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SALVI I MANOSCRITTI DI GIOVANNI VERGA
TANO GULLO
La Repubblica 20/07/2013, pagina 45 sezione Cultura





Sembra la trama di un romanzo di Pirandello, anche se la questione riguarda il suo corregionale Giovanni Verga. Un' appropriazione indebita di manoscritti appartenuti al capostipite del Verismo, che per ottant' anni prima gli eredi e poi lo Stato non sono riusciti a strappare all' usurpatore, Vito Perroni, un ex gerarca fascista, poi provveditore agli studi, che li aveva avuti in consegna nel 1928 dal nipote dello scrittore, Giovanni Verga Patriarca. Finalmente il reparto Tutela patrimonio culturale dei carabinieri ha sequestrato il prezioso patrimonio, che va a colmare la met mancante "dell' eredit" di Verga. Ecco il "malloppo" recuperato: trentasei manoscritti tra romanzi e novelle, migliaia di stampe fotografiche, centinaia di lettere autografe. E ancora bozze, disegni, negativi - Verga era per i tempi un provetto fotografo - e appunti. Il tutto per un valore di quattro milioni di euro. Ora tutte le carte, stipate in una valigia e in tre capienti casse, sono al sicuro all' Universit di Pavia. Gli esperti verificheranno lo stato dei documenti, alcuni dei quali in pessime condizioni, poi interverranno per la salvaguardia. Solo quando il dossier confluir nella Fondazione Verga di Catania, come dice l' assessore ai Beni culturali della Regione Sicilia Mariarita Sgarlata, potr essere messo a disposizione degli studiosi. In tanti scommettono che non mancheranno le sorprese. Gabriella Allegri, presidente del Comitato per le edizioni nazionali di Verga, una di questi: ha contribuito a smascherare il tentativo di asta ed stata tra i primi a visionare i manoscritti. Alcune carte - dice - sono proprio malridotte, macchiate di caff, spillate con graffette arrugginite. Ma a leggerle scopriremo sicuramente aspetti inediti della produzione verghiana. A cominciare dalle centinaia di lettere inedite. La cosa incredibile che c' la refurtiva, si conosce il "ladro", eppure per oltre tre quarti di secolo non si riusciti a risolvere il giallo. Il ritrovamento stato alquanto rocambolesco: la figlia di Perroni, Angela Maria, 76 anni, nel 2012 decide di mettere all' asta da Christie' s, a Milano, il fondo bis di Verga, ereditato nel 1978 alla morte del padre. Ma la Soprintendenza ai Beni librai della Regione Lombardia, allertata dalla Fondazione catanese, intercetta il tentativo di vendita, avvia il procedimento di dichiarazione di interesse culturale e decide l' affidamento all' Ateneo di Pavia. A questo punto scatta il sequestro disposto dalla Procura di Roma. I carabinieri inoltre perquisiscono l' abitazione romana della Perroni, dove scoprono sedici oggetti archeologici di ottima fattura, datati dal quinto al secondo secolo avanti Cristo: vasi e anfore, provenienti da scavi clandestini. La donna stata denunciata per ricettazione e per appropriazione indebita dei documenti verghiani. Questo giallo culturale inizia alla fine degli anni Venti, quando su sollecitazione del ministro fascista Bottai tutte le carte di Verga, deceduto nel 1922, vengono cedute a Perroni, per curare l' opera omnia con Mondadori. In effetti lo studioso con la moglie Lina pubblica diversi volumi con le opere dell' autore di Mastro don Gesualdo. Il primo I Malavoglia esce nel 1939. Seguiranno, nel 1940 e nel 1942, altri volumi con tutte le novelle e i romanzi (a ogni uscita anche un' edizione di lusso numerata di 499 esemplari impressi su carta a mano di Fabriano). I coniugi Perroni alla fine per si rifiutano di riconsegnare i manoscritti, e inizia una querelle che si trascina fino a noi. Scendono in campo, invano, anchei Nobel Montale e Quasimodo che denunciano la "cattivit delle carte", prigioniere dei curatori. Negli anni, denunce, sentenze, interpellanze parlamentari, appelli di intellettuali, risultano infruttuosi. Anche l' ultimo erede dei Verga, il pronipote Pietro, nulla pu contro il muro di gomma dei "sequestratori". Com' stato possibile? Da un lato la complessit del procedimento civile - dice il maggiore Antonio Coppola, del reparto Tutela opere culturali- dall' altro la caparbiet dei Perroni nel tenere occultato il maltolto, hanno fatto s che i tempi si allungassero a dismisura. Quando noi siamo stati chiamati a operare, lo abbiamo fatto tempestivamente.



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