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L'Huffington Post, 6-2-2015

A pi di un mese dalla sua inaugurazione, la mostra allestita all'interno della Basilica Palladiana di Vicenza (Tutankhamon Caravaggio Van Gogh. La sera e i notturni dagli Egizi al Novecento, dal 24 dicembre 2014 al 2 giugno 2015) continua a far discutere e a suscitare l'indignazione degli storici dell'arte per il suo scarso valore scientifico e didattico.

Numeri alla mano, nei primi 14 giorni di apertura, la mostra stata visitata da ben 32.437 persone, con una media giornaliera di 2.495 presenze. Dati significativi, non c' dubbio, che sembrerebbero proprio dare ragione agli organizzatori. Peccato, per, che l'affluenza record non sia garanzia della validit culturale di un evento. Sta di fatto che curatore e sindaco si affannano a replicare alle accuse sostenendo che in molti "la mostra non l'hanno nemmeno vista" e che si tratta del solito atteggiamento provinciale italiano "che consiste nel criticare per partito preso".

Ora, siamo d'accordo, non bene criticare una mostra senza averla vista, ma non bisogna dimenticare che il titolo il primo biglietto da visita di un'esposizione artistica e la dice lunga sul contenuto della stessa e sulle sue reali finalit. Per questo, mai come adesso, opportuno sviluppare senso critico e diffidare di mostre intitolate, mettiamo il caso, Tiziano e Pollock o Da Pinturicchio a Warhol o, peggio ancora, Gli animali nell'arte dal Medioevo al Novecento.

Accostamenti cos azzardati, riferimenti cronologici tanto dilatati e temi iconografici talmente vasti sono indice di scarsa ricerca scientifica, che puntualmente si riflette sulla qualit di ci che andremo a vedere. Quando si fa ricerca, quella vera, trattare di un singolo argomento avendo come parametri un dato contesto socio-culturale e un preciso momento storico (per esempio, la natura morta a Napoli nel Seicento) gi di per s impresa ardua e richiede anni di studio in vista di una possibile mostra, che sar il luogo idoneo in cui presentare al grande pubblico, fatto di esperti e non, i risultati conseguiti e compiere confronti inediti stimolanti. In questa prospettiva, si intuisce perch mostre pseudo-enciclopediche, che trattano di tutto e niente, servano solo a confondere le idee, come una sorta di ubriacatura visivo-didascalica difficile da smaltire.

L'evanescenza culturale di queste iniziative, che spesso si fregiano di opere di tutto rispetto, sono una minaccia soprattutto per le nuove generazioni, per le scolaresche che in massa partecipano alle affollatissime visite guidate e ne escono convinte che la storia dell'arte altro non sia che un pot-pourri, in cui - come accade nella mostra vicentina - un rilievo egizio in calcare riferibile al XX secolo a.C possa, senza alcuno scrupolo scientifico, essere esposto accanto a un bassorilievo ligneo realizzato nel 1963, vale a dire nel XX secolo d.C, o una tela di Caravaggio della fine del Cinquecento (1594 circa) a un'opera di Zoran Music del 1994. E non si tratta neanche di prevedere percorsi di visita autonomi, indipendenti dall'impostazione data dal curatore, pur di "approfittare" della presenza di pezzi notevoli provenienti dai musei di mezzo mondo, perch questo equivarrebbe a legittimare il mercato delle mostre trash e ad alimentare il malcostume dei prestiti inutili e dannosi per la conservazione delle stesse opere. D'altra parte, sempre in riferimento alla mostra vicentina, legittimo chiedersi: sulla base di quali motivazioni il Museo Nazionale di Palazzo Venezia ha concesso il prestito del Doppio ritratto di Giorgione o la Galleria Nazionale di Arte Antica di Palazzo Barberini quello dell'Adorazione dei pastori di El Greco o, ancora, la Diocesi di Vicenza quello della Deposizione di Jacopo Bassano, conservata nella parrocchia di Santa Croce in San Giacomo Maggiore detta dei Carmini, che - per la cronaca - si trova a pochi passi dalla sede della mostra?

Nel frattempo, altri analoghi eventi si prospettano minacciosamente all'orizzonte. L'occasione ghiotta. E in senso letterale. Parliamo di Expo Milano 2015. Tema: Nutrire il pianeta. Energia per la vita. Tra le iniziative in programma non mancano, naturalmente, le mostre. E a cosa possono essere dedicate le primissime? Ma al cibo nell'arte, a va sans dire.

Impariamo a essere critici. Chiediamoci: qual lo scopo della mostra che andremo a visitare? Dimostrare che esiste un nesso fra la rappresentazione della notte o del cibo e le arti figurative? Ma certo che esiste, e non c' bisogno di una mostra per scoprirlo. Da quando l'arte, in epoca paleolitica, ha fatto la sua comparsa sulla faccia della terra specchio dell'attivit umana e, come tale, include ogni ambito della vita, dal pi nobile e sacro al pi abietto.

Sviluppare senso critico, allora, significa saper distinguere una mostra autenticamente culturale, destinata cio all'ampliamento della conoscenza, da una marcatamente commerciale, che segue i venti del momento e mira solo a conseguire record in termini di visitatori e di biglietti venduti (in genere molto costosi). Sviluppare senso critico significa, inoltre, soppesare benefici e danni sotto l'aspetto educativo. Sviluppare senso critico significa, infine, far valere i propri diritti di fruitore culturale consapevole, capace di dire un secco "no" e, come ha fatto un gruppo di docenti vicentini, di opporre un netto rifiuto ad accompagnare i propri allievi a visitare la mostra del momento.

Si pu e si deve imparare a essere critici, perch non tutto ci che luccica oro, anche nel campo dell'arte.

http://www.huffingtonpost.it/teodoro-de-giorgio/piccolo-vademecum-visitatore-responsabile-critico-mostre-arte_b_6548280.html?utm_hp_ref=italia-arte


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