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DAL TRIANON AL MERCADANTE E A RAVELLO TUTTA LA MEDIOCRIT DEL CENTRODESTRA
EDUARDO CICELYN
06 febbraio 2015 LA RPEUBBLICA






LA DISMISSIONE del Trianon era solo questione di tempo. E purtroppo non il fatto saliente. Quando il palcoscenico di Forcella fu tolto a Nino D'Angelo, scartato dall'ala destra della giunta Caldoro (l'allora assessore all'Urbanistica Taglialatela), si ascoltarono pochi fischi dalle tribune e molti applausi. In tanti non aspettavano altro che cominciasse l'attacco al cuore del sistema culturale del centrosinistra perdente. Dopo, infatti, venne l'occupazione del Teatro Festival, del Mercadante, del Madre e della Fondazione Ravello. La manovra fu preparata da una famigerata delibera regionale estiva che, azzerando la programmazione dei fondi europei della giunta precedente, gett le dirigenze di nomina bassoliniana in pasto ai creditori, mentre gli ultras del centrodestra strombazzavano di sprechi e cattive gestioni pur di screditare i soccombenti. Come disse qualcuno, gli italiani corrono sempre in soccorso dei vincitori. Ma a Napoli lo si sempre fatto prima e pi degli altri, perch qui sono vincolanti le urgenze familiari. Se la si guarda in controluce, tutta la vicenda dello spoil system culturale gestito dalle truppe cammellate di Caldoro un affare di famiglia, di famiglia allargata alla politica beninteso. Luca De Fusco arriv a Napoli con i buoni auspici del protettore Gianni Letta, cos ben presentato da conquistare non uno ma due incarichi e relativi stipendi: direttore del Mercadante e del Teatro Festival. Dopo cinque anni di totale padronanza, bench nessuno conosca i dati precisi del suo insuccesso al botteghino, non difficile vedere le macerie del festival ridotto a commercio di spettacoli pseudointernazionali e del Mercadante, dove si creano scuole e si fanno assunzioni con l'acqua alla gola, sperando di prendere per la coda la legge che disciplina la costituzione degli stabili nazionali. Caldoro si esposto sempre molto poco sulle questioni culturali, anche se per Renato Brunetta alla presidenza della Fondazione Ravello sembrerebbe volersi reincarnare nel tipo dell'uomo di potere, ma solo sui titoli di coda, come per minacciare un improbabile sequel. Tuttavia le proteste dell'assessore Miraglia e del direttore De Fusco per il presunto caso delle assunzioni clientelari o la minaccia di Caldoro di tagliare i viveri a Ravello se non gli confermano il suo capogruppo, pardon presidente, non svelano nulla di nuovo.

Il centrodestra non ha creato le istituzioni culturali che si trova a governare e forse perci non le ha mai amate. Le ha solo occupate. E, poich della politica ha una concezione padronale, lo ha fatto con quella prosopopea efficientista che oggi gli esplode in faccia. L'orgia di concorsi pubblici con la copertura di commissioni scientifiche altolocate per vagliare curricula (gi preselezionati da modernissime agenzie private) un metodo molto praticato in Italia per eludere i titoli oggettivi. Pi sono articolate e complesse le procedure, pi le decisioni risulteranno opache. Nel nostro caso c' poi un problema ancor pi grande: tutte le istituzioni culturali di cui parliamo sono fondazioni, cio enti di diritto privato, ma tutte vivono solo di denaro pubblico di provenienza regionale. Perci delle due l'una: o si applica il modello dei concorsi pubblici, delle graduatorie, cio della massima accessibilit e trasparenza, verificabile punto per punto, secondo i rigori della legge; o ci si affida all'onest intellettuale e alle capacit manageriali dei dirigenti di strutture tecnicamente non soggette alle norme restrittive che regolamentano il settore dell'impiego pubblico. Privilegiare le convenienze dei secondi, sceneggiando la seriet e le asprezze tecniche della selezione pubblica a uso dei respinti e della stampa, da insolenti ed un'offesa all'intelligenza degli osservatori. Ci nonostante lo scandalo della cattiva gestione delle politiche culturali del centrodestra non risiede qui. Fanno scandalo la mancanza di idee nuove e originali, la mediocrit piccolo-borghese delle proposte e la complessiva perdita di prestigio, di autorevolezza e di pubblico delle istituzioni occupate dai nominati di Caldoro a fronte di un investimento di fondi europei (decine di milioni) non inferiore in questi anni agli stanziamenti programmati dall'ultima giunta Bassolino, revocati nel luglio del 2010 dalla giunta dei moralizzatori e una volta sistemati gli organici con persone di fiducia immediatamente riassegnati. I nostri giornali, gli intellettuali, gli accademici, gli operatori culturali dovrebbero paragonare il prima e il dopo e discutere di numeri e di idee e non di assunzioni pi o meno corrette di ragazzi che certamente non demeritano rispetto agli esclusi. In questo senso la dismissione del Trianon un fatto emblematico. Lo presero per il divertimento di un assessore incompetente, che distrusse in pochi giorni il patrimonio di quattromila abbonati costruito da Nino D'Angelo. Oggi lo abbandonano a un destino infausto. E che ne sar dei teatri, dei festival, dei musei, normalizzati e impoveriti dagli uomini di Caldoro, domani, quando il centrodestra campano si avvier nella traversata del suo prevedibile deserto elettorale?




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