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Dal blog di Giuliano Volpe. Recuperato il 'bottino' del 're degli scavi' clandestini al Sud

dal blog di Giuliano Volpe

http://www.giulianovolpe.it/it/14/Preso_il__bottino__del_re_degli_scavi_clandestini_al_Sud/428/

Fabio Isman, grande esperto del fenomeno del traffico illegale di opere darte, autore del volume I predatori dellarte perduta, lha definito il re degli scavi nel Sud e nelle Isole. Si tratta di Gianfranco Becchina, al quale sono stati sequestrati 5361 reperti archeologici in parte esposti nella sede del Museo Nazionale Romano, alle Terme di Diocleziano, dai Carabinieri del Nucleo Tutela del Patrimonio Culturale in occasione di una conferenza stampa del ministro Dario Franceschini e del generale Mariano Ignazio Mossa, comandante del benemerito Nucleo.

Si tratta del sequestro pi ingente e pi importante mai messo a segno. Valore oltre 50 milioni di euro. lesito di un lungo lavoro investigativo e giudiziario, partito nel 2001 con le perquisizioni effettuate dai marescialli Giuseppe Putrino e Angelo Ragusa a Basilea, durante una delle fiere che periodicamente attraggono nella citt eveltica i trafficanti di mezzo mondo, nel negozio e nei magazzini della Antike Kunst Palladion, la societ di Becchina e di sua moglie Ursula, detta Rosie.

Gianfranco Becchina, siciliano ultrasettantenne, dallinfanzia povera e difficile, lasciata la Sicilia dopo la precoce morte del padre, vive prima a Carbonia in Sardegna da uno zio, lavorando in un bar, poi emigra in Svizzera dove lavora come facchino allHotel Helvetia di Basilea (che poi acquister), lanciandosi nel mercato delle antichit, dopo aver rilevato la galleria Palladion. Qui lavorava Rosie, diventata sua moglie, che continuer per anni a gestire la galleria. Il suo primo colpo in grande stile risale al 1984, quando vende al Getty Museum, per 10 milioni di dollari, una statua greca arcaica, un kouros, poi risultato falso. Un colpo che gli fa fare il salto di qualit (ma che gli creer anche una certa fama di inaffidabile), diventando il dominus del traffico illegale di materiale archeologico in tutta lItalia meridionale e nelle due Isole. Rapidamente arricchitosi, si costruisce col tempo unimmagine di grande imprenditore, con vasti terreni agricoli e aziende (suo il famoso marchio olio verde, che rifornisce anche la Casa Bianca), un palazzo nobiliare a Castelvetrano appartenuto ai Pignatelli dAragona Cortez, una tenuta sul mare a Selinunte nei pressi del parco archeologico, due grandi aziende di cemento dai nomi mitologici, Herakles e Atlas, in Grecia e in Sicilia. Stabilisce relazioni internazionali con i curatori dei principali musei del mondo, principalmente statunitensi ai quale vende i suoi pezzi (dal Getty al Metropolitan Museum of Art di New York, al museo di Toledo nellOhio e altri ancora), con studiosi e restauratori dai pochi scrupoli, con collezionisti, gallerie e case dasta. Per alcuni decenni stato, insieme a Antonio Savoca e Giacomo Medici, uno dei tre pi grandi trafficanti italiani. Mette in piedi una rete capillare di tombaroli che per anni depredano migliaia di tombe antiche, domus e ville romane, templi e santuari. Com emerso dalle indagini, costruisce un triangolo criminale con Robert Emanuel Hecht, detto Bob, suo grande amico, che con la sua Galleria Atlantis Antiquities di New York rifornisce musei e collezionisti di tutto il mondo (fu lui ad esempio a curare la vendita del celebre vaso di Eufronio al Metropolitan, recentemente restituito a Cerveteri), e con Raffaele Monticelli, ex maestro elementare, che controllava e finanziava lo scavo clandestino in maniera sistematica in Italia meridionale, in particolare in Puglia.

Forte stata la concorrenza con Medici, che negli anni Settanta sfila a Becchina, proprio nel territorio da lui controllato, la Daunia, un enorme affare: gli straordinari marmi policromi, tra cui i celebri grifoni, di Ascoli Satriano, venduti, attraverso lintermediazione di falsi collezionisti, al Getty Museum e recentemente recuperati ed esposti nel locale museo civico. Tra i due, infatti, si stabilisce una sorta di divisione del territorio archeologico italiano, il Sud e Isole a Becchina, Etruria e Italia centrale a Medici, ma ovviamente non sono mancate le incursioni al di fuori delle rispettive aree dinfluenza.

Impressionante il quadro che emerge dai materiali sequestrati, che, per quantit e qualit, farebbero invidia a quelli dei principali musei archeologici italiani e non solo. Tra le migliaia di reperti, emerge con forza la netta prevalenza dei materiali provenienti dalla Puglia, in particolare dalla Daunia (ma non mancano oggetti della Peucezia e anche della Messapia e dellintera Magna Grecia): stele daunie dallarea di Siponto-Manfredonia, migliaia di ceramiche geometriche, policrome, a decorazione policroma e plastica, a fasce, listate, dorate/argentate, a vernice nera, sovraddipinte, cd. di Gnathia, ma anche statuine, terrecotte, antefisse, bronzi, armature, oreficerie, insomma un intero universo archeologico della civilt della Daunia, databile tra lVIII-VII e il III-II secolo a.C., irrimediabilmente asportato dai contesti originari delle necropoli di Arpi, Ascoli Satriano, Ordona, Salapia, Tiati, Canosa e altre ancora. A queste si aggiungono merci dimportazione, ceramiche greche attiche, corinzie, laconiche, greco-orientali, anchesse verosimilmente parte di corredi di necropoli dellItalia meridionale e della Sicilia o dellEtruria, oltre a ceramiche etrusche e a bronzetti nuragichi sardi. difficile fare statistiche, ma indubbio che siamo in presenza di oggetti provenienti da migliaia di sepolture depredate. Non mancano anche reperti di et romana, sculture, ceramiche, bronzi, lucerne, anfore commerciali e numerosi affreschi strappati dalle villae e domus dellItalia romana, forse dellarea vesuviana, trasformati in quadri e destinati a decorare le pareti delle ricche e un po kitsch dimore di collezionisti.

I danni al patrimonio e alla memoria del nostro Paese sono ingenti. Sia pur recuperati, ma irrimediabilmente estrapolati dal loro contesto originario, questi materiali restano, al di l del loro valore estetico, in gran parte muti in riferimento alla storia di ogni sito depredato, al loro peculiare significato culturale, ideologico, religioso, al ceto sociale e ai personaggi che rappresentavano.

Accanto ai reperti, il pezzo forte del sequestro rappresentato dallo straordinario archivio di documenti, foto, appunti, ricevute, lettere, etc., tra cui, ad esempio, le foto del sarcofago della cd. bella addormentata, rinvenuto in un magazzino nel Queens, a New York, dagli agenti federali, pronto per essere spedito in Giappone; lo straordinario pezzo era stato acquistato per tre milioni di dollari da Noriyoshi Horiuchi, noto mercante di antichit legato a Becchina. Insomma una vera miniera dinformazioni sulle tante relazioni criminali, comprese quelle con personaggi di primo piano della mafia, come Matteo Messina Denaro. Ma per tutti i suoi reati Becchina non pagher, essendo andati tutti in prescrizione!

Resta ora da decidere quale destino avranno questi reperti. Molto probabilmente saranno restituiti ai loro territori di appartenenza, sulla base dellanalisi archeologica e della ricca documentazione dellarchivio dei Becchina, che potrebbero in molti casi, ma non sempre, precisarne lorigine. Non escluso, per, che in tal caso molti di questi materiali rischierebbero di finire in casse, nei depositi gi affollati di musei e soprintendenze, tranne pochi esemplari particolarmente significativi. E questo aggiungerebbe beffa al danno. Ma perch, allora, non costruire con essi (e altri recuperati da altri trafficanti), un Museo della Grande Razzia, capace di illustrare e raccontare, anche con la forza suggestiva della quantit dei reperti, i danni dello scavo clandestino e del commercio archeologico illegale, anche grazie a foto, video, documenti processuali, ricostruzioni virtuali, nuove tecnologie. Un museo didattico che educhi al senso civico e al rispetto di quellidentit culturale che i tombaroli e i trafficanti darte, e le mafie che li controllano, violentano e disperdono. Su dove farlo ci sarebbe solo limbarazzo della scelta. Possibilmente in un luogo simbolo, come ad esempio Taranto, il cui patrimonio culturale e archeologico da decenni violentato e che proprio sulla cultura dovrebbe cercare un suo nuovo futuro, o in Daunia, un territorio che conosce da sempre la piaga dello scavo clandestino e che ha avuto in Marina Mazzei, funzionaria capace e integerrima della Soprintendenza impegnata nella lotta contro i tombaroli, uno degli esempi di uno Stato che non rinuncia a proteggere e valorizzare il patrimonio di tutti.



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