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ROMA-Tutela dei beni culturali e religiosi
Giacomo Cesario
www.altroquotidiano.it, 05/02/2015

Le linee guida su come orientarsi nella tutela di un bene religioso, frutto di piena collaborazione fra il competente ufficio della Conferenza episcopale italiana (Cei) e il Comando dei carabinieri per la tutela culturale (Tpc), sono state illustrate recentemente in una conferenza stampa tenuta presso la Biblioteca Angelica di Roma alla quale sono intervenuti il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini, monsignor Nunzio Galantino segretario della Conferenza episcopale italiana, il comandante generale dellArma Leonardo Gallitelli e il generale Mariano Mossa che alla guida del comando per la Tutela culturale.

Si tratta di un manuale ricco di consigli e accorgimenti pratici, forse unico e apparentemente semplice, utile non solo per chi detiene questi beni storici e artistici ma anche per chi li deve conservare e restaurare. La fonte pi che attendibile: il comando per la Tutela culturale, il primo reparto al mondo specializzato in questa particolare materia, istituito nel 1969, cio un anno prima che lUnesco, con la convenzione di Parigi, raccomandasse agli Stati membri dellUnione europea di munirsi di un servizio di tutela. Si avvale dei 12 nuclei distribuiti sul territorio nazionale e da anni ricerca il quadro della Nativit di Caravaggio rubato a Palermo, il Bambinello dellAra Coeli caro ai romani sparito nel 1994, mentre da poco stato rinvenuto il Bambino malato opera in bronzo di Medardo Rosso conservato alla Galleria nazionale darte moderna di Roma. Altra opera recentemente recuperata dal nucleo di Monza la Dormitio Virginis un dipinto di Andrea Di Bartolo del 300 che era stata rubata dai nazisti durante la seconda guerra mondiale dalla villa di un collezionista inglese un certo Mason Perkins venuto in Italia agli inizi del 900 come turista appassionato darte. Il dipinto - si legge in una nota finito prima in Canada e poi in Inghilterra, dove una casa daste lo stava commercializzando per 164.800 sterline.

Grazie alla sensibilit dei carabinieri deputati alla vigilanza dei beni che riguardano le arti, viene cos messo a disposizione del pubblico una sorta di memorandum che ovviamente non guida turistica, ma utile per le comunit, accanto ad ogni buona guida: come chiave per conoscere le peculiarit dei luoghi di culto e dei beni che in essi figurano, da mettere in sicurezza perch tra i pi depredati al mondo, come ebbe a dire il generale Mariano Mossa, che comanda il reparto, in una intervista concessa due anni or sono alla rivista di cultura Europa 2000.

Il manuale contiene dunque una serie di informazioni di carattere pratico, o meglio, le linee guida per quanti oggi hanno la responsabilit di importanti interventi su chiese, conventi, abbazie e altri luoghi sacri. Purtroppo in alcuni importanti restauri non se ne tenuto conto.

Un esempio lo troviamo nei lavori di restauro della chiesa parrocchiale di San Pietro a Cellara, piccolo borgo calabrese in provincia di Cosenza. Infatti oggi questo luogo - documentato da secoli e nel quale stato stilato il primo atto costitutivo dellArciconfraternita del SS. Sacramento e di Santa Maria della Stella - stato trasformato e decurtato con modifiche che molti non esitano a definire insensate. Interventi da pi parti ritenuti approssimativi, condotti in modo improvvido, con superficialit, sicch sono molte le ragioni per dire che pi enti responsabili non hanno reso un buon servizio a questa chiesa, dove in primo luogo bisognava preservare lantico culto nei suoi aspetti religiosi e culturali, visto che oggetti che hanno attinenza con lesercizio del culto e la devozione dei fedeli sono per lo pi beni di gran valore da tramandare integri secondo la celebre affermazione di Theodore Roosevelt per cui una nazione agisce correttamente se tratta le sue risorse come un patrimonio da tramandare alle future generazioni dopo averne accresciuto e non diminuito il valore.

Ebbene, con lapertura al pubblico della Parrocchiale il 14 dicembre scorso, non sono mancati i commenti del popolo accorso, fin quasi sorpreso dinanzi al rimaneggiamento a cui stato sottoposto il luogo sacro cos carico di significati e cos radicato nella tradizione, eretto a simbolo della comunit, degno di tutela. Interventi da far smarrire la memoria e adombrare quanto proprio del culto dei santi qui venerati da secoli, dall'apostolo Pietro alla Vergine Immacolata, contitolari del tempio, le cui statue lignee molto antiche sono adesso esiliate entro angusti spazi insieme ad altre immagini sacre di non secondaria importanza , tanto care al popolo, degne di nota poich richiamano l'origine della devozione. Impietosamente tolte dal loro posto donore sopra l'altare di centro dedicato (dal latino 'dicatum' secondo i testi liturgici) ora addirittura manomesso per il subto asporto delle nicchie di legno dipinto, risalenti ad anni lontani , ad opera di audaci burocrati e per ordine della curia vescovile e della soprintendenza di Cosenza, oggi pi che mai interpellate dopo i lavori di consolidamento e restauro per i quali nel 2002 - su mio interessamento - il ministero dei Beni culturali stanzi la ragguardevole somma di 309 mila euro, da ripartire nel triennio 2003-2005.

Di l l'avvio di un percorso tutt'altro che facile, reso problematico dai tempi della burocrazia e da metodi non consoni alla specifica missione, liturgicamente discutibili. Direttamente coinvolti a vario titolo enti religiosi, laici, istituzionali, un apparato del tutto formale, che risulta lontano, distaccato, forse ignaro dei conseguenziali effetti incidenti sulla storia e la vita di questa vetusta chiesa, ma pi ancora in bala di una cultura del fare piuttosto che del sapere, dove per lasciare spazio all'esuberanza creativa si preferisce non sapere. Di qui l'incapacit di funzionamento che pu forse rientrare nei mali che colpiscono i singoli e le comunit, elencati da Papa Francesco nel recente discorso alla curia romana, in cui raccomanda pi sobriet e meno effusioni: dall' impietrismo interiore di coloro che si nascondono sotto le carte diventando macchine di pratiche e non uomini di Dio all'eccessiva operativit, alle malattie del potere e del profitto mondano, degli esibizionismi, sino al cattivo coordinamento quando i membri perdono la comunione tra di loro e il corpo smarrisce la sua armoniosa funzionalit e la sua temperanza, diventando un'orchesta che produce chiasso, perch le sue membra non collaborano e non vivono lo spirito di comunione e di squadra. Quando il piede dice al braccio: non ho bisogno di te, o la mano alla testa: comando io , causando cos disagio e scandalo.

E' alla luce di queste parole dal tono forte ed esigente, e mai formulate da un Pontefice romano, che potremmo percepire il minato senso dei restauri appena ultimati nella chiesa di Cellara, per i quali serviva da parte di tutti un effettivo dialogo, pi conoscenza e comprensione, portati avanti con carente sensibilit estetica e pastorale, che invece andavano ripensati rigenerando l'oggetto senza alterarlo o snaturarne le finalit, osserva il generale Roberto Conforti, gi comandante dei carabinieri per la Tutela culturale, attualmente presidente della Societ italiana per la protezione dei beni culturali.

Pare di capire, di fronte all'evidenza, che sia mancata da pi parti la volont di adottare criteri conservativi sicuramente indispensabili per la sopravvivenza degli spazi destinati al culto se vale ancora la tesi che le opere di consolidamento non prevedono lo spostamento di oggetti d'arte o della memoria ma la loro ricollocazione, dopo l'intervento, nella primaria sede, e non come avvenuto per le statue dell'Immacolata e di San Pietro. Trapela dall'impatto visivo una linea di rottura con la storia, attraverso un ripristino che in realt non ha tenuto in considerazione le caratteristiche del tempio, luogo simbolo, n mantenuto la naturale continuit per la realizzazione di alcuni interventi, dai forti contrasti, dando cos l'immagine di un ambiente trasformato dove la memoria e il nuovo si attraggono e si respingono in un'atmosfera ambigua.

La struttura, nella reinterpretazione attuale, priva nell'abside dell'altare di marmo bianco pregiato che il parroco Pedretti (mor nel 1979) volle per la celebrazione al cospetto del popolo (spectante populo), ora demolito e del quale non v' traccia. Un gesto irrispettoso e di sorprendente audacia, che dice pure quanto non fossero comprese peculiarit e funzioni del marmo, fin dall'antichit - e lo ancora - ritenuto il pi degno dei materiali utilizzato per arredare con sobriet luoghi di culto e di preghiera, trovando nella liturgia romana l'espressione pi avvolgente.

Ed chiaro che in questo scenario di novit e di crescenti effusioni in campo liturgico i risultati non potevano essere diversi. Se si pone mente alla tradizione della Chiesa si deve constatare come, in molti casi, negli ultimi anni, la preparazione del clero circa le future responsabilit nel settore dell'arte sacra sia stata assai debole e approssimativa, quando non del tutto assente, come rileva una recente indagine condotta nelle chiese locali. Concorre a questa estraneit una scarsa conoscenza di numerosi e autorevoli testi di liturgia e devozione, di arte e letteratura, di scritti importanti della storia ecclesiale riguardanti appunto la complessa materia dei beni religiosi, pubblicati negli anni e a tuttoggi non del tutto recepiti, ma che tutti insieme hanno comunque contribuito a far evolvere le arti nelle nostre chiese. Viene da pensare al Motu proprio con cui Giovanni Paolo II, nel 1993, istituiva la Pontificia commissione per i beni culturali della Chiesa intesi come strumento di evangelizzazione e di promozione umana, ordinati al culto e alla carit: La fede infatti tende per sua natura ad esprimersi in forme artistiche e in testimonianze storiche di fronte alle quali la Chiesa chiamata a prestare la massima attenzione, scriveva Papa Wojtyla.

Penso all'Intesa del 13 settembre 1996 tra Stato e Chiesa relativa alla tutela dei beni di interesse religioso, che pure hanno attinenza con il culto. Come dimenticare le raccomandazioni del Vaticano II a che i sacerdoti fossero formati nelle arti: I chierici, durante il corso filosofico e teologico siano istruiti anche sulla storia e lo sviluppo dell'arte sacra, come pure sui sani principi sui quali devono fondarsi le opere dell'arte sacra, in modo che stimino e conservino i venerabili monumenti della Chiesa e possano offrire opportuni consigli agli artisti nella realizzazione delle opere.

Si vedano poi i testi famosi dellarcivescovo Piero Marini, lex maestro delle cerimonie pontificie, e del professor Carlo Chenis con approfondimenti su creativit liturgica e arte per il culto nel contesto contemporaneo. Si ricordi ancora il Direttorio su piet popolare e liturgia a cura della Congregazione vaticana per il culto divino e il libro su Amministrazione e tutela dei beni culturali della Chiesa edito a Milano da Assosicurezza.

Il manuale dei cardinali, curato in collaborazione con la Cei, contiene dunque una serie di informazioni pratiche e di orientamento, presentate al grande pubblico su iniziativa del benemerito comando Tutela che, sin dal suo nascere, si adopera a far conoscere ed amare lesteso patrimonio di arte e di fede del quale oggi, nel territorio, uno dei principali referenti.



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