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Beni Culturali, bisogna cambiare rotta
Vittorio Emiliani
L'Unit 28/6/2013

Il caso del Colosseo totem della romanit e del turismo planetario (i suoi incassi formano circa un terzo degli introiti di tutti i musei statali) precluso ai turisti per le assemblee sindacali dei custodi ha riportato in primo piano lo stato comatoso del Ministero per i Beni e le Attivit Culturali salassato e snervato da Tremonti con lassenso dei ministri Bondi e Galan e col tecnico Ornaghi che non ha certo fatto di meglio. I custodi, ridotti di numero e non pagati secondo gli accordi sindacali, hanno colpito il totem (oltre che la gallinona dalle uova doro) del Colosseo facendo infuriare i turisti in coda sotto il sole e rilanciando nel mondo lidea (fondata) che il Bel Paese non sappia tenersi caro il colossale patrimonio ereditato dai propri avi. I sindacati programmano una giornata generale di protesta sui Beni Culturali per venerd 28. Sacrosanta.
Il ministro attuale, Massimo Bray, dopo alcune ispezioni personali (appiedate e su due ruote) a Pompei e a Caserta comincia a ricevere delegazioni e associazioni e a rilasciare interviste di buona volont. Nelle quali assicura che cercher di recuperare un po dei troppi fondi sottratti da macellai incompetenti e di avviare i lavori finanziati (vedi Pompei) coi fondi UE. Oltre ad istituire una nuova commissione di tecnici (di giuristi? dio ne scampi) per ristrutturare il MiBAC. Dove non si sa pi chi comandi, specie dopo lo sciagurato Titolo V della Costituzione che ha messo sullo stesso piano lo Stato e il Comune di Roccacannuccia. Ma come sta il Ministero? Di recente lo si presentato come un corpaccione. Francamente il povero MiBAC ora unito al Turismo dopo avergli accorpato, discutibilmente, lo Spettacolo esibisce semmai un gran testone e un corpo con articolazioni sempre pi gracili.
Il testone formato da 23-24 direttori generali, fra centrali e regionali, con stipendi cospicui (166.688 euro lordi lanno). Tutti alti specialisti? Fate voi: alla direzione generale per la Valorizzazione creata per Mario Resca, ex McDonalds e Casin di Campione, che, uscito lui, si poteva benissimo abolire, stata messa una laureata in pedagogia; alla direzione per la Valutazione delle performances (OIV) c una dirigente esterna proveniente dalla Sanit. Poi ci sono 162 dirigenti di seconda fascia, fra cui i soprintendenti territoriali, che guadagnano meno della met, cio 78.900 euro lordi, e i funzionari di terza area, dove ricadono i direttori dei pi grandi musei, che si fermano addirittura a 35.000 euro lanno, cio a 1.700-1900 euro netti al mese, con responsabilit da far tremare. Quei direttori che una recente circolare ministeriale Ornaghi prevede di ruotare ogni tre anni per evitare loro di diventare corruttibili. Offensivo e demenziale.
Poi viene la fascia dei tecnici: archeologi, architetti, archivisti, bibliotecari, storici dellarte, collaboratori scientifici, ecc. Anche questi con stipendi indecorosi. Anche questi in numero costantemente decrescente. Per cui, ad esempio, gli architetti delle Soprintendenze territoriali dovrebbero, come minimo, affrontare il disbrigo di 5-6 pratiche edilizie/urbanistiche ciascuno per giorno lavorativo, col record milanese di 78,9 pratiche al giorno. Con ingorghi pazzeschi, ovviamente, e buchi vistosi nella tutela.
Ministero e Regioni, in base al Codice Urbani/Rutelli, dovrebbero co-pianificare e in tal modo difendere il paesaggio, ridurre drasticamente il consumo (pazzesco) di suolo e altro. Ma molte Regioni riluttano, come gi fecero con la legge Galasso. Ed il fresco (o frescone?) Ddl governativo sul consumo di suolo prevede che questa materia venga sottratta al MiBAC e trasferita alle Politiche Agricole, anzi ad un Comitato agro-alimentare. La Valle dItria insieme alle orecchiette, ha commentato lurbanista Vezio De Lucia.
Gli archeologi in organico sono 343 per oltre 700 siti archeologici e monumenti dello Stato, spesso di dimensioni imponenti, e magari in localit decentrate. Pi altri 1300 siti su cui vigilare. Non va meglio con gli storici dellarte scesi a 453 per altrettanti Musei dello Stato, pi altri tremila circa su cui vigilare, centomila fra chiese e cappelle (nel Sud veri e propri musei), 734 musei ecclesiastici, ecc. Con fondi drenati spesso dalla mostromania dei Poli museali e con opere che vanno e vengono per il mondo. Magari per farsi pagare il restauro. Come uno dei Raffaello (la Muta di Urbino) spediti a Tokio. Una sorta di accattonaggio di Stato. Analogo a quello ipotizzato nel decreto sulla Semplificazione che consente di affittare, dietro compenso, allestero reperti, quadri, oggetti oggi nei depositi. I quali, o valgono poco (e incassi meno), oppure ti guardi bene dallesportarli. Del resto, secondo i dati del MiBAC, dal 2001 al 2011, i fondi disponibili sono precipitati dallo 0,39 % allo 0,20 % del bilancio dello Stato. Dimezzati. Fondi che arrivano agli organismi di tutela soltanto in ottobre, e volete che non si formino residui passivi?
Gli amministrativi del MiBAC risultano 4.407; custodi e ausiliari meno di 9.000. Tutti in costante calo, ovviamente. Funzionari e dipendenti dei 100 archivi di Stato sono per di pi investiti da una riforma che sta suscitando proteste a non finire. Gli archivi nazionali si ridurrebbero infatti a 9 in tutto sopprimendo sedi come Genova che un bel po di storia ce lha alle spalle e che registra oltre seimila utenti allanno. Follie burocratiche. Come laccorpamento di tanti archivi locali (per esempio Fano, enclave malatestiana, accorpata a Pesaro, due storie diversissime, con maggiori anzich minori spese). N stanno meglio le biblioteche, tanto ricche di materiali unici al mondo quanto povere di risorse. Al punto di doversi affidare ai volontari per non chiudere. La prima cosa che dovrebbe fare il nuovo ministro? Probabilmente raspare un po di fondi per indire al pi presto concorsi rigorosi. Prima che al MiBAC mettano il cartello chiuso per vecchiaia. Tombaroli, mercanti, ladri darte, speculatori, saccheggiatori del paesaggio, fate pure.



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