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Heil Alarico!
Battista Sangineto
Il Quotidano del Sud 19/2/2015

Provo un grande imbarazzo con tutto quel che succede nel mondo come le guerre in corso che potrebbero portare a una nuova terribile, finale, Guerra mondiale- nel doversi occupare di uniniziativa localistica e di basso profilo culturale come quella che lAmministrazione Comunale di Cosenza vuole promuovere e sponsorizzare, addirittura alla Borsa del Turismo di Milano. E tuttavia ritengo di non poter tacere di fronte al fatto che una certa Calabria angusta e subalterna, riesca a diventare visibile e preoccupante anche in un mondo nel quale i giornali e i media nazionali sono impegnati a raccontare vicende ben pi drammatiche. Ritengo che lAmministrazione comunale di Cosenza ed il sindaco Mario Occhiuto abbiano, nel voler promuovere il brand di Alarico, passato il segno falsificando la Storia e portando alle estreme e ridicole conseguenze una retorica identitaria che poggia su basi false e ingannevoli. In un depliant che, come ormai noto, lAmministrazione porter alla BIT di Milano, insieme al saccheggiatore di Roma, Alarico, compare persino la foto del capo delle SS, Heinrich Himmler. La suddetta Amministrazione ha ritenuto, per rafforzare il brand Alarico, di potervi far comparire il sanguinario Reichsfhrer delle SS perch, nel 1938, fu mandato da Hitler a Cosenza per verificare se fosse possibile rintracciare la tomba ed il tesoro del re dei goti. Hitler e i nazisti erano interessati ad Alarico non solo perch era larchetipo del condottiero ariano, ma anche perch volevano verificare le teorie, come ha scritto in maniera molto raffinata Gian Antonio Stella sul Corsera di ieri, dellarcheologo tedesco Gustaf Kossinna. Kossinna aveva influenzato e rafforzato, con la sua teoria nazionalistica (il Volkstum) sulle origini dei popoli germanici, i nazionalsocialisti nella convinzione che tutti gli esseri umani siano geneticamente preformati, che le etnie abbiano un carattere ereditario. Nel caso degli ariani e di Alarico il carattere era, naturalmente, quello di appartenere ad una razza superiore che aveva il diritto ed il dovere di soggiogare e sopprimere gli Untermenschen, gli esseri inferiori.
Credo che quella del brand Alarico sia unoperazione non solo sbagliata, negativa e manipolatoria, ma anche umiliante per una citt ed una popolazione che, nel corso dei secoli, hanno saputo esprimere ben altre personalit: Gioacchino da Fiore, Aulo Giano Parrasio, Bernardino Telesio, Sertorio Quattromani, Valentino Gentile, Vincenzo Padula, Francesco Saverio Salfi, Pasquale Rossi e tanti altri. Questa retorica identitaria, che si coniuga con un revisionismo pericoloso, viene propalata nella citt nella quale ogni anno, nel giorno della memoria, si svolgono importanti manifestazioni sul Lager di Ferramonti. Un campo nel quale vennero rinchiusi ebrei e non ebrei di tutta Europa ad opera di fascisti e di nazisti che ora, imprevedibilmente, diventano glorie locali.
Mi sono pi volte chiesto cosa spinga larchitetto Occhiuto a voler costruire un museo dedicato ad un barbaro che, dopo aver saccheggiato Roma e tutta la penisola nel 410 d.C., secondo una leggenda muore, per caso, nei pressi di Cosenza e viene seppellito con il frutto delle razzie compiute nella penisola italiana. La fama mondiale, negativa, di cui gode il barbaro Alarico, e pi ancora quella di Himmler, non pu, non possono, costituire, credo, la spinta propulsiva, il riferimento culturale e identitario di un brand e di un progetto museale che attraggano turismo culturale. Sono convinto che il compito precipuo che deve svolgere il patrimonio culturale sia quello di risvegliare nellanima dei calabresi la capacit di riconoscere la bellezza e larmonia dei monumenti, delle citt e dei paesaggi insieme alla piena consapevolezza dellimportanza che hanno la propria storia ed i valori simbolici ad essa collegati. Sono certo che inventare brand e innalzare musei dedicati ai massacratori di antichi cittadini cosentini non assolva, di certo, a questo compito. Basta, dunque, con questo barbaro invasore del quale non sappiamo neanche per certo che sia morto a Cosenza e del quale non abbiamo nessuna, neanche la pi labile, traccia materiale o reperto archeologico da mostrare a chicchessia! Nel catalogo del Museo dei Brettii e degli Enotri, pubblicato di recente, sono presenti le prove dimostrabili e tangibili perch frutto di scavi archeologici condotti, negli ultimi tre decenni, nel centro storico della citt- dellimportanza e della bellezza che ebbe Cosenza sin dallepoca ellenistica e, poi, soprattutto romana. Non si accorto nello scriverne la presentazione, architetto Occhiuto, che la quantit e la qualit delle informazioni riguardo alle strutture, alle domus, alle terme ed ai reperti archeologici cosentini, contenute nel volume, avrebbero potuto, pi fondatamente della leggenda di Alarico, rappresentare e ravvivare lanima antica della citt dei Bruzi?
E cosa avrebbe dovuto dire, poi, dei beni culturali e dellidentit della nostra regione un consigliere di presidenti americani repubblicani (a proposito mi pare che, da ebreo rumeno-americano, abbia opportunamente trovato una scusa per non dover essere a Cosenza domani), esperto e fautore di guerre, come Luttwak? Colgo loccasione per dire che il Dipartimento di Studi umanistici dellUNICAL, al quale appartengo, non partecipa e non parteciper in alcun modo n alla costruzione del brand, n alla ricerca di presunte tombe e tesori di Alarico (ne ho avuto conferma dallamico e collega Raffaele Perrelli che lo dirige e che lunico abilitato a stipulare convenzioni con chicchessia).
Certo, i revisionismi banali e le retoriche localistiche non sono estranei a questa terra, ma di questo passo, visto che la mitologia nazista viene, ormai, acriticamente assunta dalle mitopoiesi localistiche, si finir, come dice il mio amico Vito Teti, col promuovere come prodotto tipico e di successo la grande holding criminale, che proprio in questi giorni porta, negativamente e drammaticamente, la regione sulle prime giornali dItalia e di Europa.
Il Sindaco non pu cavarsi dimpaccio adducendo come scusa per il depliant il mero errore materiale, perch, come vado scrivendo da anni, chi gioca con il fuoco, e con la Storia e con Alarico si giuocato troppo, prima o poi si brucia.



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