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Caro Settis, i musei restano utili
Corriere della Sera - Brescia 26/8/2014

Mina Gregori: ma i pigri italiani ci vanno solo se c una mostra

Di una signora let non si dice. Ma per una studiosa, ancora in prima linea, sar uneccezione. La professoressa sorride, mentre d le spalle al lago dIseo immerso fra le nuvole. Questanno ha compiuto novantanni. Sto ancora benissimo. Solo un leggero mal di schiena, sar il tempo. Mina Gregori, elegante e leggera come una delle sue opere darte, trascorre ogni anno il mese dagosto a Solto Collina, nella bergamasca. Una pausa da Firenze, dai libri darte infilati negli scaffali della sua biblioteca e di quella del Kunsthistorisches Institut, la pi importante al mondo per gli studi di storia dellarte italiana. Ho studiato un anno anche negli Stati Uniti, ma se vuoi trovare quanto serve in questo settore, devi andare a Firenze.
Un amore, quello per larte, approfondito come allieva di Roberto Longhi e durato tutta la vita, cos come per i dipinti, sui quali ha posato gli occhi celesti da ragazzina e non li ha pi tolti. Di lei, massima autorit nel campo dellarte dal Cinquecento al Settecento, in particolare lombarda e toscana, si dice che senza la sua approvazione nemmeno un Caravaggio sia Caravaggio. Una sua valutazione pu rimettere in discussione i pareri di illustri storici e critici darte. Assidua frequentatrice della pittura lombarda, ha grande conoscenza dellarea bresciana.
Brescia, capitale della cultura. Unopportunit e una sfida a cui si sta lavorando, grazie al decreto Franceschini per promuovere il patrimonio storico e artistico di questa grande citt. Cosa ne pensa?
Una buona gestione del patrimonio figurativo ha risvolti importanti sia nellambito economico che in quello della divulgazione culturale. Bisogna far s che i visitatori approfondiscano i territori e questa potrebbe essere unottima occasione. Daltronde Brescia, come Bergamo, una citt di grande rilievo che viene subito in Lombardia dopo Milano: dovrebbe rendersene conto anche la Regione e valorizzarla.
Qual il ruolo di Brescia nel contesto culturale italiano?
una citt di confine, storicamente non troppo vicina a Venezia e nemmeno a Milano. Ha quindi potuto sviluppare una cultura autonoma e diventare un centro di grande sviluppo culturale. E questo a partire sin dal Cinquecento: molti artisti la frequentavano. Persino Giovan Battista Moroni, che era bergamasco, la scelse come citt di studio.
La recente mostra Moretto, Savoldo, Romanino, Ceruti ha registrato quasi 25 mila visitatori.
Brescia ha dato riprova di essere una citt estremamente generosa e pu vantare un collezionismo di alto livello. Questo genere di mostre darte molto apprezzabile: permette di conoscere nuove opere e suggerisce itinerari nel territorio a chi gi avviato al mondo della cultura ma anche ai nuovi fruitori. La nostra civilt del resto si regge sulla fioritura artistica e Brescia ne un esempio sin dalla fine del Quattrocento, basti pensare a Vincenzo Foppa.
Le mostre hanno quindi ancora un ruolo fondamentale nella promozione del patrimonio culturale?
Certo. Gli italiani sono pigri e nei musei ci vanno solo se c una mostra. Ormai un dato di fatto e dobbiamo partire da qui.
Salvatore Settis ha scritto che i musei muoiono e come molte creazioni culturali possono essere giunti a conclusione. daccordo?
Io credo che dai musei passi la valorizzazione del patrimonio culturale, perch nascono per conservarlo. Ma devono saper valorizzare questo patrimonio, magari proponendo mostre tematiche, legate a una singola opera o a singoli episodi da sviluppare e attorno ai quali costruire linteresse. Dai musei, i visitatori potranno spostarsi per scoprire la citt che sta attorno.
Cosa ne pensa delle nuove modalit di gestione culturale che poggiano sul rapporto pubblico-privato e su una visione manageriale delle politiche di sviluppo? A Brescia, ne un esempio la Fondazione Brescia Musei.
Ci proverei. Il pubblico da solo non ha mai dato grandi prove. Una gestione mista pi rapida e coinvolge entit che ne traggono beneficio. Certamente un gioco di do ut des che deve essere studiato e offrire vantaggi per entrambe le parti.
Brescia e la Valle Camonica, siti Unesco: come promuoverli?
Studierei un percorso che unisca la citt alle aree periferiche, unendo i due siti in un itinerario unico, che porti i visitatori anche nei luoghi di villeggiatura. Bisognerebbe creare un progetto promozionale con a capo una commissione di esperti che suggerisca i temi da seguire. Ma la commissione deve essere gratuita! I costi vanno contenuti.
Una commissione che programmi modalit di promozione e di visita?
Deve essere elaborato un progetto che guardi a una distanza di almeno cinque anni e preveda una serie di proposte da sviluppare lungo un percorso programmato, avvalendosi anche di collaborazioni internazionali.
Che ruolo avrebbero?
Si potrebbe invitare un museo americano, ad esempio Los Angeles, a prestare unopera e mostrarla anche qui. Sarebbe una duplice pubblicit per entrambe le citt. Oppure promuovere fra il pubblico il restauro di una chiesa, far conoscere i dettagli e i futuri sviluppi. importante tenere sempre viva lattenzione e coinvolgere in questo le nuove generazioni.
La Pinacoteca di Brescia dovrebbe riaprire nel 2018 dopo i restauri. Rispetto a questa collezione lei ha curato lintroduzione del volume Da Raffaello a Ceruti. Capolavori della pittura dalla Pinacoteca Tosio Martinengo. Come tener viva lattenzione sulle vicende di questo luogo?
Creerei un percorso di anticipi e anteprime da qui fino alla data di riapertura. Una mostra dedicata a unopera particolare, un convegno di studi sui restauri: attivit minori e collaterali che preparino allevento finale e intanto coinvolgano la comunit.
Lei presidente della Fondazione Longhi di Firenze. Potrebbe nascere una forma di collaborazione?
Da anni la Fondazione promuove borse di studio per giovani ricercatori di storia dellarte e con esiti eccellenti. Certamente Brescia potrebbe essere coinvolta: si potrebbero proporre temi e autori bresciani da destinare a un giovane del luogo.
Rimanendo in area bresciana: sta proseguendo i suoi studi sui nostri autori?
Ho in lavorazione due nuovi capitoli della monografia che ho dedicato a Giacomo Ceruti nel 1982. Uno riguarder i dipinti ritrovati nelle chiese della Valcamonica (Artogne e Sonico, ndr). Uscir entro Natale.



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