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Bresciano. Crollano i luoghi del Risorgimento
Pino Casamassima
Corriere della Sera - Brescia 15/8/2014

I luoghi storici della battaglia di San Martino e Solferino stanno crollando, e con loro se ne va un pezzo di storia del Risorgimento. Le cascine che esistevano ai tempi della battaglia del 1859 stanno sparendo, le lapidi si trovano sui mercatini di antiquariato.

Fioeui, o i pima San Martin o iaoti an fan f San Martin a noi! (Figlioli, o prendiamo San Martino o faranno fare San Martino a noi). La vulgata vuole che questa frase attribuita a re Vittorio Emanuele abbia spronato lesercito sabaudo fino alla vittoria finale sugli austriaci nella piana di San Martino il 24 giugno 1959.
tradizione che austriaci i cui avi parteciparono a quella battaglia che avrebbe messo fine alla seconda Guerra dindipendenza italiana vengano a spargere fiori nel Mincio in loro ricordo: lesercito austriaco in rotta ripar infatti oltre il fiume. Turisti storici che rimangono certamente stupiti nellaccorgersi che ad esclusione della torre che campeggia in una solitaria maestosit le cascine sparse nei dintorni sono in totale abbandono. Cascine che ospitavano contadini che assistettero terrorizzati allinizio di quel terribile scontro in armi, fuggendone via poco prima che una granata o un colpo di mortaio devastasse le loro abitazioni.
Nei tempi successivi questa cascine furono restaurate, e la Societ Solferino e San Martino realizz parchi e giardini, strade e segnaletica, con cippi che riportavano gli avvenimenti. La Societ raccolse anche materiale bellico e artistico ispirato alla battaglia, poi esposto nei Musei sorti a San Martino e a Castiglione delle Stiviere. Fu in occasione di quella tremenda battaglia in cui, fra morti e feriti, rimasero sul campo 5.600 piemontesi, 13.000 francesi e 20.000 austriaci che nacque la Croce Rossa Internazionale su iniziativa di Henry Dunant, un imprenditore e filantropo svizzero. I feriti furono sistemati nella cascina chiamata Contracania, ex Casa Bianca, dove una lapide testimonia lavvenimento.
A custodire queste mura storiche, da 33 anni, c un signore invecchiato fra i vigneti e le tante propriet che circondano la cascina, per conto di Luigi Aquilini, che part per le Americhe oltre mezzo secolo fa dalla natia Travagliato con la famosa valigia di cartone. luomo pi ricco del Canada dice il custode con orgoglio pari ai suoi baffi dalle forme risorgimentali . Il pi grande produttore del mondo di mirtilli. Ora sta costruendo un oleodotto gigantesco fra lAlaska e gli Stati Uniti, ma il suo vero business ledilizia: non so quanti grattacieli ha costruito. Viene qui una volta lanno, pi o meno, anche se ora manca da un anno e mezzo. Ha 84 primavere sul groppone, ma vedesse com arzillo!.
Tuttintorno, purtroppo, il degrado. Cascine dai tetti sfondati sono divorate dai rovi e dagli sterpi, che oscurano lapidi e targhe facilmente trafugabili. Non difficile dice Tullio Ferro, noto giornalista di Desenzano e profondo conoscitore della storia locale cui ha dedicato tanti libri trovare alcuni reperti su qualche bancarella di antiquariato: una cosa vergognosa che questi autentici pezzi della nostra storia siano preda di un simile sciacallaggio. Fino a qualche decennio fa questo scempio era scongiurato dalla presenza in loco di contadini che vi abitavano e lavoravano la terra; con la vendita dei poderi a societ interessate alla produzione di vino per i tanti vigneti presenti (siamo nel cuore del Lugana) le cascine sono state abbandonate a se stesse: per leggere una lapide bisogna spostare, con molta fatica, i rovi che lavvolgono. Mancando linteresse economico dei privati a sistemarli, questi luoghi storici sono destinati a essere rappresentati solo da una Torre solitaria e dallOssario che custodisce nellabside 1.274 teschi e nella cripta le ossa di 2619 soldati austriaci e italiani, accomunati volutamente senza distinzione di bandiera, come recita la lapide: Alle Commiste Reliquie dei Prodi Porgete fiori, Recitate parole pie. Nemici in battaglia, Fratelli nel silenzio del Sepolcro, riposano uniti. Quei muri diroccati, quegli sterpi insolenti sono un insulto alla memoria comune di un episodio che ci appartiene, perch anche grazie a quei morti siamo infine diventati quella nazione agognata nella sua unit fin dai tempi di Dante.
Le pi famose delle cascine Sorre, Monata (chiamata da tutti Bonata), Stefanona versano tutte in uno stato di totale abbandono. Limprenditoria agricola attuale non sa che farsene. E allora? Rassegnarsi alla perdita di un simile patrimonio storico e ambientale? Unidea potrebbe essere quella di un intervento misto pubblico e privato: non per a fondo perduto (di mero restauro destinato a sopravvivere a se stesso per qualche tempo prima di riprecipitare nei rovi), ma capace di qualificare turisticamente tutta larea, facendola diventare un percorso culturale attraente a livello internazionale. In parte lo gi, con austriaci e francesi e ungheresi che vengono appositamente per la valenza storica del luogo: se fosse valorizzata potrebbe diventare un circuito virtuoso anche a livello economico.
Nella Ruhr, con la fine della produzione dellacciaio e del carbone, intere fabbriche sono state trasformate in luoghi museali, con alcuni degli ex operai riassorbiti in questa nuova impresa turistica in attivo sotto il profilo economico. Unidea che nel 2010 ha fruttato a quella regione il riconoscimento di Capitale Europea della Cultura. Davvero, noi vogliamo invece gettare letteralmente alle ortiche i nostri patrimoni culturali?



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