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Archeologia: Otricoli, tra abbandono e cemento
Manlio Lilli
28 giugno 2014 IL FATTO QUOTIDIANO



Una delle zone archeologiche pi importanti dellUmbria attuale quella corrispondente allantico centro di Ocriculum. Sorto in et preromana sullaltura su cui ubicato anche lattuale paese, fu trasferito, probabilmente alla fine dellet repubblicana presso una grande ansa del Tevere su cui si svilupp il porto della citt. Della citt romana sono attualmente ben visibili lanfiteatro, le terme del II sec. d. C., , il teatro, le grandi e piccole sostruzioni, larea del foro e di altri edifici pubblici come la basilica, di cui nulla rimane in vista. La citt, , attraversata dallantica via Flaminia, fiancheggiata prima del suo ingresso nellarea urbana, da monumenti funerari.

Cos sul sito online della Soprintendenza per i Beni Archeologici dellUmbria, viene presentato il parco archeologico di Otricoli. Viene voglia di andare a vederli i resti dellantica citt. Operazione non proprio agevole dal momento che manca qualsiasi riferimento utile. Non solo a raggiungerli, ma anche relativi allapertura al pubblico. Una volta reperite le info sul sito della Regione Umbria, tutto pi chiaro. In uno dei sabato o domenica, oltre che nei festivi, tra aprile e settembre, possibile entrare nella citt. Altrimenti necessario prenotare. Preventivamente. Camminando nel verde, tra querce e viti maritate, ci sinoltra tra quel tanto che resta. Peccato che non goda di buona salute. A partire dalle grandi sostruzioni, in pi punti coperte dalla vegetazione. Con alcuni degli ambienti interessati da crolli, anche considerevoli. Con le opere lignee di contraffortatura che dopo anni di posa in opera sono ormai, da tempo, evidentemente inadeguate. Anche lanfiteatro sofferente. Come indiziano anche i piccoli e grandi cedimenti.

A ben guardare lintera area archeologica, e non soltanto alcuni dei monumenti, sembra trovarsi in condizioni precarie. Del settembre del 2013 la denuncia, da parte di un Consigliere comunale di Otricoli, dellesistenza nellarea di una sorta di discarica con un banco frigorifero, cucine a gas, bombole di gas, oltre a cataste di legno. Limpressione che si tratti dellennesimo caso di Bene Pubblico soffocato dalla mancanza di adeguate risorse forte. In realt non cos. Su Otriculum si investito. Non poco. Daltra parte il Comune del ternano capofila del Progetto di valorizzazione dellarea archeologica dellantica via Flaminia, riguardante anche il Comune di Terni, con la zona archeologica di Carsulae, e quello di Narni, con il Ponte di Augusto. Un progetto finanziato con fondi del Ministero per i Beni e le attivit culturali cos ripartiti, 850mila euro per il 2005, ai quali vanno aggiunti 400mila euro per lanno successivo. I diversi interventi affidati allArcus Spa, una societ per lo sviluppo dellarte, della cultura e dello spettacolo. A ragione il progetto prevede una duplice operazione. Da un lato il restauro dei monumenti pi sofferenti. Dallaltro la realizzazione di infrastrutture in grado di implementare le potenzialit turistiche dellarea.

Per il recupero dei monumenti archeologici stanziati 162mila euro; 175mila euro per due approdi sul Tevere. Le spese non si fermano qui. Nel 2010 il Comune investe ancora sullapprodo presso il fiume Tevere, denominato porto dellOlio. Per il recupero e ladeguamento dellapprodo ancora 100mila euro, come si legge nella delibera di Giunta n. 43 del 20-04-2010. Passa un anno. Nuovi stanziamenti. Questa volta 70mila euro per le opere di difesa spondale come da delibera di Giunta n. 18 del 29-03-2011. Nel 2011 ancora uno stanziamento. Questa volta di 157.989, 80 euro. Per il restauro conservativo, il recupero e la messa in sicurezza delle Sostruzioni. Non finita. Altri 25mila euro per riparazione, consolidamento e messa in sicurezza della viabilit di accesso allattracco di Porto dellOlio e di collegamento con larea archeologica, come da delibera di Giunta n. 1 del 28.01. 2014. Ad oggi il servizio di navigazione non mai entrato in funzione. Anche a causa dei periodici danneggiamenti sia degli attracchi che delle opere spondali. Il fatto che la Soprintendenza archeologica abbia previsto per gli anni 2015-2016 limpegno di nuove risorse per ulteriori restauri alle sostruzioni, indizia almeno linefficacia dellintervento del 2011. Ce ne sarebbe abbastanza per essere quantomeno preoccupati per la sorte di quel che si conserva di una delle pi importanti citt dellUmbria romana.

Ad una storia di importanti risorse spese senza significativi riscontri se ne aggiunge unaltra. Quella del camping Capitello. La struttura non lontana dallanfiteatro e a due passi dallansa del Tevere che, come pubblicizza anche il suo sito online, tra casette, e diverse piazzole di sosta, offre alla sua clientela piscina e ristorante. Naturalmente una comoda visita alla citt antica. Il fatto che sia il Comune che la Soprintendenza archeologica dellUmbria abbiano autorizzato la realizzazione del complesso recettivo assicura non soltanto sulla sua liceit. Ma anche sulla circostanza che nonostante la sua localizzazione, pi che prossima allarea archeologica, nessuna opera abbia contribuito ad arrecare alcun danno al patrimonio archeologico della zona. Se ne pu quindi dedurre che le aree di frr. fittili che si rinvengono aldil del perimetro del camping non proseguano allinterno. Ma limpressione generale non muta. Sfortunatamente. Chi passeggia per larea archeologica tra monumenti ancora bisognosi di cure, ha la possibilit di spaziare con lo sguardo. Di immergersi nel verde della vegetazione e poi, pi in l, nel grigio delle acque del Tevere. Dove nonostante gli approdi progettati, la navigazione ancora interdetta. C anche il camping. Che dovrebbe costituire unaggiunta essenziale per la citt antica. Un servizio importante. Chi passeggia tra lanfiteatro e le sostruzioni, magari pensando alle opere scoperte nei secoli passati e che arricchiscono i Musei Vaticani, non pu fare a meno di pensare che Otricoli, rimanga una promessa non mantenuta. Un patrimonio scriteriatamente non valorizzato. E non perch sono mancate le risorse necessarie. Peccato!



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