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La casa di Caravaggio monumento da salvare
Alessandra Troncana
Corriere della Sera - Brescia 2/3/2013

La proprietaria bresciana: Una vergogna

Il portone cigola. Una spinta. Si apre. Il sipario di un teatro. Il vento sbuffa, fogli di giornale vorticano nel cortile. Carta straccia. Un gatto scivola sotto il portico. Una bicicletta appoggiata sul muro. Lembi di carta da parati strappati dalle pareti, sul soffitto quattrocentesco si aggrovigliano ragnatele. Lo stemma degli Sforza, sul camino, divorato dal tempo. Anna Maria Belli, 75 anni, sospira. Un disastro. Caravaggio, via Matteotti, 1. Palazzo Gallavresi. La signora Belli ci ha abitato finch non si sposata con Pietro Picotti e s' trasferita a Provaglio d'Iseo. Lei la chiama anche casa Aratori: ci abitavano gli avi di Lucia, la madre del Merisi, prima che arrivassero il marchese Gian Paolo Sforza, nel 1525, e Costanza Colonna, che, cosa nota, aiut l'artista a fuggire da Roma quando fu accusato di omicidio, nel 1606. Archi a tutto sesto, capitelli scudati, i ritratti dei duchi di Milano, muri sbrecciati tra cui, forse, ha giocato un Caravaggio bambino (o almeno ci piace immaginare cos). La soprintendenza per i Beni architettonici di Milano ha dichiarato il palazzo di interesse storico-artistico particolarmente importante ai sensi degli articoli 10 comma 3 e via dicendo. Eppure cade a pezzi.
Una pallina da tennis dimenticata sul davanzale. In terra una culla annerita. Cenere, cocci, sulla scrivania una coltre di polvere. In quella casa, tra i soffitti quattrocenteschi e il camino degli Sforza, i genitori della signora Belli avevano una boutique di stoffe, la pi antica del paese: resta ancora qualche lembo di seta al piano terra, nella stanza con i vetri torbidi che scruta piazza Garibaldi. I figli maschi sono rimasti l fino al 2005, quando hanno venduto il primo piano del palazzo al Comune, che occupa il resto dell'edificio. Sui soffitti hanno trovato alcune tavolette lignee. Inciso, un dragone che sbuffava fuoco. Il simbolo degli Aratori. Fermus e Iustina i nomi che si rincorrono su quei disegni. Lucia, la madre di Caravaggio, era la loro nipote. Ecco la prova. Forse Caravaggio in quella casa non ci nato, ma di sicuro la conosceva, l'ha frequentata, la sua storia e quella dei Colonna s'intreccia fino alla sua morte.
Belli, proprietaria del piano nobile, chiama la Soprintendenza, il professor Mario Marubbi raccoglie e cataloga ogni formella, le espone al Museo Civico di Cremona, ci scrive un libro, Gli antichi eroi di casa Aratori, stampato dalla Banca di Credito Cooperativo di Bergamo. Nella prefazione il sindaco Giuseppe Prevedini scrive che c' la speranza di riaprire presto casa Aratori. Si pensa di farci la quadreria del Comune, esponendo le opere d'arte affastellate negli uffici o nei magazzini. Per riportarlo in auge ci vuole 1 milione e 200 mila euro. Alla signora spetta pagare la sua parte: 300 mila euro. Bene. Ottobre 2007: l'ufficio tecnico del comune scrive che intende procedere alla messa in sicurezza dei locali. Riqualifica delle solette, sostituzione delle finestre, ristrutturazione delle pareti. Timbro e firma del sindaco. I cantieri partiranno entro la fine dell'anno. Macch. Non c' un solo ponteggio e di anni ne sono trascorsi sei. La signora Belli sbotta: Il sindaco aveva promesso. Invano. Non vogliono metterci un euro. Ero disposta a pagare la mia parte, avevamo un accordo. Sfumato. Una vergogna.
Fantasia, replica il sindaco Prevedini: S, proprio cos, ci vuole fantasia a insistere ancora su questa storia. La signora Belli ha chiamato persino l'ex ministro Giulio Tremonti, si figuri. Ma io i soldi non li ho. Il contratto per c'. Vero, il Comune si era impegnato a eseguire il restauro. Ma ancora non c'era il patto di stabilit. Non ho pi un centesimo. E le risorse che restano, scusi tanto, preferisco girarle al welfare. Ho altre priorit rispetto a quel condominio. Il palazzo lo chiama cos, condominio. Cercare uno sponsor che finanzi i lavori? Scherza? Quale pazzo lo farebbe?.



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