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Cultura e privatizzazioni: lettera aperta a Ilaria Borletti Buitoni
di Tomaso Montanari
21 luglio 2013 IL FATTO QUOTIDIANO

Gentile signora Ilaria Borletti Buitoni,

in una sua intervista pubblicata sullultimo numero dellEspresso, lei dichiara che io le avrei rivolto i pi ingiuriosi epiteti. Dalla sua piccatissima risposta a Maurizio Crozza reo di averla accostata a Moira Orfei a causa della sua imponente acconciatura facile capire come lei non gradisca n lironia, n le critiche. Ma io non le ho mai rivolto epiteti ingiuriosi: e la sfido a trovarne anche solo uno negli interventi pubblici in cui ho avuto lardire di citarla.

Ma, a questo punto, mi permetta di spiegarle perch, a mio giudizio, la sua nomina a sottosegretaria ai Beni culturali rappresenti un sintomo eloquente della regressione politico-culturale del nostro Paese.

Scendendo (o salendo?) in politica lei ha donato ben 710.000 euro a Scelta Civica di Mario Monti (un membro del Consiglio di amministrazione del Fai, che lei presiedeva). Quindi Monti lha nominata capolista in Lombardia. E, dopo la sua non sorprendente elezione, Scelta Civica ha chiesto che lei diventasse ministro per i Beni culturali (suo obiettivo dichiarato). Ma alla fine ha dovuto accontentarsi di uno dei due posti di sottosegretario in quel ministero. E, dopo tutti i soldi che ha speso, posso anche capire che nella stessa intervista lamenti che la stanza che le hanno dato al Ministero non venisse pulita da anni: come si mal serviti, signora mia!

Per prenderla con leggerezza si potrebbe rammentare che nel Secolo di Luigi XIV Voltaire ironizza amaramente sulla vendita delle cariche pubbliche che connot la fase peggiore del governo del Re Sole, quando si creavano cariche ridicole, sempre facilmente comperate essendo gli uomini di loro natura vani , e cos si immaginarono cariche di sottodelegati, ispettori visitatori del burro fresco, assaggiatori del burro salato.

A prenderla seriamente, invece, ci si potrebbe domandare (legittimamente, viste le regole del Porcellum) se lei sarebbe membro del Parlamento e del Governo anche senza quella gigantesca donazione. E ci si potrebbe chiedere se questa concatenazione di eventi non rappresenti una forma estrema di privatizzazione del cuore stesso dello Stato.

Ma anche laccostamento con le pratiche dellAntico Regime istruttivo. Perch lei si chiama Ilaria Carla Anna Borletti DellAcqua Buitoni, e deve la sua attuale carica allaver presieduto unassociazione, il Fai, nel cui consiglio damministrazione siedono, tra gli altri, Bruno Ermolli, Gabriele Galateri di Genola, Vannozza Guicciardini Paravicini, Galeazzo Pecori Giraldi. E, a capo della sua segreteria al Mibac, lei ha voluto Biancaneve Codacci Pisanelli.

Lironia sullaffollarsi di cognomi aristocratici e grandi capitali sarebbe gratuita se tutto ci non avesse molto a che fare con le sue idee circa la funzione e il governo del patrimonio.

Nella sua prima dichiarazione, in occasione della Notte dei Musei del 18 maggio scorso, lei pens bene di dire che assolutamente impossibile che lo Stato abbia risorse sufficienti per ampliare lofferta culturale senza ricorrere anche al sostegno dei volontari. Come dire: Non hanno pane? Che mangino le brioches!.

In ogni sua dichiarazione pubblica, lei ripete che bisogna distruggere il legame indissolubile tra lo Stato e il patrimonio storico e artistico. E che questa distruzione sarebbe una modernizzazione. Lunica salvezza, per lei, sarebbero i privati: il modello da perseguire quello della cessione del brand del Colosseo a Diego Della Valle, o dellaffitto degli Uffizi per eventi privati. Di pi: allo Stato dovrebbe rimanere solo la tutela, mentre la gestione dovrebbe essere affidata ai privati, con o senza fini di lucro.

In tal modo, lei si ritagliata (non so quanto consapevolmente) la parte di periferica cheerleader di una ideologia attuale trentanni fa: un reperto dellepoca di Margaret Thatcher e Ronald Reagan. Oggi, al contrario, il dibattito pubblico americano conta gli incalcolabili danni di decenni di privatizzazioni selvagge, e rilancia il ruolo dello Stato. Come ha scritto nel 2010 Tony Judt forse il pi influente intellettuale americano dei nostri giorni lincapacit del mercato e degli interessi privati di operare a vantaggio della collettivit sotto gli occhi di tutti.

E non so se informata che, da ventanni a questa parte, la gestione dei principali musei e siti monumentali italiani stata proprio affidata a concessionari privati che hanno creato solo reddito privato a spese di un patrimonio pubblico morente, utilizzando come schiavi generazioni di giovani precari e desertificando la politica culturale pubblica, ridotta ad un mostrificio commerciale.

Lei forse preferisce un modello di charity gestito da ricche dame dai molti cognomi: ma io dubito fortemente che un ritorno alla beneficenza dellAntico Regime permetta al patrimonio di svolgere la sua funzione prevista dalla Costituzione. Che quella di rimuovere gli ostacoli alleguaglianza, e favorire il pieno sviluppo della persona umana attraverso la conoscenza generata dalla ricerca scientifica. Tutte cose che possono essere assicurate solo da una gestione pubblica: n dai concessionari venali, n dalle ronde della carit.

E lei, da sottosegretario di Stato ai Beni culturali, dovrebbe invece pensare solo ad applicare la Costituzione su cui ha giurato: per esempio lottando per riportare a livelli decenti il finanziamento pubblico al patrimonio (sceso di due terzi dai tempi di Bondi ad oggi). Provando, cio, a rimediare al doloso sottofinanziamento che mirava proprio a rendere inefficiente il sistema che oggi si vuole privatizzare perch guarda un po divenuto inefficiente.

Il patrimonio artistico dellItalia dovrebbe e potrebbe servire alla pi cruciale sfida per la sopravvivenza della democrazia nel nostro tempo: ridurre la diseguaglianza.

E invece lei lavora perch unulteriore privatizzazione aumenti, rappresenti, celebri questa intollerabile diseguaglianza.

Edmund Burke ha scritto che una societ che distrugge il tessuto del proprio Stato si sfalder in una polverosa disgregazione di individualismi.

Non mi stupisco che lei lavori in questa direzione: io lotto per un futuro diametralmente opposto.

Cordialmente,

Tomaso Montanari



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