma del Governo, dove nel secondo caso il preliminare se procedere alla riconsiderazione espressivo di uninsindacabile scelta governativa.

Se in questa sede ultima non si assumono nuovi elementi di scelta o nuove valutazioni di alta amministrazione che conducano a un nuovo e diverso risultato, non sorge una necessit di giustificare autonomamente un non-dissenso dal dissenso, che nulla innova. piuttosto manifesta ed chiara nella specie anche testualmente - la conferma delle ragioni del dissenso medesimo gi congruamente motivato in conferenza dallamministrazioni preposta alla cura degli interessi sensibili dellart. 14-quater, comma 1.

Questa decisione governativa di lata discrezionalit, che segue la mancata intesa, di non avvalersi dei poteri di alta amministrazione di deroga (al dissenso qualificato) compete alla responsabilit propria del Governo ed esprime in concreto un raccordo tra attivit amministrativa e attivit politica. La sua manifestazione consiste nella sua conclusione e i motivi sono per rinvio quelli del dissenso qualificato gi espresso dallorgano amministrativo specificamente deputato.

Del resto, in forza del principio generale di legalit i rapporti tra interessi sono definiti in base alle leggi sostanziali e non prescindendo da quelle in nome della speditezza della decisione. Il dispositivo di semplificazione procedimentale e non altera o inverte il rapporto sostanziale tra interessi posto dalla legge (la semplificazione procedimentale pu s perseguire lobiettivo di speditezza del procedimento [], ma [] non surrettiziamente invertire il rapporto sostanziale tra interessi e sottrarre effettivit a un principio fondamentale dellordinamento costituzionale: Cons. Stato, VI, n. 3039 del 2012, cit.), sicch non impone affatto, come invece assume la sentenza gravata, un bilanciamento tra linteresse paesaggistico e gli altri interessi concorrenti.

La conferenza di servizi costituisce [], come riconosciuto dalla giurisprudenza amministrativa, un modulo procedimentale-organizzativo suscettibile di produrre unaccelerazione dei tempi procedurali e, nel contempo, un esame congiunto degli interessi pubblici coinvolti. // Esso, infatti, consente lassunzione concordata di determinazioni sostitutive, a tutti gli effetti, di concerti, intese, assensi, pareri, nulla osta, richiesti da un procedimento pluristrutturale specificatamente conformato dalla legge, senza che ci comporti alcuna modificazione o sottrazione delle competenze, posto che ciascun rappresentante, partecipante alla conferenza, imputa gli effetti giuridici degli atti che compie allamministrazione rappresentata, competente in forza della normativa di settore (Cons. Stato, V, 8 maggio 2007, n. 2107): Corte cost., 2 luglio 2012, n. 179. Cos, nello schema complessivo dellart. 14-quater, la semplificazione, vale a dire laccelerazione e il coordinamento procedimentali, si manifesta essenzialmente con la formula concentrativa della conferenza di servizi (cfr. Cons. Stato, VI, 18 aprile 2011, n. 2378). La successiva devoluzione della questione al Consiglio dei Ministri (in luogo dellimmediata chiusura negativa del procedimento) ha solo una funzione, procedimentale anchessa, di ultima ratio: compositiva o comunque conclusiva. Questa funzione, sempre in forza del principio di legalit, non di deroga alle norme sostanziali ma piuttosto di consentire se possibile in fatto e in diritto - uneventuale intesa tra le amministrazioni, o di risolvere definitivamente la questione stessa mediante uneventuale riconsiderazione governativa che come detto - al contempo frutto di una valutazione di discrezionalit tecnica e di una valutazione di alta amministrazione.

Sicch, ove il Consiglio dei Ministri, in questa sua autonomia (che non comporta un dovere di bilanciamento cio di composizione, o mediazione, o contemperamento - degli interessi, n di dirimere il dissenso), ritenga di non accedere a questa riconsiderazione e giudichi dominante ed esaustiva la valutazione negativa di base, non v motivo di giustificare, altrimenti che con il fatto della mancata confutazione delle ragioni del dissenso di base e il rinvio espresso a questultimo e al suo contenuto valutativo, il non-dissenso governativo.

Questo avvenuto nel caso di specie. Erroneo dunque, come bene evidenziano le Amministrazioni appellanti in riferimento della determinazione conclusiva del Consiglio dei Ministri allesito della riunione del 9 febbraio 2011, lopposto assunto della sentenza impugnata. E questo vale indipendentemente dalle considerazioni di ordine extragiuridico, storico e di politica economica o energetica, ivi contenute riguardo alla valutazione governativa espressa dal Consiglio di Ministri, al sindacato di merito dellattivit di governo e al rapporto con il principio di separazione dei poteri.

c) - Su queste basi, ove ve ne fosse bisogno, appare del tutto lineare e ragionevole la scelta posta a base della determinazione negativa di tutela un paesaggio particolarmente qualificato da un intervento di particolare impatto, quale quello relativo allimpianto eolico proposto dalla societ appellata (pur nella variante a dodici torri di cui alla definitiva proposta progettuale) e delle connesse opere infrastrutturali.

4.- In definitiva, a fronte delle coerenti valutazioni negative operate dalle autorit preposte alla tutela paesaggistica nei pareri oggetto del ricorso di primo grado, il Consiglio dei Ministri nella deliberazione conclusiva ha legittimamente, per relationem agli atti di base di cui richiama il contenuto e condivide il giudizio (Ritenuto di condividere integralmente le motivazioni addotte dalla predetta Soprintendenza [])deliberato negativamente riguardo alla realizzabilit dellintervento, attribuendo allevidenza valenza preminente, anche nella comparazione dei contrapposti interessi, alla tutela dellintegrit di un paesaggio particolarmente qualificato e meritevole di protezione conservativa per quelle medesime ragioni.

Per conseguenza, gli appelli, previa riunione, vanno accolti sulle assorbenti considerazioni svolte e, in riforma dellimpugnata sentenza, devono essere respinti i ricorsi di primo grado.

Le spese e le competenze del doppio grado di giudizio possono essere compensate tra le parti, avuto riguardo alla particolarit della vicenda trattata.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta) definitivamente pronunciando, in forma semplificata, sui ricorsi come in epigrafe proposti, li accoglie previa riunione e, in riforma della impugnata sentenza, respinge i ricorsi di primo grado ed i motivi aggiunti.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorit amministrativa.

Cos deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 4 dicembre 2012 con l'intervento dei magistrati:

Giuseppe Severini, Presidente

Maurizio Meschino, Consigliere

Roberto Giovagnoli, Consigliere

Giulio Castriota Scanderbeg, Consigliere, Estensore

Roberta Vigotti, Consigliere









L'ESTENSORE





IL PRESIDENTE









DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 15/01/2013

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

http://www.lexambiente.it/index.php?option=com_content&view=article&id=8952:beni-ambientali-legittimita-diniego-parco-eolico-per-incompatibilita-con-il-vincolo-paesistico&catid=49:consiglio-di-stato49&Itemid=17


news

11-09-2020
RASSEGNA STAMPA aggiornata al giorno 11 settembre 2020

03-09-2020
Storia dell'arte cancellata, lo strano caso di un dramma inesistente, di Andrea Ragazzini

27-07-2020
Il Consiglio Direttivo dell'Associazione Italiana di Studi Bizantini su Santa Sofia

06-06-2020
Sicilia. Appello di docenti, esperti e storici dell'arte all'Ars: "Ritirate il ddl di riforma dei Beni culturali"

06-05-2020
Due articoli da "Mi riconosci? sono un professionista dei beni culturali"

05-05-2020
Confiscabile il bene culturale detenuto allestero anche se in presunta buona fede

30-04-2020
In margine a un intervento di Vincenzo Trione sul distanziamento nei musei

26-04-2020
Vi segnaliamo: Il caso del Sacramentario di Frontale: commento alla sentenza della Corte di Cassazione

25-04-2020
Turismo di prossimità, strada possibile per conoscere il nostro patrimonio

24-04-2020
Un programma per la cultura: un documento per la ripresa

22-04-2020
Il 18 maggio per la Giornata internazionale dei musei notizie dall'ICOM

15-04-2020
Inchiesta: Cultura e lavoro ai tempi di COVID-19

15-04-2020
Museums will move on: message from ICOM President Suay Aksoy

08-04-2020
Al via il progetto di formazione a distanza per il personale MiBACT e per i professionisti della cultura

06-04-2020
Lettera - mozione in vista della riunione dell'Eurogruppo del 7 aprile - ADESIONI

30-03-2020
Da "Finestre sull'arte" intervista a Eike Schmidt

30-03-2020
I danni del terremoto ai musei di Zagabria

29-03-2020
Le iniziative digitali dei musei, siti archeologici, biblioteche, archivi, teatri, cinema e musica.

21-03-2020
Comunicato della Consulta di Topografia Antica sulla tutela degli archeologi nei cantieri

16-03-2020
Lombardia: emergenza Covid-19. Lettera dell'API (Archeologi del Pubblico Impiego)

12-03-2020
Arte al tempo del COVID-19. Fra le varie iniziative online vi segnaliamo...

06-03-2020
Sul Giornale dell'Arte vi segnaliamo...

06-02-2020
I musei incassano, i lavoratori restano precari: la protesta dei Cobas

31-01-2020
Nona edizione di Visioni d'Arte, rassegna promossa dall'Associazione Silvia Dell'Orso

06-01-2020
Da Finestre sull'arte: Trump minaccia di colpire 52 obiettivi in Iran, tra cui siti culturali. Ma attaccare la cultura è crimine di guerra

06-01-2020
Dalla stampa estera di ieri: minacce di Trump contro siti culturali iraniani

20-12-2019
Riorganizzazione Mibact, Casini: non è ennesimo Lego, ma manutenzione amministrativa in continuità

04-12-2019
Libero riuso delle riproduzioni di beni culturali: articolo di Daniele Manacorda sul "Giornale dell'arte"

14-11-2019
Cosa succederà alla Biblioteca Guarneriana di S. Daniele del Friuli? Un appello dei cittadini al sindaco

04-10-2019
Unicredit mette all'asta da Christie's capolavori della sua collezione

Archivio news