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Archeologia e metro C: il paradosso renziano degli scavi blocca-cantieri
di Manlio Lilli
IL FATTO QUOTIDIANO | 16 agosto 2014




Il colmo che si bloccano i lavori perch si trovano dei reperti archeologici. Questo un paradosso. In tutto il mondo le risultanze degli scavi archeologici permettono ai passeggeri delle metropolitane di godere di cose delle quale altrimenti non avrebbero potuto vedere. Torino, Roma con loperazione della linea C, e Palermo sono realt che accederanno al finanziamento delle linee metropolitane. Renzi lo ha dichiarato a Napoli nel bel mezzo del suo tour al Sud. Lormai famoso Decreto sblocca-Italia passa anche da questo. E ormai chiaro. Le Soprintendenze dovranno dare lautorizzazione paesaggistica in tempi certi o scatteranno procedure sostitutive. Non solo. Per la conferenza di servizi si sta mettendo a punto una norma che superi il dissenso e la definizione in termini di validit per la raccolta degli atti. Con questo capitolo lItalia delle opere ferme al palo scatter in avanti. Si sistemer quanto gi iniziato. Soprattutto, si creeranno le condizioni perch i tempi previsti per i cantieri non siano solo un auspicio destinato ad essere deluso.


Il programma di Renzi non ammette intoppi. Le lungaggini vanno superate con un decisionismo improntato al tutto e subito. Vanno spezzate catene che hanno impedito per troppo tempo di avanzare nel cambiamento.

Di produrre futuro. Troppi cantieri dal Veneto alla Sicilia hanno subito le politiche imposte dalle Soprintendenze. Con il risultato che indagini archeologiche, nelle intenzioni preliminari, hanno finito per diventare scavi interminabili. Che hanno comportato non solo la sospensione dellopera di turno da realizzare, ma anche una lievitazione senza misura dei costi. Renzi ritiene che queste siano le procedure che in tanti casi hanno decretato il non finito che si vede in ogni angolo dItalia. Questo il dato certo. A differenza di quel che riguarda gli elementi che debbono avergli suggerito questa posizione, per cos dire, critica.

Perch vero che si possono richiamare esempi di situazioni nelle quali le Soprintendenze, a partire da quelle archeologiche, hanno assunto un atteggiamento oltremodo intransigente. Verrebbe da dire, zelante oltre misura. Ma pur vero che quei casi estremi costituiscono un numero ben esiguo rispetto a quelli nei quali si solamente tentato di non far cancellare, impunemente, testimonianze di estremo rilievo. Senza contare le circostanze, tuttaltro che episodiche, nelle quali larcheologia, a dispetto di quanto identificato, stata trattata senza alcun riguardo. Necropoli e singole tombe, strade basolate e semplici tracciati battuti, edifici termali e impianti produttivi, villae e luoghi di culto, vaste opere di bonifica idraulica e pi modesti sistemi di smaltimento e/o irregimentazione delle acque. Non esiste citt italiana o parte di territorio che non abbia sacrificato frammenti della sua Storia alla costruzione di nuovi quartieri e infrastrutture viarie.

A Roma, la realizzazione di Tor Bella Monaca ha cancellato quasi completamente il popolamento antico del centro di Collatia, noto attraverso le ricerche di Lorenzo Quilici e pi recentemente la stessa sorte toccata a la Bufalotta, costruita su una parte di territorio dellantica Fidenae. Che dire poi dei Colli Albani, zona residenziale a breve distanza da Roma, nella quale il fenomeno soprattutto delle seconde case, ha fatto quasi tabula rasa del sistema di insediamenti sviluppatosi in et romana? Per decenni i ritrovamenti occasionali, hanno costituito un trascurabile spauracchio.

Poi con larcheologia preventiva le cose sono un po cambiate. Ma il suo potere, generalmente, ha continuato ad essere oltremodo marginale. Come detto, a parte pochi, circoscritti, casi. Semmai vero che in non poche occasioni larcheologia diventata una sorta di pretesto. Il parafulmine sul quale scaricare ogni colpa. Il sistema italiano ha prodotto linfinit di cantieri avviati e mai terminati. Non certo il potere dellarcheologia. Se non fosse cos la lista di strade e ponti, palazzetti dello sport, teatri, parcheggi e ospedali e molto altro sarebbe risultata meno lunga. Se non fosse cos nel capitolo Territorio e reti del Rapporto 2013 del Censis, una parte importante non sarebbe stata dedicata ai ritardi ed alle incompiutezze ed al lungo travaglio dei grandi progetti urbani allepoca della crisi.

Il rapporto descrive ventidue casi esemplari, dimenticandone altri importanti come quello romano di Acilia, in cui i lavori non sono mai partiti o si sono interrotti o i progetti sono rimasti sulla carta. In quei casi nessun ritrovamento archeologico intervenuto a sovvertire cronoprogrammi o a mandare fuori controllo le risorse stanziate. Cos appare fuorviante ritenere che la linea C della metro romana viaggi tra ritardi ed incertezze a causa delle indagini archeologiche. Che, a parte il caso di piazza Venezia dove si sono scoperti i resti del cosiddetto auditorium di Adriano, non risulta abbiano costretto a sostanziali modifiche del progetto iniziale. Nonostante in alcune circostanze i rinvenimenti siano stati tuttaltro che trascurabili. Come accaduto per esempio nel cantiere di via La Spezia.

Renzi ha ragione a sostenere che solo grazie agli scavi per la Metro quei documenti del passato sono riapparsi. Ma non si pu negare che ogni scavo a tutti gli effetti unoperazione distruttiva. Proprio per questo motivo sembra improprio voler intervenire sulle modalit e i tempi delle indagini. Senza contare che tutto questo sembra essere in contraddizione con una delle norme che dovrebbero entrare nello sblocca-Italia. La disciplina per agevolare la valorizzazione dei beni archeologici che vengono ritrovati durante gli scavi o i lavori di opere pubbliche. Il timore che la valorizzazione non preveda che una tutela parziale di quanto ritrovato, forte. Una tutela peraltro nella quale il discrimine tra bene da conservare e quello da consegnare alle ruspe appare indefinito. La sensazione che, aldil delle nuove regole, a difettare sia la cultura del Paese. La capacit di decidere con uniforme seriet.

Alcuni giorni fa, in unintervista al Financial Times, lex sindaco di Firenze, ha dichiarato, Il Paese non lho distrutto io, non faccio parte del sistema. In questi decenni nei quali il Paese si arricchito di ponti sospesi nel nulla, di ospedali completati ma mai entrati in funzione, di dighe interrotte a met, della Salerno-Reggio Calabria un cantiere mai finito, il sistema, secondo la definizione del segretario del Pd, si quasi uniformemente schierato contro larcheologia. Additando nelle ricerche scaturite dai rinvenimenti, il motivo di ritardi e interruzioni. Per essere davvero un uomo solo, come si definisce Renzi, il suo un atteggiamento, almeno in questo settore, appare abbastanza allineato.



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