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Bologna. Arte e politica, troppe incertezze
Renato Barilli
Corriere di Bologna 1/2/2015

Giustamente Luciana Cavina, intervenendo poco tempo fa su queste colonne, ha definito «sbornia» l’indubbio successo di folla conseguito dalla Notte bianca di sabato 24 gennaio, in collegamento con Arte Fiera. La similitudine vale in pieno, si sa che di sbornie è meglio non prenderne troppe, e anzi evitare il loro ripetersi. Passando alla realtà di giornate funzionanti «a tutto campo», con offerta straripante in ogni contenitore, forse è pur vero che è possibile permettersene un certo numero all’anno, ma comunque sarebbe un proposito malsano puntare su soluzioni del genere, come invece sembra voler fare l’assessore Alberto Ronchi. Dove è andata a finire quella sana politica istituzionale di lungo respiro che è stata una prerogativa di Bologna, almeno fino a Imbeni? Forse la cosa si è interrotta col sindaco Vitali, ricordo la circostanza perché all’improvviso è riemersa in scena la questione della Gam, la sede costruita ex-novo, su progetto dell’architetto Pancaldi, quando sindaco era Zangheri e si riusciva a ragionare in grande. Un inconsistente capo d’accusa contro quell’edificio, perfettamente commisurato alle nostre necessità, fu che era lontano dal centro, senza tener conto che già sul finire del secolo scorso era la grande maggioranza dei bolognesi a vivere fuori dal magico circuito delle mura. Nacque un dibattito cittadino, se appunto lasciare là la Gam o trasferirla in centro, senza che si giungesse a una conclusione unitaria, ma all’improvviso, giugno ’99, un momento prima di andarsene, Vitali troncò la discussione decidendo di vendere quel contenitore alla Fiera e di andare a cercare una sede entro le mura, l’attuale Mambo. Temo che gli sorridesse l’ipotesi di farci un business, cioè di incassare un buon prezzo dalla Fiera e di spendere decisamente meno riattando un qualche spazio già di proprietà comunale, e posto dentro la sacra cerchia. Vorrei che i conti fossero mostrati in pubblico, dal che forse risulterebbe che le cose non sono andate affatto così. Comunque ora i buoi sono scappati dalla stalla, temo che non sia possibile rilanciare la Gam. O, almeno, un suo riuso dovrebbe entrare in un piano sistematico di ubicazione dei nostri musei comunali, e di un loro ragionevole utilizzo, cosa cui l’attuale giunta sembra del tutto riluttante. Riemergono i soliti quesiti: che cosa si vuol fare del Palazzo d’Accursio liberato dagli uffici, e in particolare delle ottime Sale d’Ercole e Farnese, attigue alle Raccolte civiche e al Museo Morandi, su cui grava l’interrogativo, riportarlo là o lasciarlo al Mambo?
Il discorso si allarga, che fare del plesso ombelicale Palazzo del Podestà-Re Enzo, e del Museo archeologico, che ha diritto a una programmazione propria, ma non può riempire per tutto l’anno quella vasta suite di stanze? Oppure il Comune ha rinunciato alle grandi mostre, della serie dai Carracci al Reni, e di appiattirsi affidando un tale compito alle Fondazioni? Per finire il cahier des doléances, è una vergogna che le autorità bolognesi non abbiano reagito alla decisione del ministro Franceschini di declassare la Pinacoteca. Qual è stato lo gnomo che gli ha consigliato un intervento così abnorme?



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