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L’Archivio storico di Napoli. Memoria negata della città
Carlo Knight
Corriere del Mezzogiorno 7/2/2015

Quanti napoletani sanno che a vico de’ Maiorani 45, nei locali dell’ex convento della Basilica di San Lorenzo Maggiore, c’è l’Archivio Storico del Comune? Probabilmente pochi. Forse quasi nessuno. Questo spiega perché la sua chiusura, che dura da oltre quindici anni, non abbia finora scatenato reazioni. La cosa non suscita sorpresa, visto che in Campania sta crescendo l’analfabetismo di ritorno e il settanta per cento degli abitanti non ha mai letto un libro. Biblioteche ed archivi possono quindi andare tranquillamente in rovina. Tanto nel frattempo, a tenere alto il morale della gente, bastano i concerti rock in piazza, le false coppe America e le gare dei pizzaioli sul lungomare.
A Bartolommeo Capasso, grande storico e archivista italiano dell’Ottocento, dobbiamo il primo e straordinariamente dettagliato Catalogo ragionato dei libri, registri scritture dell’ archivio municipale di Napoli . Chi ne sfogliasse le pagine vedrebbe scorrere la sequenza delle vicende amministrative, giudiziarie ed urbanistiche della vita cittadina dal 1387 al 1806. Quello però non era l’intero patrimonio archivistico napoletano. Esisteva un’altra montagna di carte che arrivavano al 1860. Successivamente integrate da ulteriori documentazioni che raggiungevano il periodo fascista. Purtroppo parecchie di quelle carte, trasferite durante la guerra nella torre del Beverello di Castelnuovo, sono sparite per sempre. Esse furono distrutte nella notte dal 3 al 4 marzo 1946 da un incendio, «appiccato forse dagli stessi dipendenti per coprire i furti di pergamene e codici miniati» (Maria Teresa Iannitto). La gravità della perdita rende maggiormente meritevoli di cura e attenzione le carte superstiti. Per fortuna restano ancora molti preziosi documenti. Il cui studio potrebbe permettere di scoprire sconosciuti aspetti della storia sociale ed economica cittadina.
Rendere disponibile l’utilizzo del suddetto patrimonio dovrebbe essere quindi una delle principali preoccupazioni del Comune. Il che sfortunatamente non accade. Giorni fa, rivolgendomi all’ufficio Pubbliche Relazioni del Comune, ho tentato di esporre la gravità del problema. Ho spiegato che da troppo tempo vengono negati, magari inconsciamente, i diritti degli studiosi. In pratica oggi è impossibile approfondire la conoscenza di interi settori della storia napoletana. Speravo, illudendomi, di ottenere una risposta dall’assessore alla cultura. Ho ricevuto invece dalla dottoressa Ida Alessio Verni, dirigente del Servizio Archivi Storici e Biblioteche Comunali, una cortese lettera. Della quale riporto qui alcuni punti salienti, rivelatori dell’attuale stato di sconforto del personale: «In merito all’attuale situazione dei locali d’archivio presso il complesso monumentale di San Lorenzo Maggiore devo, purtroppo, confermarle lo stato di inagibilità di quella dipendenza. Tuttavia, per completezza di informazione, devo anche renderle noto che recentemente ci è stata comunicata la conclusione della fase di verifica di conformità del progetto di recupero e rifunzionalizzazione degli spazi in questione. L’intervento è inserito nell’ambito del Grande Progetto Centro Storico di Napoli, valorizzazione del sito Unesco e riguarda la sistemazione anche di altre parti dell’insula francescana». La notizia, a prima vista buona, è in realtà tutt’altro che confortante. Non sappiamo infatti quando inizieranno, e soprattutto quanto dureranno i lavori del «Grande Progetto». Laddove conosciamo invece la lentezza d’esecuzione d’altri piani simili. Con ogni probabilità le carte resteranno nascoste almeno un’altra decina d’anni. Eppure le alternative valide non sono mancate. Esistono tuttora. Ma nessuno ha intenzione di metterle in atto. La lettera le elenca senza peli sulla lingua: «Faccio mia l’espressione ‘scandalosa dimostrazione di disinteresse da parte del Comune nei confronti del patrimonio storico e culturale della Città’ in riferimento alle ‘occasioni’ finora mancate per dare un’unica e dignitosa sede all’Archivio Municipale della terza città d’Italia. Già durante gli scorsi anni Novanta l’assessore pro tempore, prof. Guido D’Agostino, propose, ottenendo esito positivo, la destinazione dell’antico edificio in piazza Dante civico 79 (già ufficio di anagrafe e stato civile) a sede dell’Archivio Storico della Città. Ebbero anche inizio dei lavori di ristrutturazione, ma tempo dopo l’Amministrazione comunale considerò diversamente ponendo l’intero stabile nel novero del patrimonio immobiliare ‘a disposizione’ per la vendita. Un nuovo barlume di speranza si accese per l’Archivio quando nel 2011, su impulso dell’allora Assessore, dott. Diego Guida, la Giunta comunale deliberò destinarsi a sede dell’Archvio Storico Municipale l’appena restaurato complesso monumentale di San Domenico Maggiore. Ma brevi furono gli entusiasmi visto che, dopo pochi mesi, il successivo Assessore, dott.ssa Antonella di Nocera, portò in Giunta la delibera che revocava l’assegnazione e destinava gli spazi a ‘sede del Museo Cittadino degli strumenti musicali, luogo di esposizione degli arredi sacri appartenenti all’ordine dei Domenicani’. Cosa peraltro neanch’essa realizzata. Intanto sono trascorsi altri anni, durante i quali le proposte, le sollecitazioni, i progetti avanzati hanno ottenuto riscontri contrastanti con le dichiarazioni di considerazione e impegno per la tutela e la valorizzazione della Memoria civica, tanto che lo stesso edificio di piazza Dante, provvisoriamente (o definitivamente?) sottratto alla vendita ai privati troverà come destinazione quella di uffici comunali di vario genere».
Il grido di dolore di questa lettera non ha bisogno di commenti. Adesso i napoletani conoscono la verità. Ci auguriamo che pure il Sindaco e l’Assessore alla Cultura abbiano le idee un po’ più chiare. E decidano di trasferire senza indugi le antiche carte a piazza Dante. È arrivata l’ora che Napoli cominci finalmente a trattare i propri tesori culturali con l’attenzione e l’amore che meritano.



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