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Da che parte sta il PD toscano nel conflitto tra tutela e distruzione del paesaggio?
di Edoardo Salzano
15 Febbraio 2015



A proposito dei temi affrontati da segretario toscano del PD nella sua replica a un articolo del nostro opinionista Paolo Baldeschi. Vi si parla di burocrazia e di Alpi Apuane, di paesaggio e di interessi, di coerenza e d'ipocrisia


La lettera che il segretario del PD toscano, ha spedito al Corriere fiorentino in replica allarticolo scritto da Paolo Baldeschi per eddyburg, (ripreso il 23 febbraio dal quotidiano fiorentino), ha gi avuto una puntuale risposta dal nostro collaboratore su queste pagine. Esso si presta per a qualche considerazione di carattere pi generale sul ruolo che quel partito sta svolgendo in Toscana, e su quello che i diversi attori stanno giocando. Voglio intervenire in proposito con unosservazione e alcune brevi domande.

Losservazione.
Afferma Parrini: Di ogni legge dovremmo sempre tracciare, cosa che spesso non si fa, una Vib, una valutazione di impatto burocratico. Cio dovremmo continuamente domandarci se i sacrosanti obiettivi che perseguiamo li stiamo perseguendo col minimo costo burocratico indispensabile o col massimo costo burocratico immaginabile. Non so se questo punto di vista sia renziano o meno. Non mi interessa. Basta che sia di buonsenso. E a me sembra lo sia.

Il riferimento del segretario del PD toscano alla burocrazia sembra del tutto allineato con il senso comune, e non con il buonsenso: per riferirci alla distinzione gramsciana: con la visione del mondo inculcata dallideologia dominante, e non dal personale pensiero critico.

Cerchiamo di essere chiari, e di comprendere per che cosa, in un regime democratico, serva la burocrazia. Essa serve a dare le indispensabili basi tecnica allazione pubblica, a conoscere prima di decidere, a esprimere la volont delle decisioni politiche in modo coerente ed efficace, a definire regole certe e chiare, a vigilare sulla loro attuazione e a consentire al potere giudiziario di intervenire quando vengono violate.

Proprio per limportanza della sua funzione in un regime democratico, nei paesi in cui il pubblico funziona (Gran Bretagna, Francia, Germania) la burocrazia pubblica gode della massima considerazione, autorevolezza, prestigio, ed invece ridotta a un ruolo servile nelle autocrazie..

ovvio che la burocrazia invece considerata un ostacolo per qualunque operatore economico che anteponga i propri interessi a quelli della collettivit. Cos come un ostacolo per ogni politico, sia esso eletto dal popolo o nominato dal suo boss, che anteponga gli interessi suoi o della sua parte a quelli della collettivit e veda quindi nella burocrazia un ostacolo al pieno dispiegamento della sua discrezionalit.

La concezione della burocrazia che Parrini rivela nella sua lettera non peraltro riducibile al renzismo". Essa discende dallideologia globale che si affermata come dominante nellultimo trentennio, e di cui Matteo Renzi esprime (per ora) il coronamento nella provincia italiana.

Si tratta infatti di unideologia che ha cominciato ad affermarsi, in Italia ben prima dellimpadronimento da parte di Renzi delle spoglie della vecchia sinistra: dal giorno in cui destra e sinistra furono concordi nel ritenere che la governabilit sia preferibile alla democrazia e che questultima possa, e a volte debba, essere sacrificata alla prima.

Chi avvezzo a guardare alla citt da un punto di vista non meramente tecnico, ma tenendo conto delle relazioni di potere, ne ha visto linizio nella decisione di far scegliere i segretari comunali direttamente dai sindaci, e nel progressivo trasferimento di poteri dagli organi collegiali (e quindi pluralisti) delle istituzioni a quelli ristretti o di vertice (quindi oligarchici o monocratici). Il buon Matteo solo (per ora) lespressione finale del ciclo apertosi, in Italia quando aveva appena smesso i pantaloncini corti.

Nel caso specifico del Pit toscano c da dire solo che Parrini non sembra averlo letto con attenzione. Il piano non solo non introduce nuovi procedimenti (se non quando i piani comunali dovranno adeguarsi al piano), ma porter, se approvato con la validazione del ministero, a diverse significative semplificazioni per i cittadini e gli operatori economici. Il vero obiettivo sono quindi i vincoli, che si vorrebbero abolire.

La domanda.
vero o non vero che nella sesta commissione consiliare, i consiglieri del PD (loro, non altri) hanno proposto al Consiglio regionale, come ultimo "emendamento" al piano paesaggistico, l'eliminazione di qualsiasi limitazione dell'attivit di escavazione sulle Apuane e pi in generale la trasformazione di tutte le direttive rivolte agli enti locali in indirizzi?

Questultima proposta del tutto aberrante. Coincide con la delega piena di cospicui interessi pubblici, collettivi, comuni, allimperio delle convenienze private. Ridurre i comandi che la Regione trasmette ai comuni in semplici suggerimenti significherebbe annullare lefficacia del piano. Lapprovazione formale di quella proposta degli esponenti del PD coinciderebbe con la sepoltura della politica di tutela avviata dallassessore Marson e dal presidente Rossi.

Se le nuove norme della Regione toscana fossero in tal modo stravolte bisognerebbe concludere che solo il velo dellipocrisia resterebbe a separare i sedicenti difensori del piano dai suoi pi tenaci, e onesti, avversari.

http://www.eddyburg.it/2015/02/da-che-parte-sta-il-pd-toscano-nel.html


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