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La citt adotta la sua chiesa E Oppi risplende
di Virginia Baradel
03 dicembre 2014 IL MATTINO DI PADOVA

I maestri del Novecento figurativo, ovvero la versione italiana del "Ritorno all'ordine" che si afferm in Europa all'indomani della Grande Guerra, sono finiti per decenni nel cono d'ombra del ripudio del ventennio, negletti sino agli anni Ottanta del secolo scorso. La riscoperta stata poi rigogliosa di apporti, sia per gli studi che per le quotazioni. Le tessere sono tornate al loro posto. Tuttavia, alcuni artisti sono stati meno valorizzati di altri. il caso di Ubaldo Oppi, vicentino d'adozione, eccellente pittore dal carattere irruente e ben poco accomodante. Fu tra i sette fondatori di Novecento, ma alla prima uscita del gruppo alla Biennale del 1924, disert perch Ojetti gli aveva procurato una sala personale; sbaragli i concorrenti piazzandosi bene sul mercato e l'invidia si scaten: venne accusato di ricorrere a modelli fotografici riprodotti su manuali d'accademia. Fu tra i pochi italiani che ebbero fortuna in Germania e che furono inseriti nel fondamentale libro di Franz Roh sul "Realismo magico". Al volgere del decennio che l'aveva visto trionfare, si convert al cattolicesimo e incominci a trattare temi sacri adottando un realismo meno icastico e pi espressivo. I due maggiori cicli di affreschi di quegli anni sono la cappella di S. Francesco nella Basilica del Santo a Padova (1931-'32) e la decorazione della Chiesa di Bolzano Vicentino (1933-34). La critica, quella coeva e anche la pi recente, sempre stata incline a osannare la prima stagione, sia la versione iniziale postespressionista, sia quella adamantina ed enigmatica degli anni Venti, e a ritrarsi desolata di fronte alla produzione degli anni Trenta che precede la fine precoce dell'artista nel1942. Pi a fondo non si guardato, altrimenti si vedrebbe come l'impaginazione sintattica, lo stagliarsi netto delle figure, la perentoriet dei tipi umani che scioglie la fissit dell'icona ma mantiene la solennit dell'impianto, siano schiettamente oppiani, mantengano una precisa impronta del suo stile pi alto. Possiamo dirlo senza tema di smentita anche in virt di una lodevole impresa che stata portata a termine nei mesi scorsi: il restauro della chiesa di Bolzano Vicentino reso possibile da una cordata di aziende locali (banche ma anche carrozzerie, pasticcerie, imprese edili, latterie) che ha sostenuto le spese a partire da una quota minima di cento euro. Per questa iniziativa il Comune stato premiato in novembre a Venezia nell'ambito dei Veneto Awards 2014. La chiesa, con il parroco don Luciano Attorni, stata il primo referente; la soprintendenza e l'ufficio beni culturali della curia hanno governato l'operazione dal punto di vista tecnico sotto la direzione dell'architetto Stefano Battaglia; ma la comunit civile ha il merito di aver concepito una forma di mecenatismo locale, che si era reso sempre pi urgente con l'aumento delle infiltrazioni. Ora la chiesa arcipretale davvero in ottimo stato, tirata a lustro. Dal punto di vista architettonico un dignitoso compromesso d'epoca tra reminiscenze romanico-lombarde e moderna funzionalit all'altezza degli anni Venti, firmato dall'architetto Ferruccio Chemello che ne disegn anche confessionali e arredi. L'interno una pagina importante di arte sacra del Novecento, coerente e rigorosa all'insegna del magistero pittorico di Ubaldo Oppi che non ha disdegnato di dipingere, con simboli cristologici dettati dall'energico arciprete di allora, Albano Dovigo, anche i cassettoni del soffitto delle tre navate. L'umanizzazione delle figure sacre (apostoli, santi, evangelisti, Cristo stesso) si mantiene entro una cifra di essenzialit formale, con campiture cromatiche nette nella partizione, semmai pi mosse, appena variegate, al loro interno. Certo sparita l'enigmaticit degli sguardi e l'aura classica degli anni Venti: nel sacro fa testo la rivelazione, i significati sono chiari, anzi proprio la decorazione parietale a rendere noto ai fedeli il verbo dei vangeli, cos come la tradizione della biblia pauperum insegna. Il comune di Bolzano Vicentino aveva acquistato nel 1986 tredici disegni dei cartoni preparatori che da allora sono esposti nel municipio e che consentono di apprezzare nella fase di studio preparatorio, l'acuto e disadorno realismo del Maestro.



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