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Gli enti locali e il degrado urbanistico
di Paolo Berdini
19 Febbraio 2015 Eddyburg

Il degrado urbanistico dei comuni italiani dovuto a leggi scellerate volute con accordo trasversale sia dal centro destra che dal centro sinistra. .Da un numero monografico della webzina di Attac, Granello di sabbia, "Enti locali: cronaca di una morte annunciata", 17 febbraio 2015


Dal mese di aprile 2014 Roma sostanzialmente fallita. La capitale dello Stato italiano ha accumulato un debito insostenibile di 22 miliardi quantificati dalla relazione di lavoro iniziata nel 2008 del commissario governativo e presentata al Parlamento. Se ne sono accorti in pochissimi. La notizia era cos grave che renderla pubblica avrebbe provocato un terremoto sui mercati finanziari e molti investitori avrebbero preferito abbandonare un paese che vede la sua capitale portare i libri contabili al tribunale fallimentare. Ma gli economisti liberisti, il cui credo domina il mondo, trovarono una soluzione geniale: trattare la capitale dItalia come una qualsiasi azienda decotta. Come gi sperimentato con lAlitalia, lobiettivo fu quello di creare una bad company in cui far confluire tutti i debiti ed una nuova societ pulita da affidare agli amici del cuore (nel caso di Alitalia, ai capitani coraggiosi guidati da Roberto Colaninno). E cos stato anche per Roma. Lamico del cuore stavolta rispondeva al nome di Gianni Alemanno, da pochi mesi eletto sindaco. Inizialmente ebbe poteri speciali in materia di bilancio e poi nel 2011 gli fu affidata una nuova creatura istituzionale pronta per luso: la vecchia Roma se n andata in pensione portando con s 22 miliardi di euro di deficit.

Il caso del debito di Roma non uneccezione. Alessandria nel 2011 stato il primo capoluogo di provincia ad essere portato al fallimento. Napoli in fase di pre-dissesto. Parma stata lasciata dalle amministrazioni di centro destra e cento sinistra con 850 milioni di deficit. Reggio Calabria fallita. La quasi totalit delle amministrazioni locali indebitata. Nel luglio 2014 sono stati complessivamente 180 i comuni italiani in default. Le cause sono sempre quelle elencate: opere pubbliche insensate, espansioni urbanistiche e utilizzo del comparto delle societ di erogazione dei servizi come finanziamento occulto per il famelico mondo della politica.

Questo disegno scellerato si servito anche dellurbanistica, o meglio della sua distruzione. Dal 1994, anno delluscita del paese dalla crisi provocata da Tangentopoli, si assistito ad una serie ininterrotta di provvedimenti legislativi e di concrete politiche che hanno cancellato le regole di governo del territorio per sostenere il comparto delle costruzioni. Questa scelta stata sostenuta da un espediente retorico di grande efficacia: lasciando libera la propriet fondiaria di disegnare le citt si sarebbe avuta una nuova fase della vita urbana senza il ristagno delleconomia provocato da unurbanistica accusata di non cogliere le ragioni del mercato. Le citt sono diventate uno dei tanti segmenti delleconomia. Ma esse non sono meri settori produttivi: sono i luoghi in cui si vive, si lavora, ci si incontra, in cui ci sono le scuole per i giovani e i servizi di assistenza per gli anziani.

Grazie alla disarticolazione della legislazione di tutela e alla cancellazione dellurbanistica si prodotta la pi grande espansione edilizia dal periodo dellimmediato dopoguerra. Nel 2013 lIspra, Istituto superiore di studi per lambiente, ha confermato quanto una parte degli urbanisti e delle associazioni aveva denunciato in quegli anni. Afferma lIspra che a fronte di un consumo di suolo medio europeo del 3,2% sul totale della superficie, in Italia il valore pari a 6,2%, poco pi del doppio. A parit di popolazione insediata e di luoghi per la produzione industriale o terziaria, in Italia abbiamo cementificato il doppio dei paesi che hanno invece mantenuto il controllo del territorio. La cancellazione delle regole ha prodotto unesplosione edificatoria gigantesca, una frammentazione edilizia cui la mano pubblica deve fornire comunque i servizi e garantire il soddisfacimento dei bisogni primari, dalla mobilit, allistruzione e allassistenza sanitaria. Roma e tutte le citt italiane pagano con un indebitamento crescente le politiche urbane che hanno dominato lItalia per venti anni.

La diffusione urbana cos evidente da essere notata anche da un autorevole membro del neoliberismo. Nel giugno 2014 Carlo Cottarelli, chiamato dallottobre 2013 (governo Letta) quale commissario alla Spending Review, dopo anni di attivit nel Fondo monetario internazionale, scopre dallesame delle immagini satellitari notturne che la struttura territoriale italiana presenta anomalie rispetto allEuropa del nord poich pi frammentata e dispersa, ulteriore conferma che abbiamo costruito troppo. La soluzione proposta da Cottarelli coerente con i dettami del liberismo. Non chiede infatti di fermare la folle macchina del cemento. Afferma che il rimedio quello di spegnere lilluminazione pubblica in modo da spendere di meno.

Abbiamo il doppio dellurbanizzato e conseguentemente spendiamo il doppio per far funzionare le citt. I comuni italiani sono stati infatti costretti a inflazionare il cemento e lasfalto perch cos ha deciso leconomia dominante. Il principale responsabile di questo disastro senza dubbio Franco Bassanini (Pd), Ministro della Funzione pubblica (2001, governo Amato), che in quel ruolo decise che gli oneri di urbanizzazione che i costruttori versano ai comuni per costruire servizi, potevano essere utilizzati anche per la spesa corrente e tutti le amministrazioni locali hanno fatto ricorso a quel cespite di finanziamento. Del resto, sono stati praticati da anni tagli lineari dei trasferimenti statali che hanno portato allattuale generalizzata bancarotta. Per capire lammontare della manovra, basti dire che nei sei anni dal 2008 al 2013 sono stati tagliati 17 miliardi di euro, oltre 2 miliardi e mezzo allanno.

Il degrado urbanistico dei comuni italiani dovuto a leggi scellerate volute con accordo trasversale sia dal centro destra che dal centro sinistra. Domina per tutto il quadro la figura di Franco Bassanini, come abbiamo visto. Ed forse per il grande merito di aver distrutto le amministrazioni locali che ancora con accordo bipartisan nel dicembre del 2008 fu nominato dal governo Berlusconi a capo della Cassa Depositi e Prestiti. E questa una vicenda nota ai lettori della rivista perch Attac e Marco Bersani ne hanno fatto una meritoria battaglia.

Articolo tratto dal granello di sabbia di gennaio/febbraio 2015 "Enti locali: cronaca di una morte annunciata", scaricabile qui



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