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I veri vandali sono loro
Angela Azzaro
Liberazione 25/10/2002

«Il governo era e rimane dell'avviso che, per la sua configurazione urbanistica e per la delicatezza del suo impareggiabile patrimonio artistico, la città di Firenze sia la meno adatta ad ospitare simili manifestazioni di massa». Il ministro dell'Interno, Giuseppe Pisanu - che riferendo alla Camera sul Social forum europeo parla addirittura di «opere d'arte a rischio di diventare ostaggi» di presunti «elementi eversivi» - prima di prepararsi il discorso non deve aver avuto l'idea di chiamare il suo collega di governo, Giuliano Urbani. Se l'avesse fatto, il ministro della Cultura gli avrebbe forse spiegato che la sua preoccupazione per le bellezze di Firenze è acqua passata, è storia vecchia. Oggi l'arte non vale di per sé, per la sua portata estetica ed etica, ma per quanti soldi riesce a portare nelle casse dello Stato e per quanti fondi - ma il discorso non cambia - riesce a non far sganciare a un governo che vuole essere ricordato nella storia della Repubblica per «i tagli». I veri vandali sono loro: e non è demagogia, ma la mera verifica dei dati che abbiamo sotto mano. Partiamo dalla Finanziaria. Sì, proprio dalla manovra tanto contestata. Non è un'altra storia, ma il cuore nevralgico di un piano che ha un solo obiettivo: demolire lo stato dell'arte, per costruire improbabili ponti, per promuovere nefaste alte velocità, per privatizzare, privatizzare e ancora privatizzare. E svendere, anche gli Uffizi. Altro che paura dei manifestanti! Mentre infatti il suddetto Pisanu si preoccupava delle opere d'arte rese ostaggio, il suo amico (si fa per dire) Giulio Tremonti pensava bene di scrivere, nero su bianco, che nella prossima Finanziaria i fondi per il ministero dei Beni e delle Attività culturali vengono drasticamente ridotti di 161, 2 milioni di euro. Che più precisamente significa meno 95 milioni di euro per le spesa corrente delle attività culturali e 66 milioni di euro in meno per la conservazione, la tutela, il restauro delle opere d'arte. Un taglio drammatico che si va ad abbattere su una situazione non già rosea. «Siamo davanti a una situazione molto grave e preoccupante, che nell'ultimo anno si è particolarmente inasprita», denuncia Sergio Angelucci, famoso restauratore di opere d'arte in metallo, con studio nella capitale e commissioni in tutta Italia. Commissioni che, di settimana in settimana, si riducono, saltano, vengono spostate. Meno soldi di Stato, ma non solo, perché è tutto il sistema che non funziona e non certo per volontà divina. Tra le molte note dolenti di una partitura che diventa sempre più stonata, anche le Fondazioni bancarie. Quelle poche che, non certo per amore dell'arte, avevano interesse ad investire nel restauro e nella conservazione oggi hanno smesso di svolgere questa attività. Il governo spinge gli investimenti verso altri lidi, verso Scilla e Cariddi, giusto per fare un esempio, dolente come pochi altri. Dalle Fondazioni bancarie alla Patrimonio spa la strada è breve. E comunque la segnaletica è sempre la stessa: quella della liberalizzazione sfrenata. Con la cartolarizzazione dei beni pubblici e demaniali è stata affidata alla Patrimonio spa e alla Infrastrutture spa il compito di svendere o ipotecare spiagge, monumenti, palazzi, opere d'arte, più o meno famosi ma di indubbio valore, per poi dirottare i soldi rastrellati dai privati non certo per meglio tutelare ciò che resta, ma per dare finalmente a Lunardi quello che non è di Lunardi ma che il ministro delle Infrastrutture chiede. A ribadire tale oscenità ci pensa la Finanziaria che all'articolo 36 sottolinea il ruolo della Patrimonio spa. Anzi fa di più, dal punto di vista del delirio e della speculazione. Stabilisce infatti che il 3% per cento dei fondi che vengono spesi nelle opere pubbliche - si badi bene finanziate con la svendita del patrimonio di stato - venga investito nelle attività del dicastero di Urbani. A parte l'assurdo meccanismo messo in essere, c'è anche l'aggravante che nessuno dice come e perché quel 3% dalla mera potenza possa diventare atto. Il tutto in un quadro complessivo che concorre a far cadere qualsiasi vincolo di tutela. Ce ne è abbastanza per opporsi in maniera netta, senza se, né ma. Strada scelta da Rifondazione comunista. «Anche da questo punto di vista la Finanziaria Tremonti - accusa la deputata del Prc, in commissione Cultura, Titti De Simone - è inemendabile. Come Rifondazione presenteremo una serie di emendamenti soppressivi della riduzione dei fondi alla cultura, nonché chiederemo che tutti i precari, cui la manovra del centrodestra proroga di un anno l'impiego in musei, gallerie, siti archeologici, vengano assunti a tempo indeterminato». Dallo Stato alle Regioni fino ai comuni, la situazione non cambia. Semmai peggiora. Perché il famigerato taglio agli Enti locali, oltre che colpire sanità, scuola, servizi sociali, va a penalizzare fortemente anche i fondi destinati ai beni artistici e alle attività culturali. Anche Firenze? Prima di tutto Firenze, dove il comune è già in crisi e dove il patrimonio artistico è unico, non solo per bellezza ma anche per quantità, al mondo. «Firenze - denuncia Monica Sgherri, capogruppo del Prc al Comune - è divorata dal turismo, con un centro-storico reso vetrina e invivibile per la popolazione. Intanto monumenti, palazzi, piazze vengono lasciati nell'incuria. Mancano i soldi, tanto che il sindaco aveva pensato di proporre una tassa simile a quella d'ingresso di Venezia, e nel prossimo futuro ce ne saranno molti di meno. Da Palazzo Vecchio agli Uffizi, per ragioni diverse i beni di Firenze sono molto appetibili». Il seguito del racconto è storia antica. Per capire bene la natura degli atti di vandalismo, i protagonisti dello scempio, gli oggetti della devastazione, il perché di tanto accanirsi, bisogna fare un passo indietro. A qualche anno fa. Alla logica imperante delle privatizzazioni spinta inizialmente dal centrosinistra con l'istituzione delle Fondazioni private e portata degnamente a termine dal governo di centrodestra. Una storia vecchia ma ancora in auge

http://www.liberazione.it/giornale/021025/archdef.asp


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