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SARDEGNA - Melone, i primi a coltivarlo in Europa furono i sardi in epoca nuragica
di MONICA RUBINO
18 febbraio 2015 la Repubblica

Trovati nei pozzi di Sa Osa (Cabras, Oristano) i semi del frutto pi antichi del Mediterraneo e molti altri interessanti materiali biologici di specie gi coltivate pi di tremila anni fa

Melone, i primi a coltivarlo in Europa furono i sardi in epoca nuragicaI semi di melone ritrovati in un pozzo del sito nuragico di Sa Osa, a Cabras (Oristano) dal gruppo di studio del Centro di Conservazione Biodiversit dell'Universit di Cagliari
ROMA - Dopo la sensazionale scoperta degli archeosemi di vite che riscrivono la storia della viticultura dell'intero Mediterraneo occidentale i pozzi del sito nuragico di Sa Osa, nel territorio di Cabras (Oristano), non smettono di rivelare sorprese. Questa volta nei "paleo-frigoriferi" per alimenti, antichi pi di tremila anni, il gruppo di archeobotanica del Centro Conservazione Biodiversit (CCB) dell'Universit di Cagliari, diretto dal professor Gianluigi Bacchetta, ha ritrovato semi di melone.

La scoperta ancor pi sensazionale perch fino a oggi le prime evidenze relative alla coltivazione di questa specie erano relazionate solo al vicino e al medio Oriente. I 47 semi di melone ritrovati all'interno del pozzo 'N' di Sa Osa, riferibili all'et del bronzo, sono stati datati al c14 tra il 1310-1120 a.C. E costituiscono attualmente la prima testimonianza certa della coltivazione del melone nel bacino del Mediterraneo. "Prima d'oggi - ci spiega il professor Bacchetta - la diffusione del melone nel Mediterraneo era stata attribuita a Greci e Romani in periodi molto pi recenti. Si stanno ora svolgendo analisi genetiche e morfologiche per approfondirne la loro origine e natura con la collaborazione del gruppo di ricerca sulle cucurbitacee dell'instituto de Conservacin y Mejora de la Agrodiversidada Valenciana (Comav) dell'Universit Politecnica di Valencia".



Il team del CCB di Cagliari sta studiando il contenuto dei pozzi nuragici, e in particolare di quello pi ricco di reperti, il pozzo N, che stato accuratamente esaminato sotto tutti i diversi aspetti botanici grazie alla collaborazione con i migliori specialisti nazionali ed internazionali del settore, come il gruppo di ricerca in archeobiologia dellInstituto de Historia (CCHS-CSIC) di Madrid, lIstituto per la Valorizzazione del Legno e delle Specie Arboree (IVALSA-CNR) di Sesto Fiorentino, la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana ed il laboratorio di Palinologia e Paleobotanica dellUniversit di Roma La Sapienza.

Finora sono stati identificati centinaia di migliaia di semi, frutti, granuli pollinici e frammenti di legno e carbone di piante coltivate e selvatiche, come olivo, mirto, mora, frumento, orzo, prugnolo selvatico, cicerchia, ginepro, lentisco e molte altre ancora. "Il quadro generale che emerso - conclude Bacchetta - evidenzia che il popolo nuragico aveva uneconomia di sussistenza altamente sviluppata e una profonda conoscenza della flora e della vegetazione della Sardegna, su cui eseguivano unattenta selezione delle materie prime. Il contenuto di questi pozzi offre la possibilit di delineare un panorama ampio e variegato della gestione del territorio da parte delle popolazioni nuragiche che abitavano questi luoghi".



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