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Franceschini riscopre l'economia di mercato, ma il suo stipendio resta quello statale
di gabriele tolari
venerd, 20 giugno 2014, 23:58


Il marketing non una bestemmia, allontaniamoci dalle ideologie. Perch scegliere fra tutela e valorizzazione del patrimonio artistico? Se vogliamo che i turisti vengano in Italia, dunque se vogliamo valorizzare la nostra storia, allora dobbiamo anche tutelarla investendo. Dario Franceschini, accasatosi alla corte di Renzi giusto in tempo per essere ripescato in qualche carica alla faccia dellormai defunto mantra della rottamazione fiorentina, arriva allImt di Lucca da ministro dei beni culturali e del turismo e ribadisce quanto detto fin dalla nomina: con la cultura ci si pu mangiare e, anzi, noi italiani dobbiamo farlo perch di meglio non abbiamo. Sembra ne abbia anche per le soprintendenze, ma solo una breve illusione: I soprintendenti? Hanno troppi incarichi, non ce la fanno, vanno fatti riavvicinare alla ricerca, quindi alluniversit. Nelle decisioni sui musei, allora, affianchiamoli a storici, archeologi, gente esperta per professione.

Certo, tanto politichese da parte di Franceschini e qualche fatto come lArt bonus, il quale, porgendo la mano ai privati, permette di detrarre, per il momento, il 65 percento delle donazioni fatte a musei, biblioteche, teatri e, in definitiva, ai principali microcosmi della cultura. Alla fine, per, serve pure qualcuno che nella cultura e nei suoi beni ci creda, investa, dato che lo Stato finora non lha mai fatto. Ci pensano certe fondazioni, sicuramente quella della Cassa di risparmio di Lucca che, sulle sole Mura, ha gi riversato 7 milioni. Ma baster il privato per rinverdire quello che, inteso come beni architettonici lasciatici da un passato lontano, dovrebbe, in effetti, essere il fiore allocchiello dellItalia nel mondo? Roma e Pompei e non solo loro, intanto, crollano a pezzi, ma alla maggior parte delle persone sembra non importi.

Il motivo quale ? Come mai tanto distacco, da parte del Paese e dei politici, verso i beni culturali? Alla fin fine, ciascuno a suo modo, i relatori presenti nel pomeriggio nel complesso San Francesco, dove era appunto invitato Franceschini, hanno cercato di rispondere soprattutto a questo quesito. Il convegno ha visto la verve soprattutto di Sabino Cassese, giudice della Corte costituzionale e professore emerito alla Normale. Dopo di lui sono intervenuti Lorenzo Casini, docente di diritto amministrativo alla Sapienza, Maria Luisa Catoni, docente a Imt di storia dellarte e archeologia, e, infine, Salvatore Settis, presidente del consiglio scientifico del Louvre.

Nomi di un certo livello, dunque, ciascuno proponente un punto di vista, unidea. Il pi fuori luogo sembrato proprio Franceschini. Banale il suo attacco, pur senza citarlo, a Berlusconi, quando ha additato la colpa della distruzione della cultura italiana a 20 anni di tam tam politico-televisivo. A parte che saranno minimo 30, la cosa, s, pu aver senso, ma significa pure che dallaltra parte dello schermo c stato qualcuno ben felice di usare i libri come poggiapiedi. E il problema, infatti, proprio questo, il disinteresse. Meglio Settis, senza dubbio, che non ha bisogno di fare politica per vivere e ha parlato chiaramente di unItalia meglio ancora, di una classe dirigente schizofrenica, senza sinergia operativa tra un luogo e laltro, che un giorno fa una legge in favore della cultura e quello dopo una contro.

Anche Cassese, sobrio, elegante, un piacere ascoltarlo, ha dato la propria visione sulla malattia terminale che ha colpito la cultura italiana, focalizzandosi sul filo che la lega alla pubblica amministrazione. Parlando, in sostanza, di troppa formazione ancorata al passato e incapace di guardare allinnovazione, ai tempi moderni. Una formazione dirigenziale che finisce, inesorabilmente, per creare frustrazione. Bisogna modernizzare la formazione amministrativa considerandola parte di un processo di cambiamento generale dellamministrazione ha affermato altrimenti lo studio rischia di rimanere isolato e di non servire a nulla. Si perde solo tempo se non si considera la formazione come la tessera di un mosaico pi vasto

E mentre il ministro dellistruzione, la lucchese Giannini, ha assicurato poche ore fa 25 milioni per far tornare in tutte le scuole la storia dellarte; e mentre Settis, ancora dal complesso San Francesco, si chiesto perch miur e ministero di Franceschini non siano un tuttuno e, sibillino, anche perch sia sparita la dicitura pubblica dallistruzione italiana; e mentre lo stesso Franceschini ha promesso che gli universitari dei beni culturali e affini lavoreranno e studieranno sul campo, un po come fanno i colleghi di medicina; ecco, dopo tante parole lunico fatto certo che, fra il centinaio di persone presenti nel pomeriggio a Imt, ad avere meno di 30 anni erano non pi di cinque o sei. La verit che il futuro della cultura italiana, per un motivo o per laltro, tutto in questi numeri e niente sembra poterlo cambiare davvero.

http://www.lagazzettadilucca.it/economia-e-lavoro/2014/06/franceschini-riscopre-l-economia-di-mercato-ma-il-suo-stipendio-resta-quello-statale/


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