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Appello dei dirigenti archeologi e storici dell'arte al ministro Franceschini

Conferenza dei dirigenti Mibac

Pubblichiamo lappello sottoscritto da 15 dirigenti archeologi del Mibact e, di seguito, quello di 22 dirigenti storici dell'arte, indirizzati al ministro Franceschini.

Archeologi.

Onorevole Signor Ministro,
apprezziamo moltissimo che Lei abbia desiderato condurre il Ministero dei beni e delle attivit culturali e del turismo in questa fase importantissima di riorganizzazione, con lobiettivo di migliorarne le capacit e lattivit e con la spinta a una gestione innovativa del patrimonio culturale italiano e dei servizi ai cittadini.
Questo Ministero formato da professionisti caratterizzati da peculiari competenze e capacit tecniche e scientifiche; sono queste che hanno consentito nel tempo la conservazione e la valorizzazione di un patrimonio culturale inestimabile, complesso e sfaccettato, che tutto il mondo riconosce essere un primato della nostra nazione e che vogliamo essere capaci di trasformare in un vero bene comune, al servizio della qualit della vita delle persone, ma anche in uno degli asset principali della nostra economia nazionale.
Per questo riteniamo che ogni riforma che voglia fare emergere queste potenzialit, ancora in grande misura inespresse, non debba mortificare un quadro di professionalit cos articolate e specialistiche; archeologi, storici dellarte, architetti, archivisti, bibliotecari costituiscono una risorsa dalla quale partire e non un appesantimento burocratico da evitare.
Come dirigenti archeologi riteniamo importante segnalarLe la necessit che questa competenza, al pari delle altre presenti nel nostro Ministero, non perda di efficacia a causa della creazione di strutture miste, prive di una specifica capacit professionale; riteniamo che per dare corso validamente ai procedimenti di tutela del nostro patrimonio, una tutela consapevole della qualit, del potenziale dei nostri beni e delle sue specifiche problematiche ed esigenze non si possa prescindere dalla presenza sul territorio di almeno una Soprintendenza di settore in ciascuna Regione; siamo confortati in questo dalla consapevolezza che il luogo delle integrazioni delle diverse competenze e dellarmonizzazione dellazione di tutela gi esiste a livello territoriale nelle Direzioni Regionali, e in particolare in istituti specifici quali i Comitati Regionali di Coordinamento (Co.Re.Co.), la cui capacit di coordinamento, che eviti sovrapposizioni tecniche e che orienti a soluzioni condivise, andr semmai accentuata e rafforzata.
Chiediamo pertanto che nelle scelte di riassetto organizzativo si tenga conto di questa necessit; che almeno una Soprintendenza archeologica per regione permanga a caratterizzare il tessuto diffuso della nostra tutela; segnaliamo come da questo punto di vista la tutela archeologica abbia gi contratto notevolmente la sua organizzazione territoriale, essendone ormai ridotta al minimo, a differenza di quanto succede in altri settori, la presenza nelle regioni italiane; le situazioni in cui esiste pi di una struttura territoriale per regione sono infatti ormai pochissime.
Chiediamo dunque che nel settore archeologico le scelte imminenti non vadano a penalizzare questo ormai minimo tessuto territoriale, che dunque le 17 regioni in cui si attua la tutela sul patrimonio archeologico italiano abbiano ciascuna la presenza di una Soprintendenza archeologica, valutando molto attentamente quelle situazioni regionali che, per ampiezza del patrimonio e dimensione territoriale, rendono opportuna la presenza di pi istituti; che si continui a considerare la rilevanza di comparti archeologici straordinari, quali Pompei e Roma; che, se necessario anche nel campo archeologico, la riduzione di eventuali posizioni dirigenziali, si applichi preservando questo quadro, con una valutazione attenta delle specifiche competenze maturate in Italia, ben difficilmente recuperabili in futuro.
Certi della Sua attenzione e della Sua volont di operare per il meglio del nostro Ministero Le offriamo la nostra disponibilit, auspicando di poterLa incontrare al pi presto, per un approfondimento di queste tematiche e per un confronto sulle specifiche esigenze delle singole Soprintendenze al fine di garantirne il miglior funzionamento e la pi piena efficacia.
I dirigenti archeologi del Ministero,
Maria Rosaria Barbera, Simonetta Bonomi, Elena Calandra, Adele Campanelli, Teresa Cinquantaquattro, Antonio De Siena, Francesco Di Gennaro, Filippo Gambari, Luigi La Rocca, Egle Micheletto, Marco Minoja, Mario Pagano, Andrea Pessina, Jeannette Papadopoulos, Vincenzo Tin


Storici dell'arte

Onorevole Ministro,
approssimandosi la riforma ministeriale ineludibile quanto gravosa per il sistema della tutela in qualit di dirigenti e Soprintendenti storico-artistici, Le chiediamo di considerare e accogliere, nelle sue determinazioni, ragioni storiche e culturali che sono alla base del nostro quotidiano operare.
La storia dellarte disciplina che nasce in Italia e che ha trovato qui un ruolo culturale e dei risvolti operativi, nella tutela e nella gestione dei musei e del patrimonio territoriale, che ci hanno da sempre contraddistinto in ambito internazionale. Nel pieno apprezzamento del protocollo dintesa da Lei firmato luned scorso con il Min. Giannini, documento con cui la storia dellarte ritrova la sua giusta centralit nella scuola italiana, e si spera, nella societ, Le scriviamo sicuri che Ella vorr confermare tale valore anche nella struttura e nei e livelli di responsabilit del Ministero del quale stata una colonna portante.
Le soprintendenze storico-artistiche istituite nel 1907, furono dapprima associate alle gallerie e ai musei, ma ben presto anche agli oggetti darte medievale e moderna, al patrimonio storico-artistico, dunque. Gestione museale e controllo allesportazione furono le prime funzioni, alle quali presto si aggiunse lattivit di vincolo. Limportanza della tutela territoriale emerse con forza durante la seconda guerra, quando il salvataggio del patrimonio storico-artistico vide in primo piano soprintendenti e funzionari come Rotondi, Lavagnino, Wittgens, Bucarelli, e massime durante la ricostruzione, primo banco di prova dellIstituto centrale per il restauro, fondato nel 1939 da due storici dellarte della levatura di Cesare Brandi e G. Carlo Argan.
La rete territoriale della tutela, che deriva dal modello degli stati pre-unitari, come la nostra straordinaria legislazione di settore presa a modello in tutto il mondo, non ha subito da allora variazioni sostanziali. Nel 2001 nacquero i poli museali di Venezia, Firenze, Napoli e Roma, i quali dopo uniniziale organizzazione unicamente museale, presto recuperarono la competenza territoriale. Non a caso, oggi gli unici musei darte di livello dirigenziale (e dunque costituiti come soprintendenze o istituti sui generis) sono quelli le cui collezioni hanno estensione specialistica sovraregionale a causa della specificit cronologica (Galleria Nazionale dArte Moderna) o di materiale e tecnica (Istituto Nazionale per la Grafica, con relativo museo) o di tipologia (Istituto centrale per la demoetnoantropologia, con relativo museo).
Gi da questi primi cenni si intende il fondamentale nesso, storico e operativo, che ha da sempre collegato i musei italiani alle soprintendenze storico-artistiche di territorio: collezioni dinastiche, patrimonio artistico ecclesiastico, beni monumentali e cultura materiale nel nostro Paese rappresentano leredit imponente di una complessa e quanto mai variegata storia della produzione artistica come grande vicenda sociale. Coerentemente, ed ancora una volta in anticipo sui tempi rispetto agli altri Paesi, il nostro Ministero ha accolto anche competenze di tutela sul patrimonio culturale etnografico e, in seguito, immateriale.
Lazione dei dirigenti storici dellarte in ambito ministeriale si esplica principalmente in tre campi: tutela di settore; gestione e direzione dei musei storico-artistici (tra i primi 30 istituti di cultura pi visitati, ben 18 sono musei darte); uffici esportazione.
Questa specificit tecnica, peculiare e tipica dellItalia, una ricchezza culturale: non va dunque perduta, n dimenticata.
Per quanto attiene al patrimonio culturale storico-artistico solo la formazione dello storico dellarte che pu assicurare la correttezza delle operazioni e degli interventi da svolgere, nel restauro come nelle attivit di valorizzazione.In questa capillare azione sul territorio le Soprintendenze per i beni storici, artistici ed etnoantropologici hanno garantito unit di metodo e rigore di scelte operative per la migliore conservazione e salvaguardia del patrimonio nazionale, grazie anche al continuo confronto con lISCR e lOPD, istituti conosciuti e apprezzati in tutto il mondo, nonch con le Soprintendenze ai beni architettonici e paesaggistici e archeologici. E importante sottolineare inoltre che i Soprintendenti storici dellArte sono nei diversi territorii principali interlocutori di Enti locali e Diocesi per gli interventi direstauro dei beni mobili.
Affinch non venga meno la secolare tradizione della tutela storico-artistica, Le chiediamo di salvaguardare la specificit dei compiti di queste Soprintendenze, che sono anche quelle pi attive nel campo della catalogazione.
Pur comprendendo lesigenza di ridurre gli uffici e le posizioni dirigenziali, opportunoche sussista sempre almeno una Soprintendenza per i beni storico-artistici per ogni Regione, cos da garantire la necessaria specificit disciplinare dellazione di tutelache sarebbe invece fortemente limitata o residualenel caso di uffici misti.
Chiediamo anche che non venga rescissa la storica relazione che lega i musei italiani alle Soprintendenze storico artistiche che li hanno in custodia e gestione.
La gestione manageriale cosa diversa dalla prevalenza degli aspetti amministrativi, dato che lobiettivo primario dei musei non fare cassa a qualunque costo ma curare, far conoscere e rendere fruibile al meglioil patrimonio di cui hanno la responsabilit. Si proceda, invece, con convinzione, ad un piano di razionalizzazione dei costi e ammodernamento dei servizi, e si conferiscano agli uffici strumenti contabili e gestionali consentano di introitare denaro (come il modello gestionale OPD), stimolando cos una cultura gestionale e dimpresa nei musei statali, che andranno organizzati in rete. Lesempio dellOpificio delle Pietre Dure illuminante: un Istituto dello Stato che dialoga con il mondo intero e si autosostiene, in parte, dal punto di vista economico.
Una simile prospettiva, che rimetta al centro una visione globale della tutela, da declinare nel nostro tempo con il coinvolgimento sempre pi attivo della societ civile, consentirebbe di traghettare nel futuro, con orgoglio, un modello culturale, quello italiano, che stato di esempio e guida per molte nazioni. Ma, soprattutto, permetterebbe di superare antinomie e contraddizioni apparenti: come quella, supposta e indimostrabile, tra azione di tutela e di valorizzazione, che invece sono facce della stessa medaglia.
Signor Ministro, Lei e il suo dicastero lascerete un segno importante se saprete tornare ai fondamentali, proiettandoli in unottica di dialogo con la societ ed i suoi bisogni: un approccio che metta al centro la qualit della vita dei cittadini e lidentit culturale della nazione, poich il patrimonio culturale concetto dinamico, che contempla la trasformazione. Averne cura e immaginarne gli sviluppi una sfida che ci vede tutti chiamati in causa.
In vista delle importanti decisioni che Lei chiamato a prendere, Signor Ministro, chiediamo un confronto su questi temi .
Restiamo, pertanto, a disposizione per un incontro con una nostra delegazione, e porgiamo il saluto pi cordiale.

Seguono le firme: Cristina Acidini; Lucia Arbace; Sandrina Bandera; Luca Caburlotto; Marco Ciatti; Stefano Casciu; Maria Vittoria Marini Clarelli; Giovanna Damiani; Fabio De Chirico; Daniele Ferrara; Luigi Ficacci; Antonella Fusco; Anna Imponente; Marica Mercalli; Andrea Muzzi; Giovanna Paolozzi Strozzi; Maura Picciau; Daniela Porro; Marta Ragozzino; Mariella Utili; Maria Rosaria Valazzi; Fabrizio Vona



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