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Settis: Troppi musei concentriamo le opere
17 gennaio 2014 1 sez. PALERMO

MEGLIO avere mille piccoli musei o cento grandi musei? A porre la questione uno dei maggiori esperti nel campo dei beni culturali in Italia, l'archeologoe storico dell'arte Salvatore Settis.

In Sicilia, come anche nel resto della nazione - spiega Settis - ci sono troppi musei. E se oggi si parla di crisi, o peggio ancora di "morte" delle istituzioni museali, forse arrivato il momento di avviare una seria riflessione intorno a questo argomento. La quantit a mio avviso non giova.

Anzi si potrebbe pensare che la causa stessa del declino dei musei. Quello rappresentato dalla gestione e valorizzazione del patrimonio culturale un vero nodo gordiano. Il rientro e il ricollocamento del Giovinetto di Mozia nella sede del museo Whitaker l'occasione per focalizzare alcuni temi essenziali: la frammentazione del patrimonio, la querelle sui prestiti, l'inesistenza di mezzi di trasporto efficienti, la mancanza di un progetto concreto di promozione culturale e turistica. Se la Dea di Morgantina in America stata visitata da 800900 mila persone l'anno e poi non appena rientrata in Italia finita in un cono d'ombra, non possiamo rimanere indifferenti.

Bisogna invece avviare una riflessione seria e chiedersi: cosa necessario fare, lasciarla al museo di Aidone solo perch stata trovata l? Mettiamo che la Venere fosse stata scoperta nel 1920 o nel 1950, sarebbe andata direttamente al museo archeologico di Siracusa. A mio avviso - continua Settis - non si pu chiedere a un turista di rimanere sei mesi in Sicilia per vedere ciascuna delle opere dislocate in ogni citt o piccolo centro. Oggi il turismo non pi strutturato sulla base di lunghe permanenze. Si soggiorna una settimana, se non addirittura un solo fine settimana. Allora, ripeto, avere tanti musei la giusta soluzione? Dati alla mano, la risposta alla domanda del professore Settis no. Nel solo capoluogo siciliano la flessione di presenze turistiche calata nel 2012 dell'11,67 per cento. E nell'intera isola gli incassi derivati dalla vendita dei biglietti per musei e aree archeologiche diminuita del 6,30 per cento. Secondo Federculture l'intero Sud Italia considerata meta turistica per 7,2 milioni di stranieri, seicentomila meno della sola Toscana. Cifre per niente positive.

Avrebbe allora senso costituire un grande museo regionale che s'ispiri al "modello Louvre" in cui convogliare tutti i reperti pi importanti? La Sicilia la regione pi grande d'Italia, forse fare un museo di questo tipo non ha molto senso, soprattutto se si pensa che possa rimanere chiuso per anni, come nel caso del Salinas. Una prima considerazione necessaria da fare che oggi si perso il senso primario dell'istituzione museale. Se esso non svolge l'esercizio per cui stato creato, perde identit. Un museo uno spazio della comunit che acquista importanza dalle opere che custodisce e che riesce a creare fra esse un dialogo armonico e significativo. Avere istituzioni con due oggetti contrario allo spirito stesso del museo e ne comporta la morte. Con questo vorrei anche ribadire il concetto che l'opera d'arte un bene che appartiene a tutti, come del resto sancito dalla Costituzione.

La concezione delle opere come oggetti privati o come soprammobili di casa - conclude Settis - barbarica. I monumenti, il paesaggio, i reperti appartengono a noi tutti. Anche per questo non sempre sono d'accordo con la logica dei prestiti.

Ieri sono tornato a visitare il museo di Messina e sono stato felice di vedere entrambe le tele del Caravaggio: l'Adorazione dei Pastori e La resurrezione di Lazzaro. Se il Satiro, o la Dea, o l'Auriga vengono date in prestito, ci deve avvenire solo a condizioni eccezionali, quando la mostra ha un contenuto tale da accrescere le nostre conoscenze, il nostro prestigio, altrimenti non ha senso. Va bene creare liste con beni che non si daranno mai in prestito, ma l'importante rispettare i criteri che ci si imposti. Ma se a regolare i prestiti il denaro, allora siamo fuori strada.

VALERIA FERRANTE



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