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Beni Culturali: necessario riformare il sistema
Francesco Tromba
www.lindro.it, 11/07/2013

Gli esperti: C bisogno di riforme strutturali altrimenti ci saranno altri casi Pompei


LItalia spende poco per il suo patrimonio culturale, soprattutto se lo rapportiamo alla ricchezza dei beni che abbiamo, il nostro Paese spende solo lo 0,20% del bilancio dello Stato pari a 1.546.779.172 euro. Il ministro dei Beni Culturali Massimo Bray ha denunciato un taglio del 58,2% nei programmi per lattivit di tutela ed ha inviato un documento con i dati preoccupanti alle Camere. I tagli, dal 2000, non si sono mai fermati, come in molte altre voci della spesa dello Stato, ma per la Cultura hanno inciso molto di pi anche a causa del forte calo di investimenti privati da parte delle fondazioni bancarie (-18,8% nel 2011). Il problema non sembrano tanto i fondi destinati alla cultura, per esempio la Gran Bretagna spende lo 0,10% del Pil mentre lItalia lo 0,11%. La questione principale sembra essere la struttura manageriale e il come vengono spese queste risorse. Abbiamo chiesto al prof. Fabio Donato, ordinario di Management dei Beni Culturali allUniversit di Ferrara e direttore del master in Cultural Management sempre a Ferrara. Inoltre per avere unopinione dallestero abbiamo anche intervistato il prof. Giovanni Gasparini, direttore del master in Art, Law & Business organizzato da Christies Education a Londra (ci teniamo a precisare che il prof. Gasparini ci offre degli spunti che non riflettono necessariamente le idee di Christies).

Quali sono i principali problemi del sistema dei Beni Culturali in Italia?

Il primo problema che si tratta di un sistema che si fonda sui sussidi pubblici. In un periodo di crisi e di tagli alla spesa dello Stato questo ancora pi evidente. Rispetto al resto dellEuropa, il sistema italiano si basa in percentuale quasi totale sul finanziamento pubblico. Inoltre le fondazioni bancarie, che sono quelle che pi spesso fanno da partner allarte nel nostro Paese, hanno ridotto del 35% i fondi rispetto al 2008, quindi anche quel poco di privato che cera ulteriormente calato. A questo punto ci sono due vie. Una quella di seguire lattuale modello di management e di governance e resistere finch ad un certo punto collasser e croller. La seconda possibilit cambiare il modello di governance e il modello di management. Il problema che non solo non si sta cambiando il modello ma non esiste neanche un dibattito interno sul cambiamento.

Il sistema di governance ad oggi il seguente: ognuno per la sua strada; chi statale da una parte, chi regionale dallaltra e chi comunale dallaltra ancora. Non esiste collaborazione. Il modello di management viene dalle teorie sul new public management di scuola americana. Il problema che se io applico questo modello al sistema dei beni culturali in Italia non riesco ad avere un pieno successo, perch il modello americano si adatta bene a sistemi che non sono interconnessi e reciprocamente dialoganti, come nel caso del nostro patrimonio culturale. Quindi questo sistema lo snatura, spaccando le relazioni tra i diversi enti ed attori. Dal mio punto di vista il modello di governance dovrebbe essere interconnesso, con una collaborazione costante tra i diversi piani. Il modello di management deve puntare a creare delle masse critiche in ogni associazione o fondazione culturale, per permettere a queste ultime di dialogare con i privati per creare partnership. Finora il museo non fa la partnership perch ha paura di essere mangiato dal privato. Bisogna cambiare tutto perch un sistema che andava bene 10-15 anni fa, quando i soldi pubblici cerano per tutti.

Quali modelli potrebbero essere importabili o sostenibili in Italia.

Dobbiamo smettere di cercare soluzioni altrove. Dobbiamo costruircelo noi il nostro modello, tenendo conto delle nostre esigenze. Ogni paese ha il suo patrimonio culturale ed in base a quello deve decidere come gestirlo e secondo quale modello farlo. I nostri musei sono espressione del territorio e della storia di quel determinato territorio, per questo ci serve un nostro sistema ad hoc. La mia proposta sarebbe quella di creare due principali sezioni di gestione a livello territoriale. Una consiste nelle singole attivit culturali, di ricerca o artistiche che rimangono a svolgere le attivit core. Tutto il resto lo porto a svolgere un lavoro per tutto il sistema culturale territoriale, facendo anche massa critica, mettendo insieme delle risorse umane, strumentali o tecnologiche in modo da svolgere quelle attivit di crowdfunding, comunicazione e quantaltro che in questo caso diventerebbero veramente fruttuose. Non quindi solo un problema di esiguit dei fondi pubblici. Laltro problema del settore il non accesso dei giovani che sono capaci e preparati. Noi dopo aver preparato e formato queste professionalit le costringiamo ad andare allestero, perch in Italia non hanno prospettive visto che non si assume pi nessuno nel settore pubblico. Al Louvre pieno di italiani bravissimi che non hanno avuto opportunit in Italia.

Dove si possono reperire i fondi visti la spesa sempre minore dello Stato nel settore?

Noi abbiamo rinunciato ad una grande quantit di fondi europei per la Cultura in questi anni. Non siamo riusciti ad ottenerli perch non ci sono stati dei co-finanziamenti locali e delle progettualit che non si riusciti a sviluppare. Per questo lUE non ci ha dato i fondi. Il prossimo programma europeo da qui al 2020 che si chiama Creative Europe potrebbe essere una fonte di finanziamento importante ma dobbiamo saperla sfruttare e non lasciarla perdere come abbiamo gi fatto. Ovviamente ci sono diverse soluzioni ma prima bisognerebbe capire che sistema vogliamo.

Se lei fosse ministro dei Beni Culturali quali provvedimenti adotterebbe?

Prima cosa passerei dalla gestione individuale dei singoli enti ad una gestione di rete. Il secondo provvedimento sarebbe listituzione di progetti ad hoc con il fine di trovare dei partner privati da affiancare a quelli pubblici. Questo punto porterebbe dei vantaggi sia ad una che allaltra parte con un interscambio anche culturale e manageriale. Con questo non voglio dire che si dovrebbero aprire dei fast food nelle aree archeologiche; cos sarebbe troppo facile. Non bisogna banalizzare la cosa ma puntare su delle idee e dei prodotti alti per costruire un rapporto da cui traggono beneficio entrambi gli enti.Terzo darei il patrimonio culturale a delle start up innovative gestite da giovani sotto i 35 anni.

La cultura italiana vista dallEstero

Intervista al prof. Giovanni Gasparini, direttore del master in Art, Law & Business organizzato da Christies Education a Londra.

Quali sono i sistemi e i modelli di finanziamento principali al mondo?

Al mondo esistono due principali sistemi di gestione dei beni culturali, oltre quello italiano: quello americano e quello europeo. Nel sistema americano il finanziamento pubblico praticamente assente. Esiste una serie di privilegi e sgravi fiscali per i privati che fanno donazioni. Tutte le strutture sono enti o fondazioni culturali privati, eccezion fatta per lo Smithsonian Institute che di propriet dello Stato e quindi ottiene dei finanziamenti da parte del governo americano. Nel sistema europeo i beni artistici fanno parte e sono di propriet della Nazione e quindi hanno un forte sostegno pubblico. Il sistema inglese si pone a met strada tra questi due. Questi musei pubblici hanno accesso libero per chiunque voglia visitarli, tranne per le sale destinate ad esposizioni temporanee che vengono da altri musei. Anche in Inghilterra c un sistema di detassazione per i privati che fanno donazioni al settore culturale. Questo equilibrio tra fondi pubblici e privati si sta per sbilanciando negli anni, in quanto gli Stati destinano una somma sempre minore nei loro bilanci e per andare avanti i musei e le attivit culturali devono riuscire ad ottenere fondi dai privati.

I sistemi inglese o americano sono esportabili in Italia? Con quali risultati?

Non credo assolutamente. LItalia ha un problema di evasione fiscale e di tassazione poco serio quindi chi evade continuerebbe ad evadere e il sistema delle donazioni non sarebbe sostenibile o comunque ammonterebbe ad una cifra irrisoria. Quei modelli funzionano se esiste uno Stato e mi sembra che in Italia non sia proprio cos. Inoltre ci sarebbe bisogno di un sistema burocratico flessibile e pragmatico mentre in Italia il contrario.

Guardandola dallestero come messa lItalia in promozione e salvaguardia della cultura? Spendiamo poco per la cultura considerando anche il patrimonio che abbiamo?

Si potrebbero anche raddoppiare i fondi ma secondo me non cambierebbe moltissimo il risultato. Se si continua a spendere come si fa adesso. La struttura e la gestione dei beni culturali riflette anche il livello politico e culturale del Paese e mi sembra che lItalia abbia molti problemi non solo in questo settore. Certo andrebbe rivoluzionato e gestito meglio il sistema della Cultura in Italia. Per esempio le attivit parallele sono gestite male. Le librerie, i caff ed i ristoranti vengono sfruttati male ed andrebbero gestiti da addetti specializzati non dai normali addetti museali. Non si pu chiedere a chi si occupa di restauro di vendere i gadget. Finora lidea del Ministero stata quella di delocalizzare ma questo spesso ha portato a peggiorare invece che a migliorare la situazione, aumentando la spesa. Basti pensare che a Roma ci sono il Maxxi, il Macro e la Galleria dArte Moderna ed ognuno dipende da un ente diverso con un aumento di burocratizzazione e costi che a mio avviso inutile. In Gran Bretagna i direttori dei Musei vengono nominati dal potere politico ma vengono anche licenziati per le loro incompetenze. Il caso di Giovanna Melandri, nominata presidente del Maxxi, non sarebbe possibile in Uk. Un altro problema quello delle professionalit che spesso vengono mortificate e non gli viene permesso di andare avanti. Il Louvre pieno di italiani nelle posizioni che contano.

Se lei fosse Bray quali sarebbero i primi tre interventi che metterebbe in atto?

Innanzitutto una legislazione che permetta un maggior afflusso di donazioni private, quindi sgravi ed incentivi fiscali per chi dona ed investe in cultura. Snellire la burocrazia e quindi anche tutti i problemi connessi con il Titolo V della Costituzione sulle autonomie locali. Riorganizzare tutto il sistema con degli interventi strutturali che in realt riguardano tutti i settori pubblici dello Stato e che riguardano tutto il Paese. Adesso il ministro si trova in una situazione davvero complicata, usando una metafora come un uomo che cerca di tappare la falla di una diga con le dita delle proprie mani. I finanziamenti pubblici non sono sufficienti, quelli privati sono difficili da raggiungere ed in alcuni casi limitati, la burocrazia blocca tutto. Il sistema italiano al limite ed ad un livello critico. Basti pensare a Pompei. Siamo al punto in cui viene messa in dubbio la stessa salvaguardia perch non si hanno le capacit o le risorse per farla. Se continuer cos per non avremo pi nulla da far vedere in futuro. Dobbiamo fare un cambiamento radicale ed al pi presto, anche se mi rendo conto che non semplice. Il problema che per adesso non c neanche discussione allinterno dellambiente su cosa fare, quale modello seguire e che direzione prendere.



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