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Beni culturali: chiusi i lavori della Commissione per le riforme. Un primo bilancio
di Tomaso Montanari

5 novembre 2013Commenti


Alla fine dello scorso agosto scrissi su questo blog le ragioni per le quali avevo accettato di far parte della commissione nominata dal ministro Massimo Bray per la riforma del Ministero per i Beni Culturali. La prima era che quelle riforme erano terribilmente necessarie e urgenti, la seconda che Bray il miglior ministro per i Beni culturali che si sia mai visto in questo sventurato Paese, la terza era la qualit degli altri membri della commissione (senza far torto a nessuno vorrei ricordare almeno Paolo Baratta, Lorenzo Casini, Matteo Ceriana, Maria Pia Guermandi, Diana Toccafondi). Concludevo: Ovviamente ora non so dire se la commissione stessa riuscir nel suo intento. Lo vedremo (entro il 31 ottobre, quando il lavoro dovr esser concluso): uno dei casi in cui per sapere com il budino, necessario mangiarlo.

Ebbene oggi che soprattutto grazie allimpegno del presidente, lottimo giurista, nonch fine diplomatico, Marco DAlberti, e della giovane e qualificatissima segreteria tecnica quel lavoro finito (incredibilmente in tempo: la relazione stata presentata a Bray il 31, e alla stampa oggi), posso scrivere che il budino non era affatto male.

Un po di numeri: 20 membri (a compenso, e rimborsi viaggio, pari a zero euro), ma Riccardo Luna venuto solo una volta e poi si dimesso; 8 sedute; 29 audizioni; 88 pagine di relazione; 32 suggerimenti pratici; un gran numero di documenti allegati, e che saranno liberamente consultabili. Bray ha partecipato ai lavori tre volte, come anche la sottosegretaria Simonetta Giordani. Laltra sottosegretaria, Ilaria dellAcqua Borletti Buitoni, mi si presentata molto simpaticamente, dicendo che dopo averla conosciuta di persona avrei potuto scriverne anche peggio: cerco di accontentarla, annotando che venuta in commissione una sola volta, ha tenuto una breve omelia in lode del privato, ha cercato di spiegare il piano per il turismo a chi aveva contribuito a scriverlo ed andata via senza ascoltare le repliche.

Annoto velocemente di seguito quelli che mi paiono i risultati pi importanti, e che si possono dividere in affermazioni di principio (che stato fondamentale avanzare, o ribadire, solennemente: perch da queste dipende ogni decisione concreta) e proposte operative.

Tra le prime: i beni del paesaggio e del patrimonio storico devono essere tutelati al fine di poter consentire lo sviluppo della cultura e della ricerca e la valorizzazione attivit costituita dallesercizio delle funzioni e dalla disciplina delle attivit dirette a promuovere la conoscenza del patrimonio culturale e ad assicurare le migliori condizioni di utilizzazione e fruizione pubblica del patrimonio stesso, al fine di promuovere la cultura (cio: i beni culturali non sono il petrolio dItalia, non servono ad arricchire i concessionari, non vanno messi a reddito). Ancora: Il nuovo disegno della struttura e delle funzioni del Ministero dovr assicurare che esso sia in grado di rapportarsi con i privati da una posizione di forza, derivante anche dalla giusta valorizzazione dei saperi tecnici allinterno dellamministrazione (cio: dobbiamo smetterla di andare col cappello in mano a chiedere lelemosina per fare ci che lo Stato deve e potrebbe ben fare). E poi: I pochi e incompleti dati a disposizione evidenziano comunque una totale insufficienza di risorse finanziare e umane, per cui il Ministero appare a stento in grado di provvedere a compiti di manutenzione dei beni di cui deve prendersi cura. Tale aspetto critico trova conferma nella grave vicenda del personale del Ministero disciplinato da contratti atipici, di cui come emerso in sede di audizioni neanche si conosce lesatta numerosit: cio o si riporta il bilancio del Mibac almeno a livelli pre-Bondi oppure lo condanniamo a morire, diventando (o rimanendo) un colossale cimitero di precari iper-sfruttati.

E veniamo alle proposte concrete. Abbiamo, tra laltro scritto che il Mibac deve dimagrire al centro, diventando pi efficiente in periferia. Lidea forte di dare piena autonomia a tutti gli istituti sul territorio (musei, scavi, archivi, biblioteche etc), facendoli dipendere da una Direzione generale centrale a loro dedicata. Le Soprintendenze, invece, dipenderebbero da una Direzione per il Patrimonio, organizzata a sua volta per funzioni (tutela ed educazione, per esempio). Questi due e gli altri cinque direttori generali previsti (bilancio, personale, innovazione, spettacolo e turismo) opererebbero collegialmente: senza bisogno della figura pletorica del segretario generale. Le Direzioni regionali, invece, dovrebbero diventare gangli di coordinamento amministrativo, cessando di essere super-soprintendenze, e restituendo cos alle vere soprintendenze la possibilit di fare tutela e fare ricerca.

poi urgentissimo sanare la piaga del precariato (durante laudizione della precaria del patrimonio Sonja Moceri e di due sue colleghe, le ovattate sale del Mibac sono state attraversate da un agghiacciante soffio di verit),procedendo ad un concorso di reclutamento aperto, disciplinato da un bando che tenga in adeguata considerazione titoli di anzianit e di specializzazione. La commissione ha poi proposto di fondare una Scuola del Patrimonio, che formi al meglio i futuri funzionari della tutela.

Sul rapporto pubblico-privato abbiamo almeno detto che le concessioni potrebbero essere affidate anche a cooperative di giovani − storici dellarte, archeologi, archivisti e bibliotecari. E che va distinta lideazione delle mostre, la loro programmazione, il vaglio della loro scientificit, tutti aspetti per cui va assicurato un ruolo forte dellamministrazione pubblica, dalla loro organizzazione materiale, che pu essere concessa ai privati, preferibilmente con convenzioni legate a singole iniziative: cio basta col circo equestre delle mostre di cassetta che fa bene solo a chi lo gestisce.

E ora che succede? Durante la seduta finale, Massimo Bray ha detto che entro lanno le proposte della commissione saranno attuate e rispettate con grande attenzione, e che il Mibac sar riformato radicalmente, con segni forti di discontinuit nelle responsabilit. Se riuscir davvero a farlo, sar un piccola-grande rivoluzione.


http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/11/05/beni-culturali-chiusi-i-lavori-della-commissione-per-le-riforme-un-primo-bilancio/766595/


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