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Lettera aperta di Vittorio Emiliani al ministro Franceschini: Ministro, non mischi turismo e beni culturali

Lettera aperta al ministro Franceschini. Ministro, non mischi turismo e beni culturali
di Vittorio Emiliani

La sua idea di ridurre il potere delle ex Soprintendenze regionali divenute direzioni generali regionali va certo nella giusta direzione: semplificare la catena di comando e il rapporto centro-soprintendenze. Mi lasciano invece perplesso altre idee, soprattutto una: quella di una pi stretta integrazione fra turismo e beni culturali e paesaggistici. Il primo sembra, da quanto si letto, prevalere sui secondi assoggettandoli a logiche economico-promozionali. Ci discende dalla convinzione - da lei ribadita nei giorni scorsi - che i nostri grandi musei siano miniere doro non sfruttate a dovere, cio potenziali macchine da soldi.
Non dalle maggiori esperienze straniere: il Louvre infatti, coi suoi 180.000 mq di superfici espositive e coi suoi quasi 9 milioni di ingressi passivo al 50% (ci pensa lo Stato) e analoga la situazione del Metropolitan di New York. I grandi musei inglesi, come lei ben sa, sono gratuiti (tranne le mostre) e contano proprio cos di attrarre pi turisti. Il che vero secondo le loro statistiche ufficiali: + 50% di turisti a Londra.
Ecco uno dei punti nodali: i beni culturali e paesaggistici sono, a mio avviso, la materia prima, il patrimonio da tutelare, da conservare, in s e per s, maggiore o minore che sia, mentre il turismo un suo indotto economico che pu ben essere potenziato se ben organizzato. E purtroppo in Italia esso disorganizzato e pi caro (del 10 %, sostiene Coldiretti) delle medie europee. Nonch spesso di qualit scadente.
Nel suo progetto (per quel che se ne sa) si prevede, in una visione che privilegia leconomia, il profitto, rispetto alla tutela complessiva del patrimonio, di separare i grandi musei dal territorio, dalle citt, dal contesto storico in cui sono nati - da donazioni multiple di grandi famiglie, da chiusure di chiese e conventi, da collezioni o gallerie patrizie, nei modi pi diversi - cio dalle Soprintendenze. Popolate secondo la vulgata corrente o di studiosi troppo raffinati o di ottusi burocrati. Essi verrebbero affidati in completa autonomia a direttori anche stranieri, comunque non provenienti dai Beni Culturali. Un bello schiaffo alle nuove leve degli storici dellarte italiani, dopo quello dellaccorpamento (deciso sulla carta) delle Soprintendenze ai Beni Artistici e storici a quella per i Beni architettonici. Con in pi qualche pericolo politico. Chi nominer quei venti mega-direttori e con quali criteri, il ministro? Prevarranno criteri politici o meritocratici? Essi potranno essere anche stranieri. Lei osserva che se vi sono italiani (per lo pi, mi lasci dire, storici dellarte) chiamati a dirigere musei vecchi e nuovi allestero, vi potranno ben essere stranieri validi
Per larte contemporanea molto probabile. Per quella antica e per larcheologia i dubbi non sono pochi. Nei maggiori teatri lirici nazionali non che i Sovrintendenti stranieri abbiano dato prova strepitosa di s. In ogni caso si gi visto con Mario Resca come inserire manager nel corpo di un Ministero di patrimonio abbia creato solo una gran confusione, per esempio per il vitello doro tutto o quasi privato delle societ di servizi museali aggiuntivi. Ancora da sbrogliare, se non erro. Queste mega-direzioni esternalizzate sono un primo passo per privatizzare (vecchio progetto-Urbani) i maggiori musei? Retrospettivamente, anche ridurre in passato il MiBAC alla canna del gas aveva probabilmente questo fine ultimo. La polpa ai privati, losso allo Stato. E come la mette coi musei civici che spesso, nel Centro-Nord, sono i pi grandi e prestigiosi di quelli statali? A Brescia o a Pavia, per esempio, tutto civico.
Non voglio dilungarmi. Accenno al paesaggio italiano. Un giorno stavo assistendo alla telecronaca del Giro dItalia e mi stupii nel vedere ripresi dallelicottero paesaggi intatti, verdi, coltivi ordinati, nessuna periferia cenciosa. Corsi a vedere dove stessero correndo: purtroppo il Giro era sconfinato in Austria Tutto questo avviene da noi per colpa delle Soprintendenze? Al contrario, per colpa di una sottocultura molto italiana - alla quale il berlusconismo ha dato un propellente formidabile - che intende il paesaggio come qualcosa di privato, in cui ciascuno padrone a casa sua. Lei ha costituito un precedente pericoloso con la creazione di una commissione per il ricorso contro i pareri emessi dalla Soprintendenze ai beni architettonici. Lei sa meglio di me che gli organici di quelle Soprintendenze sono ancor pi carenti degli altri a fronte di una marea di richieste di concessioni edilizie, di autorizzazioni a costruire ovunque, a ristrutturare in fretta e furia. Per cui ogni architetto dovrebbe affrontare in ogni giorno lavorativo almeno 4-5 pratiche edilizie e urbanistiche ognuna delle quali richiede spesso anche una quarantina di giorni di istruttoria. Come si rimedia? Col potenziamento degli organici, ovvio. No, col richiedere, di fatto, un silenzio/assenso, sapendo che silenzio sar, vista la incredibile mole di lavoro e la non meno incredibile pochezza di mezzi e di uomini. Le Soprintendenze vengono accusate di essere organi monocratici. E difficile pensare che non lo sia un organo tecnico-scientifico: non si decide a maggioranza come fare un restauro o, in campo medico, unoperazione a cuore aperto. Prima dello sciagurato Titolo V (la cui effettiva riforma sembra allontanarsi) esisteva un ufficio centrale ben dotato che, per esempio nel 1998, comp oltre 135.000 istruttorie progettuali annullando 3.092 progetti, neanche tanti, per maxi-progetti, mostri, in tempi rapidi, mediamente 42 giorni. Ma quellutilissimo Ufficio centrale era stato dotato di mezzi e di personale tecnico adeguato. Noi ci auguravamo che accadesse per la co-pianificazione Regioni-Ministero prevista dal Codice per il Paesaggio. Dov finita invece, Toscana a parte?
In conclusione mi sembra, signor ministro, che mescolare la materia prima patrimonio e lindotto turismo anteponendo per giunta il primo al secondo, oltre a smontare, di fatto, una tradizione, centenaria ormai di buona tutela (nonostante gli italiani), rischi di non giovare per primo al turismo che avrebbe bisogno, quello s, di manager, di specialisti, di promoter e di obiettivi adeguati ai 48.738.575 stranieri che sono arrivati da noi nel 2012. Oggi la politica turistica la fanno i tour operator, come pi conviene loro. E sul paesaggio comandano speculatori, abusivi, padroni e padroncini.
Sinceri saluti Unit, 18 luglio 2014



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