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MILANO - La cultura vista come un peso nessuno pensa a investire Serve una battaglia nazionale
ORIANA LISO RODOLFO SALA
SABATO, 28 SETTEMBRE 2013 LA REPUBBLICA -- Milano



Direttori e presidenti degli enti pi prestigiosi invocano un cambio di atteggiamento: Di questo passo cosa offriremo nel 2015?



Carrubba: I privati non possono lasciare sole le istituzioni


ACCETTE che tagliano ecco il problema sollevato dalla Shammah non le spese superflue, che pure ci sono in tutte le istituzioni culturali. No, si taglia e basta, in modo indiscriminato: Da quarantanni non c stato un solo governo che abbia messo la cultura al centro dello sviluppo economico. Gi, con i teatri, i musei, il cinema si mangia eccome, e infatti con il suo indotto la Scala fa soldi. Ed arrivato il momento, dice la responsabile del Parenti, di una grande battaglia nazionale: il sindaco dovrebbe guidare una sollevazione affinch i tagli siano oggetto di una trattativa con il governo .
Ma quella trattativa arriva forse tardi: Ormai c pochissimo spazio per intervenire: se il ministro Bray dovesse riuscirci, passerebbe alla storia, ricorda il presidente di MiTo Francesco Micheli, riferendosi a quel decreto Cultura su cui hanno lanciato strali Pisapia ed Escobar. Perch i nuovi paletti sono il colpo di mano di un sistema burocratico centrale romano: il vero problema del nostro Paese quella burocrazia potentissima che resta, anche se cambiano i ministri. Paletti che faranno passare la voglia a chiunque di investire nella cultura: Cos si disattiva la capacit gestionale del cda della Scala: il sovrintendente lo sceglie il ministro, i consiglieri diminuiscono e quindi sono quasi tutti pubblici, allora che posto si riserva ai grandi soci privati, che dovrebbero avere un ruolo di grande rilievo?, chiede Micheli.
Parole forti, grida di dolore, proclami. Provocazioni, anche,
come quella di Beniamino Saibene, anima di Esterni: Nel 2011 avevamo proposto a Pisapia di non nominare un assessore alla Cultura per dimostrare che questo terreno deve essere preoccupazione di tutta la giunta, non di uno solo. E cos ora vorrei dire: aboliamo il ministero della Cultura, tanto rester sempre il pi sfigato. La vulcanica associazione culturale, questanno, ha preso zero fondi dal ministero per il MilanoFilmFestival e gi teme per quelli del Comune per il prossimo anno: Vedremo come andr, ma mi sembra che la tendenza al peggioramento non cambi.
La verit che ormai senza i privati nessuno pu pi sperare di stare in piedi. Difficile stupirsi, cos, di quel che dicono gli addetti
ai lavori di fronte alle desolate dichiarazioni dellassessore Del Corno: la cultura milanese costretta alla sopravvivenza, le spese per il settore ben al di sotto delle reali necessit. Un suo predecessore Salvatore Carrubba, oggi presidente dellAccademia di Brera mostra molta comprensione nei confronti dellassessore: Quando cero io, cerano anche i soldi, e tutto risultava pi facile. Vero, ma adesso? Ci sono due cose da fare dice Carrubba e la prima collocare i finanziamenti per la cultura in una strategia di riforma radicale: risorse ridimensionate per la spesa corrente, e aumentate per gli investimenti. E poi c il ruolo dei privati: impensabile che a Milano un privato
si interessi di cultura solo per il proprio tornaconto, senza investire sul patrimonio comune costituito da teatri e musei. Il pubblico, per, non deve perdere un ruolo fondamentale, ammonisce il finanziere mecenate Micheli: Lo Stato deve avere unazione in pi per evitare, ad esempio, che una istituzione come la Scala sia venduta a qualche Paese che possa trasformarla in qualcosa di meno nobile. Lidentit nazionale va difesa, ma senza per questo essere cos invasivi.
Ma bisogna invertire la tendenza, ribaltare, come dice Elisabetta Sgarbi, instancabile organizzatrice della Milanesiana, la logica del governo centrale, i cui continui tagli nascondono solo la considerazione nulla che i politici hanno della cultura, incapaci come sono di pensarla come una risorsa in cui investire e non come un fardello da trascinare. Lo sa bene Fiorenzo Galli, da 12 anni direttore generale del Museo della scienza e della tecnologia: Si taglia sulla cultura? Per noi non una novit, da 21 mesi aspettiamo i fondi del ministero, viviamo gi all80 per cento con lautofinanziamento, mentre nel resto dEuropa musei come il nostro hanno finanziamenti pubblici dalle 20 alle 50 volte pi di noi. Il motivo? Lassoluta indifferenza della politica, nonostante fra meno di due anni qui ci sar Expo, e non so cosa potremo presentare . Su questa linea dice ancora Saibene, che scorre le voci di sostentamento di Esterni: Forse pi facile trovare ascolto nei privati perch il pubblico mastica pi la lingua della politica che delleconomia. Il problema non (solo) che lo Stato non ha soldi, ma che lequazione cultura uguale sviluppo buona solo come tema dei convegni.



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