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Bergamo. I buchi neri del degrado edilizio
Donatella Tiraboschi
Corriere della Sera - Bergamo 31/1/2015

Censite abitazioni fatiscenti e fabbriche dismesse per sei milioni di metri cubi
Sono sei milioni di metri cubi vuoti e inutilizzati solo a Bergamo, voragini che si spalancano in edifici inutilizzati in cerca di un futuro. Nellelenco c di tutto, dalle aziende abbandonate ai cantieri lasciati a met fino a strutture residenziali lasciate cadere nel degrado. I cantieri bloccati creano un grosso buco anche nel bilancio comunale.

Tre milioni di metri cubi, cio lequivalente di cinque Oriocenter: il dato complessivo delle aree obsolete e dismesse nel solo Comune di Bergamo. il dato che si ricava dal video appena presentato al Convegno annuale della Fondazione Italcementi, dal titolo Rammendo e rigenerazione urbana per il nuovo Rinascimento. Per lesattezza, un milione di metri cubi (un Oriocenter intero, pi circa tre quarti) lobsoleto, cio quegli edifici residenziali costruiti intorno agli anni 50-60 che non ottemperano pi a criteri di sicurezza, antisismicit e risparmio energetico, in situazione di avanzato degrado e disagio sociale. Due milioni sono i metri cubi delle aree dismesse, ex fabbriche, cantieri e capannoni in disuso, strade interrotte e mai ultimate. Sono le cicatrici della crisi, che hanno sfregiato il capoluogo come la provincia bergamasca dove, a fronte di 665 mila metri cubi di obsoleto, il dismesso si avvicinano ai due milioni.
Riassumendo: con la volumetria di tutto il costruito-degradato-inutilizzato nella Bergamasca ci si potrebbero costruire 10 Oriocenter. Il dato, impressionante, si colloca in un quadro in cui, sui circa 40 milioni di metri cubi di aree dismesse in Lombardia, Milano a fare parte del leone (oltre 7 milioni nella sola provincia e circa 2,8 in citt), seguito da Monza e da Brescia. E sempre il comparto abitativo di Milano, tra citt e provincia, presenta qualcosa come 17 milioni di metri cubi di edifici obsoleti su un rilevamento complessivo, in chiave regionale, di 30 milioni, dove la citt di Bergamo seconda in classifica, seguita a ruota da Brescia e Como. Il quadro tratteggia un presente che evidenzia il passato, vengono alla luce gli errori (e i disastri) della grande espansione delle citt a scapito del territorio agricolo, dellambiente e del paesaggio. Le citt dovranno metabolizzare in chiss quanto tempo la grande quantit di aree dismesse che si ritrovano al loro interno. E cos il punto focale diventato quello della rigenerazione urbana. Ma che va affrontato cambiando prospettiva.
Il recupero delle aree dismesse spesso a senso unico: il degrado lascia il posto quasi sempre a nuovi edifici che portano, a loro volta, nuove strade e centri commerciali. Interventi che se possono risolvere il degrado, provocano un ulteriore consumo di suolo. Un fenomeno che in Italia, secondo alcune stime, avanza a un ritmo che, entro il 2020, potrebbe raggiungere i 75 ettari al giorno. Ma quanto suolo si risparmierebbe se questi edifici vuoti o i campi degradati fossero recuperati e restituiti al pubblico sotto forma di luoghi destinati alla fruizione collettiva (ad esempio musei, biblioteche, centri per i giovani o i bambini) oppure rinaturalizzati e trasformati in parchi e giardini? Il suolo libero va lasciato tale, ribadisce con forza Emanuela Casti, professore di Geografia e responsabile del laboratorio cartografico Diathesis dellUniversit di Bergamo che attraverso il metodo Rifo ha effettuato uno screening attento dello stato dellarte, una ricerca che una vera e propria sfida di politica territoriale, giocata tutta sulle parole chiave: consumo di suolo, rigenerazione urbana, rinnovo edilizio e risparmio energetico, riqualificazione delle periferie, tutela dellambiente, recupero del paesaggio e housing sociale. A proposito: la ricostruzione sulle aree dismesse o obsolete della citt potrebbe significare la creazione di 10 mila nuovi alloggi potenziali con appartamenti da 100 metri luno.



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