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SICILIA - Una "bufera" mediatica sull'ascensore Sutera.
LA SICILIA Mercoledì 11 Febbraio 2015 CL Provincia


La costosa struttura completata nel 2011 non ha mai funzionato: ora si ammaina la Bandiera arancione
L'obiettivo era quello di portare i turisti in cima al Monte S. Paolino ma i costi di gestione sono troppo elevati per un piccolo comune. E quante polemiche con gli ambientalisti

Sutera. E' finito nella bufera mediatica nazionale l'ascensore di Sutera che nelle intenzioni di chi lo ha voluto avrebbe dovuto fare ascendere i turisti al Monte San Paolino da dove si gode una vista da incanto che spazia dall'Etna alle Madonie. Un ascensore costruito da circa dieci anni, costato circa 2 milioni di euro e mai entrato in funzione.
Da qui, da parte anche dei Tg nazionali, la doppia definizione di ascensore più inutile e costoso di Italia a cui si aggiunge quella degli ambientalisti, da sempre contrari alla realizzazione di quello che è stato etichettato come un "ecomostro".
A tutto questo si aggiunga che la mancata attivazione dell'ascensore panoramico (così viene definito), ha provocato lunedì la revoca della Bandiera Arancione dal parte del Touring Club Italiano a Sutera che era l'unico comune siciliano a potersi fregiare del prestigioso riconoscimento (già in passato tale revoca aveva interessato il comune di Mussomeli, che non ha più riconquistato la Bandiera Arancione, marchio doc assegnato ai comuni montani con meno di 15mila abitanti, al pari della Bandiera Blu assegnata ai comuni marini).
L'iniziativa dell'ascensore risale alla fine degli anni '90, quando il Comune era guidato dal sindaco Marco Carrubba e già allora si parlava di dotare il paese di un moderno mezzo per consentire di scalare in pochi minuti la Rocca di S. Paolino, che sovrasta il caratteristico centro abitato e dove sorge il santuario al cui interno sono conservate "li santi casci", le preziose urne che custodiscono le reliquie dei due Patroni: S. Paolino e S. Onofrio.
Venne quindi dato mandato a due geologi, Prisco di Mussomeli e Macaluso di Montedoro, di produrre le necessarie relazioni tecniche, mentre l'ingegnere Michele Scibetta lavorò al progetto.
Due le ipotesi iniziali. La prima prevedeva di scavare una galleria interna dove collocare i binari dell'ascensore che lo avrebbero guidato sino alla sommità della rocca. In tal modo non si sarebbe posto il problema dell'impatto naturalistico architettonico, al limite soltanto quello di evitare pericolosi crolli. Il secondo progetto prevedeva di collocare una mimetizzata impalcatura esterna su un lato della Rocca di S. Paolino, per permettere all'ascensore di raggiungere il pianoro dove ad attendere i visitatori era previsto un apposito trenino capace di trasportare da 14 a 20 persone.
Il progetto venne quindi presentato ed incluso nel Pit Bio-Valley e fu approvato e successivamente finanziato. Ma la SOpRINTENDENZA non volle accordare il nulla osta e l'allora nuovo sindaco di Sutera, Gero Difrancesco, si adoperò per superare quella difficoltà che avrebbe fatto perdere un finanziamento di circa 1,2 milioni di euro.
Nel 2004 Legambiente scrive all'assessore regionale all'Urbanistica, alla sovrintendenza, al presidente della Provincia ed al sindaco di Sutera: "Noi riteniamo che il paese non abbia bisogno di questi interventi propagandistici devastanti, di pura immagine per gli amministratori che li propongono e che hanno spesso come risultato solo quello di cambiare profondamente e spesso cancellandola, l'identità, la cultura e la storia di una comunità". E Legambiente chiedeva che venissero negate le necessarie autorizzazioni al prosieguo dell'opera e di destinare le risorse previste al recupero del centro storico di Sutera per trasformarlo in paese albergo.
Pepatissima la nota di protesta degli amministratori comunali che smontavano le accuse di Legambiente e difendevano a spada tratta il progetto per garantire a tutti, anziani e disabili compresi, di potere raggiungere in modo agevole la sommità del monte San Paolino. La sovrintendenza però non concede il nulla osta e il Comune diede mandato all'avvocato Balistreri, insieme al vice presidente della Provincia Puccio Dolce, referente del Pit Bio Valley, per formalizzare immediato ricorso. Nel 2005 dall'assessorato regionale ai Beni culturali retto all'epoca dall'on. Alessandro Pagano viene diffusa una nota che recita: "E' stato approvato dalla Sovrintendenza ai beni culturali di Caltanissetta il nuovo progetto dell'ascensore di Sutera. Il primo progetto che non era stato ritenuto idoneo perché incompatibile con l'equilibrio ambientale, è stato adesso riformulato ed ha ricevuto il nulla osta positivo". Sovrintendente ai Beni culturali di Caltanissetta era la dott. Rosalba Panvini.
L'importo nel frattempo lievitò con interventi economici da parte della Provincia per 150.000 euro e di 275.000 euro con un mutuo contratto dal Comune di Sutera.
La gara viene appaltata nel 2008. Ad aggiudicarsi col ribasso del 7,31% sull'importo complessivo di 1.690.319 euro (1.179.000 a base d'asta), è il Consorzio cooperativo costruzioni di Bologna. I lavori avrebbero dovuti completarsi in 8 mesi ma vengono ultimati nel 2011. Ed è il sindaco Gero Difrancesco a lanciare una richiesta d'aiuto circa gli alti costi per la gestione dell'ascensore panoramico mai attivato.
L'anno dopo diversi pannelli di rame verde, utilizzati a rivestimento dell'ascensore, vengono divelti e scaraventati lontano dalla furia del vento. L'ascensore viene ripristinato ma - sempre nel 2012 - Italia Nostra scrive di essere contraria alla realizzazione dell'ascensore meccanico "con foglia", realizzato sul Monte San Paolino, a Sutera, sia per motivi di sicurezza sia per motivi legati alla salvaguardia paesaggistica e simbolica dei luoghi. E definisce "Scriteriata e sbagliata, l'autorizzazione concessa dalla SOpRINTENDENZA ai Beni culturali e ambientali di Caltanissetta".
Ed arriviamo ai giorni nostri, con la bufera mediatica che investe l'ascensore realizzato da anni ma mai attivato appunto perché i costi di gestione che il Comune ogni anno dovrebbe sostenere sono assai cospicui.
Un'opera inutile? Un ecomostro? Un ascensore avveniristico che serve ai turisti? La discussione è destinata a perdurare, specie se l'ascensore continuerà a non funzionare. Di certo c'è che il Touring Club Italiano non ha rinnovato a Sitera la Bandiera arancione: «La mancata attivazione dell'ascensore - è la motivazione ufficiale - è un forte elemento di criticità e implica l'impossibilità a cittadini e turisti un servizio reale, limitando l'impulso allo sviluppo locale».
Roberto Mistretta


11/02/2015



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