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Musei e servizi: se lo Stato diventa imprenditore
Vittorio Emiliani
L'Unit 17/1/2014

Riforme senza spesa: gli appalti per societ di servizi museali e i piani paesaggistici

I bandi di gara sono fermi da quattro anni. Ministro Bray li vari.

Lo Stato pu incassare pi soldi senza spendere un solo euro? S, basta che si decida ad emanare i nuovi bandi di gara (fermi da quattro anni!) per lappalto dei servizi nei musei. La legge Ronchey n.4/1993 cominci a risolvere un annoso problema consentendo finalmente lingresso di societ private per creare guardaroba, librerie, caffetterie, ristoranti, audioguide, visite guidate, ecc. Con una crescita promettente: fra 2000 e 2002 i musei coinvolti erano passati da 41 a 139. Col tempo per, come succede da noi, 7-8 societ hanno finito per spartirsi la parte pi ghiotta dei servizi, evitando investimenti troppo impegnativi (la ristorazione) e ritagliandosi comode rendite. Nel 2006 soltanto il 10 % dei Musei statali risultava offrire servizi di caffetteria e di ristorante. Mentre le librerie (pardon, Bookshop) cerano nel 41,2 % dei casi e le mostre temporanee nel 48-49 % .
Perch? Perch sulle ultime le concessionarie lucrano unalta quota (anche il 70 % secondo la Corte dei conti) sul biglietto aggiuntivo rispetto a quello di ingresso al museo condizionando la gestione di questultimo. Oppure sono societ esterne che propongono, con pochissimo anticipo (due mesi, poniamo) mostre discutibili, ottengono, senza concorsi di sorta, dal Polo Museale di realizzarle in un museo e si prendono i 2 euro in pi e buonasera. Quel 70% vale per le mostre al Colosseo dove lafflusso dei visitatori - mostra o non mostra - tale che si son dovuti bloccare, dopo la Pasqua 2012, gli ingressi a 6.000 unit al giorno.
Perch lo Stato rinuncia a centinaia di migliaia di euro lasciando tutto lincasso ai privati? Perch le concessioni di servizi museali e monumentali a societ private restano opache e sono ferme alla fine del 2009. I bandi di gara messi a punto dallallora direttore generale alla Valorizzazione, Mario Resca, in forma di spezzatino, sono stati, uno dopo laltro, fucilati, come gli omini di gesso delle fiere, dai vari Tar regionali perch non ispirati a validi e trasparenti criteri di concorrenza. Risultato: gli appalti restano quelli - gi grassi per le societ concessionarie - di quattro anni fa e le Soprintendenze o i Poli Museali, cio lo Stato, rinunciano a pacchi di milioni. Vediamo un po di dati nazionali: gli introiti lordi da servizi aggiuntivi sono passati da 29,6 milioni del 2001 ai 44,6 del 2011 (con un picco di 46,2 lanno prima). Quindi + 50,56%. La quota andata allo Stato salita da 4,6 a 6,1 milioni (+32,0%), ma quella andata ai privati ha conosciuto ben altri incrementi: da 25,0 a 38,4, + 54,0 %. Va tutto bene? Gli incrementi percentuali mi mettono dei dubbi. Passiamo alle tre regioni dove si incassa di pi e cio Toscana (18,0 milioni), Lazio (17,2) e Campania (4,7): le percentuali dello Stato oscillano fra il 15,8 della Campania e il modesto 10,8 del Lazio, in mezzo la Toscana.
Nel Lazio, cio a Roma, la quota media della Soprintendenza per bookshop e gadget sul 23% ed la quota massima. Le altre sono tutte a scendere: 9,5 % sulla caffetteria, 7,5 su self service e ristoranti, 2,7 sulle visite guidate, fino al misero 0,5 sulle audio guide. Del resto, nulla incassa la Soprintendenza sui biglietti delle visite notturne ai sotterranei (20 euro), nulla sulle visite diurne (9 euro). Sarebbe interessante sapere quanto incassa lascensore del Vittoriano (8 euro di biglietto) e quanto va al gestore del Vittoriano (gara dappalto annullata anche questa) e quanto allo Stato. Personalmente mi fa un po senso che ci sia un gestore dellAltare della Patria. Forse sto invecchiando.
Invece di implorare soldi dai privati o di mandare in giro per il mondo opere delicatissime (la Madonna di Senigallia di Piero della Francesca a New York, 35 Raffaello in Giappone) per impinguare i magri fondi statali, perch, ministro Bray, non d subito corso alle linee-guida dei bandi di gare attese e date per pronte, anzi prontissime, dalla primavera 2013? Perch perdere altri mesi senza incassare somme preziosissime per un Ministero allo stremo? La sua decisione non costa un euro e pu renderne tanti senza alzare un dito.
Laltra riforma senza spesa riguarda i piani paesaggistici. Nel 1985 il Parlamento - sconfessando nei fatti le Regioni titolari inadempienti della tutela sul paesaggio - approv quasi alla unanimit la legge n. 431, voluta fortemente dal sottosegretario, lo storico Giuseppe Galasso, la quale prescriveva alle Regioni di elaborare e varare entro un anno i piani paesaggistici. Lo fecero soltanto tre o quattro. Altre poi si aggiunsero. Ma il MiBACT deve considerare i vincoli della Galasso confinati in una sorta di limbo se nel suo calepino Minicifre della Cultura (2012) espone soltanto le percentuali di aree vincolate, regione per regione, in base alla legge n. 1497 (Bottai) del 1939 e quelle protette da parchi nazionali, regionali, da riserve naturali, marine, ecc. per un totale di 3,2 milioni di ettari su terra e 2,8 milioni in mare. Nulla invece sui vincoli della legge Galasso che, sommati a questi, ci danno un 46,9 per cento delle aree terrestri soggetto a vincolo paesaggistico o ambientale.
Disattese le prescrizioni della legge n. 431, arrivato il Codice per il Paesaggio, nelle versioni Urbani, Buttiglione e Rutelli. Fondato sulla co-pianificazione Ministero-Regioni. A che punto questa dopo vari anni? Essa eviterebbe ulteriori dissipazioni di bellezza, di attrattivit, di fascino (oltre che di utilit sociale). Darebbe pi chance al nostro turismo culturale e naturalistico e, in generale, ossigeno a tutto il turismo che ormai rappresenta una quota elevata del Pil. Il sonno colpevole delle Regioni ha generato eco-mostri nel paesaggio. Ministro Bray, anche questo sarebbe un segnale forte, sul piano nazionale e internazionale. Lo dia, per favore. Al pi presto. Le Regioni riluttano, resistono, vogliono fare da s? Codice (del Paesaggio) e Costituzione alla mano ricordi loro cosa devono fare, cosa deve fare la Repubblica nel suo complesso se vuol salvare quanto resta del Belpaese dove fioriscono i limoni. Invece di piangere sulle sorti del nostro turismo (cos male organizzato, cos arretrato spesso), smettiamo di manomettere, di sfregiare, ma anzi preserviamo e restauriamo tutto ci che lo alimenta, che lo rende affascinante, da secoli, nel mondo, il paesaggio appunto, quel palinsesto millenario in cui tutto si tiene, come disse trentanni fa Giulio Carlo Argan al Senato sostenendo a fondo lapprovazione urgente della legge Galasso sui piani paesaggistici invece quasi subito lasciata impolverare dalle Regioni, complici i vari governi.

Servizi aggiuntivi dei Musei, Monumenti e Aree Archeologiche Statali

I cifra = introiti lordi, II = quota stato, III = quota privati

2001 29.597.108,62; 4.640.654,39; 24.956.454,23
2002 30.137.295,47; 4.597.518.93; 25.539.776,54
2003 33.704.857,51; 5.199.670,88; 28.505.186,63
2004 36.933.449,59; 5.497.543,01; 31.435.906,58
2005 39.057.149,24; 5.740.123,21; 33.317.026,03
2006 44.498.909,80; 6.333.770,76; 38.165.139,04
2007 43.446.284,48; 6.191.975,43; 37.254.309,05
2008 42.082.356,52; 5.876.662,35; 36.205.694,17
2009 41.796.192,56; 5.525.300,88; 36.270.891,68
2010 46.209.838,83; 6.194.672,66; 40.015.164,17
2011 44.563.470,24; 6.125.083,99; 38.438.386,25


Le cifre indicate nella tabella sono naturalmente in euro.



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