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NAPOLI - Il San Paolo ridotto a ferraglia
UGO CARUGHI
17 agosto 2014 LA REPUBBLICA






DA TEMPO le gradinate metalliche sono interdette ai tifosi: ma a che servono? Altri stadi, anche pi ricchi di storia del San Paolo, rischiano modifiche devastanti oltre che ingiustificate. Per il Giovanni Berta, ora Artemio Franchi, ideato da Nervi tra il 1930 e il 1932 a Firenze, dopo la proposta, nel 2006, di demolire l'originaria copertura della tribuna, stato recentemente presentato un progetto stravolgente ricavato della tesi di laurea di una studentessa. Per il Vigorelli-Maspes, del 1935, dove hanno gareggiato i sogni della Milano del Novecento nei trionfi di tanti campioni, da Coppi a Maspes, si pensato a un campo di Rugby e a un centro commerciale. Con un supermercato si vorrebbe sostituire il glorioso Motovelodromo Fausto Coppi, realizzato a Torino nel 1920 e ricostruito nel '47. La cultura italiana, e non solo, schierata contro queste ingiustificate proposte e si a pi riprese fatta sentire anche sul caso napoletano. Queste opere, per il rilievo urbano e civile, per le vicende storiche di cui sono testimonianza materiale, per la maestria, spesso, dell'architettura, vanno assolutamente salvaguardate. Veri e propri "templi dello sport", fanno pensare a quanto osservava Pevsner sulle cattedrali gotiche in cui, come in un teatro, lo spazio interno disegnato dalle quinte delle altissime navate mentre all'esterno, dietro il palcoscenico, contrafforti, archi rampanti e guglie appaiono come i sostegni del retroscena. Analogamente, negli stadi le gradinate, le piste e il campo sportivo definiscono una sorta di "interno" all'aperto mentre sul retro, verso la citt, le strutture interpretano un'analoga essenzialit. Ebbene, in questi grandi "interni" urbani si ritrovano le aspettative e le fantasie di intere generazioni. Da non considerare, semplicisticamente, fenomeni d'evasione ma, piuttosto, eventi socialmente aggreganti; riflessi, anch'essi, del livello civile ed economico di un'intera citt, di cui lo stadio una sorta di testimonianza. Invece andatelo a guardare, il San Paolo: un'immonda ferraglia che opprime e mette "fuori scala" quel semplicissimo invaso in cemento armato, un tempo magistralmente inserito nell'impareggiabile insieme naturale della conca dei Campi Flegrei, di cui era la metafora architettonica. Le scale esterne, definite "piranesiane", non si vedono quasi pi. Che cosa si pensa di fare? Quando saranno smontate e rivendute quelle inutili strutture metalliche? Un'idea per il San Paolo, se vi fosse, sarebbe parte integrante di un'idea di citt, se vi fosse. Invece, dopo i vagheggiamenti di un nuovo stadio, si tira avanti alla men peggio, impiegando soldi pubblici su un impianto sepolto da tonnellate di ferro. Il San Paolo, come le Vele, come la Citt della Scienza, potrebbe rappresentare un banco di prova per la comunit urbana. Vincoli e progetti devono essere gli uni parte degli altri. Piuttosto che macerarsi in intollerabili contrasti delegando, di fatto le decisioni ai magistrati, le istituzioni dovrebbero collaborare trasformando le circostanze, anche le pi negative, e gli stessi vincoli di tutela che la Soprintendenza da tempo ha proposto per lo stadio di Fuorigrotta - in una superiore progettualit.





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