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Brescia. Porti, mura, viali e grattacieli. Gli scheletri architettonici rimasti chiusi nellarmadio
Franco Robecchi
Corriere della Sera - Brescia 1/2/2015

I recenti progetti pubblici disdettati dalla giunta municipale di Brescia, come il parcheggio in galleria sotto il Cidneo, la sede unica del Comune o la cittadella dello sport, rientrano nellantica logica della volont, dellimpotenza o della volubilit dellintelletto. Lhomo faber poggia sulla sua tenacia, ma anche in balia dellimprevisto e dellantagonismo. Si pensi alla perdita di grandi oggetti costruiti, come le Twin Tower, allaborto di grandi progetti vagheggiati, come lEsposizione universale che doveva nascere a Roma nel 1942, o al ponte sullo stretto di Messina. Brescia non diversa dal resto del mondo e ha numerosi scheletri architettonici nellarmadio, utopie galleggianti in nuvola, programmi frustrati o contrastati.
Vogliamo ricordare i progetti di fortificazione dei Ronchi, del 600? O ricordiamo lutopia, anchessa secentesca, del mercante Vincenzo Buturini, che voleva espandere Brescia a sud e ovest costruendo nuove mura, per una citt servita da canali navigabili? Nel Settecento fu invece la volta del fallimento del progetto principe. Si chiam a Brescia larchistar Luigi Vanvitelli, per affidargli la rinascita della Loggia. Disegn una grande cupola, ma non fu mai costruita, complice la caduta della Repubblica di Venezia e lostilit napoleonica verso i possibili finanziatori. La Loggia rimase senza cupola, cos come non era mai stata costruita con tre piani, anzich i due che possiede, come avrebbe voluto il grande Palladio. Destino avverso per i luminari dellarchitettura italiana in tourne a Brescia!
Rimasero sulla carta anche i diversi progetti che, nel 1927, furono avanzati da architetti partecipanti al concorso per un piano regolatore. Alcuni volevano la Loggia affiancata da unalta torre. Alla Loggia avrebbero voluto anche addossare un palazzo di uffici comunali, in piazza Rovetta, ma tre ne disegnarono, da fine 800 in poi, e tre non ne costruirono. Lultimo fu quellorecchiato intreccio di tubi variopinti, venuti dal Beaubourg, che gli architetti Leonardo Benevolo e Francesco Rovetta disegnarono 35 anni fa. Fece sobbalzare sulla sedia il soprintendente e sorridere gli anticonformisti, forse non compiaciuti, ma irritati per la retorica di quellanticonformismo. Di fatto il disegno rimase nel cassetto. Proprio come il pi esplosivo dei progetti mancati, la torre per la Camera di commercio, che larchitetto Bruno Fedrigolli voleva costruire quasi 50 anni fa. Molti si stracciarono le vesti, alla vista di quel grattacielo a forma di nave: sproporzionato, nascondeva la vista del Castello, inquinava il centro. Fedrigolli non ebbe la meglio neppure nella sua idea di ricomporre la facciata del demolito ospedale ottocentesco, che egli avrebbe voluto come fondale occidentale di piazzale Arnaldo e neppure ebbe fortuna con il Crystal Palace originario, elegante, brillante, ma troppo alto secondo unagguerrita quipe di censori. I suoi oppositori non sapevano pi a che santo votarsi, per contrastare il grattacielo alto 120 metri, ritenuto un mostro che oscurava il Cidneo. Polemica daltri tempi, con tanto fiato sprecato, alla luce di come poi le cose sono andate, stando agli edifici alti. Il Crystal Palace nacque pi basso di venti metri e di forma molto pi banale. I salvatori della patria furono soddisfatti. Ma Su Fedrigolli, imprevedibile e provocatore, non smisero di accanirsi. Larchitetto progett unelegante e moderna stazione ferroviaria: non se ne parla. Propose unurbanizzazione spinta di Ronchi e Maddalena: non se ne parla. Propose uninteressante architettura per la traversa del Gambero: non se ne parla. Proprio il colle della Maddalena, che doveva diventare la montagna delle vacanze vicino a casa, somm due fallimenti di progetti, non solo della prevista citt giardino, che ottimisti imprenditori e facoltose famiglie bresciane avrebbero voluto, con investimenti milionari, ma anche della funivia, che fu un progetto vanificato a met. Fu costruita e poco dopo distrutta.
Brescia ricorda anche un immane progetto, mai realizzato, nel campo delle infrastrutture, che fu coltivato a partire da inizio Novecento, per arenarsi del tutto nel 1980, nonostante la respirazione artificiale praticata dal sindaco Bruno Boni. Era il canale navigabile, che avrebbe dovuto collegare il Ticino allAdriatico, e Brescia sarebbe stata nel mezzo. Cos come doveva essere centrale nel progetto di un aeroporto a Roncadelle, o collegata a Stoccarda con unautostrada che avrebbe dovuto perforare il Mortirolo. Anche il collegamento diretto di Brescia con lEuropa sfum. E poi venne il palazzo del Giornale di Brescia, del superarchitetto Daniel Libeskind, mai materializzatosi, cos come la riforma del Castello, voluta dallarchitetto egualmente vedette, Vittorio Gregotti. Possiamo dire, a consolazione, che solo le societ vivaci hanno molti progetti inattuati, perch molti ne producono e, ovviamente, molti ne portano anche ad esecuzione. E poi vi di peggio, e in questo anche Brescia tristemente primeggia. Il peggio sono i progetti attuati e improduttivi, forse perch inutili, forse perch sbagliati, di certo perch caduti nella curva pi bassa della congiuntura economica. Vediamo in Brescia grattacieli nuovi a luci spente, la sera, e il cuore si stringe, perch sono fari di un porto disertato.



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