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Perch Settis ha dovuto scrivere Se Venezia muore
di Lidia Fersuoch
12 Dicembre 2014



Uno degli interventi di apertura della presentazione veneziana del nuovo libro di Salvatore Settis (Se Venezia muore",Giulio Einaudi editore). La stringente attualit di un libro sulla memoria storica delle citt.Un appassionato appello ai "cittadini resistenti" perch salvino un patrimonio dell'umanit

L'incontro di presentazione dell'ultimo libro di Settis, organizzato dall'istituto veneto di scienze, lettere e arti stato aperto dagli interventi di Gherardo Ortalli, Giorgio Agamben, Lidia Fersuoch e Gian Antonio Stella, e concluso da Settis. Le registrazioni in Youtube sono raggiungibili dal sito dell'Istituto veneto. Pubblicheremo i testi degli altri interventi appena ne avremo la disponibilit



Perch Settis ha dovuto scrivere Se Venezia muore
di Lidia Fersuoch

Perch il professor Settis ha sentito la necessit di scrivere questo libro? (e solo una pressante necessit pu spingere a scrivere un testo cos stringente e lucido nella passione che lo anima).
Ce lo dice nelle prime pagine. Cito: se la citt la forma ideale e tipica delle comunit umane, Venezia simbolo supremo di questa densit di significati. E ancora: pensata per la vita associata e costruita per durare, la citt il luogo deputato della progettazione del futuro. Perci la dissoluzione della citt storica, il pensiero unico delle megalopoli, la messa al bando della diversit dei modelli urbani ... impongono nuove rotte alle pratiche di cittadinanza ... trasformano profondamente non solo le citt ma anche ogni discorso pubblico sulleconomia, sulla democrazia, sulleguaglianza.
Quindi il discorso sulla citt, sulla citt storica in particolare e sul modello per eccellenza della citt storica, Venezia, concerne il nostro futuro, e ci che avviene a Venezia paradigmatico e trasciner con s il futuro di tutte le altre citt storiche.

Questa epifania delle virt urbane, che tutti riconoscono in Venezia, rischia di esser oscurata, annullata, cancellata, rischia di sparire.
In tre modi - scrive Settis - muoiono le citt: quando le conquista un nemico spietato ... quando un popolo straniero vi si insedia. .. o infine quando gli abitanti perdono la memoria di s oblio di s ... non vuol dire solo dimenticanza della propria storia bens mancata consapevolezza di qualcosa che sempre pi necessario: il ruolo specifico di ogni citt rispetto alle altre, la sua unicit e diversit, virt che nessuna citt possiede quanto Venezia.

Nel caso di Venezia, pi che oblio parrebbe essere una sorta di veneficio indotto da forze esterne, che trarrebbero vantaggi economici dallannientamento del modello veneziano di civilt.
Come valutare le sorprendenti parole del sottosegretario Baretta, riportate nel libro? Venezia non deve rinunciare allo sviluppo, bisogna uscire dalla trappola della conservazione. Lo sviluppo agognato porta introiti e dunque voti.

Accanto a questi interessi elettorali il bisogno di modernizzazione della citt sollecitato dal tipo di turismo che inonda Venezia.

Settis scrive: lallargamento globale dei nostri orizzonti genera il bisogno di fare esperienza diretta di uno spazio urbano altro dal proprio, con le sue diverse modalit dellabitare e del vivere ... ma .. il 75% di chi va a Venezia non si ferma pi di un giorno. La maggior parte dei visitatori probabilmente non avverte la necessit di avvicinarsi alla storia, al passato che ha generato quel mirabile episodio urbanistico. A essi basta consumare lesperienza di Venezia in un attimo: unimpressione, uno sguardo da lontano che non perde tempo; e quale vista migliore se non dallalto?

Ricordo quanto narrava Mazzariol sul primo arrivo in citt di Le Corbusieur. Al momento di prenotare lalbergo, Le Corbusieur si sincer che la sua stanza avesse una tipica vista veneziana. Ma aprendo le finestre vide di fronte solo un muro scrostato e in alto, una lama di cielo. Alle sue rimostranze, la locandiera rispose che quella era una tipica, vera vista veneziana. E Le Corbusieur dovette convenire.

Invece - secondo Settis - Lo sguardo dallalto corrode lantica forma urbis degradandola a relitto di un passato da sconfiggere svettandogli sopra. Conseguenza la profanazione di Venezia: oltraggiare Venezia - cito questa volta da un suo testo comparso su Repubblica - non una conseguenza non prevista, ma il cuore del progetto. E essenziale profanare questa citt gloriosa che infastidisce i sacerdoti della modernit ... la profanazione, anzi, la visibilit della profanazione, ha una forte carica simbolica, uno statement di iper-modernit rampante e volgare, che si vuol prendere la rivincita sul passato, umiliare Venezia guardandola dallalto di una mega-nave o di una super terrazza a piombo su Rialto, o di un grattacielo a Marghera.

La visione dallalto (gi in nuce forse nella casa di Gardella alle Zattere che altera i rapporti dimensionali, schiacciando le architetture adiacenti dello Spirito Santo) ora giunta alle conseguenze estreme nel Fontego dei Tedeschi, acquistato da Benetton. Umiliare la forma della citt, umiliare i suoi individui architettonici.

Cito: Profanare un edificio storico ... parte del forte progetto simbolico commissionato da Benetton. Contro il progetto di Koolhass, che modifica profondamente ledificio (con linserzione di un piano in pi, un foro nella parete di fondo sulla corte alto due piani, e una mega terrazza) abbiamo fatto ricorso al Tar e aspettiamo la sentenza.

Pochi giorni fa Koolhaas, nel presentare il volume Architetture contemporanee a Venezia, alla Fondazione Querini, sostenne: la modernit sola pu decidere cosa tenere e cosa buttare del passato; contemporaneamente affermando che il Fondaco un edificio completamente ricostruito negli anni 30 e che non rimasto nessun elemento autentico. Ma cosa legittimerebbe il suo intervento? La modernit o il fatto che sia un edificio completamente ricostruito? (Ma Mario Piana ha segnalato le moltissime iscrizioni lapidee piene di graffiti con nomi, sigle, segni di mercatura, simboli religiosi, scacchiere per il gioco incisi nei secoli dai mercanti tedeschi).

Ma anche fosse rifatto (e non lo ), Settis ricorda quanto scriveva Plutarco nella Vita di Teseo, sulla nave delleroe, conservata ad Atene: via via che il legno antichissimo si deteriorava, nuove tavole venivano inserite al posto della vecchie. Perci ... i filosofi usavano la nave di Teseo come esempio di indeterminatezza nel discorso della crescita: alcuni dicono che sempre la stessa nave, altri sostengono che non lo . La nave visibile e tangibile cambia, via via che le tavole vengono sostituite; e per resta la stessa, se ogni tavola identica a quella che sostituisce, e se non muta lintangibile forma dinsieme. il paradosso - continua Settis - della conservazione secondo il modello orientale, esemplificato al meglio dal tempio di Ise in Giappone, che almeno dal VII secolo viene ritualmente distrutto e riedificato tal quale ogni ventanni, ogni volta salvaguardando una sola colonna (sempre diversa) della costruzione precedente per cui il tempio pi antico del Giappone non ha mai pi di ventanni ... nella cultura giapponese (ma anche in quella cinese, indiana ...) il marchio di autenticit non spetta alla materialit di un oggetto o di un edificio, ma piuttosto alla sua verit formale. La verit formale del Fondaco come reinterpretazione rinascimentale e veneziana del fondaco orientale arrivata intatta ai giorni nostri.

Ma il caso del restauro-distruzione del Fondaco non isolato. Il restauro di unarchitettura monumentale a Venezia non pi un semplice gesto filologico, ma una rilettura. Non per nulla la mail di invito alla presentazione del volume esordiva con una domanda di Tadao Ando, quando gli proposero il progetto: Ma si pu fare architettura moderna a Venezia?. La punta della Dogana ora, di fatto, unopera di Ando, cos come il Fondaco dei Tedeschi definito il progetto di Koolhaas, e sar unopera di Koolhaas. Non esiste pi ledificio antico, risucchiato dalla modernit.
A Venezia - scrive Settis - nessun architetto pu ignorare che la citt si sta svuotando ... E dunque nessun architetto dovrebbe mai prestarsi a costruire nulla ... che favorisca la morte della citt storica negandone lunicit.

Il volume che illustra queste cannibalizzazioni, dicevamo, stato presentato alla Querini. Il pubblico, numeroso, seguiva anche da un grande schermo nella sala attigua allauditorium. Questa sala in realt era unantica corte medievale, ora coperta da un velum di acciaio, rivestita da pannelli, con una pavimentazione colorata. La corte veneziana non si legge pi, diventa altro. E la vera da pozzo su cui si inciampa, sembra messa l a caso, macabro resto che non ha pi alcun senso in quel contesto.


Cos lintervento di restauro espresso in un linguaggio contemporaneo per essere autentico, diventa il suo opposto: uno snaturamento, un falsoParadossalmente, pi vera la Fenice: almeno la ricostruzione Comera dovera, frutto - sostiene Cacciari - della prudenza, vuole riproporre la verit formale, in cui il cittadino si riconosceva. Risarcisce la perdita di identit che aveva subito la cittadinanza.

Altrettanto paradossalmente siamo legati a questo teatro falsissimo credo perch lultima cosa fatta a Venezia pensando a noi cittadini. Sono passati quasi 20 anni dalla decisione di Cacciari. Ora tutto si fa per i turisti, o meglio per le forze economiche che stanno o hanno gi trasformato la citt a velocit supersonica in nome dello sviluppo e del turismo.

La riflessione sul corpo vivo della citt, sui cittadini, sulle loro esigenze che possono non collimare con le visioni dei grandi architetti, pu aiutare noi superstiti abitanti a ritrovare un senso, una dignit e una forza unitaria nellagire e nel difendere ci che Settis chiama il diritto alla citt. ogni citt - scrive - viva traduzione della propria storia, ma anche volto e traduzione in pietra del popolo che la abita. Convivono ..., nella nostra esperienza, una citt di mura e una citt di uomini e nella citt degli uomini c unanima, quella della loro comunit: una citt invisibile, ma non per questo meno forte e importante.
La citt invisibile, la comunit, saldamente tessuta dai fili invisibili della sue storie e della storie dei suoi cittadini, per, sta morendo.

Quante volte abbiamo sentito dire dei palazzi cittadini: eh, stato trasformato in albergo, ma piuttosto che cadesse a pezzi ... Cosa opporre a chi argomenta cos? Ca Corner della Regina oggi perfettamente restaurata. Ma non pi della citt.

Se abbandoniamo al mercato un palazzo che parte della nostra storia, come ha detto Montanari in occasione di altre privatizzazioni, lavremo perduto anche se sar perfettamente conservato.
Per Ca Corner Italia Nostra ha fatto ricorso al Tar, ma i veneziani non si sono mobilitati. Non si sono resi conto che il cerchio si stava stringendo attorno a loro.
E ora ecco il salto di qualit che ci si poteva aspettare: si mettono in vendita non solo edifici provvidenzialmente gi vuotati, ma anche edifici vissuti, pieni: di storia, di funzioni, di valori per la cittadinanza, di futuro.

Con due ricorsi siamo forse riusciti a sventare la cessione (avversata da docenti, studenti e personale non docente) dei tre palazzi storici di Ca Foscari, in cambio di un unico fabbricato recente, inadeguato alle necessit dei dipartimenti che si volevano accorpare (il giardino di uno dei tre palazzi storici era usato dai bambini dalla vicina scuola).

Su lEspresso Turano commentava desolato che le tre sedi storiche erano state ritenute inutilmente belle; cio sprecate per gli studenti. Il futuro dei quali (che il nostro) non interessa, qui e loggi che conta. E i saldi di fine anno del Commissario-liquidatore lo confermano.

Il 25 novembre il Commissario ha deciso di alienare entro lanno una delle Ville Heriot, alla Giudecca, sede delluniversit dellArte. Anche in questo caso il giardino utilizzato dai bambini della scuola vicina. E ora la volta delle Procuratie di Piazza San Marco.
E nel cittadino monta il convincimento che ci sia un disegno predefinito: la bellezza che in fin dei conti solo un accidente, un esito del nostro modo di vivere, della nostra civilt, ha ora un prezzo e i veneziani non possono pagarlo. Meglio dunque delocalizzarli in terraferma, affinch tanta ricchezza-bellezza possa esser messa nelle mani di chi la sa far fruttare.

Incalza Settis: La monocultura del turismo ... esilia i nativi e lega la sopravvivenza di chi resta e della citt stessa quasi solo alla volont di servire. Ai cittadini di Venezia lasciato un ruolo residuale e gregario: agognare qualche beneficio economico purch accettino il suicidio della loro citt. Quel patrimonio invece ci spetta di diritto, come abbiamo il diritto ... allintegrit della Laguna che in millenaria simbiosi ne accompagna la storia e la vita. E, mi preme sottolineare, Settis scrive Laguna con liniziale maiuscola, per darle forza di idronimo.

Chi vuole scavare il Contorta, un nuovo canale portuale in Laguna centrale, ben sapendo - perch fior di studi lo provano - che sarebbe esiziale per la Laguna, ha definito Venezia un quartiere.

E Settis scrive: Lipotesi di fare di Venezia un quartiere fra i tanti di una qualche Veneto City la svilisce a residuo fossile di una dimensione tramontata del vivere sociale.

Venezia invece una citt compiuta, compiuta anche nella sua periferia: Unica anzi suprema anche in questo, - precisa Settis -Venezia ancora dentro la sua cinta di mura dacqua ... la sua periferia, cio la campagna (qui fatta dacqua) esiste ancora, e la citt non stata soffocata dalla cintura informe delle periferie. Ma - si chiede - la Metamorfosi dellItalia da terra di citt in nebulosa di periferie eroder anche lunicit di Venezia?.

Purtroppo sta gi succedendo: come diceva Rosario Assunto - citato nel bel saggio di Massimo Favilla pubblicato dallIstituto nel volume Lenigma della modernit, Venezia una sfida dellinfinito contro ogni negazione della finitezza: e questo per la sua inscindibile unit col paesaggio. O meglio, per quella che era lunit col paesaggio.

Si chiama waterfront, ora, la gronda lagunare, e il nome nella sua sfolgorante modernit ammicca e prelude allarrivo di nuove modernit e sviluppi; nuove edificazioni, banchinamenti, poli intermodali, e porti, autostrade, svincoli scavati nel corpo vivo della Laguna.

La Laguna continua a venir considerata come terra di nessuno, da piegare agli interessi dei potenti di turno, il porto e laeroporto, che da concessionari dello Stato e nel vuoto della politica sono diventati di fatto soggetti politici propositivi. Un potere enorme, che lo Stato non contiene.

N, lo Stato, si fa promotore di studi per risolvere il problema delle grandi navi (che come suggerisce Giorgio Conti meglio definire navi grandi). In questa vicenda in cui deliberatamente si cancella la Laguna, un gruppo di tecnici volonterosi ha supplito - come dice Maria Rosa Vittadini - a una funzione pubblica, studiando e presentando, giorni fa, un progetto di avamporto galleggiante, removibile, che per il suo impatto contenuto da considerare il male minore, se si vuole conservare il crocerismo a Venezia (cosa peraltro opinabile).

E ancora, nella totale assenza della politica a Ve si vogliono far passare velocemente progetti che ipotecheranno il futuro della citt. Parlo anche dellArsenale: le scelte che si faranno su quello straordinario spazio saranno lultima occasione per invertire la rotta.

I cittadini chiedono che lArsenale torni ad essere il centro propulsore della vita della citt e il suo riscatto, come polo della civilt del mare, dove possano trovare sede centri di ricerca, musei e attivit tradizionali legate al mare. E invece il commissario e i suoi sub vogliono imporre in fretta un documento direttore con la scusa fasulla dei fondi europei, che spiana la strada alla vendita a bocconi ad aziende, senza un progetto, unidea complessiva degna di ci che fu il motore della grandezza di Venezia. La pi gigantesca svendita della citt.

Dice Settis: Contribuendo al processo ... di smantellamento dello Stato, le stesse istituzioni che dovrebbero presidiarlo lo tradiscono impunemente, si trasformano da custodi del pubblico bene in alfieri degli interessi privati. Se le istituzioni, lo Stato, i commissari sono contro la citt, tocca a noi.

Cito le conclusioni di Settis: Ai veneziani, ma anche ai cittadini del mondo che hanno a cuore Venezia, spetta un compito vitale e una grave responsabilit: mostrare e dimostrare che la diversit e la bellezza non sono una pesante eredit del passato, ma uno straordinario dono per vivere il presente e una straordinaria dote per costruire e garantire il futuro ... perch se Venezia muore non sar solo Venezia a morire: morr lidea stessa di citt, la forma della citt come aperto e vario spazio di vita sociale, come creazione di civilt, come impegno e promessa di democrazia.

Per questo dobbiamo dire basta. Usciti da qui cerchiamo tutti insieme di annodare i fili smagliati della citt invisibile.

L'autrice, archeologa, presidente della sezione Venezia di Italia nostra, l'animatrice di numerose battaglie per la tutela di Venezia e della Laguna

http://www.eddyburg.it/2014/12/perche-settis-ha-dovuto-scrivere-se.html?utm_source=dlvr.it&utm_medium=facebook


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